Museo regionale Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre

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Museo regionale Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre Museo di Scienze naturali della Regione autonoma Valle d'Aosta

Halloween al Museo: una visita per bambini coraggiosi 🎃🦇Il 31 ottobre, mentre fuori fa buio, il Museo di Saint-Pierre ap...
22/10/2026

Halloween al Museo: una visita per bambini coraggiosi 🎃🦇

Il 31 ottobre, mentre fuori fa buio, il Museo di Saint-Pierre apre le sue sale per una visita guidata speciale dedicata ai bambini. Non una visita normale: una visita alla scoperta delle abitudini più paurose del mondo animale.

Perché aluni animali, a guardarli bene, sono molto più inquietanti di qualsiasi costume di Halloween.

Venerdì 31 ottobre, dalle 17.30 alle 19.00, il personale del Museo accompagna un piccolo gruppo di bambini tra le sale del castello per scoprire i lati più oscuri e sorprendenti della natura: animali che cacciano nel buio, specie che si mimetizzano fino a diventare invisibili, creature che usano veleni, trappole e inganni per sopravvivere.

I bambini svolgeranno l’attività in autonomia con il personale del Museo, senza genitori al seguito. E ognuno dovrà portare la propria torcia o lampada frontale: perché alcune cose si vedono meglio al buio.

Informazioni pratiche:
📅 Venerdì 31 ottobre, dalle ore 17.30 alle 19.00
⏱️ Durata: circa 1h30
🕔 Ritrovo: ore 17.15 alla biglietteria del Museo
👦 Età: 6 - 12 anni | Max 15 bambini
🎟️ Costo: 5€ a bambino
🔦 Portare una torcia o lampada frontale
📩 Prenotazione obbligatoria entro le 14.30 del 30 ottobre: [email protected]

Nella sede operativa del Museo di La Salle ci sono congelatori che conservano, a meno 20 gradi, semi e spore di più di 8...
20/10/2026

Nella sede operativa del Museo di La Salle ci sono congelatori che conservano, a meno 20 gradi, semi e spore di più di 80 specie vegetali della Valle d'Aosta. Alcune specie sono rare. Alcune sono minacciate. Alcune, senza questo archivio, potrebbero scomparire dal territorio regionale senza lasciare traccia.

Si chiama Banca del Germoplasma vegetale della Valle d'Aosta ed è uno degli strumenti scientifici più concreti che il Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan mette a disposizione della conservazione della biodiversità alpina regionale.

Il principio su cui si basa è semplice: raccogliere semi, spore, pollini o tessuti meristematici delle specie vegetali presenti sul territorio, disidratarli con precisione e conservarli a temperatura di congelamento. In questo modo il materiale genetico rimane vitale per decenni, disponibile per future operazioni di reintroduzione in natura anche se la specie dovesse scomparire dal suo habitat originario.

Ma la conservazione non è l'unico obiettivo. Periodicamente, il personale del laboratorio effettua prove di germinazione per verificare che i semi conservati siano ancora vitali. Quando i test danno esito positivo, si procede alla rigenerazione delle plantule: fino ad oggi sono stati prodotti circa 150 esemplari di 8 specie diverse, tra cui Artemisia campestris, Carex limosa, Cladium mariscus e Hypericum tetrapterum, tutti poi consegnati ai Giardini Botanici Alpini.

Dal 2017, la Banca del Germoplasma valdostana fa parte di RIBES, la Rete Italiana delle Banche del germoplasma per la conservazione ex situ della flora spontanea italiana, che coordina le attività di conservazione su scala nazionale e permette lo scambio di materiale genetico tra le diverse istituzioni aderenti.

Un semi conservato a La Salle può diventare una pianta su un versante del Gran Paradiso. La distanza tra i due è più piccola di quanto sembri.

C'è una scala a chiocciola al Castello di Saint-Pierre che collega due mondi: uno ancora in piedi, l'altro scomparso da ...
15/10/2026

C'è una scala a chiocciola al Castello di Saint-Pierre che collega due mondi: uno ancora in piedi, l'altro scomparso da secoli.

Il viret è una scala a chiocciola cinquecentesca, rimaneggiata nell'Ottocento, che serviva a mettere in comunicazione i corpi di fabbrica meridionali del castello con quelli settentrionali. I corpi settentrionali esistono ancora: li attraversi ogni volta che visiti il Museo. Quelli meridionali, invece, non ci sono più. Al loro posto oggi c'è il giardino del castello.

Gli appartamenti che sorgevano a sud erano divisi in almeno due edifici distinti: uno a est, più antico, e uno a ovest, costruito nel corso del Seicento. Il viret era il sistema di circolazione verticale che teneva insieme questo complesso, permettendo di spostarsi tra i piani senza dover uscire all'aperto.

Quando i corpi meridionali furono demoliti, il viret p***e la sua funzione originaria. Rimase, rimaneggiato, come elemento di raccordo tra ciò che era sopravvissuto e ciò che non c'era più: una cerniera tra due metà di un castello di cui oggi vediamo solo una parte.

La prossima volta che passi davanti al giardino del Museo, considera che stai guardando lo spazio vuoto lasciato da qualcosa che non esiste più. Il viret è ancora lì. Il resto no.

Il laboratorio di biotecnologie Il Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan non è solo la sede espositiva del ...
13/10/2026

Il laboratorio di biotecnologie

Il Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan non è solo la sede espositiva del castello di Saint-Pierre, ma è anche la sede operativa di La Salle che comprende, tra gli altri, un laboratorio di biologia molecolare che legge il DNA delle specie alpine. Non è una metafora: il sequenziatore a capillari del laboratorio di biotecnologie del Museo è in grado di determinare l'esatta sequenza delle basi azotate di un frammento di DNA estratto da un pelo, una piuma o un campione di terreno e di identificare con precisione la specie a cui appartiene.

La tecnica si chiama sequenziamento Sanger, sviluppata negli anni Settanta dal biochimico britannico Frederick Sanger, che gli valse il secondo Premio Nobel per la chimica nel 1980. Nella sua versione moderna e automatizzata, i frammenti di DNA vengono separati attraverso capillari sottilissimi riempiti di polimero e rilevati da un laser che legge i coloranti fluorescenti legati a ciascuna base. Il risultato è un elettroferogramma (una sequenza di picchi colorati) che il software traduce nella sequenza di lettere A, C, G, T del DNA analizzato.

Applicata all'identificazione delle specie, questa tecnica prende il nome di DNA barcoding: come un codice a barre identifica un prodotto sullo scaffale, una breve sequenza standardizzata di DNA permette di identificare un organismo, anche quando non è possibile farlo visivamente. Per la fauna della Valle d'Aosta, questo significa poter identificare un lupo da un pelo trovato su un reticolato, o una specie di farfalla da una larva raccolta sul campo.

Per garantire che le analisi producano risultati affidabili, il laboratorio è strutturato in tre aree fisicamente separate. Nella NO DNA AREA si preparano le soluzioni e le miscele di reazione in condizioni di massima sterilità, per evitare contaminazioni che comprometterebbero le analisi successive. Nella LOW DNA AREA i campioni vengono registrati, fotografati e analizzati al microscopio, e il DNA viene estratto in una cappa a flusso laminare sterile. Nell'HIGH DNA AREA il DNA viene amplificato con la PCR, verificato su gel di agarosio e infine analizzato dal sequenziatore.

La separazione fisica tra le tre aree non è un protocollo burocratico: è la condizione che rende possibile la ricerca. La PCR - la tecnica che amplifica il DNA moltiplicandolo milioni di volte - è tanto potente da amplificare anche tracce minime di contaminazione. Tenere separate le fasi di preparazione da quelle di amplificazione è l'unico modo per garantire che il DNA analizzato appartenga davvero al campione e non a qualcos'altro entrato per errore nel processo.

C'è una sala al Museo regionale di Scienza naturali di Saint-Pierre che racconta due storie sovrapposte: quella del cast...
08/10/2026

C'è una sala al Museo regionale di Scienza naturali di Saint-Pierre che racconta due storie sovrapposte: quella del castello medievale e quella di un avvocato torinese dell'Ottocento che volle trasformarlo in qualcosa di diverso.

La Sala degli Stemmi è la prima sala del percorso espositivo. Le decorazioni neogotiche che vedi sulle pareti non sono medievali: le ha commissionate Federico Emanuele Bollati alla fine dell'Ottocento, affidandole ai pittori Artari e allo scultore Giovanni Comoletti, sotto la direzione dell'ingegner Camillo Boggio. Un intervento che ha trasformato radicalmente l'aspetto della sala, rendendola coerente con l'immagine fiabesca che Bollati voleva dare all'intero castello.

In mezzo a tutto questo Ottocento rifatto, c'è però un elemento che ha resistito a qualsiasi trasformazione: il grande camino. È l'unico arredo originale della fase cinque-seicentesca del castello e porta scolpite le armi di due famiglie che hanno segnato la storia di questo luogo: i Roncas e i Saint-Pierre. Due stemmi, due genealogie, secoli di storia valdostana condensati in pietra.

Ogni volta che entri al Museo, passi davanti a quel camino. Ora sai cosa stai guardando

Quando visiti il Museo di Saint-Pierre, vedi le sale, le collezioni, gli animali naturalizzati, i minerali, i diorami. Q...
06/10/2026

Quando visiti il Museo di Saint-Pierre, vedi le sale, le collezioni, gli animali naturalizzati, i minerali, i diorami. Quello che non vedi è quello che succede nel resto dell'edificio.

Perché il Museo non è solo ciò che espone. È anche un laboratorio di ricerca attivo, con strumenti tecnologicamente avanzati e progetti scientifici in corso sul territorio valdostano.

Dietro le sale espositive del castello c'è il lavoro di ricerca.
Nel laboratorio di biotecnologie si analizza il DNA delle specie animali, vegetali e fungine della Valle d'Aosta: da un pelo trovato sul terreno, da una foglia raccolta in quota, da un campione di terra, il sequenziatore a capillari ricava informazioni precise sull'identità della specie e sulla struttura genetica della popolazione.

La Banca del Germoplasma conserva più di un milione di semi e spore di 80 specie vegetali valdostane: un archivio genetico che può diventare il punto di partenza per reintrodurre in natura specie rare o minacciate.

Il laboratorio identifica i minerali delle Alpi valdostane attraverso il microscopio ottico con polarizzatore a luce trasmessa: una tecnica che trasforma rocce grigie e apparentemente opache in mosaici di colori vivaci.

Tre ambienti fisicamente separati, con protocolli precisi, strumenti specializzati e ricercatori che ogni giorno lavorano per capire meglio il territorio in cui viviamo.

Nelle prossime settimane li raccontiamo uno per uno. Ma intanto, la prossima volta che visiti il Museo, pensa a cosa sta succedendo al di là di quello che vedi.

📸Archivio RAVA

Ottobre è il momento in cui i ghiacciai mostrano la verità. L'estate ha consumato neve e ghiaccio per mesi, le prime nev...
01/10/2026

Ottobre è il momento in cui i ghiacciai mostrano la verità. L'estate ha consumato neve e ghiaccio per mesi, le prime nevicate non sono ancora arrivate e i margini delle lingue glaciali sono esposti nella loro estensione reale. È il momento migliore per capire quanto si siano ritirati, e quanto velcocemente stia cambiando il paesaggio valdostano.

La Sala 15 del Museo di Saint-Pierre è dedicata al ghiaccio. Il pannello che apre la sala lo descrive come "materia viva che scivola a valle come un torrente gelato" e non è poesia, è fisica. Un ghiacciaio si muove, scorre, erode, trasporta, deposita. Ha una dinamica che i secoli hanno modellato il paesaggio valdostano in modo più profondo di qualsiasi altra forza naturale.

La Valle d'Aosta ospita oggi 184 ghiacciai per una superficie di 120 km², pari a un terzo dell'intera superficie glacializzata italiana. Un patrimonio straordinario che sta cambiando a una velocità che i dati rendono difficile da ignorare: negli ultimi vent'anni sono scomparsi 32 ghiacciai valdostani e il 22% della superficie glaciale si è ridotta. L'estate 2026 è stata una delle peggiori degli ultimi decenni per l'ablazione glaciale sulle Alpi.

Dopo la visita alla Sala 15, il luogo più diretto per leggere questo cambiamento dal vivo è il Ghiacciaio del Miage, nella Val Vény vicino a Courmayeur. È uno dei ghiacciai più accessibili della Valle d'Aosta e uno dei più documentati: le fotografie storiche scattate dalla stessa posizione a distanza di decenni mostrano un ritiro che nessuna descrizione riesce a rendere con la stessa efficacia.

In ottobre la Val Vény è silenziosa, la luce è obliqua e i colori del bosco fanno da contrasto alle morene grigie. È un posto che vale la visita anche solo per questo. Sapere cosa stai guardando, però, cambia le cose

Da martedì 1° ottobre, il Museo regionale di Scienze naturali di Saint-Pierre passa all'orario invernale.🕙 Aperto dal ma...
29/09/2026

Da martedì 1° ottobre, il Museo regionale di Scienze naturali di Saint-Pierre passa all'orario invernale.
🕙 Aperto dal martedì alla domenica: ore 10.00 - 18.00
Visite guidate:
📅 Martedì - Venerdì: ore 15.30 | ore 16.30
📅 Sabato - Domenica: ore 11.00 | ore 15.30

Sabato 26 settembre, dalle 15.00 alle 17.00, un laboratorio per chi sa che la neve non è mai solo bianca.Cercami tra il ...
24/09/2026

Sabato 26 settembre, dalle 15.00 alle 17.00, un laboratorio per chi sa che la neve non è mai solo bianca.

Cercami tra il bianco della neve è un laboratorio di disegno per bambini dai 9 ai 13 anni: partendo da semplici forme geometriche, disegneremo e coloreremo insieme alcuni tra i più affascinanti esempi di mimetismo animale nella neve della Valle d'Aosta, quelli che abitano le collezioni del Museo.

Come fa un animale a sparire davanti ai nostri occhi? Scoprirlo disegnandolo è tutta un'altra storia.

🎟️ Bambini: 5€
Iscrizioni scrivendo una email al Museo regionale di Scienze naturali

8.800 esemplari. 200 scatole entomologiche. Farfalle, coleotteri e cavallette raccolti in decenni di ricerca sistematica...
22/09/2026

8.800 esemplari. 200 scatole entomologiche. Farfalle, coleotteri e cavallette raccolti in decenni di ricerca sistematica sul territorio valdostano.

Le teche entomologiche del Museo di Saint-Pierre sono tra i contenuti più fotografati dai visitatori: colori che vanno dal nero assoluto all'arancio brillante e geometrie che sembrano impossibili da trovare in natura. Eppure sono lì, prodotte dall'evoluzione con scopi precisi: mimetismo, difesa, riproduzione.

Ma dietro lo spettacolo visivo c'è qualcosa di più. Ogni esemplare è georeferenziato e datato: sappiamo in quale valle è stato raccolto, in quale stagione, a quale quota. Questo trasforma le teche in un archivio storico della biodiversità valdostana, e quindi anche in uno strumento di ricerca attivo, che permette di confrontare la distribuzione delle specie di ieri con quella di oggi e di capire come stia cambiando la fauna invertebrata della regione sotto la pressione del cambiamento climatico.

Fermarsi davanti a una di queste teche significa guardare la Valle d'Aosta da una prospettiva insolita: dalla scala di un insetto, su cui il territorio rivela una ricchezza che a quote più alte è difficile immaginare.

📍 Museo regionale di Scienze naturali E. Noussan - Castello di Saint-Pierre
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Indirizzo

Località Tache
Aosta
11010

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 18:00
Sabato 10:00 - 18:00
Domenica 10:00 - 18:00

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