22/11/2024
Mostra di Giorgio de Chirico Museo Accorsi.
Piccola raccolta di opere che ripercorrono e la psiche del maestro nella metafisica.
A partire dal concetto di metafisico ho apprezzato queste opere, la necessità di svolgere lo sguardo Al di là, oltre e sopra il mondo conosciuto e visibile.
La mostra si apre con l'autoritratto di De Chirico insieme alla madre, e questa necessità di individuare e accogliere un grembo materno e un nido l'ho sentita forte.
Le donne sono protagoniste, non sono donne belle e amabili, ma donne che rappresentano squarci di vita vissuta, l'esperienza della donna intesa come madre moglie forse anche nonna perché queste donne sono stanche, con le rughe visibili, con grembiuli modesti, talvolta sguardi incerti e altre volte sguardi determinati e temprati.
Non sono giovani inesperte che cercano leggerezza, ma donne che incarnano la vita nel senso di vita esperita e quindi anche sopportata sulla pelle e sul decadimento fisico.
La ricerca di questo nido l'ho percepita a partire dal movimento che smuove i cavalli che sto osservando, che sono in corsa, che sfrecciano agitando la criniera contro un vento brioso. Ma sono cavalli ciechi, senza occhi, perché in realtà non hanno una direzione un Focus, si stanno semplicemente volgendo verso...
E questa dinamicità crea vita, e lo rivedo nell'autoritratto a matita di De Chirico che si rappresenta insieme al Dio latino Mercurio dove leggiamo un se ipsum.
Mercurio inteso come Dio minore, Ma Dio della mediazione della comunicazione della conoscenza dell'apprendimento e perché no anche della velocità. Perché Mercurio ci parla del pensiero, Mercurio che media tra Cerere e Ade nel Ratto di Proserpina.
E mercurio sfreccia, Mercurio domina il segno dei gemelli e della Vergine esattamente come l'epoca in cui visse De Chirico, perché la sua generazione visse nella decade in cui Plutone viaggiava sotto il segno dei gemelli e quindi informava di questo dinamismo e vivacità intellettuale e mentale tutti i bimbi e le bimbe nate in quel periodo storico.
E visto che mi piace fare collegamenti astrologici perché non evidenziare la genitura di De Chirico, nato sotto un sole materno e amorevole del cancro, quel 10 luglio, un sole che lo spronava a ricercare un'identità, una radice, un fondo cielo... dove?
Forse si sentiva un esule, me lo dice la tela che rappresenta la sua camera sull'olimpo, si sentiva un nomade su questa terra alla ricerca di un rifugio e non di una casa, ma di un nido accogliente in cui essere a casa.
c'è un dettaglio che mi è rimasto impresso, perché nell'ultima sala si ritrovano allegorie della filosofia, con la sua donna dubbiosa direi cartesiana, e poi c'è la famiglia del pittore.
Troviamo al posto di sagome umane dei manichini, perché gli uomini diventano mezzi per rappresentare qualcosa che va al di là della realtà apparente, sono inanimati, il pittore trae tra le sue braccia l'altra sagoma che rappresenta la donna, che allo stesso tempo trattiene vari oggetti tra cui una libreria dei dadi ... perché alla fine la famiglia del pittore qual è? Non sono delle braccia calde e amorevoli, ma è la sua arte il suo dono ciò che lui mette al servizio del mondo.
Ma c'è un piccolo dettaglio, che mi ha colpito veramente. Perché sebbene l'immagine sia austera e inanimata, come gli oggetti che sono ivi rappresentati, c'è un piccolo dettaglio: la mano della sagoma femminile.
Perché quella donna-sagoma trattiene con dolcezza sul suo grembo quegli oggetti che rappresentano la sua famiglia.
E quindi anche se Giorgio de Chirico ricercava spasmodicamente quelle radici forse è proprio in quel dettaglio che mi fa comprendere che è stata la sua arte il suo bambino, che forse solo alla fine aveva compreso che il nido accogliente, il grembo materno, che tanto cercava è quello che noi oggi possiamo apprezzare, commuovendoci, guardando le sue opere.