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Mostra di Giorgio de Chirico Museo Accorsi.Piccola raccolta di opere che ripercorrono e la psiche del maestro nella meta...
22/11/2024

Mostra di Giorgio de Chirico Museo Accorsi.

Piccola raccolta di opere che ripercorrono e la psiche del maestro nella metafisica.
A partire dal concetto di metafisico ho apprezzato queste opere, la necessità di svolgere lo sguardo Al di là, oltre e sopra il mondo conosciuto e visibile.
La mostra si apre con l'autoritratto di De Chirico insieme alla madre, e questa necessità di individuare e accogliere un grembo materno e un nido l'ho sentita forte.
Le donne sono protagoniste, non sono donne belle e amabili, ma donne che rappresentano squarci di vita vissuta, l'esperienza della donna intesa come madre moglie forse anche nonna perché queste donne sono stanche, con le rughe visibili, con grembiuli modesti, talvolta sguardi incerti e altre volte sguardi determinati e temprati.
Non sono giovani inesperte che cercano leggerezza, ma donne che incarnano la vita nel senso di vita esperita e quindi anche sopportata sulla pelle e sul decadimento fisico.
La ricerca di questo nido l'ho percepita a partire dal movimento che smuove i cavalli che sto osservando, che sono in corsa, che sfrecciano agitando la criniera contro un vento brioso. Ma sono cavalli ciechi, senza occhi, perché in realtà non hanno una direzione un Focus, si stanno semplicemente volgendo verso...
E questa dinamicità crea vita, e lo rivedo nell'autoritratto a matita di De Chirico che si rappresenta insieme al Dio latino Mercurio dove leggiamo un se ipsum.
Mercurio inteso come Dio minore, Ma Dio della mediazione della comunicazione della conoscenza dell'apprendimento e perché no anche della velocità. Perché Mercurio ci parla del pensiero, Mercurio che media tra Cerere e Ade nel Ratto di Proserpina.
E mercurio sfreccia, Mercurio domina il segno dei gemelli e della Vergine esattamente come l'epoca in cui visse De Chirico, perché la sua generazione visse nella decade in cui Plutone viaggiava sotto il segno dei gemelli e quindi informava di questo dinamismo e vivacità intellettuale e mentale tutti i bimbi e le bimbe nate in quel periodo storico.
E visto che mi piace fare collegamenti astrologici perché non evidenziare la genitura di De Chirico, nato sotto un sole materno e amorevole del cancro, quel 10 luglio, un sole che lo spronava a ricercare un'identità, una radice, un fondo cielo... dove?
Forse si sentiva un esule, me lo dice la tela che rappresenta la sua camera sull'olimpo, si sentiva un nomade su questa terra alla ricerca di un rifugio e non di una casa, ma di un nido accogliente in cui essere a casa.
c'è un dettaglio che mi è rimasto impresso, perché nell'ultima sala si ritrovano allegorie della filosofia, con la sua donna dubbiosa direi cartesiana, e poi c'è la famiglia del pittore.

Troviamo al posto di sagome umane dei manichini, perché gli uomini diventano mezzi per rappresentare qualcosa che va al di là della realtà apparente, sono inanimati, il pittore trae tra le sue braccia l'altra sagoma che rappresenta la donna, che allo stesso tempo trattiene vari oggetti tra cui una libreria dei dadi ... perché alla fine la famiglia del pittore qual è? Non sono delle braccia calde e amorevoli, ma è la sua arte il suo dono ciò che lui mette al servizio del mondo.
Ma c'è un piccolo dettaglio, che mi ha colpito veramente. Perché sebbene l'immagine sia austera e inanimata, come gli oggetti che sono ivi rappresentati, c'è un piccolo dettaglio: la mano della sagoma femminile.

Perché quella donna-sagoma trattiene con dolcezza sul suo grembo quegli oggetti che rappresentano la sua famiglia.

E quindi anche se Giorgio de Chirico ricercava spasmodicamente quelle radici forse è proprio in quel dettaglio che mi fa comprendere che è stata la sua arte il suo bambino, che forse solo alla fine aveva compreso che il nido accogliente, il grembo materno, che tanto cercava è quello che noi oggi possiamo apprezzare, commuovendoci, guardando le sue opere.

Per i festeggiamenti di Diwali, festa della luce indiana voglio condividere un pensiero sull'amore autentico. Perché la ...
03/11/2024

Per i festeggiamenti di Diwali, festa della luce indiana voglio condividere un pensiero sull'amore autentico. Perché la luce nasce dal cuore, illumina la mente verso la via maestra.

C'è un racconto molto interessante di tradizione orientale che demistifica la figura del serpente nella genesi Cristiana.
In questa tradizione il serpente diventa un tutt'uno con Dio. Secondo questa tradizione il Creatore, che generò la vita di Adamo ed Eva, dopo aver negato loro il frutto dell'albero della conoscenza si trasformò proprio nel serpente, sedusse Eva affinché mangiasse il frutto e poi la storia è nota.
Se riflettiamo, Dio ha creato la terra il sole la luce e l'acqua e i nostri progenitori e perché non creare anche il serpente, chi altro avrebbe potuto farlo?

Quindi tutto era deciso fin dall'inizio, far PERDERE l'uomo, perché solo perdendosi avrebbero potuto RITROVARSI.
Ed il serpente poi si è arrotolato su se stesso e si è fuso dentro l'uomo, e si trova lì dentro ciascuno di noi addormentato sul gradino più basso del nostro essere, ai piedi dell'albero della vita nella posizione sacrale.

Ho sempre amato Il piccolo principe, un'opera che batte nel mio cuore le cui parole risuonano nei momenti in cui sento di aver bisogno di dolcezza.
E c'è un passo delicato ma essenziale: l'addio del piccolo principe alla sua tanto amata rosa.

Un arrivederci, non un addio, perché con la separazione essi crescono come individui, ed è attraverso L'ASSENZA che matura il vero senso della PRESENZA, si manifesta in loro L'AMORE... dal cuore si irradia verso la mente si manifesta nel mondo.
Ed è stato solo lasciandosi che si sono ritrovati e si sono amati ancora di più. E forse questa volta per davvero.

« La cosa triste era che essi si amavano l'un l'altra, ma erano troppo giovani per sapere come amare. In preda ai dubbi, lui fuggì via. »
«La lasciò? Tutta sola? E dove andò?»
« Beh, all'epoca non lo sapeva, ma lasciarla era il primo passo di un viaggio per tornare da lei.»

IL TA**RA.Sia il sesso sia la morte sono forze creatrici di vita, la cui negazione conduce ad un abisso APATICO. Non è u...
02/11/2024

IL TA**RA.

Sia il sesso sia la morte sono forze creatrici di vita, la cui negazione conduce ad un abisso APATICO.

Non è un caso che dopo aver raggiunto un orgasmo si manifesta una profonda tristezza, si cade in una valle di tenebre perché il sesso per un istante fa toccare la più alta vetta della vita, massimo splendore.

Solo addentrandosi nella profondità del sesso si diventa veramente consapevoli che la morte è attorno a noi in ogni istante, e forse anche per questo l'uomo ne ha paura.
I due poli si manifestano per CONTRASTO esattamente come le stelle che si vedono in cielo di notte e non di giorno, quindi la morte si palesa sempre nel suo esatto opposto.

E, come il sesso è la porta che ci fa accedere a nuova vita, la morte diventa la porta con cui usciamo da questo mondo... due porte due polarità che vanno esplorate nella loro totalità per vivere una VITA PIENA.

Il ta**ra quindi si fonda sulla VITA: è l'arte di VIVERE e di AMARE.

Negando il sesso ci si allontana dalle vette, ma anche dagli abissi e si conduce una vita tranquilla senza complicazioni, si avanza piano piano una vita mediocre che non conosce note basse ma nemmeno note alte!

La crescita si realizza in questo dialogo incessante tra la luce e le tenebre e poi dalle tenebre alla luce.
L'apatia di manifesta nel momento in cui l'energia smette di fluire, perché l'energia può essere creata solo dal sesso e dalla morte.

Dio ci invita ad amare, vivere, VIVERE PERICOLOSAMENTE e di AMARE PERICOLOSAMENTE ... se tu sei così irrigidito e paralizzato dalla paura come potrai mai entrare nel suo tempio?

Castello di Foglizzo.Edificio quasi dimenticato che presenta al suo interno delle sale cinquecentesche dalle cornici int...
01/11/2024

Castello di Foglizzo.

Edificio quasi dimenticato che presenta al suo interno delle sale cinquecentesche dalle cornici intriganti. Durante la visita di oggi ho osservato affreschi di eroi mitologici, dei e dee.
Un piccolo ovale che decora la sala, oggi adibita ad ufficio comunale, mi ha fatto riflettere: Plutone.
Il tema della visita odierna era il Capodanno celtico, Halloween moderno, e quindi ho ritrovato nelle sale vari elementi che rimandano agli usi e costumi, i cachi, le castagne, le scope e anche il melograno... perché nella storiografia piemontese questi alimenti venivano utilizzati durante la festa di commemorazione dei morti, un saluto all'oltretomba.

E il melograno mi ha riportato, esattamente come quel piccolo ovale affrescato, al mito di Ade e persefone.

LA SCELTA.

Il mito di Persefone racconta di una giovane donna ingenua ed inesperta che viene rapita in un giorno sotto il sole dal dio dell'oltretomba, Plutone.
Il Dio si invaghisce e la trae nel suo Mondo oscuro, e la madre di questa, Demetra, divinità della fertilità ne compiange la scomparsa, e la terra inizia a perire.
Nel frattempo Persefone viene invitata dal Dio a rimanere nel regno degli inferi, viene lusingata e sedotta attraverso dolci parole e le viene offerto un ricco banchetto... la fanciulla mangerà SEI CHICCHI DI MELOGRANO. E questa sarà la sua condanna, così viene sancito dall'antica legge.
E per ritrovare l'equilibrio nell'universo interviene Mercurio, messaggero nonché mediatore, che tra le istanze della dolente Demetra e quelle di Plutone trova il compromesso: persefone rimarrà esattamente 6 mesi con la madre, e quindi avremo l'estate la primavera, e altri sei mesi li passerà con il suo sposo negli inferi, pertanto mentre la madre compiange l'assenza della figlia ci sarà l'autunno e l'inverno.

6 è un numero intrigante, perché rimanda agli "amanti", si riferisce all'uomo diviso fra due donne, fra due istanze ugualmente trascinanti in lui: la ragione e il cuore.
L'uomo indeciso, l'una gli sfiora il cuore e l'altra gli sfiora la patta dei pantaloni, e nel suo avanzare incerto, ci sarà una scelta?
Sì perché sopra di lui sovrasta il piccolo Cupido bendato pronto a scagliare la sua freccia dorata, e quindi gli tuona di prendere una decisione altrimenti deciderà lui!
E quindi una scelta c'è sempre, quella di persefone di mangiare il melograno e di rimanere sedotta da Plutone, la scelta di Demetra di accettare il compromesso, la scelta di Plutone di uscire dal suo nido e di carpire violentemente persefone.
E quindi anche chi pensa di agire inconsapevolmente, accusando il destino, quell'infauto destino che ci porta ad imboccare strade insidiose e avviluppanti, in realtà sta compiendo una scelta!
Il 6 rappresenta il libero arbitrio perché non fare nulla è una scelta.
Chi non affronta la vita, subirà le scelte degli altri e quindi talvolta risulta facile additare al karma, al destino, a Dio, le infelicità della vita.
Tutto è frutto delle nostre scelte. Gli Astri predispongono le energie, ce le mettono su un piatto, ma siamo sempre noi che decidiamo se usarle e come usarle.

Berthe Morisot mostra alla GAM.Berthe viveva la sua pittura dipingendo la sua vita, ed è proprio l'amore per la sua fami...
01/11/2024

Berthe Morisot mostra alla GAM.

Berthe viveva la sua pittura dipingendo la sua vita, ed è proprio l'amore per la sua famiglia, per la vita in generale, che risalta nelle sue opere.

Questa donna straordinaria, unica pittrice esponente del movimento impressionista, conobbe l'arte e la bellezza tramite il circolo degli amici del marito, il fratello di Manet.
Un amore coniugale forte, forte quanto il rapporto con la sua unica figlia Julie, rapporto che si intensificò alla morte di Eugenio.
E che il rapporto fosse molto intenso ce lo dicono le tantissime tele che parlano di Julie che mi trasmettono anche il bisogno della madre di proteggere la figlia dalle insidie della vita, sto pensando ad un quadro che ritrae delle aloe, in particolare. Queste piante succulente si trovano in primo piano e invadono la scena, in fondo si intravede una sagoma, sarà la figlia?
Vedo in questo dipinto il rapporto protettivo di tutela che Berthe aveva per Julie penso che ci stia dicendo che la vita è un percorso lungo insidioso, gli ostacoli saranno tanti, e lei non potrà essere sempre presente per Julie, eppure quando avrà bisogno la mamma le sarà a fianco.
Forse è una presenza invisibile, ma presente al momento giusto come le piante di aloe che sono molto resistenti, che necessitano di poca acqua, che talvolta vengono dimenticate nelle abitazioni, nascoste in qualche angolo della casa, eppure loro fioriscono quando c'è la necessità, reagiscono nei confronti del calore della temperatura portando la fioritura, ma rimangono delle piante molto resistenti e ricche, ricche di una sostanze molto nutritive e benefiche.

Questa donna straordinaria era caparbia, forte, e questa durezza d'animo la si può percepire nel suo autoritratto, dalle sembianze molto mascoline.
Nata il 14 gennaio, sotto un sole freddo e austero del Capricorno, ma con una luna in Bilancia, che richiama al matrimonio, all'eleganza e all'armonia venusiana.
E difatti le sue modelle furono silhouette molto aggraziate, femminili, dai volti tondi e paffuti, dove non vi è traccia di seduzione volgare, perché la sua linea è aggraziata ed elegante.
Queste donne non indossano gioielli maestosi, o abiti ricchi, spesso sono pastorelle, fanciulle colte nella loro intimità, adornate con semplici fiori.
Penso al ritratto della pastorella insieme alla capretta, una fanciulla che siede sull'erba con un fazzoletto che le cinge il capo, un semplice monile di metallo alla mano, lo sguardo perso in mezzo alla natura.

Berthe era una donna che amava la sua famiglia, e questi erano i suoi modelli principali, come i ritratti del marito insieme alla figlioletta al parco, assorto mentre guarda fuori da una finestra.
E quindi anche se Berthe mantiene un cipiglio duro e severo, a tratti truce, invece ho visto un volto opposto dedicato alla figlia Julie.
Perché questa presenta un volto paffuto, lo sguardo sincero e dolce, lunghi capelli ramato scorrono lungo la sua schiena, e spesso la piccola ha lo sguardo chino, mentre la madre guarda rigida di fronte a sé.

Sono tanti i ritratti straordinari che sono ammirabili in mostra, e la maggior parte sono momenti intimi, passeggiate di una mamma con il proprio bambino, come quella che la ritrae seduta in un parco mentre cerca di mettere in ombra la piccola con un ombrello, ma senza riuscirci infatti il sole lambisce Il volto della bambina e viene illuminato da pennellate molto vivaci e luminose.

Questo contrasto molto forte che ho notato, ovvero l'immagine che lei ha di se stessa e l'immagine che ha del resto delle donne mi fa pensare proprio al suo tema Natale. Ad una donna con un sole molto morigerato e austero, come il capricorno, che va a contrastare nettamente con un ascendente che si trova all'opposto zodiacale, il cancro. Quindi se da una parte il capricorno è votato al successo all'ambizione, rifugge da sentimenti ed emozioni forti, il cancro il suo esatto opposto, protettore del focolare domestico e familiare, vuole l'amore della sua famiglia, vuole un nido caldo e un focolare sempre acceso.
In questo dialogo contrastante e sinergico si muove la sua emotività, quella luna in Bilancia che vuole cercare di trovare l'equilibrio.

È una mostra molto ricca perché ci fa addentrare nella psiche ma soprattutto nella vita familiare di questa pittrice, una donna che anche a seguito di un lutto molto sentito, quello del caro Eugenio, riesce a sollevarsi e a vedere la vita sempre con colori molto caldi e accesi.
Perché nelle sue tele, il suo stile è caldo e solare, come quei colori, l'azzurro del cielo, il giallo che risplende ed il Verde brillante dei vestiti.
Tutto è immerso nella luce.
penso al dipinto del ciliegio che raffigura la piccola Julie che sale su una scala per prendere le ciliegie.
Questo pannello fu realizzato da Berthe appena dopo la morte del marito e, nonostante il dolore che la pervadeva, non si spense... non troviamo un dipinto tetro e scuro carico di un pathos negativo, ma vibra di energie molto alte, immerso nella luce e nella luminosità, e porta secondo me un messaggio di rinascita.
Perché ritrae il momento in cui le ciliegie vengono prese dall'albero, staccate dal suo focolare, Ma questo brusco distacco, che sicuramente è dolente per l'albero, diventa creatore di vita, perché quelle ciliegie saranno il frutto che alimenterà nuova linfa e nuova vita. E al posto dei medesimi usciranno nuovi fiori e nuovi boccioli.
E quindi in questo pannello ritrovo un messaggio molto positivo, una ricerca di un equilibrio ma soprattutto di una ascesa a partire da un punto basso, dalla sofferenza. Come sempre maestra di vita.
E quindi vedo queste ciliegie, i colori immersi nella luce e penso che alla fine anche dopo il più insidioso degli inverni arriva la primavera.

Tutto nelle tele di Berthe mi trasmette la voglia di VITA, i colori molto luminosi e vivaci, personaggi spensierati, che passeggiano con leggerezza in mezzo alla natura, ospitata da animali simpatici e fedeli, come caprette o cani, non sceglie frutti esotici, come non sceglie vestiti lussuosi, ma dipinge le rose le margherite, le mele le pere.

La bellezza nella semplicità!

Ultima versione di Manon Lescaut al Regio: Massenet.Questa è una versione di Manon più sicura di sé. Una Manon che ama c...
26/10/2024

Ultima versione di Manon Lescaut al Regio: Massenet.
Questa è una versione di Manon più sicura di sé. Una Manon che ama con tutta se stessa, che vuole vivere la vita all'insegna del divertimento. Una Manon che sfrutta e si approfitta delle potenzialità della sua giovane età per fare tutte le esperienze possibili, "non avremo sempre vent'anni"... e lei si gode la vita in pieno.
È una Manon più consapevole di se stessa, consapevole dell'ambiente circostante delle sue capacità della sua bellezza. Si veste con abiti di lusso, indossando gioielli brillanti da regina e le piace passeggiare tra le vie e farsi adorare come una regina!
Abbandona le vesti di docile e sottomessa, e assume il vestito da guerriera, decide di prendersi in mano la sua vita e la sua bellezza.

Conosce L'AMORE, vive una bellissima esperienza intima, due cuori una capanna, una fusione totale col suo cavaliere.
E quando la vita la mette di fronte ad un'elevazione sociale ne approfitta. E ne approfitta con consapevolezza perché sa che lasciando andare il suo amore ne gioverà lei stessa e lui.

L'amore romantico è una CHIMERA, una DOLCE-ILLUSIONE, ha la vita delle ombre sulla sabbia...
..Un solo istante...

per un istante vale la pena rischiare? Questa è la domanda, un istante che vale un'eternità!

Si sente in Manon la voglia di crescere, sperimentarsi, di uscire dalla gabbia.
Le scene dell'opera di Massenet sono inscritte in scene tratte dal film di Brigitte Bardot "la verità": una donna molto avvenente, libera, da un fascino devastante messa sotto accusa per omicidio passionale.

Sarà finalmente libera nell'atto finale, con la sua morte. La morte le darà la spinta vitale creativa, la morte si presenterà come attivatore in una vita noiosa, quando la vita diventa monocromatica e nulla scuote l'animo.
Il processo alla Bardot diventa centrale, e tu ti trovi al posto della giuria, imputato, boia e giudice... si invita ad andare al di fuori, a porsi al di fuori della gabbia e smettere di vedere la vita a scorrere di fronte agli occhi.

Manon perde il velo di ingenuità ed immaturità ma qui si eleva a DONNA, che conosce le sue qualità, le sue potenzialità, e sa bene distinguere il bene il male.
Utilizza il libero arbitrio, sceglie consapevolmente, abbandonando sogni d'amore infantili, quando si rende conto che è solo utopico e non evolutivo.

L'amore vero addolcisce il cuore, rinvigorisce le membra fa palpitare e tremare, ma queste palpitazioni quanto possono durare?

Manon di Auber.Questa volta Manon ha vestito i panni di una fanciulla briosa frizzante e leggerissima.una donna bambina ...
26/10/2024

Manon di Auber.
Questa volta Manon ha vestito i panni di una fanciulla briosa frizzante e leggerissima.
una donna bambina che sperimenta la vita all'insegna del puro divertimento e forse anche della follia.
Manon e Grieux vivono un amore fanciullesco, molto idealizzato, irrealistico.
Un amore che non guarda in faccia nient'altro se non se stesso.
Quindi, penso, un amore egoistico.
Tutto il contesto che li circonda è movimentato, e tra cori danze momenti di ebbrezza sfrenata, dove quasi la trama si perde, viene messa in scena l'ebbrezza dell'amore.

Manon attira il cuore del Marchese, invero non penso il cuore, sicuramente la vista, forse gli altri sensi. Lei che, dal canto facile, che decanta sonetti d'amore dolci come il cinguettio di una vivace rondine, riesce a colpire il Marchese.
E lo prende, in pieno!

Il marchese cerca in tutti i modi di conquistarla e di portarla via dalle braccia del suo amato Grieux.
Ci sono alcune frasi dell'opera musicata da Auber che mi hanno incantata, frasi che tolgono il velo di illusione e fantasia all'amore.
Le giovani amiche di Manon la esortano a vedere la vita con gli occhi realistici, perché lei dal cuore tenero e dalla mente f***e è alla continua ricerca... Di cosa?
Non lo sa nemmeno lei!

sempre in movimento. Eterna insoddisfatta, con una incessante voglia di VIVERE.
Una voglia che la porta in contesti d'elite, e tra oro, vestiti sontuosi e collane di perle investe con la sua brezza leggera chiunque la circonda.

La noia e la insoddisfazione sono elementi centrali, che la portano a vivere la vita senza ancorarsi a punti certi, pilastri concreti, ma di vivere la vita appunto come una bambina incosciente.
E stasera pensavo a quanto sia affascinante questa visione del sentimento, perché i bambini vivono il sentire nel senso più vero, completamente svincolato dalle logiche materiali e mentali. Penso fermamente che i bambini non vivano nella mente, ma sono completamente immersi nel sentire il quale non può che essere supportato dal cuore, della ragione non se ne fa nulla!

Il cuore non chiede non indaga, ma vive e accoglie.

E l'ingenuità di Manon, come anche la sua frizzante allegria, la conduce verso situazioni spiacevoli, come la cattura. Seduce il marchese, ma non lo fa con la malizia e acume della Manon di Puccini, lo fa per un fine alto e puro, per salvare la vita del suo amore, ma poi se ne pente, un atteggiamento ingenuo fanciullesco e spregiudicato. Diciamo anche immaturo.

Eppure Manon è al centro della scena, perché è il personaggio che risalta senza se e senza ma. È lei la regina indiscussa.
se Puccini la metteva in disparte perché faceva parte di un'opera più complessa invece qui assume un ruolo centrale, come afferma lei stessa: devo a me la mia fortuna!

Perché lei tramite la sua forza il suo temperamento sanguigno e leggero conquista i cuori e la mente di chi la circonda in maniera quasi contagiosa.

E quindi pensavo che l'elemento che la contraddistingue probabilmente è un elemento d'aria volatile mutevole incostante, incontrollabile.
L'aria, fredda e umida, cerca il calore del fuoco del calore per sentirsi viva.
Quando Manon pensa di essere giunta al baratro della delusione, quando pensa di non avere più via di fuga dice a un certo punto: senza amore il mio cuore si gela.
E quindi forse questa insensata ricerca delle sensazioni, altro non è che la ricerca di punti di ancoraggio emotivo. Di rifugio emotivo.
Punti fermi che forse non dovrebbe nemmeno trovare, perché la allontanano dalla sua natura, perché poi si affida nelle mani di uomini, uno dietro l'altro, che la deludono, e che la rendono insoddisfatta e incompleta.
E la noia sopraggiunge di nuovo.

L'amore non è vissuto con maturità, Manon pare come una bambina che si fa adolescente che non supera l'età della pubertà, ama di un amore irresponsabile imbevuto di fantasia, speranze e di illusioni.
La fantasia appare simile all'amore, si finge sua amica ma invero le è nemica, un tiranno silenzioso che si insidia giorno dopo giorno e che è capace con un semplice gesto di cambiare il destino.

E quindi tolta la patina della fantasia e dell'illusione dell'amore, ciò che rende più lieve e dolce questo sentimento, rimane qualcosa di evanescente, un sollievo come può essere l'ombra di un albero in una giornata estiva molto calda.
Un sollievo momentaneo ma nulla di più.

Manon Lescaut: tre autori, tre versioni della stessa donna.Una ragazza destinata ad un triste epilogo   (vita monastica)...
26/10/2024

Manon Lescaut: tre autori, tre versioni della stessa donna.

Una ragazza destinata ad un triste epilogo (vita monastica), un fratello opportunista, e due uomini a contenderla.
È l'amore il tema centrale?
No!
Apparentemente la storia porta vicinanza verso il giovane Grieux che si innamora perdutamente di Manon, bella affascinante seducente, ai suoi occhi tenera e docile da proteggere. Il suo amore arriva a sacrificarsi, a perdersi dentro la fanciulla e ad un epilogo infausto.
Dall'altra parte abbiamo il ricco vecchio banchiere il quale non le mostra il suo cuore, bensì la vita agiata, vestiti di lusso, gioielli e circoli sociali d'elite.
La scelta di Manon pertanto verte tra il cuore e la ragione. In un certo senso ricorda la carta degli amanti.
In questa triangolazione amorosa rientra il fratello, che coglie l'occasione offerta dal destino per arricchirsi alle spalle della sorella e destinarla al banchiere.
Manon all'inizio sperimenta l'amore incosciente giovanile, si lascia incantare dal mondo romantico e irreale, una vita modesta e semplice. Due cuori e una capanna, un mondo da cui fugge e si rincasa nella gabbia aurea di Geronte.
Ma anche da questo mondo perfetto e brillante scappa e ritorna tra le braccia del giovane, presa in un impeto di passione misto ardore e cuore.
Questa scelta la condanna perché la porterà all'imprigionamento e infine alla sua morte per inedia in un deserto infinito e desolato insieme a suo amato. Una triste fine di due giovani folli amanti che presi da un vortice di passione non hanno valutato le conseguenze pratiche della loro azione.

Grieux la ama profondamente, e la ama così tanto da averla idealizzata, perché lui che all'inizio dell'opera si presenta come il cinico nei confronti dell'Amore, alla fine cede, e tra "mio sospiro infinito", "Sussurro gentile non cessar" egli ci mostra l'abisso del suo cuore.
La potenza del suo amore.
E di fronte a questa tempesta di passione manon non si concede mai totalmente, mantenendo sempre un atteggiamento critico nei confronti della vita, perché mentre scappano insieme in questa fuga da film non si dimentica di portarsi via vestiti e gioielli di perle!
Io credo che la ragazza, a differenza del giovane, riesca a mantenere un certo distacco dalle sue emozioni.
E allora perché si mette in questa situazione?
Perché non si ferma?
Perché a differenza di altre eroine pucciniane si lascia trasportare da questa fiumana emozionale?
Perché quello che ho visto in lei è una genuina curiosità, una donna che di fatto è insoddisfatta della propria vita, una donna che non sa esattamente quello che vuole, che si lascia quasi guidare nelle sue sorti da uomini carismatici, il padre poi il fratello e poi il compagno. Una donna che vuole vivere la vita a 360 gradi e quindi vuole fare esperienza.
E questo è quello che io ho colto tra le righe e tra versetti come "Una donnina che si annoia è cosa da fare paura!".

Elemento chiave che nel profondo lega la trama dell'opera secondo me è il connubio amore e morte.
Qui non parliamo di un amore romantico oppure dolce, ma credo che si tratti di un amore travolgente passionale e tragico.
Un amore intenso e profondo dai connotati noir scorpionici e questo me lo dice il riferimento al rapimento. Perché nel primo atto entrambi gli uomini la vogliono rapire: da una parte il vecchio geronte, che rappresenta Plutone nell'atto di rapire Proserpina e dall'altra il giovane che rappresenta Amore, che si invaghisce e si perde in Psiche.

Sono stata coinvolta in questo viaggio pericoloso nel mondo sotterraneo del cuore, persa nei meandri oscuri di una bella affascinante donna, forse anche egoista ma enigmatica, che diventa nei casi estremi strumento di perdizione e creatura irresistibile.
Perché Manon osservata attentamente appare diversa dall'immagine che mostra in superficie, quella di donna vanesia e capricciosa, bensì rivela un indole pericolosamente affascinante ed enigmatica, una donna amante del lusso e con una sessualità molto disinvolta.

Le due donne, che rappresentano le due sfaccettature di Manon, sono accomunate dalla voglia di VIVERE e rompere gli schemi, voglia di LIBERTÀ. Manon per Puccini è una donna libera e ribelle. E questa voglia di ribellione l'ho sentita sulla pelle!

Amore e morte quindi si trovano legati, questa ricerca incessante dell'amore puro la porta alla caduta, la scena finale nel deserto fa compartecipare della malinconia e della tristezza, di una donna che ha visto la sua sconfitta e che non ha più altre armi e strumenti per opporsi.
Ma una scelta che forse alla fine viene fatta consapevolmente perché solo in quell'atto finale lei comprende veramente che cos'è l'amore. Perché vede nel sacrificio, nel dolore, negli sforzi di Grieux che cos'è l'amore, tramite il sacrificio che l'uomo fa lasciandosi imprigionare insieme a lei e poi morendo insieme alla stessa in questo deserto desolato, che diventa anticamera funebre della morte.
E quindi è tra gli ultimi sospiri di vita che lei gli ripete ti amo, ti amo tanto. E forse comprende il significato dell'amore stesso.
Perché solo con la morte avviene in lei la trasmutazione quindi la rinascita. Il suo risveglio spirituale

Manon è frizzante e briosa, non perde il suo cipiglio dinamico e fiero fino all'ultimo, si muove tra più amanti ed abili mosse e questo suo continuo fuggire mi ha fatto capire che in realtà fuggiva solo da se stessa, dalla solitudine che sentiva addosso.
E quindi in quell'aria in cui Manon afferma: sono ormai sola perduta e abbandonata ci rivela tutto ciò che invece lei è !! perché non è mai stata perduta, lo diventa a causa del suo comportamento, in questi continui tentativi di fuga, che la portano sempre più giù verso la rovina. E non si può nemmeno considerare abbandonata perché il suo amato l'ha seguita fino in America e fino all'ultimo è pronto a morire per lei.

Morte e vita hanno combattuto in questo straordinario duello e mi hanno emozionata al punto che ho pianto tante volte, pianto con Manon sia di felicità ma anche di dolore.
Talvolta non è semplice comprendere che alla base di un'inquietudine profonda si rivela semplicemente una mancanza di collocazione in questo mondo, una difficoltà a radicarsi in una realtà Dove siamo solo anime di passaggio.
Se si riesce a cogliere questo assioma nella sua essenza tutta la realtà che viviamo diventa un bel GIOCO, e quindi forse le maschere, la leggerezza e il modo vivace e frizzante di Manon di vivere la vita altro non è che la presa di consapevolezza di ciò.

Quest'opera è stata dura da metabolizzare emotivamente, ma enormemente intensa profonda ed ora non mi rimane che vedere le altre due versioni di Manon Lescaut e di vedere come Massenet e Auber hanno dato Gloria alla Manon di Prevost.

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