Sodalizio Storico Nobiliare e Cavalleresco

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CORONA SACRO ROMANO IMPERO.La prima Corona del Sacro Romano Impero venne usata per l'incoronazione di Carlo Magno il 25 ...
26/12/2025

CORONA SACRO ROMANO IMPERO.

La prima Corona del Sacro Romano Impero venne usata per l'incoronazione di Carlo Magno il 25 dicembre dell' 800 da parte del Papa Leone III nella Basilica di San Pietro, Roma.

Purtroppo venne distrutta durante la rivoluzione francese e quindi non si hanno foto, in origine fu probabilmente un semplice cerchio con quattro placche ingioiellate, ma più tardi vennero aggiunti quattro gigli e la croce.

Poi con l'incoronazione di Ottone I di Sassonia, venne costruita la più famosa Corona che è arrivata sino ai giorni nostri.

La corona del Sacro Romano Impero ha un aspetto molto arcaico, diverso dalle corone moderne. Non ha infatti una forma tonda, bensì è ottagonale ed incernierata da otto piastre arrotondate verso l'alto.

Ogni piastra è in oro e tempestata di perle e pietre preziose. Le pietre non sono tagliate in sfaccettature, ma sono arrotondate. La corona è decorata complessivamente da 144 pietre preziose e circa lo stesso numero di perle e conservata nel Duomo di Aquisgrana in Germania.

Quattro piastre recano rappresentazioni della Bibbia in stile bizantino. Le quattro piastre, chiamate bildplatten, mostrano tre rappresentazioni dal Vecchio Testamento ed una dal Nuovo Testamento. I tre dall'Antico Testamento mostrano il re Davide, Salomone, Ezechia ed il profeta Isaia. La targa del Nuovo Testamento mostra Gesù con due angeli. Le altre piastre, chiamate steinplatten, sono decorate esclusivamente da pietre preziose e perle.

Foto del Busto di Carlo Magno con Corona e foto della Corona del Sacro Romano Impero Germanico.

FEDERICO II ED I SUOI CASTELLIPer affermare la presenza imperiale sul territorio ma anche per scopi di difesa dello stes...
26/12/2025

FEDERICO II ED I SUOI CASTELLI

Per affermare la presenza imperiale sul territorio ma anche per scopi di difesa dello stesso, nonché per i suoi spostamenti e per praticare il suo sport preferito, la caccia, fece erigere e rimaneggiare un considerevole numero di castelli, che raggiungeva accompagnato da un seguito di armigeri, falconieri e notabili della curia e da un folto stuolo di animali esotici.

Per organizzare l’attività edilizia all’interno del regno l’Imperatore fece redigere lo "Statutum de reparatione castrorum", di cui la prima stesura risale al 1231.

I castelli erano ovunque numerosi, mentre le domus erano rare ad eccezione che in Puglia ed in Basilicata.

Lo Statuto ci fornisce per ogni provincia le cifre relative agli edifici interessati:

Il giustizierato di Terra di Lavoro (già Principato di Capua) e Contea di Molise ospitava 42 castelli imperiali e nessuna domus;

Nel Principato e Terra Beneventana, vi sono 37 castelli e 4 domus: a Eboli e Battipaglia (sull’orlo della piana del Sele, che possiede le stesse caratteristiche della Capitanata), a Sarno, ad Apice (presso la pontificia città di Benevento);

In Abruzzo 27 castelli e 3 domus situati ad Atri, Trasacco e Sulmona;La Terra di Otranto ospitava 13 castra e 3 domus:
Garagnone, Gravina e Santeramo, nella zona della Murgia;

La Basilicata 20 castra e 9 domus;

La Capitanata 24 castra e 28 domus;

sin dal 1239, nell'ambito di più ampie riforme amministrative realizzate da Federico II, ciascuno di questi distretti fu controllato da un unico provisor castrorum.

La nomina dei provisores castrorum avveniva mediante un decreto regio, la commissio (ibid., p. 31).

Al momento della nomina il provisor riceveva alcune istruzioni particolari: anzitutto un elenco dei castelli regi ubicati nel suo distretto contenente anche i nomi dei castellani, il numero dei soldati (servientes), l'importo degli stipendi da pagare.

Inoltre gli si affidava quella parte dello 'statuto' sulla riparazione delle fortezze relativa al suo distretto, cioè l'elenco dei castelli con l'indicazione delle persone e delle comunità tenute alla loro manutenzione e riparazione.

Come gli altri funzionari, anche il provisor castrorum riceveva inoltre un certo numero di patentes, cioè lettere con le nomine dei funzionari a lui subordinati come i castellani ed i servientes.

Ogni provisor aveva al suo seguito tre scudieri, un notaio e un corriere (ibid., p. 34).

La nomina dei provisores castrorum era a tempo indeterminato, cioè fino alla revoca da parte del re ("usque ad nostrum beneplacitum").

La prassi dimostra che normalmente i provisores castrorum rimanevano in carica per un periodo piuttosto lungo. Essi erano scelti sempre nel ceto dei milites.

Poi furono anche ridefiniti i compiti dei Giustizieri che rappresentavano l'autorità sovrana a livello locale.

Ed adesso un pizzico di anamnesi familiare, nel libro :

"Acta imperii inedita seculi XIII [et XIV].: Urkunden und briefe zur geschichte des kaiserreichs und des königreichs Sicilien in den jahren 1198-1400, Volume 1",

si legge a pagina 666 la nomina nel 1239 di Landulfo de Franco (mio antenato), come Giustiziere dei distretti della Terra di Bari e della Terra d'Otranto.

Semplice curiosità storica ;)

STORIA DI UN IMPERATORE DETTO " STUPOR MUNDI "FEDERICO II DI SVEVIAFederico Ruggero Costantino di Hohenstaufen (Jesi, 26...
26/12/2025

STORIA DI UN IMPERATORE DETTO " STUPOR MUNDI "

FEDERICO II DI SVEVIA

Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250), è stato re di Sicilia (come Federico I, dal 1198 al 1250), Duca di Svevia (come Federico VII, dal 1212 al 1216), Re dei Romani (dal 1212) e poi Imperatore del Sacro Romano Impero (come Federico II, eletto nel 1211, incoronato dapprima ad Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal papa nel 1220) e re di Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio, autoincoronatosi nella stessa Gerusalemme nel 1229).

Il padre Enrico VI muore nel 1197, quando Federico II ha solo tre anni. A lui sono è destinata l'eredità del regno dell'Italia meridionale. In Sicilia, cacciati tutti i signori germanici dal regno, Costanza d'Altavilla assume la reggenza di Federico. Coerentemente col testamento del marito, conduce trattative prima con papa Celestino III, poi con Innocenzo III. Riconosce la supremazia del papa sul regno normanno e conclude un concordato nel quale rinuncia all'impero per conto del figlio, la cui reggenza viene affidata al papa.

Nel 1198 scompare anche la madre e Federico, il 18 maggio 1198, a soli quattro anni, viene incoronato Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua, e viene affidato alla tutela del Pontefice Innocenzo III.

Per lui il Papa avrebbe voluto un destino tranquillo, lontano dalla vita politica, tuttavia Federico non si sottrarrà al destino che per lui sembrava segnato.

Incoronato Re il 26 dicembre del 1208, a quattordici anni, Federico mostra subito di avere le idee chiare. I suoi primi pensieri sono rivolti al sud dell'Italia dove la situazione era tutt'altro che facile. Durante gli anni della sua permanenza in Germania il regno di Sicilia era rimasto in balia dei comandanti militari tedeschi. Inoltre, feudatari e comunità cittadine avevano approfittato della debolezza della monarchia per estendere i loro domini e le loro autonomie.

Il suo primo obiettivo era quello di rivendicare tutti i diritti regi che erano stati usurpati nel trentennio precedente. Federico decide di confiscare tutte le fortezze costruite abusivamente negli anni, rivendica i diritti dello Stato su passi, dogane, porti e mercati, e annulla le pretese dei signori locali e le esenzioni di cui godevano i mercanti stranieri.

Anche i feudi vengono riportati sotto il controllo del Re: Federico ne vieta la vendita senza la sua autorizzazione. Impone inoltre il suo necessario assenso per i matrimoni dei vassalli. Contemporaneamente Federico adotta misure per facilitare gli scambi e garantire la sicurezza delle strade.

Federico vuole potenziare l'apparato burocratico-amministrativo dello Stato e necessita di giuristi e funzionari ben preparati: nel 1224 fonda a Napoli la prima Università statale del mondo occidentale, concedendo facilitazioni di vario genere a coloro che volessero frequentarla e proibendo allo stesso tempo ai suoi sudditi di recarsi a studiare alla concorrente Bologna.

L'impegno di Federico per la popolazione e la terra del Meridione si intensifica con l'impulso che dà alla Scuola Medica di Salerno, e con la promulgazione da Melfi delle Costituzioni, che diedero l'ossatura al suo Stato centralizzato. Su una collina della Capitanata in Puglia, fa edificare, tra gli altri, il celebre Castel del Monte, che egli stesso progetta.

Innovativo anche in campo giudiziario, Federico II pone il criterio di equità al centro del suo impegno ad amministrare la giustizia senza eccezioni di sorta nel confronti di nessuno. Viene enunciato il culto della pace, di cui il resi fa garante. In questo compito i giudici svolgono, in nome del sovrano, una funzione pressoché sacra, un intento che viene confermato da alcune puntuali correlazioni: il giuramento imposto a tutti i ministri di agire con equità, l'irrigidimento dei criteri di selezione ed il forte impegno per elevare il livello culturale dei funzionari regi.

In campo economico, Federico lotta nelle principali città del Sud, contro l'usura: a Napoli e Bari soprattutto vi erano quartieri ebraici in cui si svolgevano attività di prestito di denaro con restituzione di interessi. Federico non desidera che gli ebrei siano vittime dei cristiani, ma non vuole nemmeno che vi sia un disequilibrio. Riconduce le attività economiche degli ebrei sotto il controllo pubblico, accordando loro protezione, imparziale giustizia e garanzia dei diritti, come a tutti gli altri sudditi del regno.

Federico II parlava sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e giocò un ruolo importante nel promuovere le lettere attraverso la poesia della Scuola siciliana. La sua corte reale siciliana a Palermo, dal 1220 circa sino alla sua morte, vide uno dei primi utilizzi letterari di una lingua romanza (dopo l'esperienza provenzale), il siciliano.

La poesia che veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana. La scuola e la sua poesia furono salutate con entusiasmo da Dante e dai suoi contemporanei, e anticiparono di almeno un secolo l'uso dell'idioma toscano come lingua d'élite letteraria d'Italia.

Re Federico II muore nel castello svevo di Fiorentino di Puglia la notte del 13 dicembre 1250. Non fu solo uomo politico, ma guerriero, filosofo, architetto e letterato: esempio ineguagliabile di uomo integrale.

Nasceva una nuova Signoria il 12 novembre del 1283Signoria di Treviso con GHERARDO III da CAMINOGherardo III da Camino è...
12/11/2025

Nasceva una nuova Signoria il 12 novembre del 1283

Signoria di Treviso con GHERARDO III da CAMINO

Gherardo III da Camino è stato un condottiero e feudatario italiano. È comunemente considerato il principale esponente del casato dei da Camino.

Amante delle feste (il matrimonio del figlio Rizzardo nel 1295 con Caterina di Ortenburg fu celebrato con grande sfarzo tale da far eco in tutta Italia) fu anche mecenate ospitando nel proprio palazzo (le cui tracce sono visibili nell'attuale Convento servita e nell'attigua Chiesa di Santa Caterina) molti poeti, artisti, giuristi, fisici e dotti tra cui appunto Dante Alighieri (a Treviso, a Santa Margherita fu sepolto suo figlio Pietro, la cui tomba, in seguito alla sconsacrazione di quella chiesa, fu spostata a San Francesco dove attualmente è collocata), e altri come il trovatore provenzale Ferrarino da Ferrara.

Il Sommo Poeta gli dimostrò tutta la sua gratitudine e la sua stima spendendo ottime parole per lui citandolo testualmente sia nella Divina Commedia sia nel Convivio. Gherardo per Dante appariva come uno dei pochi avanzi gloriosi di un'età passata, degno di essere proposto ad esempio e a rimproverio del secol selvaggio.

«Ben v'èn tre vecchi ancora in cui rampogna
l'antica età la nova, e par lor tardo
che Dio a miglior vita li ripogna:
Currado da Palazzo e 'l buon Gherardo
e Guido da Castel, che mei si noma,
francescamente, il semplice Lombardo.
[... diss'io:] Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio
di' ch'è rimaso de la gente spenta,
in rimprovèro del secol selvaggio?".
"O tuo parlar m'inganna, o el mi tenta",
rispuose a me; "ché, parlandomi tosco,
par che del buon Gherardo nulla senta.
Per altro soprannome io nol conosco,
s'io nol togliessi da sua figlia Gaia.»

(Dante Alighieri, Purgatorio - Canto sedicesimo, vv. 120-126.132-139)

Gherardo mantenne buoni rapporti pure con Venezia dove comunque era vietato importare prodotti da Treviso.

I vantaggi erano reciproci: Gherardo infatti, possedendo Serravalle, controllava la seconda più importante rotta commerciale veneziana dopo l'Oriente: quella che portava in Germania.

FALSI CAVALIERI !!!Buona sera cari Amici, negli ultimi giorni ho notato che ci sono nelle mie amicizie dei falsi cavalie...
27/10/2025

FALSI CAVALIERI !!!

Buona sera cari Amici, negli ultimi giorni ho notato che ci sono nelle mie amicizie dei falsi cavalieri, cioè dei truffatori che si inventano assurde discendenze dai Templari, da Ordini Dinastici ed altre pietose ed illegittime frottole.

Attualmente il Ministero degli Affari Esteri normalmente autorizza le onorificenze concesse negli ordini che seguono, ritenuti non nazionali ai sensi della legge 178 e dei pareri del Consiglio di Stato descritti.

Giusto per conoscenza riporto gli Ordini riconosciuti legittimi:

- Ordine di Santo Stefano Papa e Martire e l'Ordine di San Giuseppe, entrambi della dinastia Asburgo-Lorena di Toscana;

- Ordine dell'Aquila Estense della dinastia Asburgo-Este; l'Ordine Costantiniano di San Giorgio dei Borbone di Parma;

- Ordine di San Ludovico di Parma e l'Ordine di San Giorgio al Merito Militare, entrambi della dinastia Borbone-Parma;

- Ordine Costantiniano di San Giorgio della dinastia Borbone-Due Sicilie e Borbone di Spagna;

Poi ci sono gli Ordini della Santa Sede :

- Ordine del Cristo;
- Ordine dello Sperone d'Oro;
- Ordine Piano;
- Ordine di San Gregorio Magno;
- Ordine di San Silvestro Papa;

E chiaramente :

- Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
- Il Sovrano Militare Ordine di Malta detto S.M.O.M.

Come in altri Paesi, anche in Italia gli ordini dinastici delle famiglie ex-sovrane possono essere autorizzati solo se sono stati costituiti quando la famiglia era ancora regnante.

Come ulteriore precisazione permane il mancato riconoscimento degli Ordini cavallereschi di Casa Savoia.

Preciso che ho riportato l'elenco vigente in Repubblica giusto per dare un'idea, di certo è chiaro che ci sarebbe tanto da dire, ma a me premeva ottenebrare gli ordini farlocchi, per gli ordini sabaudi o altri che hanno secoli di storia me ne guardo bene di dirli tali e di certo non desidero urtare la giusta onorabilità di chi segue tali Dinastie.

Cingere il cingolo da Cavaliere era considerato uno degli onori più grande che si potesse ottenere, da sempre rappresentato l'inizio ed indizio di nascente "nobiltà", non per nulla esiste ormai quasi dimenticato il Cavaliere ereditario delle Famiglie di Nobiltà Generosa.

Quindi sono da considerare falsi, ingannatori, fraudolenti e davvero delle pagliacciate, tutti quelli che si autoproclamano "cavalieri", in special modo quelli pseudo templari e di regni mai esistiti, una bestemmia contro la storia e le vere antiche virtù e personalmente li considero solo dei poveri diavoli vestiti da pagliacci.

Domenico Fulvio Falcone Franco

ANTICHI CAVALIERI Ecco a Voi uno stralcio sui CAVALIERI e la loro importanza nella storia, presa dal prontuario di GOFFR...
09/02/2025

ANTICHI CAVALIERI

Ecco a Voi uno stralcio sui CAVALIERI e la loro importanza nella storia, presa dal prontuario di GOFFREDO DI CROLLALANZA.

Ricordiamoci che i famosi Cavalieri della Tavola Rotonda di Re Artù erano comunque Duchi del Regno, ma vengono ricordati come Cavalieri, un motivo ci sarà.

I Titoli Nobiliari hanno bisogno di una avvallo sovrano, i Cavalieri Ereditari come i Patrizi invece no, lo saranno per sempre.

Poi ad ognuno la sua scelta. 😉

Testo :

I cavalieri giuravano fedeltà al principe, al signore o al comune da cui aveano ricevuto il cingolo, obbligandosi a guerreggiare valorosamente per essi.

Doveano inoltre sostenere il debole contro il forte, evitare di parlare con malizia d’alcuno, né usurpare l'altrui, né operare per avarizia o per vanità, ma per la gloria e l'onore; obbedire ai capitani, amare i compagni, esser cortese con ogni gentiluomo, deporre l’orgoglio, non adulare né riferire i segreti, soccorrere i poveri e gli orfani, non calunniare né offendere le dame, o permettere ch’altri lo faccia, e soprattutto mantenere la parola data .

Eustachio Deschamps in una sua poesia dice:

Chevaliers en ce monde cy
Ne peuvent vivre sans soucy;
Ils doivent le peuple défendre,
Et leur sang pour la foy espandre.

Non potevano combattere accompagnati contro uno solo, o molti contro numero minore, o con armi superiori; nei tornei non era loro permesso toccare di punta l’avversario o ferirgli a studio il cavallo, benché gli araldi gridassero:

L’amore alle dame e la morte ai cavalli.

Aveano certi proverbi che reputavano come leggi inviolabili dell’onore:

— Chi bene e male non sa soffrire, a grande onore non può ve**re;

— Chi desidera caval d’oro, già ne ha in mano la briglia;

— Buon cavaliere deve ferir alto e parlar basso;

— Ferire pel primo nelle mischie e parlare per ultimo nelle adunanze .

I principi ed i re stessi non ripugnavano dall'onore di essere armati, anzi lo agognavano come cosa la più decorosa.

Negli Annali di Francia vediamo che Carlo Magno cinse la spada a Luigi il Buono suo figlio prima d'andare alla guerra, e lo stesso Luigi fece altrettanto con Carlo il Calvo suo figliuolo. Luigi IX armò cavaliere il primogenito suo Filippo III e Filippo tre suoi figli. Inoltre tutti sanno che Francesco I dopo la battaglia di Marignano volle che il bravo Bajardo gli cingesse le armi (2).

Ruggero I re di Sicilia fu armato ed armò egli stesso cavalieri i figli; Federico II creò milite il Principe d'Antiochia nel 1245 a Cremona.

Il medesimo fecero Carlo II e Roberto d'Angiò, re di Napoli .

Malcolm re di Scozia volle esser fatto cavaliere da Enrico I di Francia, e Guglielmo il Rufo re d'Inghilterra dall'arcivescovo Lanfranco, giacché prima del Sinodo Westmonasteriense celebrato nel 1102 anche gli ecclesiastici potevano conferir la cavalleria .

Citeremo infine Enrico II d'Inghilterra armato dal maresciallo Bisense , Odoardo IV dal conte di Devonshire, Enrico VII dal conte d'Evadol, Odoardo VI dal duca di Somerset, Luigi di Taranto da un capitano tedesco e Luigi XI di Francia dal Duca Filippo di Borgogna .

Uno scontro violento tra Famiglie nella Perugia del 1488.Lotta delle Famiglie DEGLI ODDI e BAGLIONI.La famiglia degli Od...
28/10/2024

Uno scontro violento tra Famiglie nella Perugia del 1488.

Lotta delle Famiglie DEGLI ODDI e BAGLIONI.

La famiglia degli Oddi, una delle più illustri famiglie italiane, ha origini antichissime che si mescolano al mito.

La maggior parte degli storici antichi la ritiene di origine ungarica, venuta a Perugia al seguito dell’imperatore Federico I di Svevia.

Ne è comunque attestata la presenza tra i maggiorenti di Perugia a partire dal XIII secolo.

I degli Oddi ebbero il dominio feudale di molti castelli dell’Umbria, tra cui Laviano, Lisciano, Pierle, Poggio Aquilone.

La storia familiare fu caratterizzata dal lungo e sanguinoso conflitto con i Baglioni, popolari e ghibellini, ai quali i degli Oddi si opposero come rappresentanti della parte aristocratica e guelfa della città di Perugia.

La contesa sembrò cessare nel 1474 con il matrimonio tra Sforza degli Oddi e Isabetta Baglioni, ma a partire dal 1482 riprese in modo violento fino a sfociare nel conflitto scoppiato il 28 ottobre 1488 che terminò con il trionfo dei Baglioni e la cacciata e confisca dei beni e possedimenti feudali dei degli Oddi.

Nel frattempo i Degli Oddi ebbero grossi contrasti anche con i Della Corgna, parenti e fautori dei Baglioni, dall'esito altrettanto funesto.

Grazie al volere di Giulio II i degli Oddi, tornati dall’esilio, nel 1506 rientrarono in possesso dei beni confiscati.

Dal momento in cui Paolo III eliminò definitivamente “il nido” dei Baglioni con la costruzione della Rocca Paolina “acciocché per lo innanzi Perugia non si governasse a loro talento”, grazie all’indiscussa fedeltà al Papato, la famiglia acquisì nei secoli seguenti sempre maggior potere politico e soprattutto economico.

FAMOSE BATTAGLIE ROMANEBATTAGLIA DI PONTE MILVIOLa battaglia di Ponte Milvio ebbe luogo il 28 ottobre 312 tra Costantino...
28/10/2024

FAMOSE BATTAGLIE ROMANE

BATTAGLIA DI PONTE MILVIO

La battaglia di Ponte Milvio ebbe luogo il 28 ottobre 312 tra Costantino I e Massenzio.

La vittoria di Costantino segnò l'inizio di una nuova era per tutto l'impero.

La Battaglia di ponte Milvio mise fine al regno di Massenzio, contestato da Costantino in quanto sarebbe stato in contrasto con il sistema tetrarchico: si era fatto nominare princeps il 28 ottobre del 306, assumendo il controllo dell'Italia e dell'Africa.

Invasa l'Italia nella primavera del 312, Costantino vinse le truppe del figlio di Massimiano prima nella battaglia di Torino e quindi nella battaglia di Verona, convergendo verso Roma tramite la via Flaminia e accampandosi in località Malborghetto vicino a Prima Porta, sulla riva destra del fiume Tevere a poca distanza dal ponte Milvio, che si trovava alle spalle delle truppe di Massenzio.

Sul probabile luogo dell'accampamento fu edificato successivamente un imponente monumento in ricordo degli eventi, un arco quadrifronte, l'Arco di Malborghetto del quale era stata persa traccia, nel corso dei secoli, anche per mancanza di fonti storiche coeve.

Costantino condusse il suo esercito contro le forze di Massenzio, che aveva erroneamente posizionato i propri armati con alle spalle il fiume. Costantino, dopo aver condotto un lungo combattimento contro le ali dell'esercito di Massenzio, che furono travolte, constatò che la fanteria nemica era scoperta sui fianchi, e la caricò. La fanteria si ritirò, mentre i pretoriani, essendo in posizione sul fiume, avevano deciso di resistere fino all'ultimo.

Dopo un lungo ed aspro combattimento, che si sarebbe svolto in località Saxa Rubra, le truppe di Massenzio subirono una completa disfatta: mentre gli uomini volgevano in una fuga disordinata l'imperatore tentò di mettere tra sé ed i nemici il Tevere, finendo però per annegare nelle sue acque, durante il crollo del ponte che i suoi ingegneri militari avevano costruito a fianco di Ponte Milvio.

Il corpo di Massenzio fu ritrovato e la sua testa fu portata in parata dalle truppe vittoriose di Costantino.

Costantino fu accolto trionfalmente a Roma e proclamato imperatore unico d'Occidente. Dedicò la sua vittoria al Dio dei cristiani, di cui proibì le persecuzioni continuando una pratica iniziata dal 306 nelle province della Gallia e Bretagna.

Sotto la sua protezione, il cristianesimo si sviluppò senza essere perseguitato mentre il clero acquisiva nuovi privilegi. Con l'editto da esso proclamato nel 313 Costantino mise fine alla persecuzione dei cristiani iniziata da Nerone.

Costantino sostenne di avere avuto, la sera del 27 ottobre, mentre le truppe si preparavano alla battaglia, una visione, i cui dettagli differiscono però tra le fonti, che sono di natura agiografica.

Lattanzio afferma che la visione ordinò a Costantino di apporre un segno sugli scudi dei propri soldati,[7] un segno "riferito a Cristo". Lattanzio descrive il segno come uno staurogramma, una croce latina con la parte superiore cerchiata come una P. Non esiste nessuna evidenza certa che Costantino abbia mai usato questo segno al posto del più conosciuto 'Chi-Rho' descritto da Eusebio.

Eusebio riporta due versioni dell'accaduto. La prima, contenuta nella Storia ecclesiastica, afferma esplicitamente che il dio cristiano abbia aiutato Costantino, ma non menziona nessuna visione.

Nella Vita di Costantino, Eusebio dà invece una dettagliata descrizione della visione affermando di averla ricevuta dall'imperatore stesso; secondo questa versione, Costantino stava marciando col suo esercito quando, alzando lo sguardo verso il sole, vide una croce di luce e sotto di essa la frase greca "Εν Τουτω Νικα" ("Con questo vinci"), reso in latino come In hoc signo vinces, "Con questo segno vincerai".

Dapprima insicuro del significato della visione, Costantino ebbe nella notte un sogno nel quale Cristo gli spiegò di usare il segno della croce contro i suoi nemici. Eusebio continua descrivendo il labarum, lo stendardo usato da Costantino nella sua ultima guerra contro Licinio, recante il segno 'Chi-Rho'.

Stanze_Vaticane, dipinto di Raffaello : Apparizione_della_croce

Un magnifico Castello Napoletano CASTEL SANT’ELMOCastel Sant’Elmo è un castello medievale che domina la collina del Vome...
11/10/2024

Un magnifico Castello Napoletano

CASTEL SANT’ELMO

Castel Sant’Elmo è un castello medievale che domina la collina del Vomero. Anticamente era chiamato Patricium e sorge dove c’era una chiesa dedicata a Sant’Eframo, da cui Eramo, Ermo e poi Elmo, costruita nel X secolo.

Durante la Rivoluzione Napoletana del 1799 fu conquistato dal popolo e poi occupato dai repubblicani e caduta la Repubblica, divenne la prigione dei più importanti protagonisti della rivoluzione: Giustino Fortunato, Domenico Cirillo, Francesco Pignatelli di Strongoli, Giovanni Bausan e Luisa Sanfelice.

Oggi è invece un museo.

Una storica battaglia.BATTAGLIA DI POITIERS DEL 732Nel cuore dell’Europa dell’VIII secolo, infatti, i musulmani iniziaro...
10/10/2024

Una storica battaglia.

BATTAGLIA DI POITIERS DEL 732

Nel cuore dell’Europa dell’VIII secolo, infatti, i musulmani iniziarono a diventare una presenza importante nel continente, frutto di una campagna di conquista iniziata sul finire del secolo precedente.

La presenza musulmana in terra iberica si strutturava sulla forma di una specie di governatorato alle dipendenze formali della dinastia omayyade, al cui vertice vi era appunto un wali che godeva di una sostanziale libertà amministrativa e d’azione.

Il pretesto per la battaglia, che in realtà già covava nelle ambizioni di entrambi gli schieramenti, fu dato dalla sconfitta di Oddone d’Aquitania nella battaglia della Garonna, subita per mano dei musulmani guidati da Ab al-Rahman e questi si preparavano ad avanzare a nord, verso la basilica di S. Martino di Tours per farne razzia.

Oddone anche se non andava per nulla d'accordo con Carlo Martello, ( potente maggiordomo del popolo Franco di Austrasia) fu allora costretto a chiedere il suo intervento questi si presentò con un composito esercito, essenzialmente composto da Franchi e da gruppi germanici.

Dopo che gli eserciti si furono fronteggiati, addirittura per una settimana, cominciò la vera e propria mischia, dall'alba al tramonto: i musulmani si lanciarono all'attacco per primi facendo partire le cavallerie dei Berberi che investirono i fanti cristiani con una vera e propria pioggia di giavellotti, concentrando ripetuti assalti nelle zone del fronte avversario dove credevano possibile l'apertura di un varco.

La linea di condotta di Carlo Martello fu quella di non cadere nella trappola della tattica musulmana dell'al-qarr wa al-farr: cioè dell'attacco seguito da una programmata ritirata, mirante ad illudere l'avversario dell'imminenza di una facile vittoria e di un ancor più facile bottino, per poi portare un improvviso e inatteso nuovo attacco.

La tattica di Carlo Martello fu efficacissima, infatti forte anche della scarsa velocità delle sue cavalcature europee che s'accompagnava però a una loro maggior solidità, a fronte dell'agilità della cavalcature arabo-berbere, ma d'una loro scarsa resistenza e d'una minor mole.

L'espediente del diversivo sul campo musulmano fu decisivo per far retrocedere parte della cavalleria nemica all'inseguimento di quella aquitana lasciando così senz'alcuna copertura gli arcieri nemici che vennero letteralmente massacrati dalla fanteria franca.

Quando gran parte della cavalleria dei musulmani era ormai persa contro gli scudi, ma soprattutto contro le picche dei fanti cristiani, Carlo Martello diede un segnale che fece sbucare, dal bosco in cui era nascosta, la cavalleria di Ottone che caricò il fianco destro dei musulmani travolgendolo e mettendolo in fuga.

Dallo scontro si passò quindi alla carneficina, che durò fino al tramonto quando anche ʿAbd al-Raḥmān venne ucciso da un colpo d'ascia, infertogli forse dallo stesso Carlo Martello.

Quando si sparse questa notizia gli Arabo-Berberi sopravvissuti scapparono rapidamente, lasciando sul terreno feriti e tende, ma soprattutto il bottino conquistato durante tutte le razzie in Aquitania.

Nonostante la limitatezza degli eventi, fu evidente la portata del successo di Carlo Martello e della misura della sconfitta araba, tanto che nella tradizione araba tale evento è tutt’ora ricordato come balāt al-shuhadā, ovvero il “lastricato di morti”.

Negli ambienti cristiani della Pen*sola iberica, già in buona parte occupata da Berberi e Saraceni, la battaglia fu percepita come un evento carico di un forte significato simbolico, per il quale l'Occidente cristiano ritenne di aver fermato l'espansione araba.

Proprio nel descrivere questa battaglia, pochi anni dopo, il monaco lusitano Isidoro Pacensis nelle sue Cronache, usa per la prima volta l'aggettivo «europei» per attribuire un'identità collettiva ai guerrieri che, per la prima volta, avevano fermato gli invasori musulmani.

fonte : https://www.classicult.it/la-battaglia-di-poitiers-del-732-tra-leggenda-e-realta/

La Casata Reale della Principessa SissiWITTELSBACHIl casato dei Wittelsbach è una dinastia originaria della Baviera, che...
10/10/2024

La Casata Reale della Principessa Sissi

WITTELSBACH

Il casato dei Wittelsbach è una dinastia originaria della Baviera, che è assurta al rango di famiglia reale europea; è considerata la più antica dinastia tedesca tuttora esistente ed una delle più antiche d'Europa.

I ruoli principali che i Wittelsbach assunsero furono: duchi, poi elettori e quindi re di Baviera (1180–1918), conti e principi elettori palatini del Reno (1214–1803), margravi di Brandeburgo (1323–1373), conti d'Olanda, Hainaut e Zelanda (1345–1432), arcivescovi elettori di Colonia (1583–1761), duchi di Jülich e Berg (1614–1794/1806), re di Svezia (1441-1448 e 1654–1720) e un membro fu anche re di Grecia (1832–1862).

La famiglia annovera inoltre due imperatori del Sacro Romano Impero (1328/1742), un re dei Romani (1400), due anti-re di Boemia (1619/1742), un re d'Ungheria (1305) e un re di Danimarca e Norvegia (1440).

STORIA DI UN REGICIDIOIl 10 ottobre del 1898  S.A.I. Elisabetta di Baviera, meglio conosciuta come la Principessa Sissi,...
10/10/2024

STORIA DI UN REGICIDIO
Il 10 ottobre del 1898 S.A.I. Elisabetta di Baviera, meglio conosciuta come la Principessa Sissi, viene assassinata a Ginevra da mani vigliacche e assassine ( e non mi importa se fu un Italiano.. )
ELISABETTA DI BAVIERA
Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach (in tedesco Elisabeth Amalie Eugenie, Herzogin in Bayern; Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898), fu imperatrice d'Austria, regina apostolica d'Ungheria, regina di Boemia e di Croazia, come consorte di Francesco Giuseppe d'Austria.
Cresciuta relativamente libera da vincoli sociali e di comportamento normalmente imposti alla nobiltà mitteleuropea del XIX secolo, e generalmente insofferente alla disciplina di corte a Vienna nonché alle politiche imperiali e alle condizioni di vita dei popoli sottoposti alle autorità dell'impero austro-ungarico, ciononostante rimase un simbolo della monarchia asburgica e per tale ragione il 10 settembre 1898 fu uccisa a Ginevra, in Svizzera, dall'anarchico italiano Luigi Lucheni.

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