22/05/2026
Il non viaggio l’antiviaggiatore !
(il viaggio consumo – il consumo del viaggio)
Oggi il viaggio sembra diventato uno spostamento di masse. Una specie di transumanza moderna che porta migliaia di persone da un punto all'altro del pianeta. Non per conoscere davvero, ma spesso solo per poter dire: "Ci sono stato" dove ? “Bo non ricordo il nome del luogo ma era fighissimo, so che cera un lago e sulla riva di un paesino la villa di George”
Passano, consumano e ripartono. E troppo spesso, dietro di loro, resta poco o nulla: né comprensione del luogo visitato, né rispetto per ciò che quel luogo rappresenta.
Fa male vedere come anche molte città abbiano ceduto la propria anima per qualche soldo in più. Tradizioni e consuetudini vengono accantonate, la cultura si trasforma in intrattenimento, la gastronomia in spettacolo e il cibo riconoscibile e banale, da trangugiare magari camminando prima ancora che da gustare.
Tutto deve essere "instagrammabile".
Non importa cosa rappresenti un luogo, ma come appare in una fotografia anzi, in un selfie, e l’Io da esibire, non deve mancare mai.
I territori, invece di valorizzare le proprie radici e la propria identità, finiscono per rincorrere modelli sempre uguali. Cambiano il panorama, la lingua e le architetture, ma il contenuto resta lo stesso.
Luoghi diversi che diventano incredibilmente simili.
Anche l'ospitalità sembra aver smarrito parte della sua essenza.
Ristoranti e alberghi si affidano sempre più spesso a personale privo di una vera formazione professionale. Non per colpa loro, ma perché si è perso il valore della trasmissione del mestiere, della cultura del servizio, dell'orgoglio di accogliere.
Si serve un tavolo, ma non si accoglie un ospite.
Si svolge una mansione, ma non si esercita una professione.
E così anni, decenni, a volte secoli di cultura dell'ospitalità e dell'arte alberghiera rischiano di essere dispersi, sostituiti da procedure standardizzate e da un servizio sempre più impersonale.
Forse il problema non è che si viaggia troppo.
Il problema è che la maggior parte della gente non viaggia per conoscere, ma per consumare.
Non conta il viaggio, non conta la meta, conta l’apparire in luoghi “esotici”, un selfie e via si riparte.
Silvano Lodi