Lungo la sponda orientale del Lago di Como, da Lecco a Colico, si sviluppò, a partire dal XIX secolo, un’intensa attività industriale legata alla produzione della seta. In molti paesi sorsero dunque filande e filatoi, per lo più azionati grazie all’energia idraulica dei vari torrenti che scendevano verso il lago. Di queste fabbriche, ora per lo più scomparse o adattate ad altri usi, una si è conse
rvata così com’era a metà Ottocento ed è ancora accessibile ai visitatori; infatti, restaurata e arricchita con materiali coevi di filatoi ora scomparsi, è diventata, dal 1998, il Civico Museo Setificio Monti ad Abbadia Lariana
Il complesso venne edificato da Pietro Monti, appartenente a una famiglia di setaioli proveniente dalla Bassa, a partire dal 1818, quando il governo austriaco, con la Restaurazione successiva alla caduta di Napoleone, rilanciò le attività produttive dell’allora lombardo-veneto. La struttura consiste di due edifici, un filatoio-incannatoio del 1818 e una filanda, edificata nel 1869. Quest’ultima, dopo la cessazione dell’attività di produzione serica, fu convertita in fonderia e privata dei macchinari originali; per questo motivo, quando il Comune rilevò gli stabili, decise di destinarla a Scuola Media. Il filatoio, invece, possedeva ancora tre torcitoi rettangolari a rocchelle, del 1869, e i resti di un grande torcitoio circolare, risalente al 1818. Si decise quindi di intraprendere una impegnativa opera di archeologia industriale per recuperare almeno questa unità produttiva. Dopo diversi anni di intenso lavoro da parte non soltanto di alcuni esperti, ma anche di molti volontari, l’originario torcitoio del 1818 venne integralmente recuperato e restaurato in tutti i suoi 11 metri di altezza e 5 di diametro. Oggi la macchina è ancora funzionante, carica dei suoi circa mille rocchetti; ai visitatori è consentito vederla in azione da vicino per due dei quattro piani del suo sviluppo verticale. Nelle altre sale espositive sono messe in mostra attrezzature e oggetti relativi alle lavorazioni seriche di un tempo. È inoltre presente una piccola collezione etnografica, composta da diversi oggetti che costituiscono una preziosa testimonianza della vita contadina del XIX secolo. La visita è ulteriormente arricchita dalla possibilità di visionare una delle due grandi ruote idrauliche che azionavano i macchinari sfruttando la corrente della cosiddetta Roggia dei Mulini,una derivazione del torrente Zerbo. Ancora conservate sul retro dell’edificio, per il momento soltanto la più grande delle due ruote, in ferro e ghisa, è stata restaurata. Il Civico Museo Setificio Monti costituisce in Italia l’unico esempio di recupero integrale di un filatoio ottocentesco in cui l’involucro esterno, gli spazi interni e i macchinari sono stati riportati alla dimensione e alle funzioni originali, consentendo al visitatore di rivivere la storia e la tecnica dell’industria serica lombarda.