Inizia qualche decennio fa l'avventura che porterà alla realizzazione del Museo Etnografico del "C'era una volta". Bartolomeo, sobborgo del comune di Alessandria, dove la scuola elementare è viva e si interessa di ciò che circonda alunni e famiglie. Il terreno alluvionale della zona fa emergere dalle segrete viscere le vestigia di un passato marino, che coinvolge e affascina: gli alunni osservano
e scoprono; tutto ciò sarà la base di lancio dell'attuale percorso "C'era l'era". Il mondo della casa, delle tradizioni conservate dai nonni, degli utensili usati, riparati, riposti e mai buttati entra, poi, nelle aule, che si arricchiscono di migliaia e migliaia di manufatti: sta nascendo il "C'era una volta". Le aule anguste dell'edificio scolastico diventano meta di numerosissime visite didattiche e nel 1999 gli innumerevoli oggetti vanno ad occupare la Gambarina, per secoli caserma e scuderia. L'antica costruzione, ristrutturata dopo l'alluvione del 1994, conserva la severità propria degli ambienti militari e il cannone d'epoca napoleonica è un richiamo forte a quel periodo storico e al coinvolgimento politico e sociale che la città e tutto il territorio ebbero. Lo spazio allungato, suddiviso da pilastri ottagonali, che reggono le volte a crociera, ben si presta all'allestimento del nuovo Museo cittadino. Esso ha, come finalità primaria, la valorizzazione della cultura materiale attraverso la conservazione degli oggetti di uso quotidiano e domestico, di cui dispone come testimoni di una realtà ormai scomparsa. I vestiari, gli arredi, le suppellettili, i giocattoli, l'attrezzatura scolastica, le fotografie, gli strumenti artigianali e agricoli comprovano il tipo di vita che si svolgeva presso il popolo nel periodo intercorso tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900. Nella materia di cui sono fatti, nella forma, nell'utilizzo c'è un pezzo di storia delle persone che li hanno posseduti, delle famiglie che se ne sono servite e, quando l'avanzare del nuovo, della modernità, li ha resi superati e inservibili, quegli oggetti non sono stati buttati, ma riposti con affetto in cantina o in solaio, pronti a rivivere negli ambienti del Museo. Qua essi sono attentamente catalogati; ciò che può deteriorarsi, come stoffe, pizzi, velluti, porcellane, è oggetto di particolare attenzione; di tutto il patrimonio avviene una periodica manutenzione.