19/05/2026
Dopo Caporetto, l'Italia scavò una città intera dentro una montagna.
Novembre 1917. Il fronte italiano era appena collassato nel peggiore disastro militare della sua storia. Trecentomila soldati prigionieri, quattrocentomila in rotta. Il Monte Grappa era l'ultima linea.
Il colonnello del Genio Nicola Gavotti ricevette un ordine semplice e impossibile: rendere la montagna inviolabile. La risposta fu scavare dentro di essa.
Comincia così la storia della Galleria Vittorio Emanuele III — un sistema sotterraneo che nei mesi successivi avrebbe cambiato le sorti della guerra sul fronte italiano.
Il progetto era brutale nella sua ambizione: circa 5 chilometri di gallerie ricavate nella roccia viva di Cima Grappa, a 1.776 metri di quota, con 24 perforatrici meccaniche che lavoravano giorno e notte. Quarantamila metri cubi di roccia asportati.
Aspetta. Non era solo un rifugio.
Era un'intera città militare: comandi, depositi munizioni, infermerie, ricoveri per la truppa. Postazioni per 72 cannoni in caverna e 70 mitragliatrici, posizionate per ba***re entrambi i versanti della montagna simultaneamente. Uscite offensive mimetizzate nelle pendici — corridoi pensati per far uscire reparti d'assalto alle spalle del nemico senza essere visti.
Capacità totale: 15.000 uomini. Dentro la roccia. Al sicuro dai bombardamenti, riforniti, pronti a comba***re.
E qui arriva il bello. Tutto questo fu costruito in 10 mesi, mentre fuori le linee tenevano per miracolo.
Nel giugno 1918, durante la Battaglia del Solstizio, la galleria assorbì l'urto dell'offensiva austro-ungarica: le batterie in caverna continuarono a sparare anche sotto i bombardamenti più pesanti, protette da decine di metri di calcare. Le riserve potevano muoversi verso le trincee senza esposizione. I contrattacchi partivano dagli sbocchi nascosti, improvvisi.
Il 24 ottobre 1918 — esatto anniversario di Caporetto — l'Italia passò all'offensiva. La galleria era ancora lì, intatta, funzionante.
Quasi tutti i forti italiani della Grande Guerra rimasero opere teoriche, mai davvero presidiate sotto fuoco reale. La Galleria Vittorio Emanuele III no. Fu costruita mentre il disastro era ancora in corso. Fu usata quando contava.
Sotto il Sacrario Militare di Cima Grappa, oggi, ci sono ancora 5 chilometri di buio che nessuno vede.
In breve:
Dopo Caporetto (novembre 1917), i genieri italiani scavarono sotto il Monte Grappa 5 km di gallerie in 10 mesi.
La struttura poteva ospitare 15.000 soldati con 72 cannoni e 70 mitragliatrici in caverna — un'intera città militare sotterranea.
A differenza di quasi tutti gli altri forti italiani della Grande Guerra, questa galleria fu realmente usata e presidiata durante le offensive austriache del 1918.