19/06/2026
𝗕𝗼𝗹𝗹𝗶𝗰𝗶𝗻𝗲🫧
Se guardiamo da vicino un frammento di vetro medievale recuperato da uno scavo archeologico – come quelli che raccontano la vita quotidiana all'interno dei nostri castelli – la prima cosa che salta all'occhio non è quasi mai la trasparenza perfetta, ma una costellazione di minuscole bolle di gas intrappolate nella sua superficie.
Oggi potremmo considerare questo dettaglio come un difetto, ma nel Medioevo era la firma autentica del lavoro in fornace. A cosa erano dovute queste "bollicine"?
Gli artigiani vetrai preparavano la cosiddetta miscela vetrificabile unendo la silice (sotto forma di sabbia o ciottoli di quarzo frantumati) a un fondente (solitamente ceneri vegetali ricche di potassio o sodio). Questo composto veniva inserito nei crogioli all'interno di grandi forni alimentati a legna, dove le temperature dovevano superare i 1000 °C per permettere ai componenti di fondersi e trasformarsi in una massa liquida e modellabile.
Le bolle di gas che osserviamo oggi nei reperti sono il risultato di un imperfetto processo di fusione della miscela. Durante la reazione chimica tra i vari ingredienti ad altissime temperature, si sprigionavano grandi quantità di gas liberati dalla decomposizione dei carbonati e solfati presenti nelle materie prime.
In una fusione ideale (e con le tecnologie industriali moderne), il calore prolungato e costante permette ai gas di risalire in superficie e disperdersi completamente nell'aria. Nelle fornaci medievali, tuttavia, controllare perfettamente la costanza del calore non era affatto semplice: la temperatura poteva subire oscillazioni o il tempo di fusione poteva non essere sufficiente. Di conseguenza, solo una parte dei gas riusciva a liberarsi, mentre una gran quantità di bolle rimaneva inesorabilmente imprigionata man mano che la massa vitrea si raffreddava e la sua viscosità aumentava.
Proprio la presenza quasi sistematica di queste inclusioni gassose – spesso accompagnata da impurità o dalle caratteristiche striature lasciate dalla soffiatura – è uno degli indizi che permette agli archeologi di comprendere la qualità tecnologica delle officine dell'epoca, distinguendo le produzioni più grezze e comuni da quelle più raffinate, insieme ad altri parametri come la composizione chimica, lo spessore delle pareti e il colore del vetro.
La prossima volta che ammirate un bicchiere o una bottiglia nelle nostre vetrine, avvicinatevi bene: quelle piccole bolle vi stanno mostrando il respiro stesso di una fornace di secoli fa!