Museo Civico di Barletta

Museo Civico di Barletta ORARIO Invernale -
Orario: martedì-domenica ore 09.00 -19.00 (chiusura biglietteria 18,15);
Biglietto intero: € 6,00
Biglietto ridotto: € 3,00

MOSTRA "RESTITUZIONI 2025"Roma, Palazzo delle Esposizioni, dal 28 ottobre al 18 gennaio 2026Dodici opere del Museo Civic...
15/10/2025

MOSTRA "RESTITUZIONI 2025"
Roma, Palazzo delle Esposizioni, dal 28 ottobre al 18 gennaio 2026

Dodici opere del Museo Civico di Barletta saranno esposte dal 28 ottobre 2025 all'interno della mostra "Restituzioni 2025", prestigioso progetto promosso da Banca Intesa Sanpaolo e giunto quest'anno alla ventesima edizione. Gli undici disegni e la stampa selezionate dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio BAT e Foggia, di concerto con i responsabili del Museo Civico di Barletta, sono stati oggetto di un accurato intervento di restauro condotto dalla ditta Omphalos Restauri srl di Leonardo Marrone, sotto l'alta vigilanza dei funzionari della Soprintendenza competente (Gaia Caula, Maria Concetta Di Micco, Antonella Pisano, Diana Venturini, coordinate da Anita Guarnieri). Accurate schede, redatte dagli storici dell'arte Maria Caterina Agresti e Ruggiero Doronzo, illustrano le opere all'interno del prestigioso catalogo e della guida alla mostra pubblicati dalla casa editrice Allemandi.
L'inaugurazione è prevista lunedì 27 ottobre alle ore 18,30.

https://restituzioni.com/senza-categoria/restituzioni-2025/

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟔𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎Lontano dalla sua città, Caroselli trova a Barletta l’ispirazione per il suo ...
10/09/2025

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟔
𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎

Lontano dalla sua città, Caroselli trova a Barletta l’ispirazione per il suo nuovo capolavoro.

𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐨𝐬𝐞𝐥𝐥𝐢 (1847-1939) nasce a Genazzano (Roma). Sin da fanciullo manifesta una forte predisposizione per il disegno, ereditata sicuramente dal padre Nicola. Frequenta per un anno a Roma la scuola d’arte nell’ospizio di S. Michele, sotto la guida del maestro Francesco Giangiacomo. Prosegue gli studi all’Accademia di S. Luca dove si distingue vincendo due concorsi banditi da questa, il primo, il “Pio Clementino” nel 1869 e il secondo, il “Balestra”, tre anni dopo.

Quando 𝐆𝐚𝐫𝐢𝐛𝐚𝐥𝐝𝐢 bussa alla porta della gioventù italiana per esortarla a combattere contro l’Austria nel 1866, Caroselli risponde e abbandona l’Accademia. Attraversa i sentieri della Sabina, sfuggendo ai gendarmi pontifici, fino a raggiungere Rieti, dove si unisce alle camicie rosse. Da lì viene spedito a 𝐁𝐚𝐫𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚, uno dei principali centri di raccolta dei volontari del Mezzogiorno.

Inaspettatamente, la sua permanenza a Barletta si rivela d’ispirazione. È qui che Caroselli abbozza, durante le poche ore di libertà, i disegni e gli acquarelli tratti dal vero utili per la realizzazione del dipinto “La Disfida di Barletta”. Presto però arriva l’ordine di partire di nuovo per il fronte e partecipa alla battaglia di Bezzecca. La grande tela (188x76 cm) è stata realizzata nel 1881 per l’aula consiliare del Municipio di 𝐆𝐞𝐧𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐨, città da cui proviene il cavaliere 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐚𝐥𝐨𝐧𝐞, citato nel post di ieri dedicato al sipario di Andrea Markò a Seravezza.

La dedizione di Caroselli nei confronti della nazione è molto sentita, a tal punto da guadagnarsi il soprannome “patria” tra i suoi compagni. A conclusione della campagna militare di Garibaldi (al termine della quale avrebbe pronunciato il famoso “Obbedisco”), l’artista torna a Roma, dove viene arrestato ma rilasciato dopo un mese in quanto considerato dal governo pontificio come un “ragazzaccio”. Da questo momento in poi si dedicherà ancor di più all’arte.

Con questo contributo termina la serie dedicata alla "Disfida tra i sipari".

𝕾𝖊𝖌𝖚𝖎𝖙𝖊𝖈𝖎 𝖕𝖊𝖗 𝖓𝖚𝖔𝖛𝖎 𝖆𝖕𝖕𝖆𝖘𝖘𝖎𝖔𝖓𝖆𝖓𝖙𝖎 𝖛𝖎𝖆𝖌𝖌𝖎 𝖓𝖊𝖑𝖑'𝖆𝖗𝖙𝖊 𝖊 𝖓𝖊𝖑𝖑𝖆 𝖘𝖙𝖔𝖗𝖎𝖆.

Cesare Caroselli (1847-1939). Studiò all’accademia di San Luca dove nel 1869 vinse il “Concorso Clementino” e nel 1870 il concorso “Balestra”, entrambi i quadri sono esposti nella Pinacoteca dell’accademia. Affrescò varie chiese: San Giovanniin Laterano, Santa Maria in Traspontina, San...

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟓𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎Il sipario di Markò per Seravezza non cala…ma solleva domande. 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐤𝐨̀ ...
09/09/2025

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟓
𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎

Il sipario di Markò per Seravezza non cala…ma solleva domande.

𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐤𝐨̀ (Vienna, 1826 - Firenze, 1890) è cresciuto artisticamente presso la scuola fondata dal padre Carlo, noto paesaggista. Il suo stile, influenzato dalla paesaggistica nordica, riflette un gusto internazionale che prende piede a Roma nei primi anni dell’Ottocento, grazie al contributo di pittori francesi, tedeschi e danesi. In quegli anni, dopo aver insegnato nelle accademie di
Milano e Urbino, insieme al fratello inizia ad insegnare nella scuola di paesaggio fondata dal padre a Firenze.

È negli anni Sessanta dell’Ottocento che Markò si lega a 𝐒𝐞𝐫𝐚𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚 (Lucca), periodo in cui comincia a ritrarre nelle sue tele i paesaggi della zona. Il rapporto instaurato con la città sembra però andare oltre la semplice ispirazione artistica.

Nel 1869 realizza per la comunità un’imponente 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨
(430x520 cm) per il teatro cittadino raffigurante la Disfida.
In basso a destra del dipinto compare una scritta autografa di Markò: «And. Markò fece e donò al Popolo Seravezzese l’11 settembre 1869». Sopra questa dedica, in un momento successivo, è stata aggiunta erroneamente la data «11 settembre 1863».

La scena del duello è articolata in più momenti, i quali si possono distinguere grazie ai colori delle piume sugli elmi. Al centro della composizione campeggia Bracalone, in sella al suo cavallo
bianco, che ha disarcionato il cavaliere francese Claude Grajan d’Aste. A sinistra, più in ombra, troviamo Ettore Fieramosca che si prepara a sferrare il colpo decisivo contro La Motte. Ma perché
Markò decide di mettere in primo piano 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐚𝐥𝐨𝐧𝐞 al posto del celebre Fieramosca?

Un commento interessante sull’opera arriva da una lettera scritta da Antonio Digerini (Lucca, 1803-1889) per Antonio Ciseri (Ronco sopra Ascona, 1821 - Firenze, 1891), due artisti del XIX secolo: il primo parla del «sipario» per il teatro di Seravezza dicendo «Il Markò, senza fare né cartone, né studi di sorta alcuna per trattare questo soggetto [la disfida di Barletta], ha improntati con incredibile velocità un fiero scontro di combattenti a cavallo che mostrano immenso talento nel pittore. Evvi nel centro del quadro un vivacissimo cavallo arabo che è uno stupore a vederlo — è vivo vivo. Bellissimo è pure un disteso cavallo morto; e trovo commendevoli i gruppi degli azzuffati combattenti gettati da un pennello franchissimo, anzi alla fulminante. Dico alla fulminante perché so i pochissimi giorni che ci ha impiegati».

Come abbiamo visto nei precedenti episodi, il tema della Disfida è molto popolare nella pittura storica del Risorgimento. L’artista probabilmente ha voluto omaggiare 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐝’𝐀𝐳𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨, che soggiornò a Seravezza nell’estate del 1840. Un’ipotesi plausibile, sicuramente, ma forse non l’unica.
Nel 1869, Roma non è ancora italiana ed è ancora sotto il controllo del Papa, difeso dalla presenza militare della Francia di 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐈𝐈𝐈. In questo scenario, il dipinto potrebbe alludere alla tensione politica del tempo, alla resistenza nei confronti dell’occupazione straniera e al crescente desiderio di unità nazionale.

Osservando quest’opera quindi, più che risposte, emergono domande.
Perché Markò decide di mettere in primo piano Bracalone, invece che il celebre Fieramosca?
Perché proprio questo episodio come dono per Seravezza? Con questa scelta, ha voluto rendere omaggio a d’Azeglio, o si nasconde un significato più patriottico?

A voi la risposta.

𝕾𝖊𝖌𝖚𝖎𝖙𝖊𝖈𝖎 𝖆𝖓𝖈𝖔𝖗𝖆, 𝖓𝖚𝖔𝖛𝖊 𝖈𝖔𝖓𝖘𝖎𝖉𝖊𝖗𝖆𝖟𝖎𝖔𝖓𝖎 𝖘𝖚𝖑𝖑𝖆 𝕯𝖎𝖘𝖋𝖎𝖉𝖆 𝖊 𝖘𝖚𝖑 𝖘𝖚𝖔 𝖘𝖎𝖌𝖓𝖎𝖋𝖎𝖈𝖆𝖙𝖔 𝖕𝖗𝖔𝖘𝖘𝖎𝖒𝖆𝖒𝖊𝖓𝖙𝖊 𝖘𝖚 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖆 𝖕𝖆𝖌𝖎𝖓𝖆.

Se passate da Seravezza assolutamente non potete perdervi la mostra estiva di Palazzo Mediceo “Le vie del sole. La scuola di Staggia e il paesaggio in Toscana fra Barbizon e la macchia”…

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟒𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎Dietro il sipario della Disfida: il tributo di 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐏𝐨𝐧𝐭𝐢𝐜𝐞𝐥𝐥𝐢 (Napoli, 1...
08/09/2025

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟒
𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎

Dietro il sipario della Disfida: il tributo di 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐏𝐨𝐧𝐭𝐢𝐜𝐞𝐥𝐥𝐢 (Napoli, 1829-1880) per il teatro di Corato.
Giovanni Ponticelli è un artista napoletano del XIX secolo, studia all’Accademia di Belle Arti di Napoli dove segue l’indirizzo romantico del quadro di storia e di soggetto religioso. L’artista
partecipa a numerose mostre tra il 1855 e il 1877, proponendo opere di carattere religioso e storico.

Dopo l’Unità di Italia, i suoi dipinti acquisirono un carattere sempre più patriottico, con soggetti fortemente legati al Risorgimento.
Ponticelli realizza nel 1874 un sipario raffigurante la Disfida per il teatro comunale di Corato, inaugurato lo stesso anno. Grazie agli studi portati avanti da 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐌𝐚𝐠𝐧𝐢𝐧𝐢, studioso delle vicende storiche e membro dell’Archeoclub Padre Emilio D’Angelo di Corato, è stato possibile individuare un dettaglio finora trascurato: gli stemmi dei cavalieri presenti sul sipario.

Sul sipario sono rappresentati cinque stemmi: tre riconducibili ai cavalieri italiani e gli altri due ai cavalieri francesi. L’attribuzione è stata resa possibile grazie ad una serie di tavole ritraenti antiche raffigurazioni dei protagonisti della Disfida. Il fatto che ci siano solamente tre stemmi potrebbe suggerire l’intento da parte di Ponticelli di voler porre l’attenzione esclusivamente sui cavalieri di
origine campana: Ettore Fieramosca da Capua, Mariano Abignente da Sarno e Marco Collario da Napoli.
Anche la scelta cromatica dei sai indossata dai cavalieri, ocra per gli italiani e rosso per i francesi, rafforza questa ipotesi. Le fonti storiche menzionano i “grandi sai di panno cremisi e broccati
d’oro” dei francesi, ma non vi è nulla di specifico sull’abbigliamento degli italiani. Questo ci porta ad interpretare questo elemento come un omaggio alla città di Napoli, richiamando i suoi colori
araldici.

𝕬𝖓𝖈𝖍𝖊 𝖕𝖊𝖗 𝖓𝖔𝖎 𝖊̀ 𝖎𝖑 𝖒𝖔𝖒𝖊𝖓𝖙𝖔 𝖉𝖎 𝖈𝖍𝖎𝖚𝖉𝖊𝖗𝖊 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖔 𝖘𝖎𝖕𝖆𝖗𝖎𝖔 𝖕𝖊𝖗 𝖆𝖕𝖗𝖎𝖗𝖓𝖊 𝖕𝖗𝖊𝖘𝖙𝖔 𝖚𝖓 𝖆𝖑𝖙𝖗𝖔.

Continuate a seguirci.

Un altro importante particolare emerge dal sipario della Disfida di Barletta del teatro comunale di Corato, in seguito alle accurate indagini che Giuseppe Magni

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟑𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎 𝟏𝟑 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟓𝟎𝟑: tredici cavalieri italiani sfidano i tredici cavalieri fra...
07/09/2025

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟑
𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎

𝟏𝟑 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟓𝟎𝟑: tredici cavalieri italiani sfidano i tredici cavalieri francesi a Barletta. Tre secoli dopo Giovanni Battista Calò la immortala su un sipario trasformandola in un simbolo.

𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚̀ 𝐂𝐚𝐥𝐨̀ (Barletta 1832-1895) si forma all’Istituto di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Giuseppe Mancinelli, ma la sua salute precaria lo costringe a tornare nella sua città d’origine. Qui comincia ad insegnare disegno presso la Scuola tecnica locale e diventa il primo maestro Giuseppe De Nittis: tra i due artisti nasce un’amicizia profonda e duratura. Attorno a Calò si formano altri giovani pittori barlettani e di città vicine.

Nonostante il ritorno in provincia, non smette mai di confrontarsi con la scena pittorica nazionale. Partecipa attivamente a importanti esposizioni, fra cui l’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861, quella di Milano del 1872 e del 1874. Nel 𝟏𝟖𝟕𝟓 presenta a Firenze il bozzetto per il sipario del Teatro “Curci” di Barletta, raffigurante, appunto, la Disfida.

L’artista si dedica all’esecuzione del sipario nel 𝟏𝟖𝟕𝟐, periodo in cui nella pittura storica riemergono temi, personaggi del Medioevo italiano, utili alla costruzione del concetto di “patria”. La Disfida di conseguenza viene così idealizzata, glorificata e caricata di 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐨𝐭𝐭𝐢𝐜𝐢, diventando un simbolo di identità nazionale. Il sipario di Calò si inserisce pienamente in questo filone, ispirandosi ad un modello iconografico che affonda le sue radici nel testo letterario di 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐝’𝐀𝐳𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨, il quale nel 1828 realizza un dipinto sulla Disfida diventato poi punto di riferimento fondamentale per tutte le successive rappresentazioni del tema.

I cavalieri di d’Azeglio partono all’assalto non solo del nemico, ma con l’intento di incarnare i primi fremiti di una contestazione più profonda, che sembra anticipare la futura lotta per l’emancipazione e l’indipendenza della nazione. L’obiettivo, come lo stesso d’Azeglio afferma, non è raccontare novelle, ma «𝑟𝑖𝑎𝑙𝑧𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑎 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎».

Oggi, 7 settembre, mentre ricordiamo la Disfida, il sipario di Calò non ci racconta solo una storia, ma ci parla di 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀.

𝔇𝔬𝔪𝔞𝔫𝔦 𝔲𝔫𝔞 𝔫𝔲𝔬𝔳𝔞 𝔭𝔲𝔫𝔱𝔞𝔱𝔞 𝔡𝔦 "𝔘𝔫𝔞 𝔇𝔦𝔰𝔣𝔦𝔡𝔞 𝔱𝔯𝔞 𝔦 𝔰𝔦𝔭𝔞𝔯𝔦".

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𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟐𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎Sapevate che, all’inizio, il sipario del Teatro Piccinni di Bari doveva raffi...
06/09/2025

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟐
𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎

Sapevate che, all’inizio, il sipario del Teatro Piccinni di Bari doveva raffigurare la Disfida di Barletta?

Facciamo un passo indietro. 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐝𝐞 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢, artista del XIX secolo originario di Terlizzi e già affermato sulla scena napoletana, ottiene l’incarico nel 1853 di dipingere il sipario dall’Intendente marchese Luigi Ajossa. L’artista propone come soggetto da rappresentare, appunto, la Disfida di Barletta. Il bozzetto ad olio, oggi conservato nella Pinacoteca “de Napoli” di Terlizzi, raffigura i tredici cavalieri italiani contro i tredici francesi.

Ma il progetto viene 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐚𝐭𝐨.

Il Decurionato respinge il progetto suggerendo come alternativa il Ritorno dei vincitori della Disfida di Barletta, tema già trattato dallo stesso d’Azeglio. Anche questa versione non convince. L’𝐚𝐫𝐭𝐞 può essere considerata come uno strumento di comunicazione di idee e pensieri politici, quindi la scelta del soggetto non è mai indifferente. Un tema così patriottico e popolare come quello della Disfida avrebbe potuto accendere gli animi del pubblico.

Così si decise di optare per il progetto proposto da 𝐏𝐞𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢: il Torneo di re Manfredi, ambientato a Bari, che valorizza la città e la sua storia locale. Pur mantenendo un tono patriottico, esso richiama un episodio di pace, che fa riferimento al valore del guerriero in una vivace rievocazione dei popolari spettacoli del medioevo.

𝓔 𝓿𝓸𝓲, 𝓺𝓾𝓪𝓵𝓮 𝓼𝓲𝓹𝓪𝓻𝓲𝓸 𝓪𝓿𝓻𝓮𝓼𝓽𝓮 𝓼𝓬𝓮𝓵𝓽𝓸? 𝓛𝓪 𝓓𝓲𝓼𝓯𝓲𝓭𝓪 𝓸 𝓲𝓵 𝓣𝓸𝓻𝓷𝓮𝓸?

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 – 𝟏𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎Cosa accade quando un 𝐬𝐢𝐩𝐚𝐫𝐢𝐨 smette di nascondere ed inizia a raccontare? A ...
05/09/2025

𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 – 𝟏
𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎

Cosa accade quando un 𝐬𝐢𝐩𝐚𝐫𝐢𝐨 smette di nascondere ed inizia a raccontare? A primo impatto risulta essere un semplice tendaggio che separa la platea dal palcoscenico: eppure nel XIX secolo esso diventa simbolo della città, della sua storia e della sua identità.
Proprio in questo periodo il teatro non viene più visto come solo un luogo di svago riservato all’aristocrazia, ma si trasforma in uno spazio frequentato dalla 𝐛𝐨𝐫𝐠𝐡𝐞𝐬𝐢𝐚, che comincia a vederlo come un luogo di autorappresentazione sociale. I temi trattati durante gli spettacoli riguardano, ad esempio, l’amore, il denaro, la politica, il potere… talvolta affrontati con toni ironici e satirici, in modo da far sorridere ma anche riflettere lo spettatore.

È come se la società si stesse guardando allo specchio: quello specchio, appunto, è il palcoscenico, che nel corso dell’Ottocento si popola di nuovi personaggi. Accanto agli eroi tragici o epici, troviamo personaggi della vita di tutti i giorni, gente “comune”, potremmo dire, come padri di famiglia, commercianti, impiegati, nei quali la borghesia può riconoscersi e rispecchiarsi. Le storie messe in scena non appartengono più solo ed esclusivamente all’élite, ma diventano un patrimonio condiviso. Di conseguenza quei momenti in cui il sipario è calato diventano occasione di osservazione e di riflessione, durante i quali lo spettatore continua a sentirsi coinvolto in un mondo che parla della sua città e della sua storia.

Ma torniamo al sipario. Dalla seconda metà del XIX secolo, oltre a svolgere la sua funzione primaria di separare la platea dal palcoscenico e di nascondere i cambi di scena e di personaggi, diventa una vera e propria opera d’arte. Sotto l’influenza della 𝐩𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚, esso diventa un grande dipinto senza cornice che rappresenta ispirato spesso a tematiche storiche. Questi soggetti non sono scelti a caso, ma rappresentano glorie della città e delle personalità ad essa collegati, fino a diventare in qualche caso oggetto di dibattito acceso tra le autorità cittadine, politici locali e intellettuali.

𝕯𝖔𝖒𝖆𝖓𝖎 𝖆𝖕𝖗𝖎𝖗𝖊𝖒𝖔 𝖎𝖑 𝖕𝖗𝖎𝖒𝖔 𝖘𝖎𝖕𝖆𝖗𝖎𝖔 𝖘𝖚𝖑𝖑𝖆 𝕯𝖎𝖘𝖋𝖎𝖉𝖆.

Seguiteci.

17/05/2025

SABATO 17 MAGGIO TORNA A BARLETTA LA NOTTE DEI MUSEI
Sabato 17 maggio, in occasione della “Notte Europea dei Musei 2025”, promossa dal Ministero della Cultura è prevista l’apertura straordinaria dalle ore 20.00 alle 23.00 del Museo Civico del Castello e della Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”, con biglietto di ingresso al prezzo simbolico di € 1,00.
All'interno del Castello sarà possibile visitare il Museo Civico con le sezioni Galleria Antica, Galleria dell'Otto e Novecento, Galleria Cafiero, Lapidarium. Sarà inoltre possibile visitare la mostra “Il Museo Civico di Barletta: un secolo di storie”: ottanta tra dipinti, disegni, libri e documenti conservati nel Museo Civico e nella Biblioteca Comunale “S. Loffredo” racconteranno le ‘storie’ di oltre cento anni di vita dell’Istituzione museale barlettana, a partire dai primi reperti archeologici donati alla fine dell’Ottocento da Francesco Saverio Vista, per arrivare alle più recenti acquisizioni, tra cui uno splendido paesaggio del famosissimo artista francese Camille Corot.
A Palazzo Della Marra, sede della Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”, insieme all'esposizione permanente sarà possibile visitare la mostra temporanea "Ricerca e tutela nella Pinacoteca De Nittis. Scoperte e prospettive", curata dall’Arch. Anita Guarnieri, con il contributo scientifico della Prof.ssa Christine Farese Sperken, realizzata grazie ad un proficuo rapporto di collaborazione tra la Soprintendenza BAT e Foggia e la Pinacoteca Giuseppe De Nittis di Barletta.
Il percorso espositivo di questa mostra affronta due importanti tematiche della sfavillante produzione artistica di Giuseppe De Nittis: la prima inerente le sue straordinarie vedute atmosferiche, visionarie, in cui tutto è reso sfumato, avvolto in una luce opalescente che cancella i contorni di uomini e cose e smaterializza le architetture.
La seconda invece è la tematica del Giapponismo ovvero quelle sue particolari opere che meglio manifestano la sua grande passione per l’arte giapponese, che l’artista ebbe modo di apprezzare per la prima volta visitando nel 1867 l’Esposizione Universale di Parigi.
Info: Palazzo Della Marra 0883 538372, Castello 0883 578621, Info-Point Turistico 0883 331331.

25/04/2025

80° anniversario della Liberazione d’Italia

La Biblioteca Comunale “Sabino Loffredo”, in collaborazione con il Museo Civico e l’Archivio della Resistenza e della Memoria di Barletta, ha accolto l’invito della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Puglia, che ha voluto creare sul territorio regionale una “rete” tra Archivi e Biblioteche disposti ad organizzare eventi relativi alla partecipazione popolare alla resistenza e alla Liberazione. A tal proposito ha realizzato una mostra biblio-documentaria dal titolo "Barletta: il racconto della Liberazione".

I visitatori, accolti da personale qualificato, saranno accompagnati in gruppi lungo il percorso espositivo della mostra presso la sede dell’Archivio della Resistenza e della Memoria, costituito da un ricco dotazione di reperti e documenti ed una selezione di volumi appartenenti al ricco patrimonio bibliografico-documentario in esso conservato. Le visite guidate, che si svolgeranno, oltre che nella giornata del 25 aprile, anche nelle giornate del 28, 29 e 30 aprile, dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle ore 17,00 alle 19,00, saranno accompagnate anche dall’illustrazione della storia relativa agli eventi che hanno visto la nostra città protagonista nella lotta per la liberazione dall’oppressione nazifascista.


















Indirizzo

Piazza Fratelli Cervi
Barletta
76121

Orario di apertura

Lunedi CHIUSO
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 19:00
Domenica 09:00 - 19:00

Telefono

+390883578621

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