09/09/2025
𝐔𝐍𝐀 𝐃𝐈𝐒𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐓𝐑𝐀 𝐈 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈 - 𝟓
𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑍𝑢𝑝𝑎
Il sipario di Markò per Seravezza non cala…ma solleva domande.
𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐤𝐨̀ (Vienna, 1826 - Firenze, 1890) è cresciuto artisticamente presso la scuola fondata dal padre Carlo, noto paesaggista. Il suo stile, influenzato dalla paesaggistica nordica, riflette un gusto internazionale che prende piede a Roma nei primi anni dell’Ottocento, grazie al contributo di pittori francesi, tedeschi e danesi. In quegli anni, dopo aver insegnato nelle accademie di
Milano e Urbino, insieme al fratello inizia ad insegnare nella scuola di paesaggio fondata dal padre a Firenze.
È negli anni Sessanta dell’Ottocento che Markò si lega a 𝐒𝐞𝐫𝐚𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚 (Lucca), periodo in cui comincia a ritrarre nelle sue tele i paesaggi della zona. Il rapporto instaurato con la città sembra però andare oltre la semplice ispirazione artistica.
Nel 1869 realizza per la comunità un’imponente 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨
(430x520 cm) per il teatro cittadino raffigurante la Disfida.
In basso a destra del dipinto compare una scritta autografa di Markò: «And. Markò fece e donò al Popolo Seravezzese l’11 settembre 1869». Sopra questa dedica, in un momento successivo, è stata aggiunta erroneamente la data «11 settembre 1863».
La scena del duello è articolata in più momenti, i quali si possono distinguere grazie ai colori delle piume sugli elmi. Al centro della composizione campeggia Bracalone, in sella al suo cavallo
bianco, che ha disarcionato il cavaliere francese Claude Grajan d’Aste. A sinistra, più in ombra, troviamo Ettore Fieramosca che si prepara a sferrare il colpo decisivo contro La Motte. Ma perché
Markò decide di mettere in primo piano 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐚𝐥𝐨𝐧𝐞 al posto del celebre Fieramosca?
Un commento interessante sull’opera arriva da una lettera scritta da Antonio Digerini (Lucca, 1803-1889) per Antonio Ciseri (Ronco sopra Ascona, 1821 - Firenze, 1891), due artisti del XIX secolo: il primo parla del «sipario» per il teatro di Seravezza dicendo «Il Markò, senza fare né cartone, né studi di sorta alcuna per trattare questo soggetto [la disfida di Barletta], ha improntati con incredibile velocità un fiero scontro di combattenti a cavallo che mostrano immenso talento nel pittore. Evvi nel centro del quadro un vivacissimo cavallo arabo che è uno stupore a vederlo — è vivo vivo. Bellissimo è pure un disteso cavallo morto; e trovo commendevoli i gruppi degli azzuffati combattenti gettati da un pennello franchissimo, anzi alla fulminante. Dico alla fulminante perché so i pochissimi giorni che ci ha impiegati».
Come abbiamo visto nei precedenti episodi, il tema della Disfida è molto popolare nella pittura storica del Risorgimento. L’artista probabilmente ha voluto omaggiare 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐝’𝐀𝐳𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨, che soggiornò a Seravezza nell’estate del 1840. Un’ipotesi plausibile, sicuramente, ma forse non l’unica.
Nel 1869, Roma non è ancora italiana ed è ancora sotto il controllo del Papa, difeso dalla presenza militare della Francia di 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐈𝐈𝐈. In questo scenario, il dipinto potrebbe alludere alla tensione politica del tempo, alla resistenza nei confronti dell’occupazione straniera e al crescente desiderio di unità nazionale.
Osservando quest’opera quindi, più che risposte, emergono domande.
Perché Markò decide di mettere in primo piano Bracalone, invece che il celebre Fieramosca?
Perché proprio questo episodio come dono per Seravezza? Con questa scelta, ha voluto rendere omaggio a d’Azeglio, o si nasconde un significato più patriottico?
A voi la risposta.
𝕾𝖊𝖌𝖚𝖎𝖙𝖊𝖈𝖎 𝖆𝖓𝖈𝖔𝖗𝖆, 𝖓𝖚𝖔𝖛𝖊 𝖈𝖔𝖓𝖘𝖎𝖉𝖊𝖗𝖆𝖟𝖎𝖔𝖓𝖎 𝖘𝖚𝖑𝖑𝖆 𝕯𝖎𝖘𝖋𝖎𝖉𝖆 𝖊 𝖘𝖚𝖑 𝖘𝖚𝖔 𝖘𝖎𝖌𝖓𝖎𝖋𝖎𝖈𝖆𝖙𝖔 𝖕𝖗𝖔𝖘𝖘𝖎𝖒𝖆𝖒𝖊𝖓𝖙𝖊 𝖘𝖚 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖆 𝖕𝖆𝖌𝖎𝖓𝖆.
Se passate da Seravezza assolutamente non potete perdervi la mostra estiva di Palazzo Mediceo “Le vie del sole. La scuola di Staggia e il paesaggio in Toscana fra Barbizon e la macchia”…