Archivio della Resistenza e della Memoria

Archivio della Resistenza e della Memoria Raccolta di documenti per la conoscenza, la difesa e la tutela della memoria, dei fatti e degli avven Responsabile, dal 2004, è il prof. Luigi Dicuonzo

ARM•BT | Archivio della Resistenza e della Memoria di Barletta

L’Amministrazione Comunale di Barletta, con D.G.C. n. 613 del 19.12.2000, istituì, nel VII settore comunale (Politiche Sociali), un Centro studi denominato Archivio della Resistenza e della Memoria ed il relativo Sevizio Civile per anziani, aprendolo al pubblico il 27 gennaio 2001. Affidato alla collaborazione tecnica del Forum delle

Associazioni per la cultura di Barletta, espressione della Sala della Comunità di Sant’Antonio, con D.G.C. n. 104 del 07 Maggio 2004, con compiti di diffusione della cultura della solidarietà e della pace tra i popoli, e ascritto, dal 2009, al primo settore, Beni e Servizi culturali è allocato nel Castello della città, luogo naturale di memoria (D.G.C. n.12 del 29 gennaio 2004), in uno, con il Palazzo delle Poste, di quegli episodi d’arme e di resistenza, civile e militare, del settembre 1943, per i quali sono state assegnate alla città:
• Medaglia d’Oro al Merito Civile (1998)
• Medaglia d’Oro al Valor Militare (2004)
• Medaglia di Bronzo alla Memoria di Addolorata Sardella
• Medaglia di Bronzo alla Memoria di Lucia Corposanto

Luogo Comunale di raccolta di documenti fondamentali per la conoscenza, la difesa e la tutela della memoria, dei fatti e degli avvenimenti territoriali degni di entrare nella storia locale, territoriale, nazionale e mondiale,
• Attua la programmazione di una ricerca scientifica dei fatti, degli avvenimenti e delle circostanze sociali che significativamente hanno concorso alla delineazione di una storia nazionale.
• Organizza attività didattiche, dirette alla conoscenza e all’acquisizione critica dei valori civili e sociali profondamente legati al senso storico di appartenenza ad una comunità e ad una civiltà, da sempre, fondate su rapporti interculturali, finalizzati alla concreta affermazione della pace.
• Svolge attività di consulenza per progetti scolastici e di tutor negli stage.
• Tutela i luoghi della memoria nel territorio della BAT, Sesta Provincia Pugliese Barletta Andria Trani, - Chiesetta del Crocifisso in via Andria, Caposaldo Cittiglio al fiume Ofanto sulla statale Adriatica, Bassorilievo dell’Eccidio dei Vigili urbani e dei Netturbini in Piazza Monumento, Sacrario dei Caduti slavi nel cimitero della città, a Barletta, l’ovile di Murgetta Rossi, nei pressi di Spinazzola, ove furono eliminati 22 nostri soldati in fuga verso casa - promuovendone la conoscenza, la difesa e la rivalutazione attraverso raduni annuali di commemorazione.
• Cura i rapporti con gli ultimi testimoni - superstiti della shoah, in qualità di loro fiduciario, in iniziative pubbliche e nelle comunità scolastiche, finalizzate a riflessioni sulla memoria.
• Divulga i risultati delle proprie attività di ricerca attraverso seminari di studi, convegni, congressi, pubblicazione annuale della collana editoriale QuadernInarchivio e della cartella ArtistInarchivio.
• Aderisce, dal 2019, a Paesaggi della Memoria. Rete dei musei e dei luoghi di memoria dell’antifascismo, della deportazione, della seconda guerra mondiale, della resistenza e della liberazione in Italia.

30/01/2026
30/01/2026
Murgetta Rossi 2024Quel rudere dell’ovile di Murgetta Rossi, su una curva della via provinciale da Spinazzola a Castel d...
05/02/2024

Murgetta Rossi 2024

Quel rudere dell’ovile di Murgetta Rossi, su una curva della via provinciale da Spinazzola a Castel del Monte per Ruvo, continua a sfidare intemperie climatiche, incurie culturali, abbandoni proprietari e alterni sussulti di interessi amministrativi, n**ionali, provinciali e comunali in difesa di beni agricoli, strutturali e architettonici che reclamano maggior rispetto e attenzione per la loro testimonianza storica, civile e sociale, della nostra terra. Nell’estate 1943, all’interno di quel muro possente che garantiva sicurezza ai nostri pastori della Murgia di Spinazzola con i loro numerosi greggi di pecore, si vissero giorni di ansie e di tristi previsioni di imminenti eventi di guerra, di morte e distruzioni. Con altri ovili della zona, finì per essere occupato da immediato insediamento di soldati del Terzo Reich, da tempo insospettiti di un possibile abbandono dell’alleanza militare da parte italiana. Dopo l’8 settembre, l’ovile di Murgetta Rossi divenne teatro della più ignobile violenza dell’uomo sull’uomo. Inferociti da velenosi rigurgiti di odio razziale, quegli uomini di truppe scelte, Paracadutisti dell’esercito della Germania, elaborarono velocemente la loro opinione di “follia di tutta l’Italia”, l’armistizio di Pietro Badoglio, vestendo rapidamente panni e natura degli utili idioti, servitori di Adolfo Hi**er.

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Signor Generale Comandante della Brigata “Pinerolo”,

Grazie dell’invito rivoltomi per ricordare l’Eccidio di Murgetta Rossi nell’ottantesimo anniversario di quel terribile Settembre 1943, nel quale la nostra gente di Puglia, sperimentò il vero volto di terrore, morte e distruzione, di una guerra nelle strade, nelle piazze, nelle case delle nostre città e nelle campagne dei nostri borghi agricoli, sulle colline della nostra terra.

Saluto con immenso piacere il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri, i funzionari e gli impiegati comunali di Spinazzola che, in continuità delle scelte operative dei loro predecessori, garantiscono, annualmente, un responsabile servizio di Memoria alla comunità della provincia Barletta Andria Trani, avviato insieme all’Archivio della Resistenza e della Memoria di Barletta, il 21 settembre 2004.

Saluto, nel contempo, tutte le autorità, civili, militari e religiose, presenti in questa commemorazione di Memoria.

Furono giorni di forti emozioni contrastanti, per tutti gli italiani, quelli che seguirono immediatamente alla dichiarazione dell’armistizio dell’8 settembre del Maresciallo Pietro Badoglio. L’esplosione della gioia esultante delle f***e acclamanti il discorso del Duce del 10 giugno 1940, dal balcone di Piazza Venezia in Roma, per l’ingresso dell’Italia in guerra, dopo tre lunghi anni di stenti e di miseria, si riaccese in tutte le piazze della n**ione, equivocando il portato diplomatico – politico – militare dell’armistizio in un sospirato e deluso annuncio di fine guerra. Il crollo immediato di una millantata e propagandata, salda e duratura amicizia solidale della Germania di Adolf Hi**er e dell’Italia di Benito Mussolini, finalizzata al comune progetto, responsabilmente condiviso, di n**i fascistizzare il mondo intero, colto nella terribile mutazione immediata dei soldati del Terzo Reich nella nostra terra, da forze alleate in aggressori, radicò l’atavica convinzione italiana di considerare i tedeschi nostri irrecuperabili nemici. Anche nelle nostre città, in particolare a Barletta, stando alla testimonianza del Colonnello Ferdinando Casa, “la popolazione cerca di manifestare il suo giubilo per l’armistizio; è il sentimento di un popolo laborioso, espansivo, tenace, patriottico che si pronuncia spontaneamente. La Chiesa di San Domenico si riempie di popolani e risuona tutta di canto e di fede e di gioia, il Te Deum di ringraziamento a Dio”.

L’attesa e la speranza che si vivevano in tutti gli ambienti in quei giorni decisivi per le sorti della n**ione, serpeggiavano anche tra i militari, come si legge nella lettera del fante Domenico Pandiscia, delle casermette funzionali della città, inviata a sua moglie Nardina, il 9 settembre 1943.

“Subito vengo a rispondere alla tua amata lettera con la data del 3 corr. mi affretto di più a scriverti che proprio in questi giorni che mi erano molti in pensiero e dolenti al destino, ci è pervenuta quella bella notizia dell’armistizio che non solo per noi due ma per tutti è una felicità ed una contentezza. Ora almeno speriamo che ci possiamo rivedere subito nelle nostre case. Però dobbiamo attendere altre nuove notizie perché noi non possiamo sapere come andranno a finire le cose”.

Purtroppo le cose per Pandiscia e, non solo per lui, finirono tragicamente. La mattina del 12 settembre, di guardia al Rifugio n. 1 di Piazza Conteduca, antistante la Ferrovia dello Stato, con altri tre suoi colleghi fu ucciso dai n**isti che saccheggiarono e distrussero la stazione della città. Furono vittime della prima aggressione dei Tedeschi che dilagarono nella nostra città. Poco più oltre, nella Piazza Monumento ai Caduti di tutte le guerre, prelevarono dalla loro sede un congruo numero di Vigili Urbani e due Netturbini. Li eliminarono immediatamente, falciandoli sul marciapiede laterale del Palazzo delle Regie Poste. Catturarono tutti i nostri soldati dalle loro caserme, li fecero affluire nei giardini del Castello, sede del Presidio Militare, al comando del Colonnello Francesco Grasso, e nel giro dello stesso giorno organizzarono la loro deportazione nei campi di concentramento del Terzo Reich. La città, occupata, rimase alla loro mercè sino al mattino del giorno 24.

Quegli aggressori, in gran numero, non piovvero dal cielo in quel torrido mattino del settembre 1943, né erano soldati che “venendo dal Sud e dalle vie interne della Lucania, transitavano, attraversando la nostra città, per proseguire su la Strada n**ionale Adriatica, in silenziosa ritirata senza alcuna provocazione, e se provocazioni vi furono qui tra noi, queste furono unicamente da parte nostra” come insinuava Monsignor Cav. Giuseppe D’Amato, Cappellano Militare, testimone e protagonista degli eventi di guerra nel settembre 1943 a Barletta, avviando una distorsione storica che perdura ai nostri giorni.

Grazie alla confortevole disponibilità dello storico militare tedesco, Gerhard Schreiber, e alla sua eccezionale serietà professionale di ricercatore, siamo in possesso di un’ampia documentazione di parte tedesca, reperita nell’Archivio Militare di Friburgo, che ci aiuta a chiarire situazioni, scelte strategiche ed accadimenti per una più corretta conoscenza della storia del settembre 1943 nella nostra terra.

Nella relazione militare a fine guerra del Colonnello Karl Lothar Schulz, comandante dei Paracadutisti n**isti di stanza a Cerignola, intitolata “La Difficile ritirata in Puglia (BW 57/176) si legge: “A fine agosto 1943 il nostro reggimento venne trasferito nell’Italia del sud a nord del Golfo di Taranto. I paracadutisti erano le uniche truppe tedesche in Puglia. Poiché i Tedeschi erano per una suddivisione dei compiti si iniziarono preparativi conseguenti per un posizionamento rapido sulla costa orientale ed una concentrazione del reggimento a nord e nord ovest di Taranto. Il nostro reggimento doveva essere posizionato il più vicino possibile al centro, insieme alle altre forze italiane in ritirata.

È estremamente intuibile che, insediare in terra di Puglia truppe leggere, rapide, efficienti di Paracadutisti, più che una strategia militare per aumentare le capacità di difesa degli italiani contro il prevedibile scontro con gli alleati anglo americani in arrivo sull’intera pen*sola dopo il loro sbarco in Sicilia, mirava a guardarsi da eventuali abbandoni di alleanza degli italiani che dovevano essere rapidamente puniti ed eliminati come traditori. Tanto che Schulz prosegue: “I fatti dell’8 settembre non sorpresero le truppe tedesche il cui morale era già pervaso da un grosso senso di sfiducia. Il mattino di quell’ 8 settembre, e grottescamente anche nel pomeriggio, si continuò a lavorare in trincea grazie al lavoro di civili sotto l’occhio vigile di soldati italiani. (…) l’8 settembre fu caratterizzato da rapporti, voci, comunicazioni, alle quali corrispondevano nuove voci. Una direttiva dall’alto non fu mai data. La situazione alla sera dell’8 settembre era ingarbugliata. Attraverso comunicazioni radio tedesche e straniere, il reggimento tedesco seppe che tutta l’Italia era andata fuori di testa”.

Follia collettiva degli italiani, la dichiarazione dell’armistizio, per i tedeschi, scelta disonorevole di tradimento che, in effetti, fu immediatamente punita con deportazioni dei nostri soldati, proditoriamente declassati a IMI, internati militari italiani, e finanche con criminali stragi di numerose popolazioni civili.

“Ancora nella notte, attraverso l’ufficiale addetto, arrivò l’ordine di mettere in marcia verso Barletta la II divisione, Poi improvvisamente, venne reso noto, all’interno dello stesso ordine, un cambiamento di programma e il battaglione ritornò sui suoi passi. Come più tardi si venne a sapere, i nostri pionieri in sosta a Bari erano stati vittime di una mancanza di chiarezza da parte italiana. Erano, infatti, stati caricati in treni pronti per loro ed inviati senza una meta certa verso il Nord, in quanto il comandante italiano non sapeva da chi doveva prendere ordini”.

Chiaro? I Tedeschi che dilagarono nella nostra terra immediatamente dopo l’8 settembre, accampati nei nostri boschi, nelle nostre campagne e negli snodi stradali più efficaci per le loro azioni rapide e distruttive, non piovvero improvvisamente dal cielo, avevano una loro efficiente organizzazione residenziale dislocata tra la Puglia e la Basilicata.

I centoventi soldati del gruppo di combattimento del Tenente Friederich Kurtz che la sera dell’11 furono eroicamente fermati, respinti, catturati e messi in fuga al caposaldo del Crocifisso in Via Andria alle porte di Barletta, venivano dai boschi di questa nostra Murgia come documenta il soldato Henjo Niehaus. Le sue memorie, sulla base di lettere inviate per posta militare, documenti vari e annotazioni personali, (BW 57/159 di Friburgo) che titola “Il mio servizio militare dal 1943 al 1945” ci informano sulle tappe del 1° reparto cacciatori paracadutato, a fine Agosto ’43, dalla Sicilia a Matera e sugli spostamenti sul nostro territorio.

Il giorno 8 settembre, Niehaus, annota: “Gira voce, che la guerra dovrebbe essere finita, incontriamo una quantità di gente. Alcuni ci abbracciano e gridano “la guerra è finita” e “Pace, pace". La guerra è davvero finita? Troppo bello, per essere vero. Non possiamo prendere parte a questa gioia, la nostra sfiducia è troppo grande. Più tardi si dirà che l’Italia ha capitolato. Da noi sorgono rabbia e furore e si sprecano molte brutte parole su questi “dannati italici”.

Sfiduciati i Tedeschi, soprattutto i soldati legati da forte cameratismo con i soldati italiani, che percepiscono come i loro comandanti, quell’armistizio unilaterale, sconcertante follia dell’intera Italia. Niehaus, traduce, rabbia e furore, in una spregevole riduzione di dignità degli italiani, identificandoli con il dispregiativo di “dannati italici”, che complicano irreparabilmente la sorte degli alleati in nemici.

“Cosa succederà adesso a noi in questa parte più meridionale della pen*sola? Knipschild va con un autista e me nelle vicinanze di Altamura. Lì si trova la compagnia di stato maggiore. Dobbiamo prendere ordini e vettovagliamento. Carichiamo il nostro materiale e ci spostiamo via Altamura, in zona Spinazzola. Pernottiamo in aperta campagna”.

Gli aggressori sono al sicuro nei nostri boschi, pronti per le incursioni nei nostri Accampati nei boschi di Spinazzola, sono pronti a compiere razzie di beni, distruzioni di case, uccisioni di quanti corrono l’avventura di incrociarli nel loro cammino.

Sabato 11 Settembre - La sentinella ci sveglia. Tutto è in silenzio. Il gruppo combattente Kurtz viene adesso formato, assimilando anche alcuni soldati dispersi di altre unità. La nostra forza ammonta a 120 uomini, con alcuni mezzi e tre cannoni semoventi. Dobbiamo disarmare i soldati della guarnigione di Barletta. Viaggiamo fino ad Andria e ci fermiamo in questo posto. Proviamo un sentimento di disagio. Qui i soldati tedeschi armati, là i civili.”

Il Presidio Militare di Barletta, non è la riduttiva “guarnigione” di soldati annotata da Nieahus, è un deposito misto del regio Esercito Egeo, di derrate alimentari, vestiario e di ogni altro bene per la sussistenza delle nostre truppe in zona di guerra. Ricco di 6.000 uomini in armi, è un programmato obiettivo di furiosi scontri a fuoco tra ex alleati, scopertisi improvvisamente nemici.

In quello che resta un rudere in decomposizione dell’operoso ovile di Murgetta Rossi, la storia della nostra Resistenza, si colora di crudeli, inspiegabili e gratuite violenze.

Murgetta ROSSI è il luogo – simbolo della gratuità della morte e dell’efferatezza umana che non potranno mai trovare alcuna giustificazione razionale. Non si trattò di azioni belliche. Non erano due gruppi di soldati nemici che si affrontarono per ideali e per la difesa di Patrie diverse…Erano 22 (Ventidue!) nostri soldati che cercavano la via del mare, dopo l’8 settembre di quel ’43, nella speranza che, in zone aride, collinari e deserte della loro Puglia, potessero incontrare fratelli disposti ad aiutarli. A gruppi ristretti di due a due, di tre a tre, tentavano di tornare alle loro case… In gruppo per sentirsi più sicuri. Ignoravano, quei giovani, che nella zona erano accampati i tedeschi e, incuranti delle avvisaglie da parte degli onesti contadini del luogo, chiedevano indicazioni sulla via più celere per poter arrivare al mare. Incontrarono la morte. Per giorni e notti, i loro corpi, straziati, nudi, senza elementi di possibili riconoscimenti della loro identità personale, i corpi di quei giovani uccisi a sera, con freddo stillicidio, così man mano che cadevano nella trappola dei n**isti, giacquero in quell’ovile della nostra Murgia, esposti alle intemperie e allo scempio di animali randagi.

È la preziosa Memoria, rilasciata al nostro Archivio da ANTONIO CASAMASSIMA di Spinazzola, testimone del silenzioso cammino di quelle inconsapevoli vittime verso il “luogo” del loro cruento sacrificio, riferitogli dal fratello di pochi anni più grande, guardiano del cantiere della Bauxite in quella zona.

Con un gruppo di carabinieri si recò nell’ovile indicatogli e vide lo scempio di quel mucchio aggrovigliato di cadaveri in avanzata putrefazione, ricoperti di letame, terriccio e pietre. Li seppellirono lì.

Nel silenzio di quell’ovile, in un luogo dov’è di casa il sole, l’acqua, il vento, quei corpi inumati senza alcun conforto di presenze religiose, civili e di popolo, restarono sino al 1945. Il mattino del 18 marzo furono traslati nel cimitero di Spinazzola. Il 19 marzo, il Prefetto Antonucci comunicò al Ministero dell’Interno, “Ieri a Spinazzola sono state rese solenni onoranze dei ventidue italiani trucidati barbaramente dai tedeschi in ritirata il 18 Settembre 1943. (…) Il corteo è passato (…) tra il pianto delle donne e il lancio incessante di fiori”.

Trucidati barbaramente! Leggete pure la correttezza di una comunicazione autorevole, in queste parole del linguaggio burocratico ma, non sottovalutate la conseguente identificazione dei “tedeschi in ritirata”. Per la Memoria, quei tedeschi nelle campagne della Murgia, erano n**isti occupanti, gruppi isolati pronti ad organizzarsi in gruppi misti di combattimento per interventi operativi di saccheggio, occupazione ed eccidi nelle città e nei casolari di campagna.

Beffa su beffa: quei ventidue giovani italiani, illusi forse di valere per una Patria nei confronti della quale avevano giurato amore, fedeltà e impegno di difesa, finirono massacrati da mani considerate fraterne, ancora qualche giorno prima, nell’indifferenza e nell’assenza totale delle proprie autorità n**ionali, sgretolatesi, impaurite e atterrite, in fuga dalle loro responsabilità.

Perché ricordare Murgetta Rossi?

Perché, Murgetta ROSSI, è il luogo – simbolo della gratuità della morte e dell’efferatezza umana che non potranno mai trovare alcuna giustificazione razionale. Trucidati barbaramente, quei ventidue giovani appartengono a tutti noi, che ignoriamo i loro nomi, la loro identità, le loro ansie personali, i loro eroismi non pienamente espressi e sempre ignorati.

È questa la storia. Anzi, una delle storie di una documentazione storica che non c’era e che, oggi, grazie all’entusiasmo di migliaia di giovani studenti dell’intera nostra provincia, c’è perché è narrata nelle nostre scuole, nei nostri mezzi di informazione giornalistici e televisivi, nei libri e negli opuscoli, nelle riviste scientifiche e nelle cronache n**ionali. E per di più è onorata dal ricordo, con resa degli onori militari, da parte dei Comandi del nostro glorioso Esercito della Repubblica Italiana.

Una storia che non c’era e che osammo celebrare, commemorare come Raduno Provinciale, di una Provincia che non c’era legalmente, amministrativamente, politicamente… ma che sentivamo viva, necessaria, indispensabile per affermare la nostra dignità di cittadini di un territorio ricco di valori storici, civili, sociali, La Sesta Provincia pugliese che oggi c’è e che, qui nella Murgia più silenziosa e ventosa, ha il suo il suo Sacrario Militare, uno dei suoi numerosi LUOGHI DELLA MEMORIA che deve saper difendere e tutelare nel presente per assicurare un futuro di pace e di solidarietà.

Onore al Comando della Brigata Pinerolo. Viva l’Italia!

Prof. Luigi Dicuonzo

L’Esercito ricorda l’eccidio di Murgetta RossiLa Brigata Pinerolo e il Comune di Spinazzola commemorano i 22 militari it...
03/02/2024

L’Esercito ricorda l’eccidio di Murgetta Rossi

La Brigata Pinerolo e il Comune di Spinazzola commemorano i 22 militari italiani uccisi dai n**isti nel settembre del ‘43 nella località pugliese.

Spinazzola, 31 gennaio 2024. È stato commemorato, nel contesto delle attività connesse con il Giorno della Memoria, in località “Murgetta Rossi”, in agro di Spinazzola, l’eccidio di 22 militari italiani avvenuto nel settembre del 1943.

Il Comandate della Brigata Pinerolo, Gen. B. Paolo Sandri, e il Vice Sindaco di Spinazzola, Giuliana Silvestri Vigilante, hanno deposto una corona d’alloro nell’area dove sorge una lapide che riporta la frase “Ignoti i nomi, qui sfolgorarono gli spiriti di ventidue militari italiani trucidati inermi dall’esercito germanico nel settembre 1943, mentre accorrevano alle armi in terra liberata. Inchiniamoci Italiani, risolleviamoci fatti migliori dal sangue dei nostri martiri”.

A premessa dell’evento, presso la Sala Innocenzo XII di Spinazzola, si è svolto un incontro tra i partecipanti alla commemorazione e il Professor Luigi Di Cuonzo, che ha esposto i fatti storici che portarono agli accadimenti dopo l'armistizio dell'8 settembre del '43.

Nelle proposte di “Cura della Memoria Civica” che, il nostro Archivio della Resistenza e della Memoria, avanza all’Ammin...
01/11/2023

Nelle proposte di “Cura della Memoria Civica” che, il nostro Archivio della Resistenza e della Memoria, avanza all’Amministrazione comunale di Barletta, assumendosi la responsabilità di una rispettosa collaborazione operativa con i dirigenti degli uffici preposti all’organizzazione di iniziative pubbliche, si è riservata sempre una particolare attenzione nell’organizzazione della commemorazione dei Defunti che, nella nostra città per consolidata tradizione, si celebra nel Cimitero, onorando la memoria dei soldati Slavi, caduti nelle nostre terre. La particolare propensione della nostra città a farsi carico di interventi sanitari con l’istituzione di ospedali militari e sepolture di soldati dei Balcani, sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, ampiamente documentata nella Storia d’Italia e nelle memorie della nostra gente, trovò una valida opportunità di sancire uno straordinario fondamento di civile Memoria tra i popoli di due sponde dirimpettaie dell’Adriatico, nel 1970, con la costruzione di un monumentale Ossario su progetto dell’Architetto Dusan Dzamonja e realizzazione delle maestranze dell’impresa edile Giacomo Calò con la direzione dell’Ing. Aldo Maria Palmiotti. Le drammatiche vicissitudini storiche dei nostri tempi hanno prodotto un lento degrado di quel meraviglioso monumento, minando finanche il fondamento straordinario di una Memoria Pubblica onorata dai nostri predecessori. Oggi, si avverte l’urgenza di ricreare il loro stesso entusiasmo, tentando tutti gli itinerari possibili di una creatività sociale, politica e culturale, per superare l’ineluttabilità del trionfo dell’oblio e di un nuovo imbarbarimento civile e sociale.

Luigi Dicuonzo
Responsabile dell’ Archivio della Resistenza e della Memoria

Comune di Barletta Raccontiamo la Resistenza Paesaggi della Memoria FIAP - Federazione Italiana Associazioni Partigiane Casa della Memoria Milano Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Il 7 aprile del 1970, in ossequio al protocollo riservato alle visite ufficiali tra gli Stati, ebbe luogo un viaggio di ...
25/10/2023

Il 7 aprile del 1970, in ossequio al protocollo riservato alle visite ufficiali tra gli Stati, ebbe luogo un viaggio di Amministratori della città di Barletta, Sindaco Avv. Michele Morella, in Jugoslavia, su invito del Governo di quella Nazione, per ricambiare, con la stessa cordialità, una precedente visita ufficiale nella nostra città del Premier jugoslavo, Mika Spiljak. La Delegazione siglò l’accordo per una Don**ione di circa duemila metri quadrati destinati alla costruzione di un Ossario, nel nostro Cimitero, che raccogliesse le salme dei Partigiani jugoslavi sepolti nell’Italia meridionale, in Sardegna e in Sicilia, insieme ai resti mortali dei soldati della prima guerra mondiale, già ivi sepolti. Progettato dallo scultore accademico jugoslavo, Dusan Dzamonja, realizzato dall’impresa edile Giacomo Calò di Domenico, il Monumento dalle particolari caratteristiche tecniche ed architettoniche, fu inaugurato il 5 luglio del 1970. L’ingresso alla cripta, alla quale si accede scendendo un’ampia scalinata rivestita in lastre di granito, porta all’atrio, realizzato attraverso due monumentali porte in bronzo sulle quali sono eseguiti, in lettere a rilievo, i nomi degli oltre ottocento Partigiani slavi Caduti, caduti nell’Italia Meridionale. Questa nobile “Memoria in pietra”, lasciataci dai nostri predecessori, urge oggi, di sostanziali interventi di manutenzione a garanzia di una più attenta e responsabile “cura di Memoria Pubblica”, fondata sul rispetto, sulla difesa e sulla tutela dei valor della nostra Storia.

Luigi Dicuonzo - Responsabile Archivio della Resistenza e della Memoria

Comune di Barletta
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Istituto Nazionale Ferruccio Parri
Casa della Memoria Milano
FIAP - Federazione Italiana Associazioni Partigiane

Una Memoria Pubblica di lunga durata, ottanta anni, dei “Fatti e degli eventi” che hanno segnato dolorosamente l’intero ...
28/09/2023

Una Memoria Pubblica di lunga durata, ottanta anni, dei “Fatti e degli eventi” che hanno segnato dolorosamente l’intero nostro territorio provinciale, assurti faticosamente e tardivamente nell’ufficialità della Storia d’Italia, si è tenuta nella nostra città, onorando la tradizione delle celebrazioni dei “dì anniversari”, Martedì 12 settembre di questo anno duemila e ventitré. Ottanta anni esatti da quel 12 settembre 1943, quarto giorno dopo la Dichiarazione dell’armistizio di Pietro Badoglio che, nella nostra terra, fu giorno di mattanza umana, di massiccia deportazione militare, di uccisione indiscriminata di Vigili Urbani e Netturbini, di criminalità razziale n**ista. Quelle ferite si trascinarono nelle “memorie” del nostro popolo che pianse perdite famigliari e nelle doverose commemorazioni rituali, religiose e amministrative, nell’anniversario del 12 settembre, elaborando un lutto misto ad uno strano “irrisolto senso di colpa collettivo”, artatamente diffuso da quanti ritenevano, quegli eventi, procurati da nostre provocazioni, militari e civili, contro i tedeschi in transito nella nostra città. Con il conferimento di ben due medaglie d’oro, al Merito Civile e all’Onor Militare al nostro Gonfalone tra fine millennio e inizio nuovo secolo, ma soprattutto grazie ad una rivalutazione di legalità democratica nella gestione di Memoria Pubblica, avviata nel 2000 nel nostro Paese e nell’Europa intera, commemorare i tragici fatti del Settembre 1943, è imperativo etico per quanti amministrano le istituzioni nate dalla lotta della Resistenza.

Memoria oppure Memorial? E’ l’ora di scegliere

Nell’anno 2000, a due anni dal conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla città di Barletta (8 maggio 1998) resasi “protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza all’occupazione di truppe tedesche, all’indomani dell’armistizio”, l’Amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Francesco Salerno, ritenne doveroso istituire un Archivio della Resistenza e della Memoria (D.G.C. n. 613 del 19.12.2000) nella nostra città. Ascritto alla competenza amministrativa del VII settore comunale (Politiche Sociali) fu affidato alla gestione della Società di Storia Patria, sezione di Barletta, responsabile il Dott. Enrico Lattanzio, con compito di ampliare la ricerca storica sui Fatti del Settembre 1943, programmando un’accurata divulgazione, particolarmente, nelle scuole. A sottolineare la solennità della nuova istituzione, si decise di dargli sede nel Castello, luogo emblematico di Memoria di quegli eventi tragici della nostra comunità civica e di tenere l’inaugurazione nel dì 27 Gennaio 2001], prima solenne commemorazione n**ionale del Giorno della Memoria (legge n.211 del 20 luglio 2000). L’Archivio avviò le sue attività di memoria aderendo alla realizzazione del progetto n**ionale “La rifondazione della Patria” dell’Associazione romana Storia e Memoria, referenziata dal Sindaco per il biennio 2001/2002, che guidò anche un viaggio d’istruzione a Cefalonia. Nei due anni successivi, la Società di Storia Patria, ridusse la propria operatività e ritenne di non poter rinnovare la Convenzione di collaborazione gestionale con l’Amministrazione comunale. L’Archivio fu chiuso e finì per essere smantellato. Con il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla città (7 luglio 2003) consegnata al Sindaco nella sede del Quirinale, il 25 aprile 2004, nella solennità della celebrazione della Festa della Liberazione, l’Amministrazione comunale, ricollocato l’Archivio nel Castello, decise di affidarne la gestione al Forum delle Associazioni per la cultura di Barletta (D.G.C. n.104 del 07.05.2004 e Convenzione del 21 settembre 2004) con referente il prof. Luigi Dicuonzo. Si stabilirono nuove modalità di gestione più complesse a partire dalla fruibilità pubblica della sede, dotata di una confortevole Sala Didattica, per dare impulso vitale ad un’Istituzione pensata, ideata e programmata come servizio essenziale per i cittadini. Nell’esplicita e dichiarata prospettiva di porsi come punto di riferimento per l’intero territorio della sesta provincia pugliese, la BAT, istituita con legge n. 148 del 11/06/2004, si propose una programmazione annuale con attività istituzionali e occasionali. Le prime legate alla diffusione delle ragioni e dei contenuti storici e culturali della Resistenza e della Shoah, legate alle festività n**ionali del 25 aprile, Festa della Liberazione, 2 Giugno, festa della Repubblica, 2/4 Novembre Commemorazione delle Forze Armate, le seconde a tematiche di incisività civile e sociale. Sin dalle prime riunioni dei docenti, rappresentanti delle scuole cittadine, convocati in Archivio, per condividere una programmazione delle attività da proporre per l’anno scolastico 2004/2005, si affrontò una complicata discussione sulla necessità di tenere commemorazioni di anniversari. Molti le avvertivano non più solo una moda, ma una vera e propria forma di dipendenza intellettuale. Convinti che, il rito dell’anniversario di quegli anni, non si limitasse più a investire soltanto, come in passato, i ritmi del pubblico dibattito e del mercato editoriale, ma cominciava a lambire esplicitamente anche i temi e i tempi della ricerca storica, della divulgazione, della costruzione della memoria, proponevano nuove forme didattiche per una più sicura, critica, conoscenza del proprio passato e di maggior coinvolgimento nella costituzione della Memoria Pubblica. Ne sortì l’idea di una narrazione più organica della storia della Resistenza nella nostra terra nel Settembre 1943, a partire da attente analisi e visite guidate nei Luoghi di Memoria, ad iniziare dai vari siti della città di Barletta, Capisaldi Cittiglio sul fiume Ofanto e del Crocifisso su via Andria, la Caserma “Ruggiero Stella”, il Castello, il Palazzo delle Poste, e concludere nell’ovile di Murgetta Rossi di Spinazzola, teatro della barbara uccisione di ventiquattro nostri soldati in fuga nei boschi della Murgia, restati ignoti per sempre, trucidati dai n**isti ivi accampati. Si decise di articolare una “memoria partecipata” con riti e linguaggi religiosi, composizioni poetiche, canti e rappresentazioni drammatiche, frutto del lavoro di ricerca dei nostri alunni e studenti delle scuole di ogni ordine e grado, organizzando raduni, convegni e conferenze nell’intero territorio provinciale. Un “Fare memoria”, insomma, con progetti annuali di Educazione alla Memoria che non implicassero retoriche esaltazioni di vincitori né, tanto meno, artate lacrime e lucubri pianti per vinti e perdenti, ma radicalizzassero sostanziali valori di crescita generazionale nella libertà e nella democrazia. L’Archivio ha saputo onorare la collaborazione tecnica con le varie Amministrazioni comunali succedutesi nel corso di oltre un ventennio, tra mille e mille complicazioni dovute ai contrastanti indirizzi politici e ai necessari adeguamenti alle conseguenti rimodulazioni amministrative, facendo salve correttamente la sue prerogative nell’avanzare proposte di iniziative di Memoria Pubblica della nostra città divenuta, nel frattempo, con Andria e Trani, sede capitale provinciale, sino al drammatico espandersi della Pandemia da coronavirus 19. Nel pieno e totale rispetto di una tradizione di memoria che ha compiuto ottanta anni di attuazione del ricordo di una barbara occupazione n**ista della città, con deportazione e uccisione di nostri soldati, impunemente declassati a IMI, Internati Militari Italiani, eccidi di Vigili urbani e Netturbini, elimin**ioni immediate di inermi cittadini di ogni età, nelle vesti delle celebrazioni dei dì anniversari, al 12 settembre 2023, sia consentito all’Archivio ricordare che, la rievocazione dei fatti storici attraverso il meccanismo dell’anniversario, tende a riportare il passato nel presente, ad appiattire il passato a oggetto di un consumo che si esaurisce nell’oggi, anziché guardare al domani. La Storia non può risolversi nell’onorabilità dell’etica di ricordi, sia pure genuini del passato. Deve, necessariamente, consegnarsi alla Memoria, nel presente, per consentire la costituzione di progetti per il futuro. E’ stato per lungo tempo il banco di prova di un Archivio periferico della nostra n**ione, orgoglioso di dover narrare una storia particolare di Resistenza italiana, civile e militare, nel rispetto dei canoni fondamentali di difesa e tutela di una Memoria Pubblica, senza mai la tentazione di doverla divulgare nelle forme, certamente di piena rispettabilità, dei Memorial Day. E’, comunque, la sfida più entusiasmante della nostra contemporaneità che investe concrete responsabilità di quanti, democraticamente, ricoprono ruoli politici, amministrativi e di governo nella nostra organizzazione, civile e sociale, ai quali compete una complessa gestione di Memoria Pubblica, con particolare attenzione alla sua manutenzione.

Luigi Dicuonzo
Responsabile Archivio della Resistenza e della Memoria - Barletta

Indirizzo

Castello
Barletta
76121

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