Museo Marmolada Grande Guerra

Museo Marmolada Grande Guerra Completamente rinnovato e ampliato, il museo Marmolada Grande Guerra si trova al centro della Zona Monumentale Sacra di Punta Serauta, a quota 3000 metri.

Manca solo una settimana alla riapertura del museo e della funivia. Non vediamo l'ora di accogliervi nuovamente sulla Ma...
30/05/2025

Manca solo una settimana alla riapertura del museo e della funivia.

Non vediamo l'ora di accogliervi nuovamente sulla Marmolada, la Regina delle Dolomiti. 🏔

In vista della prossima stagione estiva torneranno le visite guidate al museo con una guida esperta del territorio. Non ...
27/05/2025

In vista della prossima stagione estiva torneranno le visite guidate al museo con una guida esperta del territorio.

Non perdete l'occasione di prenotare la vostra guida!

Info: [email protected]

GUERRA IN MONTAGNA PT. 14Durante la Grande Guerra sulle Dolomiti, a fronteggiarsi furono spesso anche soldati di paesi v...
23/05/2025

GUERRA IN MONTAGNA PT. 14

Durante la Grande Guerra sulle Dolomiti, a fronteggiarsi furono spesso anche soldati di paesi vicini. Una volta che entravano però veramente in contatto fra loro, avevano qualche difficoltà in più a riconoscersi fino in fondo come nemici.

Vi sono vari casi noti, uno dei quali è stato riportato da Diego Leoni in "La guerra verticale Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918", Einaudi, Torino, 2015.

Diego Leoni ha raccolto nel suo volume la testimonianza di Albino Soratroi, Standschütze di Livinallongo, fatto prigioniero sulle Tofane dagli italiani. Come spesso accadeva, Soratroi fu interrogato e la sorpresa fu grande quando i soldati italiani riconobbero in lui un loro vicino:

"Il tenente, curioso di sapere qualcosa sul mio conto, mi chiese innanzitutto il luogo d’origine. Risposi: «A pochi chilometri da qui, Livinallongo». Un trambusto, poi disse: «Ma varda ti, mi son da Laste», un altro «Mi son da Rocia»; mi trovavo di fronte insomma a miei vicini, divisi da una barriera, il Cordevole, e che la sorte metteva di fronte con le dolorose conseguenze, tutto questo era detto in una solda parola «nemico». […] All’uscita fui circondato da un gruppetto di Alpini della Val Cordevole che mi fecero entrare in una baracca, sedere fra loro e rispondere a un’infinità di domande e in primo luogo a quelli di fronte che volevano sapere qualche cosa riguardo agli abitanti di Davedino con i quali erano in rapporti commerciali o, più esattamente, di contrabbando."

La testimonianza è tratta da Diego Leoni in "La guerra verticale Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918", Einaudi, Torino, 2015, p. 323

Nel nostro museo, per scelta, le divise non sono state fatte indossare a manichini. Quando il museo è stato rinnovato ne...
20/05/2025

Nel nostro museo, per scelta, le divise non sono state fatte indossare a manichini.

Quando il museo è stato rinnovato nel 2015, un team di museografi e storici ha deciso, insieme agli architetti incaricati dei lavori, di realizzare due armadi in cui inserire le divise, un simbolo di quanto la vita potesse cambiare in poco tempo. L'uomo diventava soldato proprio prendendo quella divisa dall'armadio e indossandola.

Se da parte italiana vi è il racconto di una grande impresa e di un grande successo, come nel caso della mina del Col di...
16/05/2025

Se da parte italiana vi è il racconto di una grande impresa e di un grande successo, come nel caso della mina del Col di Lana, dall’altra vi è la paura nel vedersi scaraventati in aria dall’esplosione o rinchiusi in una grotta, come ricorda il tenente austriaco Anton von Tschurtschenthaler.

Il suo racconto è quello di un uomo in difficoltà, si trovò rinchiuso in una caverna con alcuni soldati, fuori stava accadendo il finimondo, mente gli uomini all’interno temevano di morire asfissiati e ripetevano terrorizzati i nomi di mogli e figli, una situazione in cui mantenere la disciplina fu davvero difficile.

"La montagna tremò, come volesse crollare su se stessa. Tutti balzarono in piedi, dirigendosi verso l’uscita, ma invano, perché l’ingresso basso era di nuovo ostruito da massi ed altro materiale: eravamo imprigionati. Attraverso un pertugio rimasto ancora aperto sentivamo il fragore e lo schianto dei sassi e delle masse di pietrame che continuavano a rotolare giù, lo strepito infernale del fuoco nemico d’artiglieria iniziato nel momento stesso dell’esplosione, i lamenti e le grida d’aiuto di uomini orribilmente dilaniati o addirittura scagliati fin nella gola del Sief […]".

La testimonianza è tratta da Diego Leoni, "La guerra verticale. Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918", Einaudi, Torino, 2015, p. 272.

Lavorare nel nostro museo è davvero un'esperienza unica, non solo per la storia e le storie umane qui rappresentate, ma ...
13/05/2025

Lavorare nel nostro museo è davvero un'esperienza unica, non solo per la storia e le storie umane qui rappresentate, ma anche per il mezzo di trasporto che ogni giorno utilizziamo per raggiungere il museo.

Viaggiare in funivia è un'avventura unica e offre la possibilità ogni giorno di ammirare da un punto di vista privilegiato le vette più belle delle Dolomiti.

GUERRA IN MONTAGNA PT. 13Una delle mine più famose, esplose sulle Dolomiti, è sicuramente quella italiana sul Col di Lan...
10/05/2025

GUERRA IN MONTAGNA PT. 13

Una delle mine più famose, esplose sulle Dolomiti, è sicuramente quella italiana sul Col di Lana.

Questa non fu la prima, ma fu la madre di tutte le mine, anche per gli studi effettuati per realizzare le gallerie e per le competenze e la tecnica messe in campo. Che si occupò del progetto della mina fu Gelasio Caetani, un sottotenente italiano, che si avvalse della collaborazione del corso Rodolfo Grimaldi e del trentino Bruno Bonfioli.

Caetani aveva trascorso del tempo negli Stati Uniti e, al suo rientro, aveva portato con sé alcuni strumenti, che gli tornarono utili per la realizzazione delle gallerie per la mina. Lo scavo, iniziato nel gennaio del 1916, terminò nell’aprile dello stesso anno.

Il 7 aprile, gli austriaci fecero esplodere una contromina, avendo compreso quello che stava accadendo sotto i loro piedi, ma ciò non creò grossi danni agli italiani, che la notte fra il 17 e il 18 aprile fecero saltare in aria cinque tonnellate di gelatina al 95 per cento, compressa con le mani e con i piedi (azione che causò l’avvelenamento di alcuni soldati).

La galleria con le due camere per mina fu intasata con sacchi di sabbia, materiali di scavo e travi di ferro per evitare che l’esplosione ferisse anche soldati italiani. La mina fu fatta saltare alle 23.35, creando una forte pioggia di massi (10.000 tonnellate di materiale furono lanciate in aria dall’esplosione). I soldati italiani furono subito mandati a conquistare la nuova posizione, ma della stessa non restava che un cratere di 30x65m e profondo 1590.

Per approfondire il tema della mina del Col di Lana, suggeriamo la lettura di "La Grande Guerra sul Col di Lana" di Ivano Pocchiesa, Mario Fornaio e Aduo Vio

Manca solo un mese alla riapertura del nostro museo. Siete pronti a trascorrere un'estate unica sulla Regina delle Dolom...
07/05/2025

Manca solo un mese alla riapertura del nostro museo.

Siete pronti a trascorrere un'estate unica sulla Regina delle Dolomiti, la Marmolada?

Vi aspettiamo dal 7 giugno al 21 settembre a Serauta!

Come prepararsi alla visita al nostro museo durante la prossima estate? Un'idea è scaricare l'app gratuita Geochip per a...
03/05/2025

Come prepararsi alla visita al nostro museo durante la prossima estate?

Un'idea è scaricare l'app gratuita Geochip per avere un'audioguida unica e già pronta all'uso per la vostra visita alla Marmolada e al nostro museo.



Il museo interattivo con il sistema Geochip Scarica l’App prima di visitare il museo e i suoi dintorni. Quando sarai nei pressi di un punto di interesse si attiverà una scheda di contenuti extra, regalandoti un nuovo punto di vista sulla Marmolada e sulle Dolomiti. L’app Geochip ti accompagner....

GUERRA IN MONTAGNA PT. 12Ad un certo punto della guerra, gli ufficiali si resero conto che non potevano continuare a man...
30/04/2025

GUERRA IN MONTAGNA PT. 12

Ad un certo punto della guerra, gli ufficiali si resero conto che non potevano continuare a mandare al macello le proprie truppe, stavano perdendo troppi uomini, così si iniziò a pensare di usare mezzi più estremi, cominciò la guerra di mine.

Tale tattica non era priva di rischi, le esplosioni potevano investire i propri soldati, non solo i nemici, inoltre i gas emanati dall’esplosione potevano avvelenare gli uomini di entrambe le parti, allo stesso tempo non si poteva però attendere che il fumo si diradasse, altrimenti il nemico avrebbe avuto il tempo necessario per riorganizzarsi.

Oltre a ciò, anche prima dell’esplosione, i problemi erano all’ordine del giorno. Per esempio, bisognava individuare con precisione le posizioni nemiche e iniziare a scavare facendo il minor rumore possibile, poiché il nemico era sempre in guardia e avrebbe potuto iniziare a scavare a sua volta delle gallerie di contromina.

Per approfondire il tema della guerra di mine sulle Dolomiti, consigliamo la lettura di Diego Leoni, "La guerra verticale. Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918", Einaudi, Torino, 2015

Quando verrete a visitare il nostro museo la prossima estate, cercate di immergervi il più possibile nell'esperienza att...
26/04/2025

Quando verrete a visitare il nostro museo la prossima estate, cercate di immergervi il più possibile nell'esperienza attraverso i testi, le testimonianze, i video e gli audio presenti nel museo. Questo renderà la vostra esperienza davvero unica.

Che il nostro museo sia situato sui luoghi esatti dei combattimenti è sicuramente un elemento di grande valore, ma in es...
23/04/2025

Che il nostro museo sia situato sui luoghi esatti dei combattimenti è sicuramente un elemento di grande valore, ma in estate l'offerta è arricchita ulteriormente dalla possibilità di visitare anche le gallerie e i camminamenti scavati dai soldati italiani e austro-ungarici durante la prima guerra mondiale.

Attenzione! Per la visita ai percorsi esterni è richiesto l'utilizzo di attrezzatura da ferrata, per vivere al massimo l'esperienza, ma in piena sicurezza!

Indirizzo

Via Malga Ciapela 48/Rocca Pietore
Belluno
32023

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