Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone

Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone Fondato nel 2008, l'Ecomuseo coincide con l'intero territorio comunale.

La sua “missione”, è il coinvolgimento e la partecipazione attiva della popolazione locale, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

CURIOSITÀ: A BIANZONE CI SONO REPERTI CHE RISALGONO ALLA PREISTORIA!Ben poche notizie si hanno sulle origini del comune ...
03/05/2026

CURIOSITÀ: A BIANZONE CI SONO REPERTI CHE RISALGONO ALLA PREISTORIA!

Ben poche notizie si hanno sulle origini del comune di Bianzone: certamente la località è abitata fin dalla preistoria, come si deduce dal ritrovamento di un'ascia dell'età del ferro, da una stele dell'Età del Rame ritrovata nel 2021 e da alcune pietre incise, la più grande delle quali è il Masso di Piazzolungo.

“La presenza di un sasso "curioso" sopra la montagna di Piazzeda, in quel di Bianzone, era già noto a qualcuno dei pochi abitanti della frazione, ma nessuno, a quanto è dato sapere, si era mai soffermato sul significato delle strane incisioni presenti sulla superficie. […]
Il sasso di cui si tratta si trova alla quota di circa 1140 m s.l.m. lungo il sentiero Piazzolungo che da Piazzeda porta a Nemina Bassa. Il masso si trova in una zona boscata, recentemente colpita da una tempesta simil Vaia, al margine del sentiero ricoperto da un abbondante strato di fogliame e di materiale organico; una volta opportunamente pulito, mostra una sensazionale serie di incisioni variamente assortite e diversificate nelle forme; quasi tutte sono tra loro collegate da non profonde canalette, in qualche caso appena rilevabili.

Le incisioni, geometricamente discrete, sono da ritenersi opera di esseri umani, in quanto in natura non sono classificabili come prodotti di origine sedimentologica o comunque legate a origine erosiva di eventi naturali. Il sasso, sicuramente erratico, di materiale roccioso metamorfico, ha un'area di circa 8 mq, uno spessore di circa un metro e presenta la superficie orientata verso sud-est con un'inclinazione di circa 6-7°. Le incisioni più diffuse sono le coppelle, ne sono state contate 43, variamente distribuite, del diametro variabile dai 4 ai 7 cm, tutte aventi generalmente una forma semisferica e collegate tra loro attraverso cabalette, quasi a voler significare la facilitazione della circolazione dei fluidi.
Altre interessanti, per quanto enigmatiche, forme, fortemente incise, sono due capaci vaschette a base quadrata di 20 per 20 cm e profonde circa 10, in grado di contenere anche più di due litri di liquido, anch'esse collegate con cabalette ad alcune coppelle.
Si sono poi notate ben quattro vaschette, vagamente piediformi, della dimensione basale di 4 per 20 cm e della profondità di 3 cm circa; la loro disposizione è variamente casuale e senza un significato per noi comprensibile.

[…] Sul significato delle incisioni non si hanno al momento spiegazioni e/o interpretazioni logiche, si è nella pura e semplice fase delle congetture e delle ipotesi; sicuramente tali segni lasciati da chissà quali nostri progenitori risalgono a periodi antecedenti l'età dei metalli, quindi buttando delle blande e poco attendibili date diciamo oltre il 10000 a.C.. Sulla destinazione di tale sasso, forse, guardando la disposizione delle vasche e delle coppelle e le cabalette di collegamento si potrebbe azzardare un'ipotesi: un'ara sacrificale o comunque un luogo di culto, abitudine molto comune nelle popolazioni ancestrali.

- testo di Mario Curcio - Coordinatore dell'Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone tratto dall'archivio degli articoli del sito precedente

- foto di Vanda Cerveri

Per approfondimenti sul masso:
- articolo del Notiziario 2005 dell'Istituto Archeologico Valtellinese https://docs.google.com/document/d/1iBXO-H5wdJ8HgcWkSPUVqFl9s80D5VldlniupLg1yJI/edit?usp=sharing
- articolo su Intorno Tirano del 4 agosto 2021 https://intornotirano.it/articoli/cronaca/un-altare-preistorico

Per informazioni sull'ascia ritrovata sopra Bratta https://docs.google.com/document/d/18Z2nV9HDUEuL6NuFFZrnhcbsMcqvNcf8n9PFjJ8RAfg/edit?usp=sharing

Per approfondimenti sulla stele di Bianzone
https://docs.google.com/document/d/1ZLY3yA2eB_XlAGvLu8IwrOdYXnuCElMZOaW0DBSXgus/edit?usp=sharing

Nei ritrovamenti di archivio è emerso un articolo che risale a 33 anni fa e che parla del borgo di Bianzone, delle sue o...
01/05/2026

Nei ritrovamenti di archivio è emerso un articolo che risale a 33 anni fa e che parla del borgo di Bianzone, delle sue origini, di alcuni suoi punti di interesse e dei progetti che l’Amministrazione di allora aveva in programma di fare. Eccone qui sotto una sintesi:

Bianzone: Tra Storia, Fede e Tradizione Agricola
Bianzone è un antico borgo valtellinese di circa 1.300 abitanti , situato su un conoide a monte della strada statale dello Stelvio. Un tempo meta di villeggiatura per nobili e borghesi , il paese conserva oggi un fascino d’altri tempi, dove la vita scorre con ritmi più lenti rispetto alla frenesia moderna.

Le Radici tra Mistero e Documenti Storici
L’origine del nome Bianzone resta in parte un mistero. Mentre alcuni studiosi ipotizzano radici etrusche, altri suggeriscono una derivazione romana dal nome proprio Blandius.

La nascita ufficiale del borgo è però fissata a un momento preciso: l’8 febbraio 1100. In quella data, le sorelle Nalucia e Pagana Della Torre donarono la chiesa di San Siro all’arciprete di Bormio. Il legame con Bormio durò fino al 1521, quando la parrocchia di Bianzone si rese indipendente.

Fede e Territorio: Il Santuario della Madonna del Piano
Uno dei simboli più forti della comunità è il Santuario della Madonna del Piano, la cui storia è legata a un evento del 1675.

L’apparizione: Il 26 marzo di quell’anno, la Vergine apparve in sogno a Battista dei Flagelli, chiedendo la costruzione di una chiesa.
Protezione dalle acque: Nel corso dei secoli, il santuario è diventato il punto di riferimento per i cittadini durante le frequenti alluvioni dei torrenti provenienti dalle Valli di Boalzo.
Il restauro: Per preservare la facciata monumentale, la strada statale è stata spostata più a sud, liberando l’edificio dai detriti e dalle strutture che lo soffocavano.
Un Patrimonio d’Arte e Architettura
Il centro abitato offre diverse testimonianze storiche di pregio:

Chiesa di San Siro: Un monumento d’arte romanica a pianta a croce latina, con un campanile decorato da bifore e trifore e una facciata barocca.
Palazzo Besta-Lambertenghi: Una residenza di campagna celebre per i suoi draghi in ferro battuto sui cornicioni e per le sale interne affrescate con soggetti della Gerusalemme Liberata.
Tenuta “La Gatta”: Una sobria palazzina al centro di una tenuta vinicola, simbolo della storica dedizione locale per la produzione del vino.
L’Economia: Dal Vino alle Mele
La storia di Bianzone è intrinsecamente legata alla terra. Se durante il dominio grigionese il vino era la principale attrattiva commerciale, nel tempo si è assistito a una riconversione verso la coltivazione delle mele. Questo cambiamento ha portato alla nascita di cooperative per gestire le proprietà terriere che, a causa delle eredità, erano state frammentate eccessivamente.

Verso il Futuro: Sport e Giovani
Sotto l’amministrazione del sindaco Mauro Castelanelli, il comune guarda al 2000 puntando sui giovani per contrastare l’emigrazione verso i centri più grandi.

Infrastrutture: Sono stati realizzati investimenti per circa 400 milioni di lire per un nuovo campo sportivo polifunzionale e 325 milioni per una palestra in via Roma.
Ambiente: Il comune ha avviato la raccolta differenziata dei rifiuti in collaborazione con il dinamico Centro parrocchiale.
Bianzone si presenta così come un borgo che, pur orgoglioso del proprio passato agricolo e nobiliare, cerca di offrire nuove opportunità alle nuove generazioni affinché possano continuare a vivere nella terra dei propri avi.

Leggere testimonianze del passato ha il suo fascino perchè ci permette di fare un paragone con il presente. Alcune cose sono state realizzate, ma ancora oggi diversi problemi permangono come la sicurezza stradale e lo spopolamento dei piccoli centri abitati. La strada davanti è ancora lunga, ma la gente di Bianzone, come è detto nell’articolo, quando c’è da lavorare lavora!

Da segnalare anche le pagine pubblicitarie relative ad alcune aziende, negozi e locali del passato, che, in parte non ci sono più. In merito a ciò se qualcuno avesse foto o informazioni in merito a negozi e botteghe presenti una volta in paese lasciatele in Comune o mandale all’indirizzo email dell’Ecomuseo: [email protected] Serviranno alla Scuola Primaria per un progetto di mappatura degli antichi mestieri presenti un tempo a Bianzone.

Foto d’archivio rinvenute in Biblioteca e legate all’inaugurazione della Palestra e della Biblioteca durante il Mandato del Sindaco Mauro Castelanelli e immagini di repertorio del Palio delle contrade e del centro estivo di qualche anno fa.

26/04/2026
Quarant’anni di incontri, gite, solidarietà e, soprattutto, di amicizia. L’associazione "Terza Età Bella Età" ha celebra...
26/04/2026

Quarant’anni di incontri, gite, solidarietà e, soprattutto, di amicizia. L’associazione "Terza Età Bella Età" ha celebrato martedì 21 aprile il suo quarantesimo anniversario di fondazione. Per l’occasione, 64 soci (sui 105 tesserati totali) si sono ritrovati presso la Tenuta La Gatta per un pranzo conviviale a base di specialità tipiche valtellinesi, segnando un momento di profonda unione per la comunità locale.

Una storia nata nel 1986
Il presidente Salvatore Scordari, visibilmente emozionato, ha ripercorso le tappe di un viaggio iniziato nel 1986, quando, da poco arrivato in paese, accettò la sfida di guidare il gruppo incoraggiato dalla moglie Claudia Mevio e i suoi nuovi amici valtellinesi. Nel suo discorso, Scordari ha voluto rendere omaggio ai soci fondatori, consegnando un dono ai presenti e ai familiari di chi non c’è più.

Tra i nomi ricordati con un caloroso applauso figurano i fondatori Igino Ronchi, Iolanda Castelanelli, Bruna Garzetti, Laura Nemesi, Stella Augugliaro, Alberto Giudice, Franco Paggi, Erica Zucchetti e Marisa Delle Coste.

Un riconoscimento speciale è andato anche all'attuale staff del direttivo — Bruna Fiorina, Franca Gosatti, Loretta Caligari, Renato Gusmeroli e Riccarda Negrini — motore instancabile delle attività associative.

Il valore della saggezza
A portare i saluti dell’Amministrazione Comunale è stata il vicesindaco Luana Dorsa, che ha letto un intervento focalizzato sul significato profondo della "Terza Età". "Siete preziosi per la nostra comunità", ha esordito, sottolineando come l’associazione sia un
esempio di "continuo divenire" capace di unire generazioni diverse attraverso il desiderio di stare insieme. Il vicesindaco ha inoltre lodato la vitalità dei soci, citando anche il gruppo di cammino interno al sodalizio.

Progetti per il domani
Nonostante l’importante ricorrenza, lo sguardo è già rivolto al futuro. Il presidente Scordari ha espresso l’auspicio che l'apertura verso i giovani e le altre realtà del paese, avviata negli ultimi anni, possa consolidarsi ulteriormente. "Spero che nuove persone si uniscano
a noi con nuovo entusiasmo e nuove idee" , ha concluso il presidente, dando simbolicamente appuntamento a tutti tra dieci anni per festeggiare insieme il mezzo secolo di vita dell’associazione.

Foto d'archivio di Igino Ronchi, Franca Gosatti e Gruppo della Terza Età

Foto del 21 aprile 2026 di Gruppo della Terza Età

LA CHIESA DI SAN MARTINO: UN LUOGO CHIUSO CHE HA DIRITTO DI RIOTTENERE IL RICONOSCIMENTO CHE MERITAIn passato….il 25 apr...
25/04/2026

LA CHIESA DI SAN MARTINO: UN LUOGO CHIUSO CHE HA DIRITTO DI RIOTTENERE IL RICONOSCIMENTO CHE MERITA

In passato….

il 25 aprile, giorno dedicato a San Marco e alla Liberazione, era tradizione andare in processione alla chiesa di San Martino.

La chiesa di San Martino ha origini altomedievali.

È orientata verso il sorgere del sole equinoziale e dedicata al santo vescovo di Tours, tenuto in gran considerazione in epoca carolingia.

Da anni la chiesa è chiusa al pubblico, è stata addirittura sconsacrata e la campana, fusa da Gregorio Quadrio di Ponte in Valtellina nel 1591 e donata da Gianluigi Pergola, è stata tolta.

Malgrado ciò la gente di Bianzone mantiene un legame forte per questo luogo sacro posto al confine con Villa di Tirano, nella zona in cui sorgeva in origine il paese. Sono ancora vivi nelle persone più anziane i ricordi relativi ai festeggiamenti per San Gottardo:

All’inizio di maggio si celebrava la messa dedica a S. Gottardo nella chiesa di San Martino. Sul sagrato c’erano le bancarelle ed era una festa importante soprattutto per i bambini, che potevano godere, almeno per un giorno, della vista di tanti giocattoli e in qualche caso c’era anche la possibilità di portarne a casa almeno uno.

Il dolce tipico di questa festa era la p**a rossa.

Ogni anno per valorizzare questo bene sacro viene allestito il presepe nell’ossario di struttura settecentesca ora totalmente spoglio, un tempo completamente dipinto. Tra le varie raffigurazioni spiccava un caprone simbolo del diavolo, al quale i genitori ricorrevano per incutere paura ai figli qualora fossero tornati a casa tardi la notte.

L’interno della chiesa, a un’unica navata coperta con diverse volte, è spoglia. Permangono tracce di pittura settecentesca nella parete di sinistra dove era posto l’altare di San Gottardo, nel presbiterio e soprattutto in sagrestia. Qui è ancora ben visibile l’immagine di San Martino a cavallo che taglia il mantello per coprire il povero.

Nella seconda metà degli anni 70 del 1900 fu oggetto di importanti lavori di restauro fortemente voluti dal parroco di allora Don Virginio Zubiani che voleva riaprirla al culto. Fu rifatto il tetto della chiesa e dell’ossario, sostituite le vetrate, posizionata la canalizzazione, pitturata la facciata principale, riparato il portone, rimossa la fontana in cemento deteriorata e sostituita dall’attuale fontanella incassata nel muro del sagrato. All’interno fu rifatto il cornicione e l’impianto elettrico ed erano state preparate le lastre di pietra per rifare il pavimento che furono poi posizionate dal parroco Don Bruno Rocca.

Nonostante tutti questi lavori la Chiesa di S. Martino non è più stata riaperta.

La luminosità, l’acustica e la posizione accessibile in auto, a piedi e in bicicletta, la rendono un luogo potenzialmente adatto per la fruizione ai visitatori.

cit. tratte da:

libro ‘Quando volavano le lucciole – volume 2’ di Vanda Cerveri
guida ‘Bianzone tra vigne, chiese, palazzi e antiche contrade’ di Gianluigi Garbellini
Foto dell’11 aprile 2026

askanews oggi parla degli Ecomusei della Provincia di Sondrio:
25/04/2026

askanews oggi parla degli Ecomusei della Provincia di Sondrio:

Dalla Valle Spluga a Bianzone, tra memoria locale e paesaggi abitati

Sabato 11 aprile 2026 a Carrù, un Comune della Provincia di Cuneo, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei vincitori...
15/04/2026

Sabato 11 aprile 2026 a Carrù, un Comune della Provincia di Cuneo, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei vincitori della seconda edizione del Concorso Artistico sulle Panchine Giganti promosso dalla Fondazione 'Big Bench Community Project'.

Questo concorso nazionale ha visto 7 artisti di diverse età partecipare per la Panchina Gigante 255 di Bianzone:

- Adriano Mattia Ferrari (anni 5) con un disegno a pennarello che ha rappresentato la felicità di chi si siede e ammira il panorama dopo la camminata panoramica della Curta (per approfondimenti su questa strada accedete al link https://docs.google.com/document/d/1Oe2lxykkVp3GI_UawNHqsRCOWhkYjWxIq8_Ot_mEeIg/edit?usp=drive_link )
- Giulia Caligari (anni 8) con un disegno a pennarello che valorizza la bellezza del patrimonio paesaggistico presente a Bianzone
- Mathias Tokic (anni 8) con un disegno a matite colorate che richiama il paesaggio terrazzato e il messaggio di Tiziano Terzani legato al luogo in cui sorge la panchina 'Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo'
- Andrea Tokic (anni 9) con un disegno a matite colorate legato agli attrezzi del mestiere utilizzati per la realizzazione della panchina e un riferimento al nostro logo dell'Ecomuseo
- Pietro Caligari (anni 12) con un disegno geometrico della panchina e della chiesa di San Siro
- Enzo Pini che col pirografo ha realizzato un'opera legata ad alcuni scorci e punti di interesse tipici del paese come La Gatta, la panchina, la quale è una sosta colorata tra passato e presente, e la località Curta Alta
- Antonio Gonzini che ha creato un collage fotografico unendo luoghi sacri, rappresentati da San Siro, con case dal sapore antico come il Palazzetto Besta

Tra i vari candidati Andrea ha ottenuto una menzione speciale e ha avuto l'onore di conoscere l'inventore delle Panchine Giganti e di far conoscere il nostro paese e alcune delle sue bellezze in Piemonte.

Grazie per la partecipazione!

Foto di Cristina Del Marco dell'11 aprile 2026

Oggi è Pasqua, la festività cristiana che celebra la resurrezione di Gesù Cristo.Nel libro 'Quando volavano le lucciole ...
05/04/2026

Oggi è Pasqua, la festività cristiana che celebra la resurrezione di Gesù Cristo.

Nel libro 'Quando volavano le lucciole - volume 2' si diceva che:

In passato nella settimana di Passione, dal giovedì santo al sabato, i crocefissi della chiesa venivano coperti e le campane non suonavano. Nel pomeriggio del Venerdì Santo, come richiamo prima della processione con il Santo Sepolcro per le vie del paese, dal campanile si diffondeva, in segno di lutto, un suono particolare e lugubre prodotto da un marchingegno detto gròo posto sul campanile. Era compito dei giovani girare la manovella del gròo e alla sera portare il Santo Sepolcro in processione, mentre i ragazzini suonavano le raganelle, dette crèculi o tric trac. La domenica di Pasqua poi si partecipava alla Messa Solenne, in particolare gli uomini con indosso il vestito della festa, i quali prima di entrare, ma soprattutto dopo, si soffermavano sul sagrato per scambiarsi opinioni e consigli sulle attività di campagna, ma anche per ricevere informazioni su quello che succedeva fuori paese.

La Pasqua simboleggia la rinascita, la vita nuova e la luce che sconfigge le tenebre. Quest'anno a Bianzone c'è un' occasione particolare legata proprio a questi simboli: sono iniziati i lavori al Palazzetto Besta!

L'edificio, tipico esempio di residenza nobiliare alpina cinquecentesca, da anni è chiuso, in stato di abbandono e pericolante, Per anni le Amministrazioni Comunali hanno cercato di ottenere i fondi necessari per salvarlo dal suo destino nefasto. Era stato coinvolto anche il critico Vittorio Sgarbi il quale era venuto in visita diversi anni fa e aveva lanciato un messaggio di aiuto per salvare il palazzo.

Ora il grande giorno è arrivato!

È cominciato il primo lotto di interventi che riguarda le opere di consolidamento statico, la messa in sicurezza delle superfici e il restauro di ambienti del corpo nord. La spesa è a carico della Soprintendenza ABAP, la quale ha nominato in qualità di Responsabile Unico del
Progetto (RUP) l’architetto Stefania Bossi funzionario architetto in organico alla DRM Lombardia. La direzione lavori e operativa è condotta dall’architetto Matteo Sintini e dalla dott.sa Sonia Segimiro, funzionari della Soprintendenza ABAP per la provincia di Sondrio per quanto riguarda gli interventi architettonici e di restauro, coadiuvati anche per la parte strutturale dallo studio Foppoli & Moretta.

La Direzione regionale Musei ha affidato l’esecuzione delle opere alla ditta Lares Lavori di Restauro s.r.l. di Venezia.

È un primo passo per la riapertura del Palazzetto Besta a cui a breve seguiranno interventi anche sul terreno a nord dell'edificio principale e sulla Colombaia.

Possa essere anche per tutti voi una Pasqua di rinascita e recupero di pace e serenità.

La primavera segna il risveglio delle viti dal loro riposo invernale, un momento magico evidenziato dal loro caratterist...
03/04/2026

La primavera segna il risveglio delle viti dal loro riposo invernale, un momento magico evidenziato dal loro caratteristico “pianto”: le lacrime della vite, goccioline di linfa che emergono dai tagli delle potature invernali, rappresentano la rinascita delle attività vitali della pianta. Questo fenomeno incantevole rivela il ritorno dell’energia nelle radici, preparando la vite per la nuova stagione di crescita.

- *Anche le erbacce si risvegliano in primavera*

Insieme alle viti, anche le erbacce si risvegliano con la primavera, motivo per cui diventa cruciale la pulizia del terreno dalle erbe infestanti.
Questa pratica non solo migliora l’accesso delle viti alle risorse idriche e nutritive del suolo, ma riduce anche la competizione che dovrebbero affrontare con le altre piante, promuovendo la salute e la vitalità del vigneto.

- *La potatura verde per l’equilibrio e la crescita delle viti*

Un aspetto fondamentale della cura primaverile in vigna è la potatura verde, che comprende la spollonatura e la scacchiatura.
La spollonatura mira a rimuovere i germogli infruttiferi, mentre la scacchiatura si occupa dell’eccesso di germogli. Queste operazioni, svolte con maestria, consentono alle viti e all’uva, quando sarà il momento del loro massimo splendore, di ottenere la giusta quantità di luce e aria, prevenendo ristagni d’umidità e possibili attacchi fungini.
La potatura verde è, dunque, un’attività delicata necessaria per gestire la crescita e l’equilibrio vegeto-produttivo delle viti.

- *La legatura dei tralci*

Con la crescita rapida dei rami in primavera, diventa essenziale legare i tralci alla struttura del filare. Oltre a conferire un aspetto ordinato alla vigna, questa pratica serve a proteggere i fragili tralci dal vento e dal peso futuro dei grappoli, garantendo una distribuzione armoniosa della pianta.

- *La prevenzione dalle possibili malattie*

La primavera segna anche l’inizio delle operazioni preventive contro le malattie fungine. Gli agricoltori praticano l’irrorazione delle viti con prodotti a base di zolfo e rame, creando uno scudo naturale che protegge le viti dalle potenziali minacce. Questo approccio proattivo assicura un raccolto sano e di alta qualità.

- *Storia della vite – tratta dal libro ‘Quando volavano le lucciole – volume 1‘ di Vanda Cerveri*

La vite è una pianta antichissima che da milioni di anni è presente nelle zone temperate del pianeta; solo da qualche millennio, però, si è cominciato a produrre vino. Hanno incominciato i Sumeri, poi gli Egiziani e i Greci e quindi gli Etruschi. La coltura della vite in Valtellina risale all’epoca preromana e fu importata quasi certamente nel 300 a.C. dai Liguri o dagli Etruschi. La viticoltura è stata da sempre l’attività agricola preminente della gente di Bianzone.

I terrazzamenti con i muretti a secco che rivestono tuttora buona parte del nostro territorio certificano l’ingegnosità dei nostri avi che hanno saputo con un lavoro paziente “portare sulle n**e rocce il terriccio per far attecchire le viti” e anche la tenacia di coloro che continuano a lavorare duramente per proseguire la tradizione vitivinicola del paese.

Per proseguire nella lettura accedere al link relativo a un articolo del 25 giugno 2013 pubblicato sul precedente sito dell’Ecomuseo: https://docs.google.com/document/d/1qQHZk0fxB4rBh57Vk7Vn1fSZETfL-_rknWm472Ts_74/edit?usp=drive_link.

Sul ciclo della vite la Scuola Primaria di Bianzone ha realizzato nell’A.S. 2001-2002 un progetto che è sfociato poi nella realizzazione del Museo del vino. A testimonianza di quel lavoro il maestro Igino Ronchi ha realizzato un filmato visibile al seguente link: https://drive.google.com/file/d/1fWKyc-V1ksg-KBubLQ7prEL7GdbOTJ5d/view?usp=drive_link

Foto realizzate il 27 marzo 2026

È arrivata la Primavera ed è iniziato aprile con le classiche gelate di fine stagione invernale. A Bianzone, così come i...
03/04/2026

È arrivata la Primavera ed è iniziato aprile con le classiche gelate di fine stagione invernale. A Bianzone, così come in altri Comuni della Valtellina, è tradizione attivare il sistema antibrina sui meleti. Ma in cosa consiste?

Gli impianti messi in funzione nelle ore più fredde proteggono le gemme e i fiori delle piante di melo. Il sottile velo ghiacciato che si forma impedisce alle gelate di decimare la produzione. È un sistema efficace che negli ultimi 25 anni, ha salvato più volte la produzione di mele.
Il sistema antibrina consiste nell'attivazione degli impianti di irrigazione che, dotati di ugelli speciali, bagnano le piante creando un sottile strato protettivo di acqua ghiacciata che con lo sbalzo termico conserva il calore della pianta e protegge le parti più esposte, impedendo che vengano danneggiate da temperature ancora più basse.
Nel periodo invernale, che in Valtellina è prolungato rispetto ai frutteti di pianura, le piante di mele sono in grado di sopportare temperature inferiori allo zero anche di diversi gradi, ma diventano particolarmente sensibili alla ripresa della fase vegetativa, in prossimità della fioritura o dopo aver emesso le nuove foglioline. In queste condizioni un repentino abbassamento delle temperature rischia di compromettere la produzione dei frutti e il raccolto finale.

Nella zona di Bianzone e Villa di Tirano si producono le varietà di mele più note e richieste: dalla Golden, alla Stark Delicious, Gala e Fuji. L’areale valtellinese vocato alla produzione di mele scende da Grosotto (il più alto meleto è a 700 metri) fino a Piateda e anche più in giù, superata la città capoluogo Sondrio: in tutto, un’asta di circa 40 chilometri che corre lungo la valle principale. A questi si aggiunge l’area separata e molto più circoscritta di Postalesio e Talamona, in bassa valle.

Immagini tratte da:

Foto di repertorio del 2013 relative ad alcuni scorci di Via Guarnelle, Località La Gatta e Contrada Selva ad opera di Vanda Cerveri
Foto del 28 marzo 2026 a Madonna del Piano dei meleti ghiacciati

Per approfondimenti andate sul sito Terra è Vita (https://terraevita.edagricole.it/irrigazione/gelo-in-valtellina-lirrigazione-antibrina-salva-i-meleti/) e leggete l'intervista di Gian Piero Menghina, residente a Bianzone e proprietario dell'Azienda Agricola Menghina

Il Santuario della Madonna del Piano stasera era gremito di fedeli provenienti da vari paesi vicini che hanno preso part...
27/03/2026

Il Santuario della Madonna del Piano stasera era gremito di fedeli provenienti da vari paesi vicini che hanno preso parte alla Via Crucis zonale che annualmente riunisce i vicariati di Grosio e Tirano in un Comune sempre diverso. Quest’anno è toccato con piacere a Bianzone! I fedeli hanno seguito la croce attraverso sette tappe stazionando in via Novaglia, via Valle Vecchia, via Rizzoli, al Bui di Rus e infine a San Siro dove è stato donato un fiore ai presenti come segno d’amore e monito a seminare semi di pace e fratellanza anziché odio, quel sentimento che ha spinto qualcuno a togliere la vita a dei martiri nel 2025, i quali sono stati ricordati lungo il tragitto. A dirigere il traffico c’è stata la sempre presente protezione civile che ha illuminato il cammino. Animata dai ragazzi e presieduta da don Luca e don Stefano con la partecipazione di don Tullio e i suoi giovani del catechismo la Via Crucis zonale ha permesso a diverse persone di visitare un monumento solitamente chiuso e pregare tra le vie del paese sconosciute ai più.

Indirizzo

Via Stelvio 12
Bianzone
23030

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