19/09/2017
Settembre 2017
Cari soci e amici di Borgo Medievale Bracciano,
la città non si è smarrita. I volontari di SalvaguardiAmo Bracciano la ripuliscono e piantano qualche fiore. Appendono cartelli e sacchetti per la raccolta differenziata. Una lezione di civiltà ricordare ai distratti ciò che bisogna fare. (5 Foto)
Vi sono tante città che mi appartengono: dove sono nata, dove ho vissuto, dove sono rimasti miei amici carissimi che mi seguono col pensiero ed io seguo col mio, nonostante le distanze. Bracciano è stata, finora, l’ultima tappa che dura ormai da decenni. Conosciuta, amata e odiata come tutte le cose care. Il paesaggio dolcissimo fra lago e cielo, la campagna coltivata, boschi e castagneti; cavalli, animali, passeggiate, l’incantamento del lago visto dal centro storico e le sue antiche vie; case e cantine con affascinanti storie da romanzo di vita vissuta. Uno struggimento ormai vederne il cambiamento: alberi tagliati, ombre fresche d’estate scomparse per sempre, fontanili asciutti, sacchetti di rifiuti abbandonati per strada, giardini incolti, facciate delle case senza manutenzione. Cemento selvaggio che deturpa i luoghi più suggestivi. Tutto questo incide in modo negativo il pensiero di tutti segnandone il quotidiano.
Adesso anche il lago sembra restringersi. Un brutto sogno: del lago resterebbe un buco vulcanico; la scomparsa della flora lacustre e degli animali; gli uccelli senza canto darebbero il colpo di grazia. Non è possibile che ciò accada, è solo un incubo. Eppure in molti prendono acqua, predoni dell’acqua del lago, che appartiene a tutti, appartiene al nostro guardare, alla bellezza, al nuoto e alla vela; guardare il lago un balsamo per il nostro cuore e per la vecchiaia.
Nello sconquasso delle strade della città, sacchi e cartacce. Molti bar e i ristoranti che appaiono come strambe oasi di illusori rifugi: da qualche parte bisogna pur andare, cercare visi amici, scambiare quattro chiacchiere sul tempo e sulla vita. Il museo civico è chiuso. Chiusa la chiesa di San Sebastiano con l'abside di Antoniazzo. Quando è visitabile appare come un negozio di fiori di plastica e di bruttissime statue di poveri santi che non hanno niente in comune con questo malo gusto del decoro improvvisato, anche se proposto con tanto amore.
Si potrebbe continuare con un lungo elenco di nefande imprese architettoniche e restauri fasulli. Orrori cementizi e distruzioni varie del bel paesaggio antico quanto il mondo. Ma non vogliamo più piangere sul latte versato. Proporre e lavorare insieme. Sarà possibile?
Nonostante tutto ciò, noi di Borgo Medievale Bracciano siamo rimasti quelli che riescono a sognare in grande e macinano utopie e dunque non sono facilmente impressionabili dalle non poche difficoltà che si incontrano. La città tutta rappresenta perfettamente i suoi problemi: pali e fili elettrici volanti, sporca in modo estremo: invasa da cartacce, cartoni, cicche di si*****te buttate a terra e, per continuare, con escrementi di cane. Non si vedono vigili.
Nel frattempo, cosa gravissima che ci addolora, l’importante Organo Tronci in Duomo continua a rimanere muto. Ormai da anni ormai abbiamo sollevato la questione e raccolto, sulla possibilità del restauro, sulla possibilità di riscatto e valorizzazione del centro storico e di tutta la città, l’appoggio e le offerte in denaro di molti appassionati cittadini (www.borgobracciano.it). Perché non ci ascoltano quelli che potrebbero sostenerci? Qualcuno si fa avanti, menando vanto per il lavoro fatto da noi! Francamente ci verrebbe da ridere se non fosse una cosa tristissima, stanchi come siamo di ascoltare nullerie: le costanti, piccole, ottuse beghe di paese.
Dobbiamo continuare con solerzia il lavoro intrapreso attraverso l’Associazione Borgo Medievale. Dobbiamo far sentire la nostra voce perché possediamo la capacità di saper ancora sperare in un mondo migliore. La memoria, l’arte e il paesaggio, nel rispetto di tutti, rimangano sempre il nostro obiettivo. Il Centro Storico sia inteso come luogo di bellezza e memoria.
Non siamo soli. Passando per via Cupetta delle Cartiere ho incontrato i volontari di SalvaguardiAmo Bracciano. Erano in cinque o sei, con i loro giubbotti fosforescenti, badili, pale, sacchi per raccogliere cartacce ed immondizie varie, a spalare pietre e sterpaglie: ridare il vecchio e dimenticato buon esempio. Questi volontari hanno scelto di fare come si fa nelle case trascurate: si incomincia col fare pulizia. Pulire la città che è casa, la nostra, quella che appartiene a tutti. Quella dove viviamo, camminiamo, dove incontriamo le persone per partecipare, trovare una parola confortante e scambiare idee.
Questi volontari non sono propriamente tutti dei ragazzi, ho visto anche qualche testa di capelli bianchi. La forza di un desiderio di civiltà anima queste persone che hanno scelto un pesante compito. Mi è sembrato che anch’essi, come me, cercassero la loro città, quella città che in molti non riusciamo più a ritrovare, ostinati come siamo, a non pensarla come una città perduta.
Un caro saluto a tutti, a presto rivederci.
Adriana Pedone