Museo Papa Albino Luciani

Museo Papa Albino Luciani Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Museo Papa Albino Luciani, Museo, Piazza Papa Luciani, 4, Canale d'Agordo.

La pagina è dedicata a promuovere le iniziative della Fondazione Papa Luciani Onlus, istituzione culturale che ufficialmente tutela e valorizza i luoghi e la figura del Beato Giovanni Paolo I Il MUSAL - Museo Albino Luciani ha come obiettivo quello di far conoscere la vita, la formazione e l’insegnamento di Albino Luciani, divenuto Sommo Pontefice il 26 agosto 1978 col nome di Giovanni Paolo I. In

soli 33 giorni di Pontificato, egli mostrò a tutto il mondo le sue caratteristiche: l’attenzione verso i bisognosi, la semplicità, l’umiltà, la trasparenza dell’operato e la grande sensibilità pastorale. La scoperta della figura di Albino Luciani parte dalla conoscenza del contesto storico in cui è nato e cresciuto, l’antica Pieve di Canale d’Agordo, che vide maturare la sua vocazione e diede un'impronta fondamentale alla sua personalità. Filmati originali e contributi audio selezionati danno origine a un percorso sensoriale innovativo in cui oggetti, musiche, scenografie e la pacata voce del Santo Padre, nei suoi discorsi più significativi, avvolgono il visitatore, facendogli assaporare l’atmosfera di quei tempi. Dal 2019 è, inoltre, visitabile anche la Casa natale di Luciani, luogo dei ricordi e degli affetti familiari, dove si tocca con mano la semplicità e la sobrietà che caratterizzarono la sua infanzia.

A 8 anni dalla sua ripartita, lo ricordiamo con affetto.La Fondazione Papa Luciani di Canale d'Agordo
01/06/2026

A 8 anni dalla sua ripartita, lo ricordiamo con affetto.
La Fondazione Papa Luciani di Canale d'Agordo

13/05/2026

Guardai la risonanza e sentii un freddo attraversarmi la schiena. Non era l’aria dell’ospedale. Era quella sensazione precisa che arriva quando capisci immediatamente cosa stai guardando.

Avevo passato quarant’anni in chirurgia vascolare. Aneurismi, emorragie, urgenze impossibili. In sala operatoria avevo imparato a ragionare in secondi, arterie e millimetri di precisione. Eppure, davanti a quell’immagine, non mi sentii un chirurgo esperto.

Mi sentii semplicemente un uomo.

La paziente aveva ventisette anni. Madre single. Lavorava in una tavola calda di quartiere, facendo turni massacranti per mantenere sua figlia. Era crollata all’improvviso durante il lavoro.

L’aneurisma era in una posizione terribile, vicino al tronco encefalico. Bastava pochissimo per distruggere tutto. Il neurologo accanto a me guardò le immagini e disse piano:
«Se operiamo, rischia di morire sul tavolo. Se non facciamo nulla, può rompersi da un momento all’altro.»

Era uno di quei casi in cui la medicina smette di offrire certezze.

Poi vidi la bambina.

Seduta fuori dalla sala, con un album da colorare sulle ginocchia e le scarpe che penzolavano senza toccare il pavimento. Aspettava in silenzio, come fanno i bambini quando capiscono che qualcosa non va ma nessuno spiega davvero cosa.

In quel momento smisi di vedere “un caso clinico”.

Vidi una madre.
E una figlia che rischiava di restare sola.

Rientrai nella stanza e dissi soltanto:
«La opero io.»

Ero già in pensione. Alcuni colleghi pensarono che stessi facendo una follia. Forse avevano ragione.

Quella notte rimasi da solo nel mio studio a guardare le immagini ancora e ancora. Non c’era alcun accesso semplice. Nessuna soluzione rassicurante. Solo un intervento dove un errore di pochi millimetri poteva diventare una condanna.

Le mani mi tremavano leggermente.

Non succedeva da anni.

Nel cassetto della scrivania conservavo una piccola immagine religiosa che mia madre mi aveva dato quando iniziai medicina. Non sono mai stato un uomo particolarmente devoto. Ho sempre creduto più negli strumenti che nei miracoli.

Ma quella notte presi quell’immagine in mano e dissi soltanto:
«Io farò la mia parte. Ma non lasciare sole le mie mani.»

La mattina dopo entrammo in sala operatoria.

E tutto era ancora peggio di quanto mostrassero gli esami.

Il vaso sembrava sul punto di cedere a ogni pulsazione. Ogni movimento richiedeva una precisione assoluta. Nessuno parlava quasi.

Poi successe qualcosa che ancora oggi non riesco a spiegare fino in fondo.

Dentro di me arrivò una calma improvvisa.

Non adrenalina.
Non sicurezza.
Qualcosa di diverso.

Le mani smisero di tremare. I movimenti diventarono fluidi, precisi. Entrai in spazi minuscoli senza danneggiare nulla. Sentivo ogni gesto nitido e stabile, come se il rumore del mondo si fosse allontanato per qualche minuto.

«Pressione stabile», disse l’anestesista sottovoce.

Continuai a lavorare.

Quaranta minuti dopo posai lo strumento.
«Aneurisma escluso.»

La sala rimase in silenzio per qualche secondo. Poi tutti ripresero a muoversi lentamente, quasi increduli.

L’intervento era riuscito.

Una settimana dopo vidi quella donna camminare nel corridoio con sua figlia per mano. Piangeva, mi ringraziava e continuava a chiamarmi eroe.

Io scossi la testa.
«Non ero da solo.»

Lei sorrise pensando al team medico.

Ma io sapevo cosa intendevo davvero.

La medicina spiega molte cose. Spiega i vasi, il sangue, la tecnica, la pressione. Ma non sempre riesce a spiegare quei momenti in cui, proprio sull’orlo del fallimento, arriva una lucidità che sembra non appartenerti del tutto.

Da quel giorno ho imparato una cosa semplice.

La speranza non arriva sempre facendo rumore.

A volte entra in silenzio.
E lavora attraverso mani che, per un momento, diventano più ferme di quanto dovrebbero essere.

Piccole Storie

02/05/2026

John Travolta ha attraversato perdite che sembrano impossibili anche solo da nominare.

Ha salutato per sempre sua moglie, Kelly Preston, portata via da un tumore al seno. Ha perso anche il suo primogenito, Jett, quando aveva appena 16 anni: una crisi epilettica gli ha tolto la vita, lasciando nel cuore di suo padre un vuoto enorme, di quelli che non si colmano e non si spiegano.

Ci sono dolori che non fanno rumore, ma cambiano per sempre il modo in cui respiri. E John quel dolore lo ha conosciuto da vicino. Lo ha vissuto sulla pelle, nei silenzi della casa, nei giorni in cui anche alzarsi sembrava un atto di coraggio.

Eppure è rimasto in piedi.

Non perché non soffrisse. Non perché fosse invincibile. Ma perché accanto a lui c’erano due figli che, con la loro presenza, gli hanno ricordato che la vita chiedeva ancora di essere vissuta.

Ella Bleu, la sua primogenita, è cresciuta sotto gli occhi del mondo, tra riflettori, confronti e aspettative. Ma ha saputo trovare la sua strada con eleganza, senza lasciarsi schiacciare. È diventata una giovane donna luminosa, forte, autentica. E forse, ogni volta che John la guarda, rivede una parte di ciò che l’amore è capace di salvare.

Poi c’è Benjamin, il più piccolo.

È arrivato in un tempo segnato dalla tempesta, quando la famiglia portava già addosso ferite profonde. Ma lui è stato sorriso, calore, respiro nuovo. Un piccolo miracolo capace di riportare luce nelle stanze dove prima c’era solo assenza.

Con Ella e Benjamin, Travolta ha ricostruito qualcosa che va oltre una casa. Ha ricostruito un senso. Ha imparato a trasformare il silenzio in tenerezza, il ricordo in presenza, il vuoto in un legame ancora più forte.

Lui lo ha detto più volte: i suoi figli sono la sua bussola, la sua forza, l’amore che lo tiene ancorato alla vita.

Perché quando l’esistenza ti strappa via ciò che ami di più, non sempre si ricomincia davvero. A volte si impara soltanto a camminare con il cuore spezzato.

Ma se resta l’amore, resta anche una strada.

E John Travolta, giorno dopo giorno, continua a percorrerla. Non dimenticando chi ha perso, ma vivendo per chi è ancora lì, accanto a lui. Perché certe luci non cancellano il buio, ma insegnano al cuore a non arrendersi.

“Cristo non ha predicato la violenza, ma la mitezza, la pace ed ha obbedito esperimentando drammaticamente in sé la pena...
01/05/2026

“Cristo non ha predicato la violenza, ma la mitezza, la pace ed ha obbedito esperimentando drammaticamente in sé la pena dell’obbedire (…). Avere fame e sete di giustizia sociale e di riforme energiche è evangelico; avere fame e sete di spaccature, incendi, spari e sangue- sia pure per arrivare al meglio- non è evangelico. A meno che non si tratti, in casi gravi, di violenze poco più che dimostrative”

Le parole di Albino Luciani, Patriarca di Venezia e futuro Papa Giovanni Paolo I

29/04/2026
«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdut...
28/04/2026

«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.»

Gv. 10,27-30

La Fondazione Papa Luciani ricorda con affetto monsignor Sirio Da Corte Zandatina (10.04.1941-28.04.2016), arciprete e vicario foraneo di Canale d'Agordo e parroco di Vallada Agordina dal 2000 al 2008, nonché ideatore del Museo Albino Luciani e promotore, insieme al vescovo Vincenzo Savio, della sua Causa di Canonizzazione.

24/04/2026

Approfittate dell’Open Day dell’Ecomuseo della Valle del Biois il 25 e 26 Aprile 2026 per visitare le latterie sparse in tutta la Valle !! 🐄🧀🥛🍀🌷🌼 .valle.biois

23 aprile 1906 - 23 aprile 2026 - 120° anniversario della morte del Cavalier don Antonio Della Lucia, fondatore del prim...
23/04/2026

23 aprile 1906 - 23 aprile 2026 - 120° anniversario della morte del Cavalier don Antonio Della Lucia, fondatore del primo asilo rurale della Provincia di Belluno, sostenitore del voto e dei diritti femminili, fondatore della prima latteria cooperativa d'Italia e della Federazione delle Latterie Agordine, Cavaliere della Corona, Membro del Consiglio Superiore del Ministero dell'Agricoltura, mansionario di Frassené (1849-1853), vicario cooperatore di San Tomaso Agordino (1854-1856), parroco di San Tomaso Agordino (1856-1860), arciprete e vicario foraneo di Canale d'Agordo (1860-1898), mansionario di Caviola e arciprete emerito di Canale (1899-1906).

Dipinto di Pietr'Antonio Andrich, Famiglia Giovanna Tognetti

Indirizzo

Piazza Papa Luciani, 4
Canale D'Agordo
32020

Telefono

04371948001

Sito Web

https://www.ecomuseovalledelbiois.it/

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