01/09/2026
🏺 Il Mastio: il cuore sacro di Monte Sirai
Nel cuore dell’abitato di Monte Sirai si trova un luogo particolarmente significativo: il Mastio, l’unico spazio di culto finora individuato all’interno della città.
Situato a destra dell’ingresso monumentale e separato dall’abitato da quattro strade secondarie, il Mastio occupava un’area che, nelle prime interpretazioni, era stata considerata di carattere militare. Solo il proseguimento delle ricerche archeologiche ne ha rivelato la funzione sacra.
Il santuario, dedicato alla dea Astarte, venne realizzato all’interno di un nuraghe monotorre. L’area sacra attraversò diverse fasi di vita, modificandosi nel corso dei secoli fino ad assumere, tra il III e il II secolo a.C., la forma attualmente visibile. Il tempio era articolato in diversi spazi: un cortile esterno con quattro altari, due cortili a cielo aperto e, sul fondo, quattro piccole celle. Ed è proprio da queste celle che provengono alcune delle testimonianze più significative della vita religiosa di Monte Sirai: la statua di Astarte, un betilo, alcuni bronzetti e una placchetta in bronzo con iscrizione punica. La statua della dea, databile almeno al VII secolo a.C., venne successivamente rimaneggiata in età punica, ad essa era associato un betilo, una rappresentazione aniconica della divinità, interpretato come simbolo di una divinità maschile. A questa presenza potrebbe essere collegata anche la placchetta in bronzo con iscrizione punica, databile al IV secolo a.C., sulla quale il nome di una divinità, probabilmente maschile, venne cancellato in antico. La combinazione di questi elementi permette di ipotizzare che il culto del santuario non fosse legato esclusivamente ad Astarte, ma comprendesse anche una componente divina maschile.
🔎 Ma il Mastio racconta soprattutto l’incontro tra culture diverse.
Tra i reperti rinvenuti nel santuario si trova infatti un bronzetto raffigurante un individuo nell’atto di versare un liquido, verosimilmente vino, in una coppa. A rendere particolarmente interessante la scena è il recipiente utilizzato: una brocca askoide, elemento della tradizione nuragica.
Un oggetto di tradizione nuragica all’interno di un santuario legato al culto di Astarte diventa così una preziosa testimonianza del processo di ibridazione culturale che caratterizzò Monte Sirai.
Le diverse componenti della comunità non si limitarono dunque a convivere: tradizioni, pratiche e simboli differenti entrarono in relazione, fino a condividere anche lo spazio più intimo della comunità, quello della sfera sacra.
Il Mastio diventa così molto più di un luogo di culto: è una testimonianza concreta dell’incontro e della trasformazione delle culture che abitarono Monte Sirai. 🏺
Per approfondimenti: BERNARDINI & PERRA, 2001. Monte Sirai. Le opere e i giorni. La vita quotidiana e la cultura dei Fenici e dei Cartaginesi di Monte Sirai. Carbonia.
GUIRGUIS, M., 2017. Monte Sirai, (in M. Guirguis (a cura di) La Sardegna Fenicia e Punica. Storia e materiali). Sassari. pp. 147-160.