29/05/2026
Achille Pace (Termoli, 1923 – Roma, 2021) è stato un pittore italiano del secondo Novecento e docente di Decorazione Pittorica a Roma, città in cui visse dal 1935. Iniziò a dipingere nel 1943, ma la svolta avvenne dopo il soggiorno in Svizzera del 1955, dove approfondì l’espressionismo di Die Brücke, il segno di Paul Klee e le geometrie di Cézanne. Dal 1960 il suo nome si lega al Premio Termoli: grazie alla sua guida e al sostegno di critici come Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, la manifestazione costruì una delle più importanti collezioni pubbliche di arte contemporanea oggi custodite al MACTE. Nel 1997 fu nominato Accademico dei Virtuosi al Pantheon.
Dagli anni ‘60 Pace sviluppa una ricerca basata sul filo come segno essenziale e mentale, in opposizione alla gestualità emotiva dell’Informale, che nel 1962 contribuì alla nascita del Gruppo Uno insieme a Uncini, Carrino, Frascà, Santoro e Biggi. Disposto su superfici neutre e monocrome, il filo non racconta esperienze personali ma costruisce itinerari. La sua diventa una “metapittura”: non riflessione tecnica, ma pratica etica e mentale del fare artistico. Tela grezza, colore rarefatto e filo di cotone definiscono una poetica povera e antiretorica. Il segno non è decorativo ma simbolico: rappresenta il pensiero, il tempo e la precarietà dell’esistenza (“forma in fieri”). Negli anni ‘70 il filo si fa più libero e compaiono frammenti di tela e strutture fragili, metafore della condizione contemporanea. Per Pace, l’arte non deve stupire con l’eccesso, ma evocare con il minimo: il filo diventa così traccia dell’esperienza umana, unione tra materia, pensiero e spiritualità, un “diario dell’anima”.
In LABIRINTO UNO il filo sostituisce il pennello diventando traccia minimale che unisce segno e materia. Tra geometrie e irregolarità, la fibra diventa metafora dell’Idea e del tempo (divenire e durata). Su uno sfondo quasi monocromo, ritmi e fratture della tela esprimono una memoria “poverista” e un’ontologia frammentata. L’opera trasforma così l’accidente in traccia di verità, creando percorsi labirintici che reinterpretano il mondo e il pensiero.
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