Il primo artista a comparire nell'albero genealogico è Giacomo (Monopoli 1728 - Napoli 1795) il compositore e maestro di ca****la della cattedrale di S.Gennaro di Napoli, studente nel conservatorio di S. Giacomo Insanguine compone diverse opere teatrali serie, semiserie e sacre. Un suo discendente, Michele nato a Monopoli nel 1831, era un artista ed in teatro alternava le esibizioni di Pulcinella
a quelle dei pupi napoletani. Scese a Catania nel 1878 con i suoi quattro figli, nati a Resina (Ercolano), e installò il suo primo teatro viaggiante in piazza del Carmine dove oggi si svolge il mercato. Due dei suoi figli, Michele jr e Giuseppe (padre di Nino), seguirono le orme del padre. I due fratelli fecero parte della compagnia drammatica diretta da Giovanni Gizzi, che si esibì a Catania, al teatro Mercadante, nel 1892 ( cfr. enciclopedia dei teatri e degli spettacoli a Catania nell'ottocento, Vincenzo Privitera, vol. 1, pag. 731). Michele jr aveva già debuttato a Catania, nel 1882, al teatro "San Carlino" sito in via Lazzaro, con la compagnia napoletana di Salvatore Centofanti. Dalla suddetta Enciclopedia apprendiamo, inoltre, che Michele lasciò la compagnia nel 1883 per fondare, assieme a Giuseppe, il teatro "Genio", nel quale lavorarono, tra gli altri, Clementina Crimi-Trombetta e Matilde Galiani, compagna di Michele Insanguine. Nel 1891 il teatro "Genio", ubicato in via Abate Ferrara, fu venduto all'impresario Salvatore Centofanti, che lo denominò teatro "Garibaldi". Michele fu chiamato al "Macchiavelli", teatro sito in piazza Università, dalla signora Francesca Tedesco, per prestare la sua voce ai pupi del marito, Don Angelo Grasso, scomparso il 26 maggio 1888. Grasso aveva lasciato il teatro nelle mani della seconda moglie (chiamata donna Ciccia) e del figlio Giovanni, appena quattordicenne. Ma qui l'Opra dei pupi non durò a lungo, perchè Giovanni si mise in testa di dedicarsi alla prosa, forse ispirato dai fratelli Insanguine. Ogni sera gli attori recitavano "a soggetto". Mettevano in scena drammi suggeriti da un fatto di cronaca cittadina oppure inscenavano farse nelle quali il giovanissimo Angelo Musco debuttava vestito da donna; una sera i fratelli Insanguine mettono in scena La storia di Buovo D'Antona, dove Giovanni Grasso fa (Buovo), Michele (Pulicani), e Giuseppe padre di Nino interpreta (Teriggi)e Angelo Musco comparsava nei panni di donne (vista la scarsità di attrici) suscitando l'ilarità del pubblico; inoltre il Musco battezzò i figli di Michele (Teresa 1895,Umberto 1901). Giovanni Grasso riscuoteva successo come attore, Michele e Giuseppe Insanguine conquistavano notorietà in tutta la provincia con i loro melodrammi e le loro commedie musicali. Giuseppe costituì una propria compagnia scritturando Angelo Musco, i suoi figli tra cui Nunziata Insanguine come prima attrice, con la quale andò in giro per la Sicilia presentando al pubblico anche spettacoli con pupi napoletani. Sposò una giovane donna di Acitrezza, Filadelfa Leocata, dalla quale ebbe cinque figli. Decise quindi di stabilirsi a Catania e di costruire un teatro nel quartiere di San Cristoforo, dedicato alla famiglia reale dei Savoia, ubicato in via Plebiscito 32. Alla sua morte (1908) la moglie fu costretta a vendere il locale, i pupi, e tutta l'attrezzatura teatrale. Il figlio Nino aveva solo nove anni (era nato nel 1898), ma capì subito che doveva darsi da fare in qualunque modo per aiutare la mamma e i quattro fratellini. Dopo essersi prodigato in svariati mestieri, a sedici anni Nino si offrì di lavorare per una compagnia di filodrammatici che, in quel periodo, si esibiva al teatro Uzeda di via Abate Ferrara. Dopo circa cinque anni, ricordando il suo debutto, Nino Insanguine fu chiamato dall'istinto della sua generazione ad esercitare "l'arte che sentiva nelle sue vene". Interruppe il lavoro dal 1917 al 1919, a causa della guerra. Al ritorno dal sevizio militare constatò che a Catania erano attivi tredici teatri d'arte e di marionette. A ventidue anni cominciò a costruire pupi siciliani. Dalla scultura delle teste passò alla cesellatura delle armature in ottone; imparò a dipingere le scene ed i cartelli,e da perfetto autodidatta imparò a suonare il tamburo che apriva lo spettacolo. Nino non si fermò solo alla costruzione dei pupi, ma diede la sua possente voce di volta in volta ai suoi personaggi; possiamo ancora affermare che è stato trai pochi che non ha commissionato la confezione del pupo a terzi. Inoltre riusciva a mo***re parte del pupo che con un solo colpo di durlindana il suddetto si scindeva in vari pezzi e per rendere veritiero il combattimento introduceva nel torace o nel capo una scatoletta in latta contenente del colore rosso simulando il ferimento. Nel 1924 inaugurò un locale in via Grassi 17/19 e gli diede lo stesso nome dell'amato e perduto teatro paterno: "Savoia". Tra il 1928 e il 1929 trasferì il "Savoia" in un magazzino di via Archimede 82. Nel 1927 i pupi costruiti da Insanguine parteciparono all'Esposizione di Firenze, dove guadagnarono una medaglia d'oro. Dal 1930 al 1934 Nino gestì il teatro "Garibaldi", in via Ventimiglia 91. Scrisse Carlo Levi in "Le parole sono pietre": "..la sera si finisce all'Opera dei Pupi, al Teatro Garibaldi dove il bravissimo commendatore Insanguine rappresenta con le sue marionette le storie dei Paladini". Tra il 1935 e il 1937 il "Savoia" fu prima in via Maddem 37e poi a Vizzini, come testimoniano le numerose locandine (12) custodite dai figli, sulle quali è riportato anche il costo del biglietto. La conoscenza dei personaggi e la sua voce possente gli permisero di parlare i pupi. Ma nel repertorio di Nino Insanguine non vi erano soltanto "la Sfida di Orlando" e "Don Chiaro", "Guidone di Santa Croce", "Tramoro di Medina", "Buovo D'Antona", "Storia Greca", "Erminio dalla stella d'oro", "Entrata di Angelica a Parigi" e le rappresentazioni sacre, come "Santa Genoveffa" (riportata in foto) e la "Passione di Nostro Signore Gesù Cristo". Il "Savoia" era un teatro di arte varia ed il suo titolare era un artista poliedrico. Sul palcoscenico, da lui stesso costruito, si avvicendavano pupi ed attori, commedie e drammi. Non si pensi, però, che Nino trascurasse l'Opra. Tant'è che nel 1931 vinse in ex equo la prima disfida regionale dei pupi siciliani, promossa dell'Ispettorato superiore dell'Ordine Nazionale Dopolavoro. Su una pagina del quotidiano fascista "il popolo di Sicilia", pubblicato il 2 agosto 1931, abbiamo trovato il seguente articolo: "ieri sera ha avuto luogo la prova d'uno dei due pupari rimasti in ballottaggio nella 1.a Disfida regionale dei pupi siciliani: Nino Insanguine, che si è presentato al folto pubblico dell'Arena Pacini con un episodio mitologico e con la storia dei paladini di Francia. Quivi l'Insanguine ha avuto modo di dimostrare le sue ottime qualità di parlatore e di direttore, mentre le sue marionette sono apparse di squisita fattura e smaglianti nelle armature. Oggi, il secondo puparo in ballottaggio – Giuseppe Napoli – si presenterà con un interessante programma ispirato alla storia dei paladini di Francia e alla mitologia". Lo stesso giornale, il 5 agosto, riportava la notizia della vittoria in ex equo dei due pupari catanesi. La commissione arbitrale aveva persino donato una medaglia d'argento, per speciali meriti, alla parlatrice Domenica Sapienza, la quale, nei giorni della Disfida, aveva prestato la voce sia ai pupi di Insanguine che a quelli di Napoli. Nel 1932, al Teatro Politeama di Tripoli, la sua "compagnia Marionettistica Italiana" ricevette da Italo Balbo un diploma per il grande successo ottenuto. Due anni dopo, sul palcoscenico del Teatro Orientale di Tripoli, i pupi di Insanguine presentarono "Argante e Tancredi", tratto dalla "Gerusalemme liberata". A Firenze, nel 1934, in occasione di una "Esposizione Fiorentina" i suoi pupi vennero ancora una volta premiati. L'anno successivo Nino partì per Sanremo, dove mise in scena "Don Chischiotte". Sempre con i pupi, nel 1937, si presentò al teatro Aurora di Roma e alla prima mostra del dopolavoro ove, alla presenza di Benito Mussolini, gli furono consegnati una medaglia d'oro e un diploma. Tre anni dopo la sua voce viaggiò nell'etere grazie all'E.I.A.R. ( la radio nazionale), che mandò in onda la "Sfida di Agricane e Orlando": Nino recitava in versi da lui composti. Nel 1941 fondò la Compagnia Comico Drammatica del Teatro Siciliano. Il repertorio comprendeva lavori di V***a, Martoglio, Capuana, Pucci, Russo, Morais, Fiducia, Guimera, Giacometti. Diedero il loro primo spettacolo a Palermo, al teatro Garibaldi, da dove partirono per una turneè regionale. Eppure tutto ciò non gli bastava. Cercò appagamento anche nella scrittura e redisse circa cinquanta sceneggiature teatrali di tipo neorealistico, tra cui "Conquista di Cassino", "Disonore", "Sepolta viva", "Peppino Musolino – vicende di un bandito", "Voce del sangue", "Turi Malacorda". Scrisse intere sceneggiature per i suoi spettacoli con i pupi distinguendosi, perciò, dagli altri pupari. Non disdegnò nemmeno la musica leggera. Sentendosi portato per il canto e trovando stimoli nelle canzoni napoletane, ne commissionò un gran numero al napoletano Franco Barile. Le composizioni musicali sceneggiate da Insanguine avevano titoli eloquenti, come: "Che risate", "O Giudice songh'io", "O cumpare fazzoletto", "Centinara 'e spine", "Dincillo a sta signora", "Madunella", "Vola Palumma mia"(canzone d'o cucchiere), "Zingarella", "Munastero e Santa Chiara", "Zappatore". Depositò i testi di tutti i suoi lavori alla Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) Iscritto dal 1927 a tutt'oggi. Era fiero dei suoi pupi tanto quanto delle sue pièces teatrali. Nell'autobiografia, scritta quando la sua carriera volgeva al termine, Nino Insanguine ricordò la prima della "Canzone d'o cocchiere", tenuta all'Arena Argentina nel 1948. Egli si era presentato sul palcoscenico vestito da colonnello americano su una carrozza trainata da un cavallo vero. Ricevette i complimenti di artisti come Ettore Petrolini, Peppino de Filippo, Renato Rascel, e di uomi illustri come il Governatore di Tripolitania. I suoi spettacoli di arte varia si tennero ininterrottamente, dal 1938 al 1960, al teatro stabile Garibaldi di via Tipografo71. In tutta la sua carriera Nino ebbe ben sette teatri e costruì personalmente i palcoscenici, le quinte, gli impianti elettrici ed i sedili in legno. Nel 1940 aprì l'ennesimo teatro Savoia, questa volta nel borgo di Ognina, e quindici anni dopo diede la stessa denominazione a due teatri, uno a Paternò e l'altro a Lentini. Nel 1960 il fabbricato di via Tipografo fu espropriato per consentire la costruzione dell'attuale Corso Sicilia. Dal 1964 al 1966 lavorò a Roma, Pescara e Mantova. Nel 1968, per festeggiare i cinquant'anni di carriera, Nino Insanguine tenne un recital al Teatro Metropolitan di Catania. Mise in scena due lavori da lui sceneggiati: "Cavalleria Rusticana" e "Avvocato difensore". Nella sua attività di capo comico scritturò molti attori tra cui Tommaso Sineri, Attilio Porcelli e Giovanna Porcelli, Carmelina Lambertini, Ciccino Sineri, le sorelle Micalizzi, Ignazio Pappalardo, Turi Ferro, Giovannino Cirino, Giuseppe Tosto, Carlo Mangiù, Ignazio Balsamo, Tony Fassari, Gino Cipolla e scritturò l'allora giovanissimo Mario Abbate le cui canzoni furono tradotte in sceneggiate. Acquistò una bottega in via S. Giuseppe al Duomo dove continuò a costruire pupi fino a poco prima di morire. Molte delle sue creazioni si trovano oggi al museo di Bonn ed in quello di Magonza, e nel Museo dei burattini di Parma (Giordano Ferrari) e nelle abitazioni di collezionisti e personaggi del mondo dello spettacolo. Riconoscere i suoi pupi non è difficile: hanno coperture massicce, visi larghi solari, grandi occhi espressivi e cimieri che si estendono in ampiezza, fatti con fili di laminato. Il fatto sorprendente è che essi hanno gli stessi tratti somatici di Insanguine e dei suoi figli. Presentano i ferri di testa e di mano più lunghi del comune, in conseguenza della scelta fatta da Insanguine, nel dopoguerra, di ampliare la prospettiva della scena aumentandone l'altezza. Nell'ultima parte della sua vita, il puparo si prodigò per dare alla moglie, Maria Nicotra (Nata a Catania il 05/02/1905, Morta a Catania il 25/04/1985), ed ai figli (Filadelfa, Nunziata, Agata, Giuseppe, Agatino, Michele, Francesco) una sicurezza economica che l'Opra non poteva più offrire. Agli inizi degli anni cinquanta prese una bottega in affitto e avviò un'attività commerciale, che in seguito, permise ai figli di vivere agiatamente. Ma nessuno di loro ha dimenticato i sacrifici con cui il padre mandò avanti la famiglia ed il teatro. In ciò la consorte fu per lui un energico ed al contempo paziente sostegno. Nino Insanguine:puparo, attore ed autore
Chi è il puparo? Il Puparo non è soltanto colui che costruisce i pupi, o li manovra soltanto, ne semplicemente il proprietario del teatro. È piuttosto un'artista a tutto tondo che esprime la sua maestria in tutte le fasi e gli aspetti che contribuiscono a realizzare il coloratissimo spettacolo dell'opera dei pupi: dal palcoscenico, alle scene, dai cartelli alle marionette e alle loro fulgide armature, dai copioni in prosa in lingua "aulica" alla manovra, alla declamazione delle fantastiche storie. È pittore, marionettista, cesellatore, intagliatore, parlatore, impresario: è il padre dei suoi Pupi. L'autore Nino Insanguine
Nel 1941 Nino fondò LA COMPAGNIA COMICO Drammatica del Teatro Siciliano. Diedero il loro primo spettacolo a Palermo, al teatro Garibaldi, da dove partirono per una tournèe regionale. Cercò appagamento nella scrittura e redisse circa settanta sceneggiature teatrali di tipo neorealistico, tra cui "Conquista di Cassino", "Disonore", "Sepolta Viva", "Peppino Musolino - vicende di un bandito", "Voce del Sangue", "Turi Malacorda". Sentendosi portato per il canto e trovando stimoli nelle canzoni napoletane, ne commissionò un gran numero al napoletano Franco Barile e Cioffi. Le composizioni musicali sceneggiate da Insanguine avevono titoli eloquenti,come: "Che risate", "O Giudice songh' io", "O cumpare e fazzuletto", "Centinara ' e spine" (Lacrime napulitane), "Dincillo a sta signora", "Madunella", "Vola Palumma mia" (Canzone d' o cucchiere),"Zingarella", "Munastero e Santa Chiara", "Zappatore". Depositò i testi di tutti i suoi lavori alla Società italiana degli autori ed editori. L'attore
Nino Insanguine non solo prestava la vigorosa voce alle sue creature riuscendo magistralmente a variarne il timbro per adattarlo ai diversi personaggi in modo da contraddistinguerli caratterialmente nella parlata: il regale e autoritario Carlomagno, l'audace e coraggioso Orlando, lo spietato e rozzo infedele Agricane, il giovane leale Rinaldo, l'infame traditore Gano. Egli riuscì altresì ad esprimere la sua vocazione recitativa sui palcoscenici teatrali interpretando opere di genere serio o comico,con spiccate qualità in entrambi i casi. L'enfasi e la passione nella gestualità e nell'eloquenza, nonchè la sorpredente capacità d'improvvisazione, ne facevano un perfetto istrione. Con la sua Compagnia Comico-Drammatica del teatro Siciliano (fondata nel 1930) portò in scena lavori di V***a, Martoglio, Capuana, Pirandello, Fiducia, Guimerà, Pucci, Morais, oltre che pièces scritte di suo pugno (Conquista di Cassino "Povero frate", "Pasquale Bruno", "Le vicende di un bandito ovvero (Peppino Musolino 30 atti), "Turi Malacorda" (9 atti), "Stefano Pelloni" (il passatore), "Disonore" (ultima recita), "Misteri di PARIGI" (Due Orfanelli) "Tirannie tedesche in Sicilia etc., d'ispirazione neorealistica. E ancora pezzi come: Notte Senz'Alba, Nica, Zolfara, Malia, Morte Civile, di grande intensità drammatica non sono più stati messi in scena dopo di lui inquanto richiedevano una speciale forza di interpretazione come la sua difficilmente riproponibile. Nella sua attività di attore-impresario fu affiancato da attori da lui scritturati come: I cugini Michele e Umberto Insanguine, Tommaso Sineri, Balistrieri Gennaro, Toni Fassari, Ciccino Sineri, Giovanni Cirino, le sorelle Micalizzi, Giovanna Porcelli, Carmelina Lambertini e il giovanissimo Mario Abbate