Tre fischietti di terracotta ricevuti in dono, verso la fine degli anni Sessanta, da Mario Calandri, sensibile pittore ed incisore torinese, hanno radicalmente cambiato il corso delle mie attività professionali. La rivoluzione avvenne dal momento che scoprii nei fischietti di terracotta un settore creativo ricco di valenze artistiche genuine. Conseguentemente, i miei interessi di stampatore d’arte
e gallerista si affievolirono. Lentamente cominciai ad avere meno interesse per i miei torchi e per la mia galleria di Piazza Carlina, 19. Dopo sofferta decisione, seguì un trasferimento dal Piemonte nel Veneto per fondare un Museo del Fischietto, che impiantai a Cesuna, sull’altopiano di Asiago, famoso per la secolare “Sagra dei Cuchi”, puntualmente celebrata il 25 aprile di ogni anno. A distanza di tempo, stento ancora a credere come oggetti di forte marca popolare siano riusciti a catturare il mio interesse, quello di mia moglie Vania e dei miei figli, soprattutto di Claudio. Prima di approdare nel Veneto per fondare il “Museo dei Cuchi” tentai qualche esposizione a Torino: volevo saggiare la reazione di artisti e pubblico. Cominciai ad esporre nella mia galleria fischietti italiani e stranieri, via via collezionati. E non solo quelli. Alle consuete mostre di pittura e alle collettive di grafica, allestite secondo precisi calendari, alternai qualche esposizione di fischietti. L’esperimento suscitò interesse. La critica ritenne tanto le mostre quanto gli oggetti popolari esposti affini ai dettati della pop art. Il messaggio di Hamilton riferito alla mitizzazione degli oggetti e delle immagini di consumo erano aderenti alle mie nuove iniziative di gallerista. Infatti, quattro fischietti ricavati, dallo stesso stampo, da Giovanni Brunello da Mussolente davano le stesse emozioni delle “Quattro Marilyns” di A. E, a pensarci bene, una fila di Cuchi napoleonici di Severino Carraro o Mario Scuro non risultava, poi, tanto dissimile, nella presentazione concettuale, dalle bottiglie di Coca-Cola presentate dallo stesso pittore americano in lunghe sequenze di fotogrammi colorati. C’era molta identità creativa nelle due espressioni popolari. Una però era ritenuta opera d’artista, l’altra produzione di artigiani. Ma, a riprova che i figuli sono autentici maestri e che artisti di grido sono potenziali artigiani presentai, nel 1982, “Fischi d’artista” viaggio di cinquanta artisti nel mondo della ceramica popolare a fiato. Il catalogo fu redatto da Attilio Boccazzi Varotto. L’anno dopo, nel 1983, organizzai una collettiva di figuli italiani e stranieri, Tra gli italiani presentai Federico Bonaldi e Francesco Stocchero; per gli stranieri l’ungherese Mariann Ban e l’olandese Zus Poortvliet. Il catalogo fu redatto da Anna Maria Bounous. La strada era aperta, L’esperimento ufficialmente accettato, L’arte popolare era approdata nelle gallerie e dalle collettive, senza più esitazione, passai alle mostre personali. Nel 1984 presentai il figulo Severino Carraro, di Nove, all’ epoca reduce da successi conseguiti in Germania a Francoforte e Norimberga, dove si registrò il tutto venduto. Nel 1985 organizzai la mostra “Eros” di Riccardo Biavati, di Ferrara, presentato in catalogo da Franco Caresio, Era la prima volta che questo delicato tema veniva apertamente affrontato dalla ceramica fischiante. Alle note campanelle sormontate dall’uccellino, modellate nei tempi andati dai Guazzo di Moncalvo, nel Monferrato, e alle campanelle penetrate dal fischio, foggiate dai Bontempo di Rapino, nell’ Abruzzo chietino - testimonianze ceramiche di ingenuo erotismo -, il maestro emiliano Riccardo Biavati aggiunge una mostra su questa tematica senza cadere nel pornografico, Infatti, “il suo è un eros accennato, gioiosamente ammiccante, di candore appunto tutto primitivo quando i grandi segreti della vita erano parte integrante dei cicli della natura e la malizia non si era ancora insinuata nell’animo dell’uomo”. Dalle esperienze piemontesi, dopo l’allestimento del “Museo dei Cuchi” dove “ogni vetrina è un quadro che dice moltissime cose” o “una tavola densa, popolata di citazioni che muovono verso le stampe popolari o verso il surrealismo”, sono passato alle Biennali di Canove ed a mostre tematiche nelle sale del Museo. Nel 2003 è stata costituita l’Associazione “Amici del Museo dei Cuchi” di Cesuna, con lo scopo di Ricerca e conservazione delle Ceramiche fischianti: manufatti, articoli, testi, foto e monografie. Valente Gianfranco.