22/08/2026
COMACCHIO PROVINCIA DI RAVENNA?
FORSE AVEVAMO GIA SCELTO.
MA CE NE SIAMO DIMENTICATI.
C'è una domanda che ogni tanto ritorna a Comacchio. Poi qualcuno la mette nel cassetto, qualcun altro cambia discorso e tutti tornano tranquillamente a fare quello che facciamo da decenni: guardare Ferrara sulla carta geografica e Ravenna nella vita reale.
La domanda è semplicissima:
ma Comacchio che cosa ci fa ancora nella provincia di Ferrara?
Attenzione, perché non è una provocazione inventata oggi.
Il 15 dicembre 2013 i comacchiesi furono chiamati alle urne per rispondere a una domanda precisa: volete che Comacchio avvii il percorso per passare dalla provincia di Ferrara a quella di Ravenna?
Il risultato fu inequivocabile: 88,82% Sì. 10,5% No.
L'affluenza fu del 30,7%. Non alta, certamente. Ma il referendum non prevedeva quorum.
Circa 5.200 cittadini votarono per Ravenna, poco più di 600 contro.
Non esattamente un testa a testa.
E invece siamo ancora qua.
Ferraresi per burocrazia, romagnoli per necessità?
Il paradosso è diventato quasi comico.
Comacchio è ferrarese amministrativamente, ma quando deve vendere turismo è già dentro la Romagna.
Ha il mare come Ravenna.
Ha le Valli che arrivano verso Ravenna.
Ha problemi di erosione costiera come Ravenna.
Ha pesca, turismo balneare, campeggi, stabilimenti, portualità, ambiente e lavoro stagionale che hanno molto più a che fare con la costa ravennate e romagnola che con il capoluogo estense.
Eppure continuiamo a comportarci come se mettere in discussione i confini amministrativi fosse lesa maestà.
I confini, invece, dovrebbero servire alle persone.
Non le persone ai confini.
E poi ci sono i numeri del turismo
Qui arriva un argomento del quale a Ferrara forse si preferirebbe parlare sottovoce.
Quando leggiamo i dati turistici della provincia di Ferrara, dentro quei numeri pesa enormemente Comacchio.
Per una ragione piuttosto semplice: il vero grande motore turistico quantitativo della provincia è la costa comacchiese.
Sette Lidi, decine di chilometri di costa, campeggi e villaggi turistici di grandi dimensioni, seconde case, stabilimenti balneari, alberghi, ristorazione, turismo naturalistico, centro storico, Valli e Parco del Delta.
Quando Comacchio cresce, cresce il dato provinciale.
Quando i Lidi riempiono campeggi, appartamenti e strutture ricettive, il numero finisce nella casella “provincia di Ferrara”.
E allora proviamo per una volta a fare l'esercizio contrario.
Togliamo Comacchio dai dati turistici della provincia di Ferrara.
Che cosa rimane?
Ferrara città mantiene certamente un patrimonio culturale straordinario, il Castello Estense, il sistema museale, il Rinascimento, le Mura, gli eventi e un turismo urbano importante.
Ma sul piano delle presenze complessive la fotografia provinciale cambierebbe radicalmente.
E questo ci dice una cosa.
Comacchio non è semplicemente una località turistica della provincia di Ferrara. È il territorio che contribuisce in maniera decisiva alla forza turistica complessiva della provincia.
Ecco perché un eventuale passaggio a Ravenna non sarebbe soltanto una scelta amministrativa.
Sarebbe anche uno spostamento di peso economico e turistico.
Ferrara perderebbe il suo mare, i sette Lidi e una parte fondamentale delle proprie presenze turistiche.
Ravenna, al contrario, aggiungerebbe al proprio sistema già fortissimo Comacchio, i suoi Lidi e le sue Valli.
Provate a immaginare cosa significherebbe.
Ravenna, Cervia, Milano Marittima, lidi ravennati, Comacchio e sette Lidi dentro la stessa provincia.
Non sarebbe Ravenna a fare un favore a Comacchio.
Comacchio rappresenterebbe un enorme valore aggiunto per Ravenna.
Ed è forse questo il cambio di prospettiva che dovremmo avere il coraggio di fare.
Non andare a Ravenna con il cappello in mano chiedendo:
"Ci prendete?"
Ma sederci al tavolo dicendo:
"Noi cosa portiamo?"
E la risposta sarebbe: parecchio.
Perché Ravenna potrebbe convenire
Il primo motivo è quindi evidente: il turismo.
Comacchio entrerebbe completamente in un sistema costiero che comprende già Ravenna e Cervia.
Non più il mare di una provincia prevalentemente interna, ma uno dei protagonisti di una provincia fortemente marittima.
Con un vantaggio reciproco.
Comacchio acquisterebbe una collocazione territoriale più coerente.
Ravenna aumenterebbe ulteriormente il proprio peso turistico regionale e nazionale.
Secondo: le infrastrutture.
Se Comacchio diventasse ravennate, sarebbe molto più difficile continuare a considerare fantascienza un vero asse Ravenna-Comacchio-Porto Garibaldi, attraverso un trasporto pubblico veloce ed efficiente e, perché no, tornando finalmente a discutere seriamente di ferrovia.
Terzo: il Delta.
Qui il confine amministrativo diventa quasi surreale.
Le Valli non chiedono la carta d'identità prima di passare da Ferrara a Ravenna.
L'acqua nemmeno.
Gli uccelli migratori, notoriamente poco rispettosi delle Province, ignorano completamente i confini amministrativi.
Eppure noi pretendiamo di governare un ecosistema unitario dividendolo tra territori differenti.
Quarto: il peso politico.
A Ferrara Comacchio rischia continuamente di essere percepita come la lontana periferia orientale della provincia.
Dentro Ravenna sarebbe uno dei grandi poli della costa.
Non è una differenza geografica.
È una differenza strategica.
Ma Ravenna non è Disneyland
Naturalmente sarebbe ridicolo raccontare che basta sostituire FE con RA e il giorno dopo arrivano treni, ospedali, investitori e turisti tedeschi in fila sulla Romea.
Ci sono problemi enormi da affrontare.
Il primo riguarda la sanità.
Comacchio appartiene al sistema sanitario ferrarese. Un cambio di provincia imporrebbe di discutere seriamente servizi territoriali, emergenza, ospedali di riferimento e rapporto con l'AUSL Romagna.
E dopo tutto quello che questo territorio ha vissuto sulla sanità, sarebbe meglio evitare qualsiasi avventura fatta con carta, penna e slogan.
Il secondo problema riguarda il Basso Ferrarese.
Goro, Mesola, Codigoro, Lagosanto e Ostellato non diventerebbero improvvisamente territori stranieri.
Con Comacchio condividono ambiente, economia, servizi, pesca, lavoro e storia.
Qualunque progetto dovrebbe quindi mantenere e possibilmente rafforzare quei rapporti.
Terzo: nessuno garantisce che Ravenna ci aspetti sulla Romea con i petali di rosa.
Potremmo smettere di essere la periferia di Ferrara e diventare semplicemente la periferia nord di Ravenna.
È un rischio.
Ma è precisamente per questo che servirebbero numeri e uno studio serio.
Perché forse oggi avrebbe ancora più senso
La questione non è dichiarare guerra a Ferrara.
Ferrara è il nostro capoluogo, una città straordinaria e una parte fondamentale della nostra storia.
La domanda è un'altra:
qual è il territorio con cui Comacchio deve costruire i prossimi trent'anni?
Perché se parliamo di turismo guardiamo verso la Romagna.
Se parliamo di mare guardiamo verso Ravenna.
Se parliamo di gestione della costa dobbiamo confrontarci con Ravenna.
Se parliamo di Parco del Delta dobbiamo continuamente superare il confine provinciale.
E se parliamo di turismo, addirittura, Comacchio è già inserita nella Destinazione Turistica Romagna.
Quasi che l'economia abbia anticipato la politica.
Il referendum dimenticato
E poi rimane quel piccolo dettaglio.
I cittadini erano già stati chiamati a pronunciarsi.
Non con un sondaggio sui social.
Non con cento commenti sotto un post.
Non al bar.
Con un referendum.
Era il 15 dicembre 2013.
E tra chi partecipò quasi nove elettori su dieci dissero Ravenna.
Poi tutto si è progressivamente impantanato.
Che è forse la parte più italiana dell'intera vicenda: chiediamo ai cittadini cosa vogliono, i cittadini rispondono, dopodiché archiviamo accuratamente la risposta.
Sono passati quasi tredici anni.
Nel frattempo sono cambiate amministrazioni, Province, turismo, economia, clima, mobilità e perfino le modalità attraverso cui promuoviamo il nostro territorio.
Tutto è cambiato.
Tranne la domanda.
Allora rifacciamocela
Non sto dicendo che domani mattina Comacchio debba svegliarsi ravennate.
Sto dicendo che sarebbe assurdo non studiare seriamente questa possibilità.
Mettiamo sul tavolo i numeri.
Quanti turisti portiamo alla provincia di Ferrara?
Quanto pesano Comacchio e i Lidi sul totale delle presenze?
Quanto perderemmo o guadagneremmo in servizi?
Cosa succederebbe alla sanità?
Ai trasporti?
Alla scuola?
Al Parco?
Alla pesca?
Alla portualità?
Alla gestione della costa?
Agli investimenti?
E soprattutto chiediamoci:
Comacchio avrebbe più opportunità nei prossimi trent'anni rimanendo nella provincia di Ferrara o entrando in quella di Ravenna?
Poi magari torniamo dai cittadini.
Perché potremmo scoprire che è cambiato tutto.
Oppure potremmo scoprire una cosa molto più imbarazzante.
Che Comacchio aveva già scelto nel 2013.
E che dopo quasi tredici anni siamo ancora qui a domandarci se abbiamo il coraggio di ascoltarla.