Comacchio Today

Comacchio Today Comacchio Today. L'approfondimento che mancava alla notizia sul territorio di Comacchio

UN PLAUSO AL SINDACO BELLOTTI.SCELTA DI COMPETENZA E NON DI COLORE POLITICO.Ci sono nomine che fanno rumore. E altre che...
02/09/2026

UN PLAUSO AL SINDACO BELLOTTI.
SCELTA DI COMPETENZA E NON DI COLORE POLITICO.

Ci sono nomine che fanno rumore. E altre che, proprio perché arrivano quasi in silenzio, raccontano molto più di quanto sembri.

La scelta di Antonio Bonacci come nuovo segretario generale della sede convenzionata dei Comuni di Comacchio e Lagosanto appartiene alla seconda categoria.

Con il decreto sindacale n. 50 del 24 agosto, il sindaco Samuele Bellotti gli ha affidato uno dei ruoli più delicati della macchina amministrativa. Dal primo settembre Bonacci è ufficialmente al lavoro.

Fin qui la cronaca. Poi c’è la politica.

Perché Bonacci non proviene dal mondo culturale e politico che oggi governa Comacchio. Il suo percorso racconta una sensibilità progressista e ambientalista, un’esperienza nell’area dei Verdi e, successivamente, la candidatura al Consiglio regionale della Campania nelle fila del Partito Democratico, a sostegno di Roberto Fico.

E non fu una candidatura di testimonianza: raccolse 6.501 preferenze. Quasi settemila voti personali.

Difficile, insomma, definirlo un uomo della destra.

Ed è proprio questo a rendere interessante la scelta di Bellotti.

Troppo spesso la politica italiana vive ogni cambio di amministrazione come la conquista di una fortezza: i nostri da una parte, i vostri dall’altra. Come se persino la competenza dovesse avere una tessera in tasca.

Questa nomina sembra raccontare qualcosa di diverso. E va riconosciuto.

Naturalmente un segretario generale non è e non deve essere un soggetto politico: è una figura istituzionale, imparziale, garante della legalità e della correttezza amministrativa.

Ma esperienze e sensibilità possono aiutare a comprendere la complessità di un territorio.

E Comacchio ne ha bisogno.

Perché qui l’ambiente non è un capitolo del programma: è il terreno sul quale si gioca il futuro.

Parco del Delta, Valli, costa, turismo, pesca, agricoltura, erosione, fragilità idraulica, transizione energetica. La sfida dei prossimi trent’anni sarà produrre sviluppo senza consumare il territorio, creare lavoro senza impoverire il patrimonio naturale, costruire ricchezza senza distruggere ciò che rende questa terra unica.

Per farlo servirà anche una macchina amministrativa competente, trasparente e capace di guardare oltre l’ordinaria amministrazione.

C’è quindi un piccolo, salutare paradosso: una maggioranza di centrodestra sceglie per uno dei ruoli più delicati del Comune una figura con una storia politica molto diversa dalla propria.

Forse dovrebbe essere normale. In Italia, purtroppo, non sempre lo è.

Saranno il lavoro e i risultati a giudicare la scelta: nessun curriculum è una cambiale in bianco.

Ma il punto di partenza merita di essere riconosciuto.

Ad Antonio Bonacci va quindi un sincero augurio di buon lavoro.

Lo attende un territorio straordinario e fragile, nel quale sviluppo, turismo e ambiente dovranno finalmente imparare a parlare la stessa lingua.

E forse una sensibilità diversa da quella della maggioranza che governa non è un limite.

Potrebbe essere un valore.

COMACCHIO, MANCAVA SOLO LA PRO LOCOConsorzi, associazioni di categoria, associazioni di commercianti, APS, comitati, org...
01/09/2026

COMACCHIO,
MANCAVA SOLO LA PRO LOCO

Consorzi, associazioni di categoria, associazioni di commercianti, APS, comitati, organizzatori di eventi, Hub del commercio. E adesso una Pro Loco per Comacchio e i sette Lidi. Tutto legittimo. Ma una domanda resta: serviva davvero un altro contenitore?

A Comacchio, evidentemente, mancava qualcosa.

Non il mare.

Non i turisti.

Non i commercianti.

Mancava un'associazione.

Che dalle nostre parti è un po' come dire che a Venezia mancava un canale.

Perché proviamo a fare l'inventario.

Abbiamo Confcommercio, Confesercenti, CNA e Confartigianato.

Abbiamo consorzi e associazioni territoriali dei commercianti.

Abbiamo realtà nuove come Pomposa e Scacchi APS.

Abbiamo associazioni che organizzano manifestazioni.

Abbiamo Comacchio Festival APS, diventata negli ultimi anni uno dei protagonisti dell'organizzazione dei grandi eventi.

Abbiamo cooperative, comitati e altri soggetti impegnati a vario titolo nella promozione del territorio.

E abbiamo appena costruito gli Hub del commercio di Comacchio e del Lido degli Estensi.

Gli Hub, peraltro, nascono esattamente per quello che dovrebbe essere il problema da risolvere: mettere attorno allo stesso tavolo Comune, associazioni di categoria, imprese, commercianti e soggetti aggregati del territorio.

Insomma:

abbiamo creato uno strumento per mettere insieme quelli che già ci sono.

Poi, mentre stiamo ancora mettendoli insieme, nasce la Pro Loco Comacchio e 7 Lidi.

E allora la domanda non è:

si può fare?

Certo che si può.

Non è:

è legittimo?

Certo che lo è.

La domanda è infinitamente più semplice:

SERVIVA DAVVERO?

Quale vuoto dovrebbe riempire?

Perché se bisogna rappresentare i commercianti, esistono già le associazioni di categoria.

Se bisogna rappresentare territorialmente gli operatori dei Lidi, esistono consorzi e associazioni.

Se bisogna organizzare manifestazioni, abbiamo già associazioni che lo fanno.

Se bisogna organizzare grandi eventi, abbiamo soggetti che negli ultimi anni hanno ricevuto risorse importanti proprio per questo.

Se bisogna mettere insieme commercio, Comune e territorio, abbiamo appena inventato gli Hub.

E allora?

Qual è la funzione che mancava?

Perché altrimenti rischiamo di inventare il capolavoro amministrativo:

un'associazione per coordinare le associazioni che partecipano ai tavoli che coordinano le associazioni.

E magari fra qualche anno costituiremo il Coordinamento dei Coordinatori del Coordinamento.

Con presidente, vicepresidente e naturalmente logo.

Ma la questione diventa molto meno divertente quando dalle sigle passiamo ai soldi.

Perché a Comacchio associazionismo, promozione turistica e grandi eventi muovono ormai cifre molto importanti di denaro pubblico.

Prendiamo soltanto un caso.

COMACCHIO FESTIVAL

L'Associazione Comacchio Festival APS è diventata negli ultimi anni uno dei principali soggetti organizzatori di eventi del territorio.

E proviamo a mettere in fila le cifre che emergono dalla documentazione e dalle ricostruzioni pubbliche fin qui individuate.

2022: 60.000 euro per gli eventi collegati ad Halloween/Dark Valley.

2023: altri 60.000 euro per Dark Valley, oltre a eventuali servizi e utilità comunali che vanno contabilizzati separatamente.

2024: circa 200.000 euro complessivamente collegati a Sun Valley e Dark Valley, cifra che va verificata definitivamente nella sua ripartizione attraverso gli atti di liquidazione.

Poi arriva il 2025.

Per l'organizzazione del 105 Summer Festival di Porto Garibaldi, il bando comunale prevedeva un contributo massimo di:

490.000 EURO.

Quattrocentonovantamila.

Non quarantanovemila.

Quattrocentonovantamila.

Facendo una semplice somma degli importi finora individuati arriviamo potenzialmente a:

810.000 EURO IN QUATTRO ANNI.

È importante essere precisi: questo non significa affermare che 810.000 euro siano stati tutti materialmente liquidati e incassati dall'associazione, perché per avere il totale definitivo bisogna verificare determine di liquidazione e rendicontazioni, soprattutto per il 2024 e il 2025.

Ma significa una cosa molto semplice:

stiamo parlando di un sistema che muove centinaia di migliaia di euro.

E quindi discutere dell'architettura dell'associazionismo locale non è una fissazione burocratica.

È politica amministrativa.

Perché adesso entra in scena anche una nuova Pro Loco.

E una Pro Loco non è necessariamente un circolo che organizza la tombola a Natale.

Può partecipare a bandi.

Può ricevere contributi.

Può organizzare manifestazioni.

Può collaborare alla promozione turistica.

Può stipulare convenzioni.

Può diventare interlocutore dell'amministrazione.

Può gestire attività e servizi.

Ed è assolutamente legittimo.

Ma proprio per questo sarebbe interessante sapere quale ruolo immaginiamo per la Pro Loco Comacchio e 7 Lidi.

E soprattutto sarebbe utile conoscere fino in fondo chi la compone.

Quali associazioni hanno aderito?

Quali consorzi?

Quali commercianti?

Quali imprese?

Chi sono i soci fondatori?

Chi siede nel consiglio direttivo?

Quante delle realtà associative che già operano a Comacchio e nei sette Lidi hanno scelto di entrare nella nuova Pro Loco e quante, invece, hanno deciso di restarne fuori?

Perché se la nuova Pro Loco nasce con l'ambizione di rappresentare Comacchio e tutti e sette i Lidi, allora è naturale chiedersi quanto sia realmente rappresentativa del territorio che porta nel nome.

Non per diffidenza.

Per trasparenza.

E poi c'è la questione forse più importante di tutte.

Qual è l'idea per il futuro?

La nuova Pro Loco vuole limitarsi a organizzare qualche manifestazione?

Vuole coordinare gli eventi?

Vuole occuparsi di promozione turistica?

Vuole collaborare con gli Hub del commercio?

Vuole diventare il punto di riferimento unitario per le associazioni dei Lidi?

Vuole partecipare ai bandi regionali?

Vuole candidarsi a gestire servizi di informazione e accoglienza turistica?

Sono tutte ipotesi legittime.

Ma sarebbe utile che venissero spiegate fin dall'inizio.

Perché se l'obiettivo è davvero quello di mettere ordine in un sistema frammentato, allora la nuova Pro Loco può rappresentare un'opportunità.

Se invece si aggiunge semplicemente alle strutture già esistenti, il rischio è quello di moltiplicare i contenitori senza semplificare il contenuto.

E c'è un precedente che rende la storia ancora più curiosa.

Una Pro Loco “Città di Comacchio” era già nata nel 2015.

Fu presentata pubblicamente a Palazzo Bellini.

Doveva promuovere storia, cultura e tradizioni e collaborare con istituzioni e associazioni.

Perfetto.

Che fine ha fatto?

È stata sciolta?

È ancora esistente?

Quando ha cessato l'attività?

La nuova Pro Loco Comacchio e 7 Lidi ne raccoglie l'eredità?

Oppure è un soggetto completamente nuovo?

Sono domande normalissime.

Come è normalissima quella successiva.

CHI FARÀ COSA?

Avremo i consorzi dei commercianti.

Le associazioni territoriali.

Le associazioni di categoria.

Le APS.

Comacchio Festival.

Gli organizzatori delle singole manifestazioni.

Gli Hub del commercio.

E la Pro Loco.

Benissimo.

Ma chi rappresenta chi?

Chi promuove cosa?

Chi organizza cosa?

Chi partecipa ai bandi?

Chi riceve i contributi?

E soprattutto:

quanto riceve ciascuno?

Perché forse, prima di aggiungere un altro contenitore, sarebbe stato utile pubblicare una fotografia semplicissima dell'esistente.

Una tabella.

Nemmeno una relazione di cento pagine.

Tre colonne:

CHI SONO

COSA FANNO

QUANTI SOLDI PUBBLICI RICEVONO

Anno per anno.

Associazione per associazione.

Consorzio per consorzio.

Evento per evento.

Contributi, convenzioni, affidamenti e servizi messi a disposizione dal Comune.

Perché magari alla fine scopriremo che la nuova Pro Loco era esattamente ciò che mancava.

Magari riuscirà a unificare un sistema frammentato.

Magari permetterà di spendere meglio.

Magari eviterà duplicazioni.

Magari diventerà finalmente il luogo nel quale Comacchio e i sette Lidi ragioneranno come un'unica destinazione.

Sarebbe un'ottima notizia.

Ma prima bisognerebbe rispondere a una domanda.

Una sola.

Da chi è composta questa nuova Pro Loco, chi ha scelto di aderire e quale idea concreta ha per il futuro di Comacchio e dei suoi sette Lidi?

Perché solo conoscendo le persone, le realtà aderenti e il progetto sarà possibile capire se siamo davanti a un vero strumento di coordinamento territoriale oppure semplicemente all'ennesima sigla che si aggiunge a quelle già esistenti.

La Pro Loco può anche essere la risposta.

Ma prima qualcuno dovrebbe avere la cortesia di spiegarci quale fosse esattamente la domanda.

COMACCHIO PROVINCIA DI RAVENNA?FORSE AVEVAMO GIA SCELTO.MA CE NE SIAMO DIMENTICATI.C'è una domanda che ogni tanto ritorn...
22/08/2026

COMACCHIO PROVINCIA DI RAVENNA?
FORSE AVEVAMO GIA SCELTO.
MA CE NE SIAMO DIMENTICATI.

C'è una domanda che ogni tanto ritorna a Comacchio. Poi qualcuno la mette nel cassetto, qualcun altro cambia discorso e tutti tornano tranquillamente a fare quello che facciamo da decenni: guardare Ferrara sulla carta geografica e Ravenna nella vita reale.

La domanda è semplicissima:

ma Comacchio che cosa ci fa ancora nella provincia di Ferrara?

Attenzione, perché non è una provocazione inventata oggi.

Il 15 dicembre 2013 i comacchiesi furono chiamati alle urne per rispondere a una domanda precisa: volete che Comacchio avvii il percorso per passare dalla provincia di Ferrara a quella di Ravenna?

Il risultato fu inequivocabile: 88,82% Sì. 10,5% No.

L'affluenza fu del 30,7%. Non alta, certamente. Ma il referendum non prevedeva quorum.

Circa 5.200 cittadini votarono per Ravenna, poco più di 600 contro.

Non esattamente un testa a testa.

E invece siamo ancora qua.

Ferraresi per burocrazia, romagnoli per necessità?

Il paradosso è diventato quasi comico.

Comacchio è ferrarese amministrativamente, ma quando deve vendere turismo è già dentro la Romagna.

Ha il mare come Ravenna.

Ha le Valli che arrivano verso Ravenna.

Ha problemi di erosione costiera come Ravenna.

Ha pesca, turismo balneare, campeggi, stabilimenti, portualità, ambiente e lavoro stagionale che hanno molto più a che fare con la costa ravennate e romagnola che con il capoluogo estense.

Eppure continuiamo a comportarci come se mettere in discussione i confini amministrativi fosse lesa maestà.

I confini, invece, dovrebbero servire alle persone.

Non le persone ai confini.

E poi ci sono i numeri del turismo

Qui arriva un argomento del quale a Ferrara forse si preferirebbe parlare sottovoce.

Quando leggiamo i dati turistici della provincia di Ferrara, dentro quei numeri pesa enormemente Comacchio.

Per una ragione piuttosto semplice: il vero grande motore turistico quantitativo della provincia è la costa comacchiese.

Sette Lidi, decine di chilometri di costa, campeggi e villaggi turistici di grandi dimensioni, seconde case, stabilimenti balneari, alberghi, ristorazione, turismo naturalistico, centro storico, Valli e Parco del Delta.

Quando Comacchio cresce, cresce il dato provinciale.

Quando i Lidi riempiono campeggi, appartamenti e strutture ricettive, il numero finisce nella casella “provincia di Ferrara”.

E allora proviamo per una volta a fare l'esercizio contrario.

Togliamo Comacchio dai dati turistici della provincia di Ferrara.

Che cosa rimane?

Ferrara città mantiene certamente un patrimonio culturale straordinario, il Castello Estense, il sistema museale, il Rinascimento, le Mura, gli eventi e un turismo urbano importante.

Ma sul piano delle presenze complessive la fotografia provinciale cambierebbe radicalmente.

E questo ci dice una cosa.

Comacchio non è semplicemente una località turistica della provincia di Ferrara. È il territorio che contribuisce in maniera decisiva alla forza turistica complessiva della provincia.

Ecco perché un eventuale passaggio a Ravenna non sarebbe soltanto una scelta amministrativa.

Sarebbe anche uno spostamento di peso economico e turistico.

Ferrara perderebbe il suo mare, i sette Lidi e una parte fondamentale delle proprie presenze turistiche.

Ravenna, al contrario, aggiungerebbe al proprio sistema già fortissimo Comacchio, i suoi Lidi e le sue Valli.

Provate a immaginare cosa significherebbe.

Ravenna, Cervia, Milano Marittima, lidi ravennati, Comacchio e sette Lidi dentro la stessa provincia.

Non sarebbe Ravenna a fare un favore a Comacchio.

Comacchio rappresenterebbe un enorme valore aggiunto per Ravenna.

Ed è forse questo il cambio di prospettiva che dovremmo avere il coraggio di fare.

Non andare a Ravenna con il cappello in mano chiedendo:

"Ci prendete?"

Ma sederci al tavolo dicendo:

"Noi cosa portiamo?"

E la risposta sarebbe: parecchio.

Perché Ravenna potrebbe convenire

Il primo motivo è quindi evidente: il turismo.

Comacchio entrerebbe completamente in un sistema costiero che comprende già Ravenna e Cervia.

Non più il mare di una provincia prevalentemente interna, ma uno dei protagonisti di una provincia fortemente marittima.

Con un vantaggio reciproco.

Comacchio acquisterebbe una collocazione territoriale più coerente.

Ravenna aumenterebbe ulteriormente il proprio peso turistico regionale e nazionale.

Secondo: le infrastrutture.

Se Comacchio diventasse ravennate, sarebbe molto più difficile continuare a considerare fantascienza un vero asse Ravenna-Comacchio-Porto Garibaldi, attraverso un trasporto pubblico veloce ed efficiente e, perché no, tornando finalmente a discutere seriamente di ferrovia.

Terzo: il Delta.

Qui il confine amministrativo diventa quasi surreale.

Le Valli non chiedono la carta d'identità prima di passare da Ferrara a Ravenna.

L'acqua nemmeno.

Gli uccelli migratori, notoriamente poco rispettosi delle Province, ignorano completamente i confini amministrativi.

Eppure noi pretendiamo di governare un ecosistema unitario dividendolo tra territori differenti.

Quarto: il peso politico.

A Ferrara Comacchio rischia continuamente di essere percepita come la lontana periferia orientale della provincia.

Dentro Ravenna sarebbe uno dei grandi poli della costa.

Non è una differenza geografica.

È una differenza strategica.

Ma Ravenna non è Disneyland

Naturalmente sarebbe ridicolo raccontare che basta sostituire FE con RA e il giorno dopo arrivano treni, ospedali, investitori e turisti tedeschi in fila sulla Romea.

Ci sono problemi enormi da affrontare.

Il primo riguarda la sanità.

Comacchio appartiene al sistema sanitario ferrarese. Un cambio di provincia imporrebbe di discutere seriamente servizi territoriali, emergenza, ospedali di riferimento e rapporto con l'AUSL Romagna.

E dopo tutto quello che questo territorio ha vissuto sulla sanità, sarebbe meglio evitare qualsiasi avventura fatta con carta, penna e slogan.

Il secondo problema riguarda il Basso Ferrarese.

Goro, Mesola, Codigoro, Lagosanto e Ostellato non diventerebbero improvvisamente territori stranieri.

Con Comacchio condividono ambiente, economia, servizi, pesca, lavoro e storia.

Qualunque progetto dovrebbe quindi mantenere e possibilmente rafforzare quei rapporti.

Terzo: nessuno garantisce che Ravenna ci aspetti sulla Romea con i petali di rosa.

Potremmo smettere di essere la periferia di Ferrara e diventare semplicemente la periferia nord di Ravenna.

È un rischio.

Ma è precisamente per questo che servirebbero numeri e uno studio serio.

Perché forse oggi avrebbe ancora più senso

La questione non è dichiarare guerra a Ferrara.

Ferrara è il nostro capoluogo, una città straordinaria e una parte fondamentale della nostra storia.

La domanda è un'altra:

qual è il territorio con cui Comacchio deve costruire i prossimi trent'anni?

Perché se parliamo di turismo guardiamo verso la Romagna.

Se parliamo di mare guardiamo verso Ravenna.

Se parliamo di gestione della costa dobbiamo confrontarci con Ravenna.

Se parliamo di Parco del Delta dobbiamo continuamente superare il confine provinciale.

E se parliamo di turismo, addirittura, Comacchio è già inserita nella Destinazione Turistica Romagna.

Quasi che l'economia abbia anticipato la politica.

Il referendum dimenticato

E poi rimane quel piccolo dettaglio.

I cittadini erano già stati chiamati a pronunciarsi.

Non con un sondaggio sui social.

Non con cento commenti sotto un post.

Non al bar.

Con un referendum.

Era il 15 dicembre 2013.

E tra chi partecipò quasi nove elettori su dieci dissero Ravenna.

Poi tutto si è progressivamente impantanato.

Che è forse la parte più italiana dell'intera vicenda: chiediamo ai cittadini cosa vogliono, i cittadini rispondono, dopodiché archiviamo accuratamente la risposta.

Sono passati quasi tredici anni.

Nel frattempo sono cambiate amministrazioni, Province, turismo, economia, clima, mobilità e perfino le modalità attraverso cui promuoviamo il nostro territorio.

Tutto è cambiato.

Tranne la domanda.

Allora rifacciamocela

Non sto dicendo che domani mattina Comacchio debba svegliarsi ravennate.

Sto dicendo che sarebbe assurdo non studiare seriamente questa possibilità.

Mettiamo sul tavolo i numeri.

Quanti turisti portiamo alla provincia di Ferrara?

Quanto pesano Comacchio e i Lidi sul totale delle presenze?

Quanto perderemmo o guadagneremmo in servizi?

Cosa succederebbe alla sanità?

Ai trasporti?

Alla scuola?

Al Parco?

Alla pesca?

Alla portualità?

Alla gestione della costa?

Agli investimenti?

E soprattutto chiediamoci:

Comacchio avrebbe più opportunità nei prossimi trent'anni rimanendo nella provincia di Ferrara o entrando in quella di Ravenna?

Poi magari torniamo dai cittadini.

Perché potremmo scoprire che è cambiato tutto.

Oppure potremmo scoprire una cosa molto più imbarazzante.

Che Comacchio aveva già scelto nel 2013.

E che dopo quasi tredici anni siamo ancora qui a domandarci se abbiamo il coraggio di ascoltarla.

Sessanta giorni dopo, cercasi GiuntaC'è un piccolo problema con il calendario. Dice che siamo al 14 agosto. Ferragosto. ...
14/08/2026

Sessanta giorni dopo, cercasi Giunta

C'è un piccolo problema con il calendario. Dice che siamo al 14 agosto. Ferragosto. Piena stagione turistica. Lidi pieni, attività nel momento decisivo dell'anno, viabilità sotto pressione, manutenzioni, rifiuti, promozione, eventi, turisti.

Insomma, il periodo ideale per una località turistica per fare una cosa semplicissima: sapere chi governa il turismo.

A Comacchio, invece, dopo appena due mesi dall'insediamento della nuova amministrazione, siamo già al primo tagliando della Giunta Bellotti.

E non perché siano trascorsi due anni, ci sia stata una crisi politica, sia cambiato il mondo o sia piovuto un meteorite sulle Valli.

Sono passati sessanta giorni.

Il tempo di disfare gli scatoloni, imparare dove sono gli uffici e capire come funziona la macchinetta del caffè.

Ed ecco che scopriamo una cosa apparentemente imprevedibile: mettere insieme Turismo, Promozione del territorio, Ambiente, Lavori pubblici, Infrastrutture e Viabilità in un Comune di circa 300 chilometri quadrati, con sette Lidi, frazioni, centro storico e Valli, forse era un po' troppo.

Chi avrebbe mai potuto immaginarlo?

Praticamente chiunque.

Ed è proprio questo il problema.

Perché qui non interessa aprire il processo alle persone. Interessa capire chi abbia progettato questa macchina amministrativa.

La risposta, fortunatamente, è semplicissima: il sindaco.

È Samuele Bellotti che ha scelto la squadra, distribuito le deleghe e costruito l'assetto della Giunta.

E allora delle due l'una.

O sapeva quanto pesassero quelle deleghe e ha deciso comunque di concentrarle.

Oppure non lo sapeva.

Non è facilissimo stabilire quale delle due alternative sia più rassicurante.

Perché Turismo a Comacchio non significa organizzare qualche evento, tagliare nastri e pubblicare fotografie del tramonto sulle Valli.

Turismo significa una fetta enorme dell'economia del territorio.

Significa imprese, stabilimenti balneari, campeggi, alberghi, appartamenti, ristorazione, commercio, occupazione stagionale, promozione, programmazione, rapporti istituzionali e capacità di costruire oggi quello che venderemo domani.

E noi riusciamo nell'impresa di arrivare alla vigilia di Ferragosto, dopo appena due mesi di governo, dovendo già rimettere mano proprio a quella delega.

Complimenti per la programmazione.

Ma c'è un dettaglio ancora più interessante.

Per mesi abbiamo ascoltato la liturgia della campagna elettorale: competenza, cambiamento, efficienza, capacità amministrativa.

Poi arrivano le elezioni.

Si vince.

Si forma la Giunta.

Passano sessanta giorni.

E scopriamo che l'organizzazione pensata per governare uno dei Comuni territorialmente più complessi della provincia non regge il peso delle deleghe che essa stessa ha distribuito.

Il problema allora non è chi lascia cosa.

Il problema è chi aveva deciso chi dovesse fare cosa.

Perché le deleghe non sono premi della pesca di beneficenza.

Non si prende Turismo, Ambiente, Lavori pubblici, Infrastrutture e Viabilità, si mette tutto nello stesso sacchetto e si spera che funzioni.

Una Giunta dovrebbe nascere dopo aver valutato carichi di lavoro, competenze, strutture comunali, priorità e obiettivi.

Possibilmente prima di nominarla.

Altrimenti accade quello che sta accadendo.

La realtà presenta il conto.

E la realtà di Comacchio è particolarmente antipatica perché non legge i programmi elettorali.

Ha sette Lidi da gestire.

Ha chilometri di strade.

Ha manutenzioni.

Ha problemi ambientali enormi.

Ha un patrimonio naturalistico unico.

Ha una pressione turistica estiva che moltiplica esigenze e criticità.

Ha bisogno di una strategia turistica che non cominci a giugno e finisca a Ferragosto.

Per governare tutto questo bisogna conoscere la macchina comunale.

E qui nasce una domanda persino più grande della vicenda di queste ore:

il sindaco Bellotti aveva davvero compreso la dimensione amministrativa dell'incarico che si preparava ad assumere?

Non è un insulto.

È una domanda politica.

E dopo sessanta giorni è diventata perfettamente legittima.

Perché vincere le elezioni è difficile.

Governare è molto più difficile.

Durante una campagna elettorale puoi promettere efficienza. Quando diventi sindaco devi organizzarla.

Puoi parlare di turismo. Poi devi programmarlo.

Puoi parlare di territorio. Poi devi amministrare 300 chilometri quadrati di territorio.

Puoi dire che farai funzionare meglio il Comune.

Poi però devi sapere come funziona un Comune.

E forse è proprio qui che comincia il problema.

Perché se il primo grande aggiustamento arriva dopo due mesi, e arriva sulla delega strategica del Turismo nel pieno della settimana di Ferragosto, non siamo davanti a una normale correzione di rotta.

Siamo davanti a una domanda molto più imbarazzante:

ma la rotta, quando siamo partiti, qualcuno l'aveva tracciata?

Adesso naturalmente arriveranno le rassicurazioni.

Tutto sotto controllo.

Nessuna crisi.

Massima serenità.

La macchina amministrativa prosegue.

È il meraviglioso vocabolario della politica nel quale, quando qualcuno deve spiegare che non sta succedendo niente, generalmente significa che qualcosa è appena successo.

Ma ai cittadini interessa relativamente poco il teatrino delle formule.

Interessa sapere chi governerà il turismo di Comacchio da domani mattina e con quale progetto.

Perché Ferragosto è oggi.

Gli operatori lavorano oggi.

I problemi arrivano oggi.

La stagione 2027, incredibilmente, andrebbe progettata oggi.

E Comacchio non può aspettare che qualcuno finisca il corso accelerato di amministrazione comunale.

Sono trascorsi appena sessanta giorni.

Ne mancano più di milleottocento alla fine del mandato.

Se questo era il riscaldamento, conviene allacciarsi le cinture.

LA SICUREZZA NON VA IN VACANZA: VALE AI LIDIMA DEVE VALERE PER TUTTI.Alla fine è arrivata la Prefettura a dire una cosa ...
12/08/2026

LA SICUREZZA NON VA IN VACANZA: VALE AI LIDI
MA DEVE VALERE PER TUTTI.

Alla fine è arrivata la Prefettura a dire una cosa che, nel frastuono delle ultime settimane, rischiavamo quasi di dimenticare: ai Lidi di Comacchio non esiste un'emergenza strutturale di ordine pubblico.

Ci sono stati vandalismi. Ci sono stati danneggiamenti. Ci sono comportamenti incivili, soprattutto da parte di giovani. Episodi da non sottovalutare e certamente da contrastare.

Ma, dicono i dati delle forze dell'ordine, non siamo davanti a bande criminali che hanno occupato la costa, né a una riviera fuori controllo.

Bene.

Perché quando si parla di sicurezza sarebbe sempre opportuno partire dai dati e non dalle grida.

E proprio partendo dai dati, però, nasce una domanda.

Una domanda molto semplice.

Se per alcuni episodi di vandalismo contro attività private siamo giustamente capaci di convocare tavoli, organizzare servizi, attivare Street Tutor, coordinare Polizia Locale, Carabinieri e vigilanza privata e programmare investimenti pubblici in videosorveglianza e illuminazione, perché la stessa determinazione non dovrebbe essere utilizzata per proteggere i cittadini di Comacchio durante tutti i dodici mesi dell'anno?

Perché la sicurezza, evidentemente, non può cominciare a giugno e finire a settembre.

E soprattutto non può cambiare importanza a seconda di chi subisce il danno.

Sia chiaro: proteggere gli stabilimenti balneari è giusto.

Chi lavora, investe, assume personale e tiene aperta un'attività ha diritto alla tutela delle istituzioni.

Il punto non è togliere sicurezza a qualcuno.

Il punto è darla a tutti.

Perché mentre discutiamo – giustamente – dei vandalismi negli stabilimenti balneari, esistono vandalismi molto meno fotografati che i cittadini vedono durante tutto l'anno.

Li vediamo nei parchetti pubblici.

Li vediamo negli arredi danneggiati.

Li vediamo nelle strutture pubbliche maltrattate.

Li vediamo a Comacchio, Porto Garibaldi, San Giuseppe, Volania, Vaccolino e nelle altre frazioni.

Solo che lì spesso non arrivano titoloni.

Non si convocano tavoli straordinari.

Non parte la macchina dell'emergenza mediatica.

Eppure anche quella è sicurezza.

Anzi: quella è la sicurezza quotidiana.

Poi ci sono i furti.

Quelli nelle abitazioni, nei garage, nelle auto, nei quartieri.

Quelli che soprattutto nei mesi invernali alimentano una sensazione di vulnerabilità molto concreta nelle persone.

Perché quando qualcuno entra in casa tua non ti interessa sapere se statisticamente il territorio è sicuro.

Vuoi sapere cosa possono fare le istituzioni per evitare che accada di nuovo.

E allora la domanda alla Giunta Bellotti diventa inevitabile.

Se possiamo trovare risorse, tempo, organizzazione e strumenti per aumentare la tutela delle attività economiche durante la stagione turistica, possiamo trovare almeno la stessa energia e soldi "PUBBLICI" per aumentare la tutela dei cittadini durante tutto l'anno?

Non è una provocazione.

Dovrebbe essere normale amministrazione.

Gli Street Tutor possono essere uno strumento utile?

Benissimo.

Ma allora ragioniamo su un progetto più ampio.

Videosorveglianza?

Benissimo.

Ma non soltanto sul lungomare.

Illuminazione?

Sacrosanta.

Ma guardiamo anche ai parchi, alle ciclabili, ai parcheggi, alle zone periferiche, alle frazioni.

Presidio del territorio?

Fondamentale.

Ma a gennaio esattamente come ad agosto.

Perché esiste una cosa che dovrebbe essere persino banale ricordare: i soldi pubblici sono i soldi di tutti.

Del balneatore e dell'operaio.

Dell'albergatore e del pensionato.

Del commerciante e della famiglia che abita a Volania.

Del ristoratore e della signora che rientra a casa la sera a San Giuseppe.

Del turista che trascorre qui quindici giorni e del cittadino che qui trascorre trecentosessantacinque giorni.

E allora nessuno chiede di fare un passo indietro sulla sicurezza dei Lidi.

Chiediamo esattamente il contrario.

Facciamo un passo avanti sulla sicurezza di tutto il territorio.

Perché c'è anche un'altra questione.

La sicurezza non è soltanto repressione.

Non sono soltanto telecamere, pattuglie e vigilanza.

È prevenzione.

È illuminazione.

È manutenzione degli spazi pubblici.

È evitare che un parco venga abbandonato fino a diventare terra di nessuno.

È presenza delle istituzioni.

È educazione.

È aggregazione.

È dare ai ragazzi luoghi dove stare, fare sport, suonare, incontrarsi.

Ed è anche avere il coraggio di distinguere un giovane che commette una stupidaggine da un criminale.

La stessa Prefettura, del resto, invita a non trasformare episodi reali in una rappresentazione deformata del territorio.

Ed è un richiamo importante.

Perché Comacchio non ha bisogno né della propaganda del "qui va tutto bene", né della propaganda opposta del "siamo assediati".

Ha bisogno di una politica adulta.

Che guarda i problemi.

Li misura.

E poi interviene.

Ma interviene con lo stesso metro per tutti.

Perché sarebbe curioso scoprire che un cestino distrutto davanti a uno stabilimento balneare produce immediatamente un problema di sicurezza mentre una panchina distrutta in un parco pubblico diventa semplicemente manutenzione ordinaria.

Il gesto è lo stesso.

Il bene danneggiato cambia.

E nel secondo caso, peraltro, quel bene appartiene a tutti noi.

Ecco perché dalla vicenda di questi giorni dovrebbe nascere qualcosa di più ambizioso di una risposta emergenziale estiva.

Chiediamo alla Giunta di costruire un vero piano annuale per la sicurezza e la prevenzione sull'intero territorio comunale, dai sette Lidi alle frazioni, dal centro storico ai quartieri.

Un piano che individui le zone più vulnerabili, programmi illuminazione e videosorveglianza, rafforzi il coordinamento con le forze dell'ordine, aumenti il presidio degli spazi pubblici e investa nella prevenzione sociale e nelle politiche giovanili.

Non una guerra contro qualcuno.

Una tutela per tutti.

Perché la sicurezza non può avere una categoria economica di appartenenza.

Non può avere una stagione.

Non può avere un CAP privilegiato.

La sicurezza è un diritto.

E se è un diritto, deve valere allo stesso modo per chi apre uno stabilimento balneare alle sette del mattino e per chi chiude la porta di casa alle undici di sera.

Per chi vive di turismo e per chi vive qui tutto l'anno.

Per agosto e per febbraio.

Per i Lidi e per le frazioni.

Perché un Comune serio non decide chi merita di essere protetto di più.

Protegge tutti.

La Giunta Bellotti ne prenda atto.

Cominciare a occuparsene anche quando a chiedere aiuto non c'è una categoria organizzata, ma semplicemente un cittadino.

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