21/05/2026
"Senza le stampe animalier non ci sarebbero dive, né tantomeno divinità" (Dolce & Gabbana)
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Prima ancora di diventare moda, l’animalier è stato mito, rito, simbolo. Fin dall’antico Egitto, dove il felino era associato a una dimensione divina, insieme protettiva e terribile, l’essere umano ha riconosciuto nei manti animali qualcosa di più.
Macchie, striature e pellicce hanno custodito nel tempo un immaginario fatto di potere, seduzione, paura, magia e trasformazione.
Nella storia del costume, le stampe animalier hanno spesso evocato l’esotico e il selvaggio, ma anche il lusso e una certa idea di femminilità magnetica, indipendente, talvolta pericolosa, assumendo significati mutevoli: nel Settecento le stampe leopardate si diffondono in Europa anche grazie al rinnovato interesse per l’antichità e per le culture considerate “esotiche”; nel Novecento diventano emblema di glamour, sensualità e indipendenza, attraversando cinema, fotografia di moda e haute couture.
All’interno della mostra “Contaminazioni. Archivio tessile, Eco Art e Fotografia”, realizzata in dialogo con Fondazione Gentili Mosconi, questo tema viene affrontato attraverso beni risalenti tra gli anni Ottanta e Novanta provenienti dall’archivio del Museo della Seta, in particolare dal Fondo Setarium: pannelli, carte prova e campioni tessili per l’alta moda che documentano il processo di costruzione del disegno e la sua traduzione in stampa su tessuto.
La mostra è visitabile fino al 24 maggio 2026
📍 Museo della Seta, Via Castelnuovo 9, Como