01/10/2025
Oggi è la Giornata Mondiale del Caffè.
Quest’anno, però, niente celebrazioni: non c’è molto da festeggiare.
Dopo la pandemia, i listini del crudo e i costi di trasporto sono saliti in modo ingiustificato.
Certo, clima e mercati influenzano i prezzi, ma oggi stiamo toccando livelli mai visti da decenni.
Il risultato è un aumento generalizzato: i prodotti industriali costano ormai quanto le buone miscele di Arabica di pochi anni fa, mentre il caffè di qualità è salito a sua volta, anche se in proporzione minore.
La robusta, più economica e ricca di caffeina, è rincarata per scarsità produttiva, spingendo molte aziende a rivolgersi all’Arabica e alterandone le quotazioni.
Spesso si punta il dito contro i piccoli torrefattori che alzano i prezzi per sopravvivere, mentre le grandi aziende restano al riparo dalle critiche, almeno da parte delle persone comuni.
Io, per fortuna, ho incontrato poche di queste situazioni.
È il segno tangibile di un percorso che dura da 21 anni: per quanto talvolta possa sembrare “contro” il settore del caffè, è la prova che rispetto e costanza ancora pagano.
Forse, mentre faccio rinascere il Museo Penazzi della Caffettiera, un motivo per festeggiare l’ho anch’io.
Ma è un motivo un po’ diverso da chi ostenta solo ricchi premi e cotillons.