07/05/2026
San Cristoforo e i trasporti eccezionali
Secondo la leggenda, Cristoforo – che in origine si chiamava Reprobo – era un omone di stazza imponente, e aveva un’ambizione: mettersi al servizio dell’uomo più potente del mondo. Cominciò con il suo re, ma poi si accorse che questi temeva il diavolo, e allora si presentò al diavolo. D’altra parte anche il diavolo lo deluse, perché dimostrava di avere una paura matta del Signore e scappava quando veniva nominato. Il più potente era dunque il Signore, ma come arrivare a Lui? Un eremita suggerì a Reprobo di svolgere uno strano mestiere: portare le persone da un lato all’altro di un fiume, tenendole sulle spalle. L’altezza e la forza glielo avrebbero permesso, e così forse avrebbe avuto l’opportunità di incontrare Dio. Un giorno si presentò a lui un bambino e il gigante lo prese sulle spalle come se nulla fosse, tuttavia man mano che procedeva nell’acqua il suo piccolo passeggero diventava sempre più pesante, insopportabilmente pesante: era infatti Gesù Bambino. Il Creatore, nientemeno, gravava sulle spalle dello stupefatto Reprobo con tutto il peso del mondo, e per convincerlo della propria identità, una volta giunti a riva fece addirittura fiorire il bastone a cui il portatore si appoggiava. Da quel momento Reprobo cambiò nome e si fece chiamare Cristoforo, che in greco significa “portatore di Cristo”, divenne un fervente cristiano e si dedicò a diffondere la fede. Per la sua storia, è il santo protettore dei viaggiatori, dei trasportatori di uomini e merci, dei marinai e di tutti quelli che fanno lavori o sport faticosi.
Nel polittico delle Clarisse, opera riminese della metà del Trecento, Cristoforo è raffigurato nel momento in cui, stupito, si volge a Gesù, così piccolo eppure così pesante, che lo guarda teneramente. Il gigante buono avanza a grandi falcate sulle lunghe gambe, facendosi strada nell’acqua popolata di pesci fantasiosi. E unendo le varie fasi dell’evento, il pittore raffigura il bastone già fiorito, come prova che la conversione è già avvenuta.