08/01/2025
IL DISASTRO DELL’HOTEL RIGOPIANO.
Dall'inizio di gennaio 2017 l'Italia era stata interessata da un'ondata di freddo che aveva provocato copiose nevicate, in particolare sull'Appennino centrale, dove gli accumuli avevano raggiunto anche il metro e mezzo.
La forte nevicata aveva bloccato l'unica via di comunicazione che collega l'albergo col fondovalle e, nonostante i solleciti, non viene trovata alcuna turbina spazzaneve per liberare la strada e che permettesse così l'evacuazione della struttura.
Nel pomeriggio del 18 gennaio 2017 una valanga di neve e detriti di grandi proporzioni si distacca dalle pendici sovrastanti il massiccio orientale del Gran Sasso incanalandosi nella Grava di Valle Bruciata, un canalone coperto da un faggeto, sino a raggiungere l'albergo Rigopiano, che pare essere sorto su un pianoro di detriti venuti giù a valle con altre valanghe e che costituiva l'ampliamento di un ex rifugio di montagna precedentemente gestito dal CAI.
La valanga travolge la struttura alberghiera, sfondandone le pareti e spostandola di circa dieci metri verso valle rispetto alla posizione originaria. Dopo la tragedia, il primo allarme con l'indicazione dell'avvenuta valanga viene dato alle ore 17:40: si tratta di una telefonata, fatta col cellulare di Giampiero Parete al proprio datore di lavoro, Quintino Marcella: "È caduto, è caduto l'albergo!"; quest'ultimo darà l'allarme superando una certa incredulità iniziale da parte dei responsabili dei soccorsi in zona.
Al momento dell'impatto, si trovavano nell'area dell'hotel 40 persone, 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 membri del personale, da ore bloccate nel rifugio a causa dell'abbondante nevicata. L'allarme viene lanciato, a mezzo dei loro telefoni cellulari, da Fabio Salzetta, operaio manutentore dell'albergo, e Giampiero Parete, ospite, che si trovavano entrambi immediatamente fuori dalla struttura, il primo nel locale caldaia e il secondo presso la propria automobile, rimasti solo marginalmente coinvolti dalla slavina; tuttavia la macchina dei soccorsi si attiva solo dopo le 19:30, in quanto le prime telefonate non vengono considerate attendibili dalla prefettura di Pescara (sia per la confusione generata dal crollo di una stalla avvenuta sempre a Farindola la mattina stessa, sia per le informazioni contrastanti fornite alla prefettura dal direttore dell'albergo che basandosi sull'ultima conversazione avuta era all'oscuro dell'accaduto e si trovava in altra località.
Terminate il 26 gennaio le operazioni di ricerca, delle 40 persone che si trovavano nel rifugio il bilancio finale risulta di 29 vittime e 11 superstiti. Una delle vittime, in base all'analisi dei messaggi contenuti nel telefono cellulare, sarebbe tuttavia sopravvissuta per oltre 40 ore dopo la valanga. Le persone estratte vive si trovavano tutte al piano terra dell'edificio: nella sala da biliardo (5 persone salvate il 20 gennaio) e nell'area del camino del bar (4 persone salvate la mattina del 21 gennaio), sono state ritrovate morte tutte quelle presenti in cucina (10) quelle nella zona della hall (17) e 2 rinvenute nell'area del camino.
In base ai dati disponibili, si tratta della valanga che (presa singolarmente) ha causato il maggior numero di morti di sempre sulle montagne dell'Appennino e la seconda più disastrosa per numero di morti in Europa[4]dopo la valanga di Galtür nel 1999 che provocò 31 decessi.
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