16/04/2025
Presso Galleria Lacerba di Ferrara:
Dario Fo, senza titolo, tecnica mista su carta cm. 70x90, anno 2001. Opera registrata presso l'Archivio Franca Rame/Dario Fo.
“Dico sempre che mi sento attore dilettante e pittore professionista. Se non possedessi questa facilità naturale del raccontare attraverso le immagini, sarei un mediocre scrittore di testi teatrali, ma anche di favole o grotteschi satirici”.
Difficile credere alle parole di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, difficile credere che se non fosse stato un'abile disegnatore, non sarebbe stato neppure scrittore o attore. Eppure, chi l'ha conosciuto bene, conferma che tutta la sua arte, l'origine dei suoi spettacoli, partiva dai disegni, disegnava continuamente e nel frattempo fantasticava e prendeva appunti, scriveva. Le smorfie indimenticabili del suo volto, i suoi atteggiamenti, il suo incedere, erano ispirati dai suoi disegni e costituivano un indispensabile ed inesauribile fonte dai quali attingere idee. Analizzando la sua straordinaria produzione di disegni, (va ricordato che le scenografie teatrali dei suoi spettacoli erano totalmente realizzate da lui) è facilemte riscontrabile una vicinana all'espressionismo di Chagall, ma anche il periodo Blu di Picasso (quello del circo o degli zingari) ha sicuramente affascinato Fo. Ha gurdato anche ai grandi maestri del passato, in particolare a Correggio, in un'operazione di prelievo di immagini da rielaborare in chiave contemporanea. Un atteggiamento non nuovo nella storia dell’arte ma in questo caso, in maniera sicuramente originale.
Le opere di Dario Fo sono coloratissime, in una commistione sapiente tra colori primari e complementari che non possono sucitare indifferenza. Tutto questo era calcolato, era il colore secondo Fo che costituiva il principale catalizzatore dell'attenzione degli spettatori. Prima ditutto bisognava cogliere l'attenzione, dopo sarebbe sorto l'interesse. Questa è stata la sua filosofia, e come dargli torto, visto che ha saputo intrattenere intere generazioni.