28/05/2026
“Le mie statue equestri esprimono il tormento causato dagli avvenimenti di questo secolo. L’inquietudine del mio cavallo aumenta a ogni nuova opera, il cavaliere è sempre più stremato, ha perduto il dominio sulla bestia.”
Con queste parole, nel 1972, Marino Marini descriveva la trasformazione di uno dei temi centrali della sua opera, la relazione tra cavallo e cavaliere: non una semplice variazione su un tema antico, ma un’immagine in cui prende forma il dramma del Novecento.
Mentre nelle sue prime sculture dedicate a questo tema cavallo e cavaliere sono ancora in equilibrio, con il passare degli anni questa armonia si incrina: il cavallo si tende, si agita, sembra ribellarsi; il cavaliere perde il controllo, diventa sempre più fragile, stremato, esposto alla caduta.
Così l’antico mito equestre si rovescia: non più immagine di equilibrio e controllo, ma figura tragica di una crisi che parla ancora al nostro presente.