22/11/2016
Vidi a un certo punto, sui tetti, tanti uomini con le divise bianche e nere. Erano i detenuti delle carceri fiorentine. Alcuni colsero l’occasione per fuggire,ma molti, la maggioranza invero, rientrarono; tanti trovarono accoglienza ai piani alti delle abitazioni, dove le persone misero da parte la diffidenza e li fecero entrare. Tensione, paura ma anche solidarietà caratterizzarono quei momenti, lasciando un segno indelebile nella storia di Firenze.
Il 4 Novembre la piena dell’Arno sommerse anche l’ormai ex Istituto Penitenziario delle Murate. Alle 12:00 il primo piano era ormai del tutto allagato: la tensione tra i detenuti e le guardie era altissima. Il maresciallo infatti, nonostante la difficile e pericolosa situazione, non aveva ancora dato l’ordine di aprire le porte delle celle per permettere ai detenuti di mettersi in salvo.
Le urla, la ribellione dei carcerati e il buon senso dei secondini, però, fecero in modo che le celle venissero aperte. Come prevedibile, in molti evasero - anche se poi furono quasi tutti riconsegnati alla giustizia - mentre altri cercarono la salvezza rifugiandosi sulle mura del complesso penitenziario.