28/05/2026
🖼 Questo scomparto di predella raffigura un episodio centrale della vita di san Galgano, santo cavaliere vissuto nel XII secolo. Dopo una giovinezza turbolenta, Galgano si convertì al cristianesimo in seguito alla miracolosa apparizione in sogno dell’arcangelo Michele, che, secondo le fonti agiografiche, lo condusse sul Monte Siepi, a circa trenta chilometri da Siena.
Qui, spinto dal desiderio di raccogliersi in preghiera, il santo infisse la propria spada nella roccia senza più riuscire ad estrarla, trasformandola simbolicamente in una croce: un meraviglioso gesto di pace e di rinuncia alla vita mondana in favore di quella religiosa e spirituale. In questo luogo, dove Galgano si ritirò vivendo come eremita e abbracciando successivamente la regola monastica cistercense, sorsero un oratorio e un’abbazia a lui dedicati.
🎨 Nel dipinto il santo, ritratto in abiti da cavaliere, è colto in preghiera davanti alla propria spada conficcata nella roccia, mentre alla destra della scena emerge dai cespugli il suo cavallo bianco. La ricerca di una credibilità naturalistica è evidente nella minuziosa descrizione del paesaggio roccioso e della vegetazione circostante, composta da alberi, cespugli e piante erbacee fiorite. Sullo sfondo, si intravede in lontananza un edificio architettonico.
L’episodio della spada conficcata nella roccia a mo’ di croce costituisce uno degli elementi distintivi dell’iconografia di san Galgano e simboleggia il suo messaggio di pace, ancora oggi di grande attualità.
Lo scomparto fa parte della predella del trittico realizzato nel 1365 circa da Matteo di Pacino, pittore attivo a Firenze nel terzo quarto del Trecento. Formatosi nell’ambito di Bernardo Daddi, l’artista fu influenzato dalla produzione orcagnesca e collaborò con Jacopo di Cione. Raggiunse l’apice della sua fama dopo il completamento degli affreschi della Ca****la Rinuccini nella basilica di Santa Croce. Seguendo l’esempio di Giovanni da Milano, introdusse nella sua pittura dettagli naturalistici di ascendenza lombarda.
Matteo di Pacino, "Visione di san Bernardo fra i santi Benedetto, Giovanni evangelista, Quintino e Galgano", 1365 ca., tempera e oro su tavola.