Nel sottosuolo di Vallezza è presente un giacimento petrolifero. Documenti d’archivio rivelano che nel passato il cosiddetto “olio di sasso” vi affiorava superficialmente e nell’antichità era impiegato come olio combustibile e lubrificante, ma anche come rimedio medicinale ritenuto utile a curare infezioni e persino problemi cutanei. Già all’inizio dell’ottocento il petrolio della Val Taro è usato
per illuminare le strade, ma soltanto dalla metà del secolo iniziano, qui come in altri siti italiani, sistematiche campagne di perforazione che pongono l’Italia, con la Romania e gli Stati Uniti, tra i pionieri della nascente industria petrolifera. Nel 1861 viene rilasciata a Ferdinando Gombi la prima concessione governativa per la ricerca del Petrolio a Vallezza. Questi, insieme ai fratelli Felicita, Agata e Luigi Colla, inizia le perforazioni, con alterne fortune e con tecniche sperimentali. Nel 1896 il cavaliere Luigi Scotti, compresa la potenzialità del sito, fonda una società per l’estrazione del petrolio, che nel 1905 si trasforma nella Società Petrolifera Italiana (SPI). Comincia così la storia dell’industria petrolifera di Vallezza, destinata a modificare l’identità della collina ma anche la cultura materiale di Fornovo, luogo in cui viene estratto e raffinato il petrolio fino agli anni Settanta del novecento. Oggi i resti dell’industria di Vallezza testimoniano un’identità culturale e tecnologica appartenente a un passato da non smarrire. Il borgo dei minatori; il sistema produttivo del Cantiere, con le Officine, la Forgia, la Centrale elettrica, ma anche le Centrali di pompaggio nel bosco, che documentano un sistema estrattivo appartenente al passato, sono memoria tangibile di un patrimonio materiale e immateriale da valorizzare.