A trent’anni di distanza dalle Traversate del deserto condotte, nel 1986, da Gianni Celati alla ricerca della «piccola oasi», abbiamo chiesto ad alcuni giovani autori scelti attraverso una rigorosa selezione in ambito internazionale, di esprimere il loro punto di vista sulla desertificazione ambientale e culturale. Nove poeti - scrittori e nove fotografi, con grande semplicità, senza offrire soluz
ioni prodigiose ed effetti speciali, pongono, attraverso le pagine di Abitare il deserto, domande sulle quali noi, comodamente distratti, dovremmo riflettere. E’ l’incontro fra il deserto della mente e il deserto visibile, il dentro e il fuori, che accomuna poeti, scrittori e fotografi nell’intento di rivelare la loro visione del mondo e scoprire, alla fine, che il luogo della mente è tutt’uno col luogo che ci ospita, arricchito di nuovi significati.
«Un luogo non è mai solo “quel” luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi… Dipende da come leggiamo quel luogo,… se siamo allegri o malinconici, euforici o disforici, giovani o vecchi, se ci sentiamo bene o se abbiamo il mal di pancia. Il degrado diventa il punto di partenza per una riconciliazione col mondo circostante attraverso uno sguardo rinnovato e costruttivo, esente da intenti consolatori o di facile denuncia. Uno sguardo che riconosce forme e spazi dove trovare nuovi spunti per correggere e migliorare l’esistente e orientare le scelte future. Non si cura il presente tornando al passato. Possiamo arginare il deserto conoscendo il suo volto, senza girare lo sguardo dall’altra parte sperando che qualcuno provveda.
«Mi fermai affascinato da quanto vi era di bello in questa assenza di bellezza, incantato dalle speranze in mezzo a tanta disperazione», scriveva Robert Walser, raffinato poeta-camminatore che sapeva osservare le cose dalla giusta distanza con consapevole candore. Nonostante tutto, c’è ancora tanta bellezza da preservare. ABITARE IL DESERTO
a cura di Giovanni Zaffagnini
Volume edito da Osservatorio fotografico, pp.88, ill. 45,
http://osservatoriofotografico.it/
Testi di: Yari Bernasconi, Luigi Filippelli, Maddalena Lotter, Franca Mancinelli, Jacopo Narros, Bernardo Pacini, Jacopo Ramonda, Damiano Sinfonico, Orso Jacopo Tosco. Fotografie di: Nicola Baldazzi, Davide Baldrati, Marina Caneve, Francesca Gardini, Richard Max Gavrich, Massao Mascaro, Domingo Milella, Mattia Parodi, Xiaoxiao Xu. Le letture da "Abitare il deserto" avranno luogo venerdì 2 settembre alle ore 21.00, presso il giardino del Museo San Rocco a Fusignano (ingresso dal parcheggio di via Santa Barbara). L’inaugurazione della mostra "Abitare il deserto" avrà luogo Sabato 3 settembre alle ore 11, presso il Museo San Rocco in Via Monti 5 a Fusignano. Museo San Rocco, Fusignano (Ra), Via Monti 5
dal 3 Settembre al 6 Novembre 2016
orari:
dal 3 al 8 settembre 2016 feriali 19,30 - 22,30
Sabato e festivi 10 - 12 / 16 - 23
Dal 9 Settembre al 6 Novembre 2016 Sabato 15 - 18
Festivi 10 - 12 / 15 - 18
info: ufficio relazioni col pubblico del Comune di Fusignano 0545 955653-668
Museo 0545 51621 negli orari di apertura. PRESS RELEASE
Eighteen young writers and photographers tell us about the encounter between environmental and cultural desertification through the pages of the book Abitare il deserto («Living the Desert»)
In 1986 the book Traversate del deserto («Desert Crossings») was published, born of a concept by Gianni Celati. It has become a classic about the relationship between photography and literature and it involved many prestigious authors like Jean Baudrillard, Max Frisch, Gerald Bisinger, Giorgio Agamben, Giuliano Scabia, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Olivo Barbieri, Vittore Fossati and Klaus Kinold. For its thirtieth anniversary, we asked a number of young authors, who passed a very rigid international call, to express their point of view about cultural and environmental desertification. Along the pages of Abitare il deserto («Living the Desert»), nine writers and nine photographers, with great simplicity, rejecting either cries of condemnation and special effects, pose questions on which we, absorbed by our comfortable indifference, should reflect. It’s the meeting between desert of the mind and visible desert, the inside and the outside, shared by poets, writers and photographers with the aim of revealing their view: that our state of mind and the sense of the place where we live in become one, and this reality is enriched with new meanings.
«A place is never just one place: a place is a part of ourselves… It depends on how we perceive that place, … if we are happy or melancholic, euphoric or dysphoric, young or old, if we feel good or have a stomach ache. It depends on who we are in the instant when we arrive in that place», as Antonio Tabucchi tells us in Viaggi e altri viaggi. Degradation becomes the starting point for a reconciliation with the surroundings through a new and constructive way of looking, free of consolatory purposes or easy complaints. A way of looking that recognizes shapes and spaces where to find new cues to correct and improve reality and direct our future choices. The present is not healed by returning to the past. We can hold back the desert by knowing its face, without turning our eyes away, in the hope that someone else provides.
«I stopped, fascinated by what was beautiful in this absence of beauty, charmed by the hopes amid such desperation», wrote the refined poet-wanderer Robert Walser, who was able to observe things from the right distance with conscious candour. Despite everything, there is still so much beauty to preserve.