31/08/2026
Oggi 31 agosto è una festività particolare presente solo in Giappone: la giornata delle verdure 野菜の日, "Yasai no hi".
La Giornata della Verdure è stata istituita nel 1983 da nove organizzazioni, tra cui la Federazione Nazionale delle Associazioni Cooperative Commerciali di Frutta e Verdura, con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza e il consumo delle verdure nutrienti.
Questa giornata ricorre il 31 agosto (31/8), per un gioco di parole: la data scritta in giapponese“8 (ya)八 e 3 (sa)三 1 (i)一" coincide con la parola “yasai”, verdure, collocandosi inoltre in un periodo dell'anno caratterizzato da un caldo intenso e una diminuzione dell'appetito.
Secondo il Ministero della salute giapponese, il consumo medio giornaliero di verdure è di 280 g, una dose troppo ridotta per assicurare tutte le fibre e le vitamine necessarie. In concomitanza all’istituzione di questa festa, il Ministero ha allora stabilito l’obiettivo minimo di consumo di 350 g al giorno proprio per sollecitare la popolazione ad una alimentazione più sana.
Per questo giorno speciale in Giappone l’industria alimentare organizza una serie di sconti e promozioni mirate e i ristoranti contribuiscono creando dei menu appositi; c’è anche chi organizza dei mercati a chilometro zero dove le verdure si possono acquistare in pieno centro città. Anche durante l’Obon, festività celebrata qualche giorno fa, è possibile vedere come i giapponesi diano un’importante mansione alle verdure: in questo periodo, si fa visita ai parenti defunti, pulendo e adornando le lapidi con incenso, fiori e ortaggi come melanzane e cetrioli. Non solo, queste vengono intagliate e collocate presso gli altari dei defunti, dando loro la forma di cavalli (i cetrioli) e buoi (le melanzane), degli stecchini vengono inseriti a creare le zampe: cavalcature vegetali che servono a far arrivare rapidamente gli spiriti nell’aldilà secondo tempistiche a loro confacenti, più velocemente a cavallo o più lentamente sul dorso di un bue.
Una delle verdure più iconiche giapponesi è il daikon (大根, letteralmente "grossa radice"), un ravanello bianco gigante originario dell'Asia orientale. Croccante, dissetante e dal sapore leggermente piccante, è un ingrediente fondamentale della cucina giapponese, ideale da consumare crudo oppure cotto in zuppe e stufati.
Il daikon è associato alla semplicità e persino alla figura di Buddha, simboleggia purezza, salute, armonia e purificazione. Compare spesso nelle rappresentazioni artistiche giapponesi insieme ai ratti, messaggeri della divinità della ricchezza Daikokuten. Poiché il topo si trova dove c'è abbondanza di cibo, viene sovente ritratto insieme alle provviste come il riso o il daikon con significato beneaugurale e propiziatorio.
Secondo la tradizione popolare, gli spiriti maligni detestano l'odore pungente del ravanello; per questo motivo, le persone lasciano queste radici nei luoghi sacri a protezione oppure li utilizzano come talismani. In luoghi specifici, come il tempio Matsuchiyama Shoden di Tokyo nei pressi di Asakusa, il daikon è il simbolo templare. Figure di daikon si trovano su lanterne, tegole e oggetti disseminati in tutto il tempio. La tradizione risale al periodo Edo, quando si credeva che i ravanelli avessero contribuito a fermare un'epidemia in seguito alle preghiere rivolte alla divinità locale.
Il festival del daikon (noto come Daikon-daki o Daikon Radish Festival) è una tradizionale festività invernale giapponese in cui grandi quantità di daikon vengono offerte alle divinità, benedette e poi bollite in enormi pentoloni per essere servite calde ai visitatori. Questo rituale si tiene in vari templi buddisti per pregare per la salute, la protezione dalle malattie e la purificazione del corpo.
L’inrō che vi presentiamo è un contenitore porta-pillole in lacca rossa intagliata su cui è raffigurato un daikon, il netsuke, il suo “bottone di blocco” con cui veniva fermato alla cintura di tessuto del kimono (obi), raffigura un topo acciambellato. L’ inrō fa parte di quella categoria di oggetti della moda maschile chiamati sagemono (提げ物). Con questo termine sono indicati tutti gli oggetti – con la funzione di contenitori – che venivano indossati affissi all’obi del kimono per sopperire alla mancanza di tasche.
Onko Chōkan Takenaga (XVIII sec.)
Inrō in lacca rossa intagliata con radice di daikon, XVIII secolo
Lacca rossa intagliata
MC(I-10). Conservato a deposito.
Giappone, XIX secolo
Netsuke raffigurante un ratto acciambellato
Avorio scolpito e dipinto, occhi in intarsi di c***o nero
MC(N-24). Conservato a deposito.
[Disclaimer: if you are not reading this post in the original Italian, your translation has been automatically provided by Facebook. We are not responsible for incorrect terms.]
#大根