Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova

Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova Il Museo d'arte orientale E. Chiossone conserva la più importante collezione di arte giapponese in Italia In auto
Il museo non offre possibilità di parcheggio.

Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone

In pieno centro cittadino, nel parco ottocentesco di Villetta Di Negro che affaccia su una delle più eleganti piazze di Genova, Piazza Corvetto, si trova un luogo dedicato all’Estremo Oriente. Rivolto verso il mare, sorge un edificio in perfetto stile razionalista, appositamente progettato da Mario Labò per custodire la collezione donata alla città di Geno

va da Edoardo Chiossone, abilissimo incisore genovese, che visse a Tokyo dal 1875 al 1898 e lavorò all'Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze, noto in tutto il mondo per aver progettato le prime banconote e carte valori giapponesi. Il museo a lui intitolato è il primo dedicato all'arte giapponese ad essere fondato in Italia, nel 1905, e conserva la più grande, preziosa e varia collezione d’arte nipponica in Italia e una delle più importanti in Europa. Il museo accoglie il ricchissimo patrimonio di arte giapponese e cinese raccolto dal genovese Edoardo Chiossone in Giappone alla fine del XIX secolo: grandi sculture buddhiste in legno e bronzo, armi e armature, reperti archeologici e maschere teatrali sono esposte nel percorso museale permanente, assieme a porcellane, lacche e piccoli bronzi, mentre eccezionali dipinti e stampe xilografiche ukiyo-e sono visibili occasionalmente, per motivi conservativi, data la loro elevata fragilità. Nelle Gallerie Superiori del museo sono allestite mostre tematiche ed allestimenti temporanei per consentire la rotazione delle opere normalmente conservate a deposito; in occasione di queste mostre vengono esposte eccezionalmente anche opere quali dipinti, stampe xilografiche e tessuti che, per loro natura, non possono essere esposte in modo continuato. Lungo tutto il percorso di visita si ha quindi modo di conoscere tutti i principali fenomeni della cultura artistica, figurativa e decorativa giapponese nel corso della sua storia.


◻Il Museo si trova inserito all'intero del parco di Villetta di Negro, una piccola altura prospicente Piazza Corvetto. Il museo è parzialmente accessibile alle persone con disabilità. All'interno del Museo non vi è un bar/caffetteria.

◻L'ULTIMO INGRESSO AL MUSEO VIENE CONSENTITO MEZZ'ORA PRIMA DELL'ORARIO DI CHIUSURA. per gli orari di apertura e chiusura visionare la sezione pertinente.

◻BIGLIETTI
intero 9 euro
ridotto 6 euro
Gratuito la domenica per i residenti nella città metropolitana di Genova
Al momento non abbiamo la possibilità di effettuare pagamenti elettronici ma solo contanti. Per tutelare le opere più fragili, quali dipinti e stampe, viene fatta una rotazione di quest'ultime in occasione di mostre temporanee, pertanto non saranno sempre visibili al pubblico le medesime opere di queste peculiari categorie tra cui rientra anche la "Grande Onda" di Katsushika Hokusai. Non è presente un bar o un punto ristoro/distributori automatici di bevande e snack all'interno del Museo. Il Museo possiede un piccolo angolo adibito a bookshop dove sono in vendita unicamente libri e cataloghi. Il Museo può risultare particolarmente caldo nei mesi estivi. Non è consentito l'ingresso agli animali, fanno eccezione i cani guida ed i cani di assistenza medica. Ma grazie a una nuova convenzione tra la Direzione Musei e Bauadvisor, i proprietari di cani potranno visitare i musei cittadini affidando il proprio amico a quattro zampe a un dog sitter professionista, per tutta la durata della visita. Il servizio, a pagamento, è disponibile con prenotazione obbligatoria attraverso il portale www.bauadvisor.it e l'app Bauadvisor, ma i visitatori in possesso di regolare biglietto di ingresso in uno dei musei cittadini convenzionati avranno diritto ad uno sconto sulla tariffa del servizio. La prenotazione deve essere fatta in un tempo congruo precedente alla visita per verificare la disponibilità di un dog-sitter. Come raggiungerci:


In treno
Dalla Stazione di Genova Brignole è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 15 minuti percorrendo Via Serra (lieve dislivello).
-In metropolitana: da Metro Brignole a Metro De Ferrari, tempo di percorrenza 5 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 18 o 36 o 39 o 40
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Oppure
Dalla Stazione di Genova Piazza Principe è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 25 minuti circa
-In metropolitana: da Metro Principe a Metro De Ferrari (Direzione Brignole) tempo di percorrenza 8 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 34
fermata: Corvetto/Piaggio, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Autobus 36
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. In autobus
Si consiglia di visitare la pagina web dei trasporti di Genova per personalizzare l’itinerario in base alle proprie esigenze. Opportunità di sosta è possibile per visitatori con requisiti di accesso speciale contattando il museo preventivamente. Nelle vicinanze del Museo e nella sottostante Piazza Corvetto, sono presenti parcheggi a pagamento. Nelle vicinanze si trovano stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Nella sottostante Piazza Corvetto sono presenti punti di ricarica per veicoli elettrici. Aeroporto più vicino
Aeroporto di Genova – Genova City Airport
Via Pionieri e Aviatori d'Italia, 1, 16154 Genova GE


In caso di allerta Idrogeologica ROSSA, di “Vento di Burrasca Forte” o di Ondata calore liv.3 diramata dalla Protezione Civile, il museo resterà chiuso e tutti gli eventi in programma saranno cancellati.

Oggi  31 agosto è una festività particolare presente solo in Giappone: la giornata delle verdure 野菜の日, "Yasai no hi". La...
31/08/2026

Oggi 31 agosto è una festività particolare presente solo in Giappone: la giornata delle verdure 野菜の日, "Yasai no hi".
La Giornata della Verdure è stata istituita nel 1983 da nove organizzazioni, tra cui la Federazione Nazionale delle Associazioni Cooperative Commerciali di Frutta e Verdura, con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza e il consumo delle verdure nutrienti.
Questa giornata ricorre il 31 agosto (31/8), per un gioco di parole: la data scritta in giapponese“8 (ya)八 e 3 (sa)三 1 (i)一" coincide con la parola “yasai”, verdure, collocandosi inoltre in un periodo dell'anno caratterizzato da un caldo intenso e una diminuzione dell'appetito.
Secondo il Ministero della salute giapponese, il consumo medio giornaliero di verdure è di 280 g, una dose troppo ridotta per assicurare tutte le fibre e le vitamine necessarie. In concomitanza all’istituzione di questa festa, il Ministero ha allora stabilito l’obiettivo minimo di consumo di 350 g al giorno proprio per sollecitare la popolazione ad una alimentazione più sana.
Per questo giorno speciale in Giappone l’industria alimentare organizza una serie di sconti e promozioni mirate e i ristoranti contribuiscono creando dei menu appositi; c’è anche chi organizza dei mercati a chilometro zero dove le verdure si possono acquistare in pieno centro città. Anche durante l’Obon, festività celebrata qualche giorno fa, è possibile vedere come i giapponesi diano un’importante mansione alle verdure: in questo periodo, si fa visita ai parenti defunti, pulendo e adornando le lapidi con incenso, fiori e ortaggi come melanzane e cetrioli. Non solo, queste vengono intagliate e collocate presso gli altari dei defunti, dando loro la forma di cavalli (i cetrioli) e buoi (le melanzane), degli stecchini vengono inseriti a creare le zampe: cavalcature vegetali che servono a far arrivare rapidamente gli spiriti nell’aldilà secondo tempistiche a loro confacenti, più velocemente a cavallo o più lentamente sul dorso di un bue.
Una delle verdure più iconiche giapponesi è il daikon (大根, letteralmente "grossa radice"), un ravanello bianco gigante originario dell'Asia orientale. Croccante, dissetante e dal sapore leggermente piccante, è un ingrediente fondamentale della cucina giapponese, ideale da consumare crudo oppure cotto in zuppe e stufati.
Il daikon è associato alla semplicità e persino alla figura di Buddha, simboleggia purezza, salute, armonia e purificazione. Compare spesso nelle rappresentazioni artistiche giapponesi insieme ai ratti, messaggeri della divinità della ricchezza Daikokuten. Poiché il topo si trova dove c'è abbondanza di cibo, viene sovente ritratto insieme alle provviste come il riso o il daikon con significato beneaugurale e propiziatorio.
Secondo la tradizione popolare, gli spiriti maligni detestano l'odore pungente del ravanello; per questo motivo, le persone lasciano queste radici nei luoghi sacri a protezione oppure li utilizzano come talismani. In luoghi specifici, come il tempio Matsuchiyama Shoden di Tokyo nei pressi di Asakusa, il daikon è il simbolo templare. Figure di daikon si trovano su lanterne, tegole e oggetti disseminati in tutto il tempio. La tradizione risale al periodo Edo, quando si credeva che i ravanelli avessero contribuito a fermare un'epidemia in seguito alle preghiere rivolte alla divinità locale.
Il festival del daikon (noto come Daikon-daki o Daikon Radish Festival) è una tradizionale festività invernale giapponese in cui grandi quantità di daikon vengono offerte alle divinità, benedette e poi bollite in enormi pentoloni per essere servite calde ai visitatori. Questo rituale si tiene in vari templi buddisti per pregare per la salute, la protezione dalle malattie e la purificazione del corpo.
L’inrō che vi presentiamo è un contenitore porta-pillole in lacca rossa intagliata su cui è raffigurato un daikon, il netsuke, il suo “bottone di blocco” con cui veniva fermato alla cintura di tessuto del kimono (obi), raffigura un topo acciambellato. L’ inrō fa parte di quella categoria di oggetti della moda maschile chiamati sagemono (提げ物). Con questo termine sono indicati tutti gli oggetti – con la funzione di contenitori – che venivano indossati affissi all’obi del kimono per sopperire alla mancanza di tasche.

Onko Chōkan Takenaga (XVIII sec.)
Inrō in lacca rossa intagliata con radice di daikon, XVIII secolo
Lacca rossa intagliata
MC(I-10). Conservato a deposito.

Giappone, XIX secolo
Netsuke raffigurante un ratto acciambellato
Avorio scolpito e dipinto, occhi in intarsi di c***o nero
MC(N-24). Conservato a deposito.

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#大根

28/08/2026
Il 26 agosto è riconosciuto a livello internazionale come la Giornata del Cane, nota anche come "International Dog Day",...
26/08/2026

Il 26 agosto è riconosciuto a livello internazionale come la Giornata del Cane, nota anche come "International Dog Day", celebrazione dedicata agli amici a quattro zampe. Atta a sensibilizzare l'importanza dei cani nella vita delle persone e il ruolo positivo che svolgono nelle famiglie e nelle comunità, promuovere l'adozione dei cani da rifugi, sostenerne il benessere e la salute, riconoscere ed apprezzare i cani di servizio e i cani da lavoro per il loro contributo. I cani accompagnano la vita dei giapponesi fin dall’antichità, ma fu solo in periodo Edo (1600-1868) che passarono dall’essere un privilegio riservato alle famiglie aristocratiche a fedeli compagni di vita anche per la gente comune. Prima impiegati come cani da caccia o da guardia, ma anche come simbolo di sfarzo dalle classi più agiate, che si facevano vanto della rarità delle razze importate, dall’epoca Edo i cani divennero veri e propri compagni di giochi.
In questo periodo i manuali di allevamento guadagnarono grande popolarità, e lo stesso Shōgun Tsunayoshi Tokugawa (1680-1709), nato sotto l’anno del cane, aveva molto a cuore il loro benessere ed emanò il "Decreto di misericordia per gli esseri viventi" (生類憐みの令, Shōrui awaremi no rei).
Ancora adesso i giapponesi attribuiscono un grande valore a questi fedeli compagni e le 6 razze canine originarie dell’arcipelago, indicate con il termine Nihon-ken (日本犬), sono state designate Tesori Nazionali nel 1928. Queste razze sono il Kishu-ken, lo Shikoku-ken, il Kai-ken, l’Hokkaido-ken, lo Shiba-inu, e l’Akita-inu.
Durante lo shogunato Tokugawa il cane abitava sia le case aristocratiche sia le abitazioni della borghesia emergente. Erano talmente popolari che spesso vennero ritratti in stampe ukiyoe e dipinti, presenti anche su oggetti di uso comune ma dall’elevato valore artistico, sia come elemento vivacizzante dell’ambiente domestico sia in compagnia dei loro compagni umani: il cane infatti era spesso presente nelle case da tè e nei quartieri di piacere, come animale da compagnia di bellissime cortigiane.
L’opera che vi proponiamo oggi è un netsuke (根付) realizzato in avorio che ritrae un bambino insieme ad un cucciolo di cane. I netsuke (根付) sono dei capolavori dell’arte giapponese, delle piccole sculture tradizionali scolpite finemente in ogni dettaglio, originarie del periodo Edo (1603-1868).
Queste opere nascono come oggetti funzionali, essendo una sorta di ciondolo servivano come contrappesi e "bottoni di blocco" per gli astucci, inrō, a cui erano legati da una corda: ciò permetteva che venissero appesi alle cinture dei kimono(obi) e gli inrō fossero saldamente assicuranti al fianco. La necessità di avere dei piccoli contenitori con sé nasceva dal fatto che i kimono non possiedono tasche.
A creare questi piccoli tesori erano degli artigiani altamente qualificati che sceglievano soggetti della vita quotidiana, figure mitologiche, animali o scene simboliche per creare delle piccole storie da portare con sé. I netsuke solitamente venivano indossate da uomini, con gli inrō erano infatti accessori dell'abbigliamento maschile (sagemono).
Il netsuke che vi presentiamo raffigura un bambino della tipologia karako (唐子 da “kara 唐”, cinese, e “ko 子”, bambino), indossa una gorgiera traforata e porta i capelli suddivisi in piccoli ciuffi, secondo l’iconografia tipica del bambino cinese. Davanti a lui un cucciolo di cane impara a stare seduto e a rispondere a questo comando. La bicromia del pelo è data da sottili pennellate nella parte alta del muso e sui lati del corpo. L’associazione di questi due soggetti ha sicuramente valenza simbolica in quanto si credeva che i cani proteggessero i bambini dai demoni e avessero significato apotropaico o augurale.
L’autore/intagliatore Tomochika dimostra la sua predisposizione per soggetti di genere, dando prova di particolare attenzione alla resa finale dell’opera. Interessante la scelta di differenziare la tinta dell’avorio: dall’aspetto giallastro nel bambino mentre particolarmente candido per il pelo del cane.

Giappone, metà del XIX secolo
Netsuke raffigurante un bambino cinese (karako) e un cucciolo di cane
Avorio tinto e dipinto, 4.2 x 2.5 cm
Firmato: Tomochika
MC (N-1). Esposizione permanente, seconda galleria, vetrina 17.

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25/08/2026

Tutte le mostre e le iniziative proposte quest'anno dal Museo d'arte orientale E. Chiossone sono inserite nel calendario di festeggiamenti relativi ai 160 anni delle relazioni diplomatiche tra l'Italia e il Giappone.

“L'ampio fiume è rapido a Kamigamo come a Shimogamo e le grandi strade, come la Shijō e la Sanjō, si allungano a perdita...
22/08/2026

“L'ampio fiume è rapido a Kamigamo come a Shimogamo e le grandi strade, come la Shijō e la Sanjō, si allungano a perdita d'occhio. Coppe di vino e piatti di leccornie sono stati già svuotati e all'improvviso tutta quanta la folla si sparge fuori da centomila luoghi di divertimento”.
L’estate in Giappone è spesso associata ai matsuri 祭り come indica la poesia di Ōta Nanpo (1749-1823) che percorre il dipinto e suggerisce lo svolgersi di un vivace matsuri estivo serale.
I matsuri sono feste popolari o festival tradizionali giapponesi di stampo shintoista che vengono organizzate ogni anno in tutto il Giappone.
Si svolgono in vari mesi dell’anno e ogni festival ha il suo particolare significato ma i più conosciuti sono sicuramente i matsuri estivi. Inizialmente erano delle feste sacre per ringraziare e onorare i kami (divinità), lo stesso termine deriva dalla parola matsuru 祀る“venerare/consacrare”.
Mantenendo la peculiarità di essere una festa sacra, solitamente si tengono processioni di carri o santuari in miniatura in cui portatori attraversano le strade della città trasportando la statua del kami del santuario locale con portantine chiamate mikoshi.
Esaurita la dimensione sacra, è tipico dei festival estivi, trascorrere il tempo in divertimenti, camminando di notte per le strade affollate e vocianti rischiarate dalle luci e lanterne, indossando lo yukata (un “kimono” estivo molto leggero) ed indugiando, come in una fiera, tra le invitanti bancarelle di cibo assortito (yatai) che dispensano anche bevande rinfrescanti come le “granite” kakigori, e varie attività tra cui giochi e possibilità di acquisto.
L’estate giapponese è caratterizzata da un caldo umido, quindi, è quasi imprescindibile portare con sé un ventaglio, uchiya e cercare ristoro nel passeggiare di sera, una volta tramontato il sole.
Lo spettacolo più suggestivo è sicuramente l’hanabi 花火, (lett. fiori di fuoco), i fuochi d’artificio. La loro caratteristica è quella di estendersi in cielo in forma rotonda, proprio come la corolla di un fiore.
L’opera che vi presentiamo oggi raffigura il letto del fiume Kamogawa in secca; il ponte della Shijō (la quarta strada) brulica di una moltitudine di persone che cercano ristoro nel fresco serale che sale dal letto del fiume.
L’afa inghiotte tutto in una sorta di nebbia da cui emergono in lontananza brillanti lanterne rosse dei locali affacciati sul fiume.
Le persone, in un variegato andirivieni, indossano yukata estivi e sventolano dei ventagli, fino a scomparire in un orizzonte indistinto.

Hosoda Eishi 1756-1829
Passeggio al fresco della sera sul fiume Kamoga in secca presso la Shijō a Kyotō, 1801-1804
Kakejiku, dipinto verticale, inchiostro e colori su seta, 95.8x 33.1 cm
MC(P-240) Conservato a deposito

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#祭り

20/08/2026

AVVISO ⚠️
A seguito di avviso di burrasca forte emanato dalla Protezione Civile e dell’Ordinanza del Sindaco n. 9 del 2016, viene indetta la chiusura dei parchi pubblici e dei musei qui situati DURANTE L'ALLERTA ARANCIONE di VENERDì 21 AGOSTO.
Pertanto, il parco di Villetta Di Negro e il Museo Chiossone rimarranno chiusi, anche qualora l’avviso cessi nel corso della giornata.

L'airone in giapponese, sagi (鷺)  è un simbolo di purezza, ed è spesso visto come un intermediario tra il modo terreno e...
19/08/2026

L'airone in giapponese, sagi (鷺) è un simbolo di purezza, ed è spesso visto come un intermediario tra il modo terreno e quello spirituale. Il termine è composto da “sa” che potrebbe derivare dall’aggettivo sayakeshi (limpido) ed esprime le idee di «bianco» e «purezza». Se impiegato da solo sagi va inteso come «airone bianco», ma è più comune trovarlo in composti che ne specificano la tipologia, come shirasagi (airone bianco), aosagi (airone cenerino) o kurosagi (airone nero).
Il primo riferimento noto a un airone nella letteratura giapponese potrebbe trovarsi nel Kojiki, l'opera letteraria giapponese più antica, redatta nel 712 d.C., che contiene una serie di miti della creazione che costituiscono la spina dorsale della religione shintoista; qui viene esplicitato che quando un principe muore lontano da casa, la sua anima si trasforma in un uc***lo bianco, vista la sua attinenza spirituale, interpretato come un airone.
Gli aironi bianchi sono spesso raffigurati nelle opere d'arte e nelle stampe ukiyo-e come elemento di armonia inserito in contesto naturalistico oppure come elemento sovrannaturale. Quando compaiono altri aironi, come l'aosagi (airone azzurro/cinerino) o il goisagi (airone notturno), la loro presenza può essere infatti più inquietante.
Esiste nel folclore giapponese uno yokai (demone) chiamato Aosagibi, "fuoco d'airone" che nella notte brilla di un inquietante fuoco blu. Fu descritto nel Konjaku gazu zoku hyakki di Toriyama Sekien e nel Ehon Hyaku monogatari, famose raccolte di immagini di mostri del periodo Edo, ed è quindi chiaro che fosse una storia di fantasmi piuttosto famosa in quel periodo.
Il tema dell'ultraterreno rimane nell’opera di teatro Nō intitolata “Sagi” (鷺 – airone); basata sull' Heike Monogatari, un romanzo epico, la storia verte sulla grande famiglia Taira e lo scontro con il clan Minamoto. In questa opera, l’imperatore Daigo ordina ai suoi uomini di catturare uno splendido airone ma questi riesce a convincerli a lasciarlo libero danzando per loro. L'attore principale (sh*te) recita il ruolo dell'airone senza indossare alcuna maschera; sebbene le maschere siano normalmente richieste nel Nō: n questo spettacolo, raramente messo in scena, il ruolo dell'airone è interpretato da giovani o da attori anziani, ritenuti più vicini all'altro mondo e più capaci di accedere e canalizzare il regno spirituale.
Molto probabilmente gli aironi (così come altri animali come volpi e procioni) compaiano così tanto nel folclore perché sono soggetti familiari ai contadini, spesso avvistabili nei campi e nelle risaie e ben presto inglobati in racconti e leggende. Una danza rituale chiamata Shirasagi no Mai (Danza dell'airone bianco) viene eseguita regolarmente al tempio Sensoji di Tokyo dal 1652, ma ha origini ancora più lontane, risalendo all'XI secolo circa. Nello spettacolo, i danzatori vestiti da aironi volteggiano lentamente, inscenano tuffi con ampi passi, accompagnati da una musica solenne di flauto e tamburo.
Anche nel teatro Kabuki esiste un’opera dedicata a questo volatile: “Sagi musume” ( 鷺娘 – la fanciulla airone), un onnagata in abiti bianchi, danza a lungo su un palco innevato. Rappresenta la tragica storia dello spirito di un airone bianco che assume sembianze umane per esprimere il dolore e l'ossessione di un amore non corrisposto, danzando su un palcoscenico coperto di neve fino alla morte.
L’importanza di questo animale nella cultura nipponica è percepibile grazie al celebre film d'animazione dello Studio Ghibli, Il ragazzo e l'airone diretto da Hayao Miyazaki.
Nella stampa che vi presentiamo si intitola “Iris ed aironi”, gli uccelli si trovano in prossimità dell’acqua vicino a fiori di Iris in un’atmosfera estiva con un pontile di legno sinuoso sullo sfondo che attraversa lo specchio d'acqua, era infatti abitudine creare questi giardini acquatici attraversabili da passerelle di legno per godere della bellezza dei fiori e della frescura che risaliva dallo specchio d'acqua dopo il tramonto. Nelle fotografie, un airone cenerino immortalato recentemente presso lo stagno del Parco di Villetta di Negro, a pochi passi dal museo.

Kōno Bairei 幸野 楳嶺 (1844-1895)
Iris e aironi
Dalla serie “Album di Bairei di Fiori e Uccelli”, 1883
Xilografia policroma nishikie, in formato ōban verticale
24.0 x 36.8 cm
MC (S-2600). Conservato a deposito

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Oggi 15 agosto, in Giappone si festeggia l’Obon (お盆), ovvero la Festa dei Defunti. In realtà non si tiene solo questa gi...
15/08/2026

Oggi 15 agosto, in Giappone si festeggia l’Obon (お盆), ovvero la Festa dei Defunti.
In realtà non si tiene solo questa giornata, ma dura per più giorni e in momenti diversi in base alle regioni giapponesi; in quelle occidentali (Kyoto, Osaka, Nara) e nella maggior parte della nazione si celebra a metà agosto, in quelle orientali (Tokyo, Yokohama, Hakodate) a metà luglio.
Durante questo periodo si pensa che le anime dei defunti ritornino nel nostro mondo per fare visita ai propri parenti, i quali li accolgono e ne onorano il loro ricordo. Inoltre, anche secondo le tradizioni di influenza del taoismo, si ritiene che dal 1 al 15 giorno del settimo mese del calendario lunare, l’inferno apra le sue porte e le anime al suo interno tornino nel nostro mondo.
Il buddismo è una delle due grandi religioni del Giappone, insieme allo Shintoismo, e così come molte altre religioni al mondo ha tra le sue principali caratteristiche la venerazione degli antenati, e quindi dei defunti, che rimangono in parte connessi con il mondo terreno, e quindi con i vivi, grazie alle preghiere, le offerte ed i rituali che questi ultimi praticano.
Una peculiarità legata al buddismo giapponese, in particolare alla morte, è il cosiddetto “nome postumo” o “nome post-mortem”, che in giapponese prende il nome di Kaimyo (戒名). L’idea di base è quello di evitare che il defunto, se chiamato con il suo nome in vita, possa cercare di fare ritorno; in origine, veniva assegnato solo a chi aveva vissuto rispettando i Cinque Precetti Buddisti (Goshōkai: non uccidere, non rubare, non commettere adulterio, non mentire e non bere alcolici), ma oggi, in Giappone, è una parte standard del funerale buddista e per averlo basta semplicemente acquistarlo al tempio; più si paga più il monaco darà un nome sontuoso e scritto con kanji antichi.
Durante questa festa tradizionale vengono eseguite molte attività, tra le quali quella di pulire strade e sentieri che dalle montagne e dai fiumi portano ai villaggi, illuminandole anche con lanterne, candele, lampade o falò. In questo modo le anime dei defunti hanno un punto di riferimento per non perdersi e trovare facilmente la strada per tornare “a casa”.
Viene preparato lo shoryodana nelle proprie abitazioni e nei templi, ovvero una specie di piccola gradinata su cui vengono posizionate offerte di cibo, acqua, incenso e fiori per accogliere e onorare gli spiriti.
I festeggiamenti includono danze, bancarelle e fuochi d’artificio che risplendono nel cielo notturno, prima che il giorno seguente i defunti intraprendano nuovamente il loro viaggio nell'aldilà. Oltre i fuochi di artificio, l'attrazione principale, è la danza Bon Odori (盆踊り). L'essenza di questa danza risiede nell'accogliere e rallegrare gli spiriti dei defunti che ritornano durante l'Obon. Attraverso essa, le persone sin dall’antichità onoravano i morti e idealmente allontanavano le sventure dai vivi. L'origine di questa danza si colloca nel Periodo Muromachi (1336-1573) quando le danze tradizionali si fusero con ritmiche litanie delle danze nenbutsu operate dai monaci.
L’opera che vi presentiamo oggi raffigura proprio la danza caratteristica dell’Obon: si tratta di una placca in smalto montata su pannello di legno smalto con al di sopra raffigurati cinque bambini che suonano i tamburelli e si muovono seguendo i passi della danza Bon odori.

Namikawa, Sōsuke (1847-1919)
XIX secolo periodo Meiji
Pannello smaltato raffigurante cinque bambini suonatori di tamburello impegnati nella danza Bon odori, bordura con ruote di carro e cornice rettangolare in legno.
Legno smaltato 47.8 x 37.2
MC(Sm-88) Conservato a deposito.

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14/08/2026

🔔Ottime Notizie!🔔
Domenica 16 agosto il Museo Chiossone sarà di nuovo aperto e sarà visitabile per tutti a tariffa ridotta!

Rimangono valide la gratuità totale per gli under 18 e quella domenicale per i residenti nella città metropolitana di Genova.
Inoltre per tutto il mese di agosto, i visitatori over 65 possono accedere gratuitamente ai musei comunali, Chiossone compreso.

Vi aspettiamo !!

https://www.visitgenoa.it/it/musei-di-genova-weekend-di-ferragosto-tariffa-ridotta

Il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone offre sempre, durante tutto il corso dell’anno, tirocini curriculari univers...
12/08/2026

Il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone offre sempre, durante tutto il corso dell’anno, tirocini curriculari universitari, dando la possibilità di vivere il “Museo dall’interno”.
Le attività affidate ai tirocinanti, a seconda del progetto formativo che viene sottoscritto, possono includere:
- la comunicazione (creazione e progettazione di contenuti social - testuali e grafici - finalizzati alla valorizzazione e alla conoscenza del patrimonio artistico del Museo nonché di promozione di attività ed eventi).
- la catalogazione del patrimonio della Collezione Chiossone (il Comune di Genova, grazie al finanziamento della Fondazione Compagnia di San Paolo, si è dotato di un portale online dove saranno consultabili i dati catalografici delle opere che afferiscono al ricco, vario e ingente patrimonio dei beni culturali conservato nei musei, luoghi e istituti di cultura di proprietà civica. Le schede di catalogo sono compilate secondo gli standard dell’Istituto Centrale del Catalogo e Documentazione del Ministero della Cultura e verranno implementate e aggiornate nel corso del tempo)
- veri e propri progetti di tesi, in linea con la Collezione Chiossone e gli interessi del laureando.
Altre possibili attività possono manifestarsi in base al periodo, alle iniziative in corso, come il supporto in mostre temporanee ed allestimenti, attività didattiche ed eventi culturali. Non è necessario avere conoscenze pregresse di lingua giapponese o arte orientale.

➡️Per saperne di più:
https://www.museidigenova.it/it/collabora-10
per informazioni: [email protected]

Indirizzo

Villetta Dinegro/Piazzale Mazzini, 4/Genova
Genova
16122

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 10:00 - 19:30
Domenica 10:00 - 19:30

Telefono

+390105577950

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

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