18/03/2026
19 MARZO – ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DOMENICO CHIODO
È giusto che oggi ciascuno spezzino, non soltanto le istituzioni, ricordi la figura di Domenico Chiodo, Padre della città della Spezia, un personaggio straordinario per chiarezza di pensiero, determinazione e limpidezza d’animo.
Genovese di nascita e arrivato alla Spezia da giovane ufficiale di Marina, poi passato al Genio Marittimo, riuscì a far convivere le esigenze dello Stato e le aspettative della comunità locale, trovando soluzioni che venissero incontro ad entrambe e instaurando un rapporto di fattiva collaborazione con le autorità locali.
Alla morte di Domenico Chiodo, il Consiglio Comunale della Spezia si sentì infatti in dovere di inviare il sindaco a presentare le condoglianze ufficiali della cittadinanza alla vedova, di proclamare il lutto cittadino, sospendere l'inaugurazione della stagione teatrale del maggiore teatro civico, rendergli solenni onoranze funebri, assegnargli la cittadinanza onoraria, intitolargli una via centrale, una piazza ed emettere una medaglia commemorativa. La Fratellanza Artigiana della Spezia organizzò una raccolta fondi per l’erezione di un monumento, coprendo in proprio metà delle spese.
Questo la dice lunga sulla statura morale e sulla vicinanza del Generale Chiodo alla città e alle sue esigenze, ma anche sull’affetto e la stima che l’intera cittadinanza nutriva per lui, come dimostra la motivazione della cittadinanza onoraria conferitagli nel 1870:
“Illustre generale, se questa parte del golfo veniva dal Regio Governo prescelta a sede dell'Arsenale Militare Marittimo, se i grandiosi lavori che da quasi due lustri vanno eseguendosi, hanno arrecato alla città di Spezia un incremento ognor progressivo di popolazione, floridezza e Commercio, del fausto avvenimento e degli immensi vantaggi, che a noi specialmente ne derivano, il merito principale devesi attribuire a Voi che ispiraste, a Voi che dirigeste, a Voi che rimuovendo ogni ostacolo, con instancabile zelo assicuraste la vita di questo massimo centro della forza marittima del Regno.
Quest'opera, che per le sue proporzioni colossali e per la sua perfetta esecuzione forma già l'orgoglio della nazione, riesce in pari tempo uno splendido monumento della mente vostra elevata e del vostro pratico senno. Merito cotanto, unito alla soavità e modestia del vostro carattere e ai dubbi e ripetuti segni del vostro interessamento a prò di questa città, mossero il Consiglio Comunale in seduta del 16 novembre 1869 a rendersi interprete dei sentimenti di riconoscenza ed ammirazione ond'è compresa l'intera popolazione, acclamandovi Cittadino di Spezia.
È questo il voto che io mi reputo sommamente avventurato di potervi presentare a nome del mio Paese. Accoglietelo, o Generale, con la benignità vostra conosciuta e la città di Spezia sarà superba di annoverare fra i suoi figli Voi la cui virtù e la cui opera onorano altamente la gran famiglia italiana.”
Ma già alcuni anni prima, a soli due anni dall’inizio dei lavori per la costruzione dell’Arsenale, il rapporto tra Chiodo e la città era molto stretto, tant’è che il Consiglio Comunale il 6 luglio 1864 decise di esprimergli la propria riconoscenza per aver fatto approvare la realizzazione di un nuovo viale alberato con controviali, l’attuale Viale Italia, in luogo di quello perduto che conduceva a Marola e che era stato immortalato da Agostino Fossati pochi anni prima.
Chiodo viene oggi a torto ricordato soltanto come ideatore e realizzatore dell’Arsenale, scordando che il suo progetto era ben più ampio dell’area militare e comprendeva anche lo sviluppo della città. Il primo piano regolatore della città porta il suo nome, come ricorda il sopra citato documento del Consiglio Comunale.
Anche la scelta della posizione della statua in sua memoria, voluta dalla popolazione, non è casuale: di fronte all’ingresso monumentale dell’Arsenale, Porta Principale, all’inizio della via che conduce verso la città, alla quale fu assegnato il suo nome, e che inizia all’interno dell’arsenale, in prossimità del ponte girevole, e termina in Piazza Verdi. Una sorta di collegamento ideale tra la città militare e la città civile, di cui Domenico Chiodo fu protagonista, oggi simboleggiato dalla sua statua, non a caso rivolta verso la città.
Il suo progetto trasformò un’area agricola arretrata in un’area industriale che utilizzava la tecnologia più avanzata dell’epoca; in pochi anni gli spezzini passarono dalla vanga alla draga a vapore!
Un salto culturale e tecnologico inimmaginabile e irreversibile che vide sorgere un arsenale 14 volte più vasto del borgo medievale, attorno al quale crebbe presto una città che passò, in sessant’anni, da 10.500 a 100.000 abitanti.
Per capire la grandezza di Chiodo basti dire che l’Arsenale della Spezia è stato considerato una delle due più grandi opere di ingegneria compiute in Italia nei primi dieci anni dall’unità del Paese (l’altra è il traforo del Moncenisio!) ed una delle due più grandi opere di ingegneria marittima del XIX secolo (l’altra è il Canale di Suez!).
Il suo parere fu richiesto anche per l'ammodernamento dell'arsenale di Venezia e la progettazione di quello di Taranto.
Se Vittorio Emanuele II, Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi furono i “Padri della Patria”, coloro che riuscirono a unificare il Paese e liberarlo dal giogo straniero, per gli spezzini deve avere un posto particolare nella memoria Domenico Chiodo, in quanto “Padre della città”.
Nell’immaginario collettivo di fine Ottocento, Spezia era diventata il simbolo del riscatto italiano dopo secoli di colonizzazione straniera, il primo risultato concreto dell'Unità d'Italia, un polo industriale tra i più avanzati d’Europa. Una realtà tanto esaltante da spingere Luigi Nascimbene a suggerirla come capitale del Regno d’Italia in attesa di conquistare Roma.
La fama di Domenico Chiodo aveva ormai superato tanto i confini nazionali che, in concomitanza con l’inaugurazione dell’arsenale, ricevette l'invito formale a partecipare alla inaugurazione del Canale di Suez nel novembre dello stesso anno 1869; fu durante la permanenza in Egitto che contrasse la malaria che interruppe prematuramente la sua vita.
E il caso ha voluto che la sua vita avesse fine proprio alla Spezia nel giorno della festa cittadina di San Giuseppe, il 19 marzo 1870. Sono passati 156 anni da allora.
Significativa anche l'iscrizione della medaglia commemorativa emessa dal Comune della Spezia in sua memoria: “aggiunse ai monumenti d'Italia l'arsenale di Spezia”.
Buon vento
Silvano Benedetti