Museo Navale - non istituzionale

Museo Navale - non istituzionale Orario: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30
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2 GIUGNO 1946: L’ITALIA È REPUBBLICAIl 2 GIUGNO del 1946 è stato uno dei momenti più importanti nella vita del nostro Pa...
01/06/2026

2 GIUGNO 1946: L’ITALIA È REPUBBLICA

Il 2 GIUGNO del 1946 è stato uno dei momenti più importanti nella vita del nostro Paese nell’immediato dopoguerra, ma il vento del cambiamento era iniziato qualche mese prima.

Già il 31 GENNAIO 1945, nel bel mezzo della guerra civile e di liberazione dall’occupazione germanica, il Consiglio dei Ministri aveva approvato un decreto denominato “De Gasperi – Togliatti”, in quanto primi firmatari, che aveva per titolo “Estensione alle DONNE del DIRITTO DI VOTO”, pubblicato il 2 febbraio con il n. 23.

Il decreto passò nonostante le RISERVE trasversali dei due schieramenti politici che giudicavano l’elettorato femminile “SPROVVEDUTO E MANOVRABILE”.

PCI e PSI proposero PARTIGIANE e quadri di PARTITO, militanti perseguitate durante il Fascismo o esiliate; la DC indicò esponenti dell’AZIONE CATTOLICA e donne legate ai movimenti popolari. La campagna elettorale venne condotta dalle associazioni femminili cattoliche e laiche in modo UNITARIO.

Facendo seguito a quanto emerso dal dibattito politico, il 3 MAGGIO 1946 la Gazzetta Ufficiale del Regno pubblicò il DL Luogotenenziale recante le NORME per lo svolgimento del Referendum Istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Fu così che il 2 GIUGNO 1946 andarono al voto, per la prima volta in Italia, oltre 12 milioni di DONNE.

Alle urne si presentò l’89,1% degli aventi diritto ed i risultati vennero pubblicati il 10 GIUGNO dalla Corte di Cassazione. In tutto il CentroNord del Paese era prevalso nettamente il voto a favore della REPUBBLICA, che si impose sulla Monarchia con circa 2 MILIONI di voti di scarto.

Il 18 GIUGNO re UMBERTO II fu costretto all’esilio e lo stesso giorno il Consiglio dei Ministri, in base al DLL n. 98 del 16 marzo 1946, deliberò che la funzione di CAPO PROVVISORIO dello Stato fosse assunta dal Presidente del Consiglio, Alcide de Gasperi.

L’ASSEMBLEA COSTITUENTE fu composta da 556 deputati e si riunì in prima seduta il 25 GIUGNO 1946 a palazzo Montecitorio. A lei venne affidato il compito di redigere la nuova CARTA COSTITUZIONALE e continuò i lavori fino al 31 gennaio 1948, con 375 sedute pubbliche, di cui 170 dedicate espressamente alla discussione e all’approvazione della nuova COSTITUZIONE.

Il 28 GIUGNO 1946 l’Assemblea Costituente elesse CAPO PROVVISORIO dello Stato Enrico De Nicola che il 1° GENNAIO 1948, con l’entrata in vigore della nuova COSTITUZIONE, assunse la carica di primo PRESIDENTE della REPUBBLICA Italiana.

Il passaggio dalla MONARCHIA alla REPUBBLICA comportò, da subito, l’adeguamento di tutti gli emblemi istituzionali e la Presidenza del Consiglio dei Ministri emanò precise disposizioni per la cancellazione dei riferimenti monarchici da tutti gli atti ufficiali, quali bandiere, uniformi e stampati. Tali disposizioni vennero riprese dai PREFETTI con specifici atti in ambito locale.

Il 10 ottobre 1946 l’INNO DI MAMELI fu adottato come INNO nazionale provvisorio.

Nel 1947 la data del 2 giugno venne proclamata FESTA NAZIONALE.

Buon vento e buona Festa della Repubblica a tutti e tutte!
Silvano Benedetti

L’UOMO CHE DIROTTÒ UN SOMMERGIBILE PER TRASCINARE L'ITALIA IN GUERRA: LA VITA INCREDIBILE DI ANGELO BELLONIEsistono nell...
23/05/2026

L’UOMO CHE DIROTTÒ UN SOMMERGIBILE PER TRASCINARE L'ITALIA IN GUERRA: LA VITA INCREDIBILE DI ANGELO BELLONI

Esistono nella Marina italiana personaggi che sembrano nati per sfidare la storia.

Angelo Belloni era uno di questi: un patriota, genio ed inventore instancabile e, per certi versi, colui che può essere definito il primo "pirata" subacqueo dell'era moderna.

La sua storia attraversa due guerre mondiali e arriva fino alle... energie rinnovabili.

IL GRANDE COLPO DI TEATRO (1914)
Ottobre 1914. L'Europa è già in fiamme, ma l'Italia tentenna nella neutralità.

Belloni, ex ufficiale di Marina congedato per una grave sordità (causata proprio dai suoi esperimenti subacquei), mentre lavora come collaudatore al cantiere Muggiano della Spezia, ha un'idea f***e.

Con uno stratagemma, carica di carburante il sommergibile F43 (un battello in costruzione per la Russia) e salpa. Il suo piano è navigare fino alla base austriaca di Pola, lanciare i siluri, creare un incidente diplomatico senza ritorno e costringere l'Italia a scendere in campo.

Il colpo fallisce tra le nebbie della Corsica e la mancanza di appoggio francese, ma il gesto resta nella storia. Al processo verrà quasi scagionato: il clima era talmente teso che il suo "furto patriottico" fu visto più come un atto d'amore che come un crimine.

IL GENIO CHE "SENTIVA" IL MARE
Belloni non era solo un ribelle. È stato la mente dietro alcune delle innovazioni più importanti della nostra Marina:
- ha ideato la "Vasca Belloni", fondamentale per la fuoriuscita dei sommergibilisti in caso di emergenza
- ha perfezionato gli autorespiratori a ossigeno (ARO) lavorando con Pirelli
- è stato soprattutto il padre spirituale dei mezzi d'assalto, immaginando una "fanteria subacquea" quando ancora i palombari erano goffi giganti con lo scafandro di rame.

DALLE PERLE NEL MAR ROSSO ALL'ENERGIA SOLARE
La sua vita è stata un susseguirsi di intuizioni visionarie. Nel primo dopoguerra acquistò un sommergibile dismesso, il Galileo Ferraris, trasformandolo nel primo "sommergibile da commercio" della storia, per cercare perle nel Mar Rosso.

Un’impresa romantica che finì in un disastro economico, ma che dimostra quanto la sua mente corresse avanti.

E non è tutto: a 70 anni, mentre il mondo guardava ancora al carbone, Belloni progettava centrali idroelettriche alimentate dalle onde e distillatori solari a Cavi di Lavagna.

Un ambientalista e un ricercatore di energie rinnovabili con 50 anni d'anticipo.

UNA FINE PARADOSSALE
Il destino ha voluto chiudere la sua storia con un’ironia tragica.

Il 9 marzo 1957, a Genova, Belloni morì investito da un tram. Assorto nei suoi calcoli e reso quasi sordo da quegli stessi esperimenti sottomarini che avevano salvato la vita a tanti marinai, non sentì il rumore del mezzo che arrivava.

Angelo Belloni per noi oggi è un "visionario", ma all'epoca era un uomo che viveva fuori dal tempo e dalle regole.

Per approfondire questa figura incredibile, ecco l'articolo completo: https://www.tuttostoria.net/personaggi-storici.aspx?code=205

QUANDO I COMMANDOS INGLESI "RUBARONO" UNA NAVE MERCANTILE ITALIANA Il film "Il Ministero della Guerra Sporca" di Guy Rit...
13/05/2026

QUANDO I COMMANDOS INGLESI "RUBARONO" UNA NAVE MERCANTILE ITALIANA

Il film "Il Ministero della Guerra Sporca" di Guy Ritchie (tuttora visibile su una piattaforma di streaming) non è pura fantasia. È basato su una delle operazioni più audaci della Seconda Guerra Mondiale, denominata Postmaster.

TUTTO INIZIA CON IAN FLEMING, L’INVENTORE DI JAMES BOND
Prima di creare l'agente 007, Ian Fleming lavorava davvero nell'intelligence britannica durante la WWII. Reclutato come assistente dell'ammiraglio Godfrey della Royal Navy, coordinava operazioni segrete con il SOE (Special Operations Executive) e lo staff del Primo Ministro Churchill.

La leggenda dice che proprio guidando dalla sua scrivania le azioni della 30 Assault Unit – commandos infiltrati dietro le linee nemiche – Fleming abbia trovato l'ispirazione per James Bond. Alcuni affermano che 007 non sia altro che la versione romanzata di un ufficiale realmente esistito: il maggiore Gus March-Phillipps, che guidò l’Operazione Postmaster.

OPERAZIONE POSTMASTER: GENNAIO 1942
Golfo di Guinea, Africa occidentale. I sottomarini tedeschi ("U-Boot") stanno devastando i convogli alleati nell'Atlantico.
L'intelligence britannica scopre che tre navi dell'Asse sono ormeggiate nel porto di Santa Isabel (oggi Malabo), sull'isola sp****la di Fernando Po. Si tratta del Duchessa d'Aosta – una nave da carico italiana di ben 8.500 tonnellate, del Likomba – un rimorchiatore tedesco – e del Bibundi – una chiatta diesel.

La Duchessa d'Aosta era lì dal 10 giugno 1940 (la data di entrata in guerra dell'Italia) e trasportava materiali preziosi: lana, pelli, rame, copra e, si sospettava, anche armi.

UN PIANO FOLLAMENTE AUDACE
Il SOE (la speciale Unità di sabotatori da poco istituita da Churchill) affidò la missione al No. 62 Commando (SSRF), guidato dal maggiore March-Phillipps. 15 uomini totali: 4 agenti SOE + 11 commandos.

Un agente del SOE, Richard Lippett, si infiltrò come impiegato della compagnia John Holt & Co. sull'isola. Familiarizzò con italiani e tedeschi ed organizzò una cena al casinò locale, invitando tutti gli ufficiali delle navi.

Mentre i 14 ufficiali erano a cena (i loro posti erno studiati acché avessero le spalle rivolte al porto), i commandos agirono. Si avvicinarono con kayak nella notte senza luna (scelta appositamente per rimanere non visibili alla vigilanza), posero cariche esplosive sulle catene di ancoraggio tagliando i cavi di ormeggio e trainarono le navi fuori dal porto con rimorchiatori.

Tutta l’Operazione durò 30 minuti, con perdite britanniche pari a zero e con la cattura di 29 prigionieri. Una vera beffa per italiani e tedeschi.

La Spagna (paese neutrale vicino alle forze dell’Asse) protestò ufficialmente per la violazione della sovranità. Ma l'Ammiragliato britannico negò tutto, diffondendo una storia di copertura: le navi catturate sarebbero state in realtà "intercettate in acque internazionali" dopo un ammutinamento degli equipaggi.

Winston Churchill era al corrente di tutto, ma i dettagli furono tenuti segreti ai capi di stato maggiore per giorni.

L'EROE DIMENTICATO: ANDERS LASSEN
Tra i commandos c'era un danese alto e biondo: Anders Lassen. Quando la Germania occupò la Danimarca, fuggì in Inghilterra e si arruolò volontario nei Commandos. Dopo Operation Postmaster, combatté in Egeo, Sardegna e Balcani, raggiungendo il grado di maggiore nel SBS (Special Boat Service).

Durante l'avanzata alleata a Comacchio, nella notte tra l'8 e il 9 aprile 1945, Lassen cadde sotto il fuoco di una mitragliatrice tedesca insieme ad altri tre soldati. Oggi riposa nel cimitero militare britannico di Argenta, ed è considerato eroe nazionale in Danimarca.

PERCHÉ QUESTA STORIA È IMPORTANTE?
Mostra il lato "sporco" e poco conosciuto della guerra: operazioni speciali, sabotaggi, azioni clandestine, dimostra come Churchill spingesse per tattiche non convenzionali: "Abbiamo bisogno di truppe che sviluppino un regno di terrore lungo le coste dell'Europa occupata". Ricorda il sacrificio di uomini come Lassen, caduto proprio qui in Italia nelle ultime settimane di guerra.

CHE FINE FECERO LE NAVI
La Duchessa d'Aosta fu ribattezzata Empire Yukon e affidata alla marina canadese. Il piccolo Likomba diventò Malakel e nel 1948 passò ai liberiani. Il peschereccio Maid Honor, usato per la missione per trasportare il maggiore Gus March-Phillipps ed alcuni dei suoi, fu venduto al governo della Sierra Leone.

di Francesco Caldari

PER APPROFONDIRE
Leggi su Tuttostoria.net l’articolo completo https://www.tuttostoria.net/storia-contemporanea.aspx?code=1621
Consulta le fonti citate nell'articolo: • B. Lett, Ian Fleming and SOE's Operation POSTMASTER (2012) • D. Lewis, The Ministry of Ungentlemanly Warfare (2015) • T. Harder, Special forces hero Anders Lassen VC MC (2021) • Film: The Ministry of Ungentlemanly Warfare, Guy Ritchie, 2024 (Prime Video)

LA STORIA DI MAMMA MAHON IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MAMMAL’ 8 settembre del 1943, alla notizia dell'armistizio, le n...
10/05/2026

LA STORIA DI MAMMA MAHON IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MAMMA

L’ 8 settembre del 1943, alla notizia dell'armistizio, le navi della Marina lasciarono i porti di Genova e La Spezia per far rotta verso l’isola della Maddalena. Durante il viaggio giunse la notizia che La Maddalena era stata occupata e le navi cambiarono rotta.

Aerei tedeschi le bombardarono e la corazzata Roma venne colpita affondando rapidamente e trascinando con sé 1.393 marinai.

L’ incrociatore Attilio Regolo e i tre cacciatorpediniere Carabiniere, Fuciliere, Mitragliere raccolsero 25 vittime e 624 superstiti e proseguirono per PORT MAHON nell' Isola di Minorca, territorio neutrale spagnolo.

A Mahon viveva Fortuna Novella, allora l’unica cittadina italiana del luogo. Era nata in Sardegna a Carloforte ma le origini della sua famiglia erano liguri (Santa Margherita): i nonni di Fortuna erano armatori di barche per la pesca del corallo. Fortuna viveva in una casa sul mare dopo essere rimasta vedova e senza figli.

Il 10 settembre arrivarono le navi italiane, con a bordo morti e feriti. La situazione degli equipaggi era disperata, perché la neutralità sp****la imponeva, secondo il diritto internazionale, che gli oltre 1.800 marinai dovessero lasciare il porto entro 48 ore senza far rifornimento.

Fortuna seppe della situazione e aprì la sua casa curando i feriti, dando loro da mangiare e offrendo sepoltura ai 25 marinai deceduti. Per il suo titolo di “vice console onorario d’Italia”, ottenne gli aiuti necessari e il permesso, per i marinai, di rimanere sulle navi.

Per 16 mesi la sua casa divenne un pezzo di Italia, come rifugio dei bisognosi di assistenza: “Mamma Fortuna” o “Mamma Mahon”, come ormai la chiamavano, diventó il punto di riferimento per l’intera comunità. Dopo la partenza degli equipaggi Fortuna continuò a occuparsi dei defunti in modo che a nessuno mancasse una croce con il nome e un fiore.

Nel 1950 la Marina italiana fece costruire a Minorca un mausoleo in ricordo delle vittime della corazzata Roma e all'inaugurazione Fortuna fu ospite d’onore.

Mamma Mahon non venne dimenticata: dopo il conflitto fu invitata in Italia dalla Marina Militare, fu ricevuta in udienza dal Papa e ricevette molti riconoscimenti incontrando i parenti dei caduti e fu insignita dal Presidente della Repubblica della “Stella di Solidarietà Italiana di prima classe”.

Morì nel 1969 all' età di 89 anni e la generosità di Fortuna Novella è anche ricordata in una targa nel porto di Carloforte. Sulla sua tomba c'è scritto: "Che il suo Spirito possa essere sempre conservato ai nostri giovani."

Cieli sereni e....Viva le mamme, quelle che ci sono ancora e quelle che continuano a proteggerci dall'altra parte del mare!

Paolo Giannetti

1° MAGGIO, SAN VENERIO E I FARISTI La tradizione legata a San Venerio racconta che il corpo fu ritrovato incorrotto il 1...
01/05/2026

1° MAGGIO, SAN VENERIO E I FARISTI

La tradizione legata a San Venerio racconta che il corpo fu ritrovato incorrotto il 1° maggio dal vescovo di Luni, Lucio o forse Leotecario, tra il 650 e il 678, diversi anni dopo la morte del santo, avvenuta intorno al 630.

Il vescovo avrebbe avuto una visione e, una volta sull’isola del Tino, sarebbe stato attirato sul luogo della sepoltura da un intenso profumo soave, emanato dalla salma.

Sul luogo venne costruita una ca****la, intorno alla quale si sviluppò un complesso cenobitico benedettino.

A causa delle continue incursioni di corsari e pirati, il corpo venne successivamente traslato presso la pieve, detta per questo di San Venerio, in località Migliarina, e da lì, intorno al IX secolo, a Reggio Emilia.

Venerio era originario di una nobile famiglia dell’isola Palmaria, o di Porto Venere, divenne sacerdote e scelse la vita anacoretica sull’isola del Tino, secondo una tradizione di eremitismo insulare che si affermava in quei secoli sulle sponde del Mediterraneo come rifiuto della società votata all’interesse e alla violenza.

Nel 1961 Venerio è stato proclamato Patrono dei faristi e fanalisti; la leggenda narra infatti che il fuoco che accendeva sull’isola del Tino fosse il riferimento per i naviganti che rientravano in porto in orario notturno.

Il culto di San Venerio è molto sentito nel Golfo della Spezia, di cui è patrono, e la sua festa ricorre il 13 settembre.

Buon vento
Silvano Benedetti

Per non dimenticare!!!
25/04/2026

Per non dimenticare!!!

Aldo Gastaldi, Bisagno, il primo Partigiano. Per chi non lo conosce, suggerisco di leggere la sua storia.

IL CORAGGIO DI ANTONIO E CONCHITALe basi segrete della Xª MAS a Gibilterradi Francesco Caldari10 giugno 1940, l'Italia e...
21/04/2026

IL CORAGGIO DI ANTONIO E CONCHITA

Le basi segrete della Xª MAS a Gibilterra
di Francesco Caldari

10 giugno 1940, l'Italia entra ufficialmente in guerra.
Il genovese Antonio Ramognino era un grande appassionato di canottaggio, ma proprio questa passione gli costò l'arruolamento. Una lussazione alla spalla destra rimediata durante l'attività agonistica lo aveva reso non idoneo alle armi. Nonostante l'impedimento fisico, il suo spirito patriottico e le sue competenze tecniche (lavorava alla Piaggio di Genova-Sestri Ponente) lo spinsero a cercare un modo alternativo per servire il Paese.

Progettò autonomamente un mezzo d'assalto innovativo: il Battello R (dove "R" stava per l’iniziale del cognome). Si trattava di un barchino lungo circa 5 metri, dotato di un motore elettrico silenzioso, capace di navigare a pelo d'acqua per trasportare un operatore e una carica esplosiva contro le navi nemiche.

Ramognino inviò diverse missive proponendo la sua invenzione, ma non ebbe risposta e iniziò a disilludersi.

14 agosto 1941. Finalmente ricevette una lettera, intestata "Regia Marina – Xª Flottiglia M.A.S.". Il comando gli ordinò di presentarsi alla Spezia il 21 agosto successivo. Gli fu chiesto di portare con sé i disegni tecnici del Battello R.

Il suo barchino rimarrà un prototipo e non verrà mai impiegato operativamente, ma l'incontro con il Comandante Junio Valerio Borghese servì a testare la stoffa dell'uomo. Borghese capì che l'intraprendenza di Ramognino e della moglie sp****la Conchita Peris del Corral avrebbero potuto essere risorse preziose.

Fu così che la coppia fu protagonista di una delle operazioni di spionaggio e sabotaggio più audaci della Seconda Guerra Mondiale per conto della Decima Flottiglia MAS.

Un viaggio "di piacere" molto particolare
Aprile 1942. Antonio e Conchita arrivano ad Algeciras, in Spagna. Agli occhi di tutti sono una coppia in vacanza, ma è solo una copertura. Mentre Antonio scatta foto "turistiche" alla moglie, l'obiettivo è in realtà puntato sulla base britannica di Gibilterra, per mapparne difese e movimenti.

Nasce così un piano audace: trasformare il piroscafo italiano Olterra, semiaffondato nel porto, in una base segreta subacquea dotata di un portello invisibile per l'uscita dei "Maiali" (SLC). Sotto la supervisione di Antonio (finto impiegato marittimo) e con la complicità dell’armatore, lo scafo viene modificato internamente per ospitare un'officina e un portello subacqueo da cui far uscire i SLC (Siluri a Lenta Corsa). Contemporaneamente, la coppia affitta Villa Carmela, un casolare vicino a La Línea. La villa diventa così un punto di osservazione strategico e una base d'appoggio per i nuotatori “Gamma”, che giungono di volta in volta dall’Italia.

Missioni nell'oscurità
Simulando un trasloco dall'Italia, Antonio e Conchita ricevono casse di equipaggiamento (mute, respiratori, cariche esplosive) occultandolo dentro mobili e sacchi di carbone. Nella notte tra il 13 e il 14 luglio 1942, Antonio guida personalmente 12 nuotatori "Gamma" verso la spiaggia. Il risultato? Quattro navi nemiche danneggiate. Una seconda operazione, a settembre, colpisce il piroscafo Ravens Point. Dall'Olterra partono invece attacchi con i siluri a lenta corsa, che tra il 1942 e il 1943 affondano o danneggiano diverse unità britanniche, il tutto sotto il naso delle pattuglie inglesi che mai sospetteranno della coppia. Nonostante le visite avute in casa - apparentemente di cortesia - la copertura non sarà infatti mai compromessa durante tutto il periodo.

Insieme i due gestiscono anche imprevisti pericolosi, come lo smaltimento di mine difettose, facendole esplodere in un pozzo.

Il ritorno a casa
Prima si allontana Conchita, poi Antonio rientra definitivamente in Italia nel luglio del 1943, dopo un anno di attività "a contatto" con il nemico, lasciando una delle testimonianze più significative di come l'ingegno e il coraggio individuale abbiano segnato la storia della guerra asimmetrica subacquea. Con la sua Conchita saranno ricordati dagli studiosi della storia della Marina Militare, dalla Forza Armata che avevano servito e dai reduci delle ardite azioni degli incursori, cullandosi nella loro casa di Pegli dei ricordi della loro straordinaria e pericolosa avventura.

Per saperne di più
Alfonso Escuadra Sánchez, La base secreta de Villa Carmela, in Almoraima: revista de estudios campogibraltareños, N. 41, pag. 299-313, 2014.
Bruna Pompei, Eugenio Wolk «Lupo» comandante dei Gamma della X Mas, Ritter, Milano, 2009.
Carlo De Risio e Aldo Cocchia, I Mezzi d´Assalto, Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, 1964.
Gianfranco Pianigiani, Stefano Foti, Romano Pinelli, Le imprese degli Assaltatori della Marina nella II G.M. attraverso i documenti originali dell'epoca, ETS, Pisa, 2021.
https://www.anaim.it.
https://www.tuttostoria.net/personaggi-storici.aspx?code=195.

8 E 19 APRILE 1948: PRIME ELEZIONI REPUBBLICANEFurono le prime elezioni repubblicane d’Italia ed adottarono il sistema p...
20/04/2026

8 E 19 APRILE 1948: PRIME ELEZIONI REPUBBLICANE

Furono le prime elezioni repubblicane d’Italia ed adottarono il sistema proporzionale.

Il clima politico e sociale, a seguito delle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale e l’instaurarsi della Guerra Fredda, era pesante, con migliaia di famiglie in condizioni di povertà e l’economia al collasso.

Il Presidente del Consiglio, De Gasperi, aveva ricevuto assicurazioni per un piano di aiuti USA, il Piano Marshall, al quale si opponevano le sinistre che auspicavano un avvicinamento all’URSS.

La campagna elettorale fu volutamente violenta, con scontri, scioperi e proteste che costrinsero il Governo ad intervenire, aumentando così la tensione. Si scontravano due visioni del mondo e l’Italia si trovava in bilico tra l’influenza americana e quella sovietica.

Il 22 dicembre 1947 fu approvata la Costituzione, prodotta dai rappresentanti delle forze antifasciste, e quindi si poté procedere alle elezioni politiche.

Vennero identificate 31 circoscrizioni plurinominali per la Camera e 19 per il Senato, più 232 collegi uninominali.

Partecipò il 92% degli aventi diritto e vennero eletti, per ciascuna circoscrizione, i canditati che ottennero il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, che potevano votare fino a 4 canditati.

Alla Camera la DC ottenne la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi con il 48,5%; il FDP (PCI e PSI) ottenne il 32% dei voti; l’US (centrosinistra socialdemocratico) il 7,5%; il BN (centrodestra liberale) il 3,5%; il PRI (centrosinistra repubblicano) il 2,5%. Più o meno gli stessi risultati al Senato.

Il nuovo Governo vide una coalizione tra DC, US, BN e PRI, con oltre il 60% dei seggi, guidata ancora da Alcide De Gasperi.
Presidente della Repubblica fu eletto Luigi Einaudi.

Il 4 aprile 1949 l’Italia aderì alla NATO.

Buon vento
Silvano Benedetti

ZEEMANSHOOPLo Zemanshoop College è il collegio nazionale olandese dei capitani di lungo corso e di macchina, fondato nel...
04/04/2026

ZEEMANSHOOP

Lo Zemanshoop College è il collegio nazionale olandese dei capitani di lungo corso e di macchina, fondato nel 1822.

In occasione del suo primo centenario, mise a disposizione 25.000 fiorini per la costruzione di una nuova scialuppa di salvataggio a motore, purchè fosse costruita nei Paesi Bassi e fosse chiamata Zeemanshoop.

Ne fu incaricata la Shipbuilding Company v/h H. Schouten di Muiden che realizzò una scialuppa di salvataggio lunga 12,80 m, larga 3,20 m, pescaggio massimo 1,14 m e dislocamento 18 tonnellate, equipaggiata con un motore Kromhout MD da 44 CV per una velocità massima di 8,1 nodi. Cinque compartimenti, 14 camere d'aria e serbatoi di fondo la dividevano in 19 sezioni stagne.

Per migliorarne la stabilità venne deciso di aggiungere 2,2 tonnellate di zavorra, che portò l'altezza metacentrica da 41,4 cm a 50,4 cm, e nel gennaio 1925 prese servizio nel porto di Scheveningen dove fu più volte impegnata in soccorso di pescherecci in difficoltà.

Il 9 ottobre 1938, durante una tempesta, il trabaccolo Maarten tentò di entrare in porto ma per la forte corrente di marea e il mare agitato urtò violentemente e cominciò ad affondare.

La Zeemanshoop intervenne, affrontando il mare grosso e la corrente, calò la scialuppa di salvataggio e con grande difficoltà riuscì ad agganciare il Maarten e a trarre in salvo 4 membri dell’equipaggio, mentre 2 marinai riuscirono a raggiungere la riva a nuto e altri 3 marinai annegarono.

L’equipaggio dello Zeemanshoop fu decorato al valore per questo intervento.

Buon vento
Silvano Benedetti

da un post del sito Laboratorio di Storia marittima e navale - Genova

Laboratorio di Storia marittima e navale - Genova

19 MARZO – ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DOMENICO CHIODOÈ giusto che oggi ciascuno spezzino, non soltanto le istituzioni, ...
18/03/2026

19 MARZO – ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DOMENICO CHIODO

È giusto che oggi ciascuno spezzino, non soltanto le istituzioni, ricordi la figura di Domenico Chiodo, Padre della città della Spezia, un personaggio straordinario per chiarezza di pensiero, determinazione e limpidezza d’animo.

Genovese di nascita e arrivato alla Spezia da giovane ufficiale di Marina, poi passato al Genio Marittimo, riuscì a far convivere le esigenze dello Stato e le aspettative della comunità locale, trovando soluzioni che venissero incontro ad entrambe e instaurando un rapporto di fattiva collaborazione con le autorità locali.

Alla morte di Domenico Chiodo, il Consiglio Comunale della Spezia si sentì infatti in dovere di inviare il sindaco a presentare le condoglianze ufficiali della cittadinanza alla vedova, di proclamare il lutto cittadino, sospendere l'inaugurazione della stagione teatrale del maggiore teatro civico, rendergli solenni onoranze funebri, assegnargli la cittadinanza onoraria, intitolargli una via centrale, una piazza ed emettere una medaglia commemorativa. La Fratellanza Artigiana della Spezia organizzò una raccolta fondi per l’erezione di un monumento, coprendo in proprio metà delle spese.

Questo la dice lunga sulla statura morale e sulla vicinanza del Generale Chiodo alla città e alle sue esigenze, ma anche sull’affetto e la stima che l’intera cittadinanza nutriva per lui, come dimostra la motivazione della cittadinanza onoraria conferitagli nel 1870:
“Illustre generale, se questa parte del golfo veniva dal Regio Governo prescelta a sede dell'Arsenale Militare Marittimo, se i grandiosi lavori che da quasi due lustri vanno eseguendosi, hanno arrecato alla città di Spezia un incremento ognor progressivo di popolazione, floridezza e Commercio, del fausto avvenimento e degli immensi vantaggi, che a noi specialmente ne derivano, il merito principale devesi attribuire a Voi che ispiraste, a Voi che dirigeste, a Voi che rimuovendo ogni ostacolo, con instancabile zelo assicuraste la vita di questo massimo centro della forza marittima del Regno.

Quest'opera, che per le sue proporzioni colossali e per la sua perfetta esecuzione forma già l'orgoglio della nazione, riesce in pari tempo uno splendido monumento della mente vostra elevata e del vostro pratico senno. Merito cotanto, unito alla soavità e modestia del vostro carattere e ai dubbi e ripetuti segni del vostro interessamento a prò di questa città, mossero il Consiglio Comunale in seduta del 16 novembre 1869 a rendersi interprete dei sentimenti di riconoscenza ed ammirazione ond'è compresa l'intera popolazione, acclamandovi Cittadino di Spezia.

È questo il voto che io mi reputo sommamente avventurato di potervi presentare a nome del mio Paese. Accoglietelo, o Generale, con la benignità vostra conosciuta e la città di Spezia sarà superba di annoverare fra i suoi figli Voi la cui virtù e la cui opera onorano altamente la gran famiglia italiana.”

Ma già alcuni anni prima, a soli due anni dall’inizio dei lavori per la costruzione dell’Arsenale, il rapporto tra Chiodo e la città era molto stretto, tant’è che il Consiglio Comunale il 6 luglio 1864 decise di esprimergli la propria riconoscenza per aver fatto approvare la realizzazione di un nuovo viale alberato con controviali, l’attuale Viale Italia, in luogo di quello perduto che conduceva a Marola e che era stato immortalato da Agostino Fossati pochi anni prima.
Chiodo viene oggi a torto ricordato soltanto come ideatore e realizzatore dell’Arsenale, scordando che il suo progetto era ben più ampio dell’area militare e comprendeva anche lo sviluppo della città. Il primo piano regolatore della città porta il suo nome, come ricorda il sopra citato documento del Consiglio Comunale.

Anche la scelta della posizione della statua in sua memoria, voluta dalla popolazione, non è casuale: di fronte all’ingresso monumentale dell’Arsenale, Porta Principale, all’inizio della via che conduce verso la città, alla quale fu assegnato il suo nome, e che inizia all’interno dell’arsenale, in prossimità del ponte girevole, e termina in Piazza Verdi. Una sorta di collegamento ideale tra la città militare e la città civile, di cui Domenico Chiodo fu protagonista, oggi simboleggiato dalla sua statua, non a caso rivolta verso la città.

Il suo progetto trasformò un’area agricola arretrata in un’area industriale che utilizzava la tecnologia più avanzata dell’epoca; in pochi anni gli spezzini passarono dalla vanga alla draga a vapore!
Un salto culturale e tecnologico inimmaginabile e irreversibile che vide sorgere un arsenale 14 volte più vasto del borgo medievale, attorno al quale crebbe presto una città che passò, in sessant’anni, da 10.500 a 100.000 abitanti.

Per capire la grandezza di Chiodo basti dire che l’Arsenale della Spezia è stato considerato una delle due più grandi opere di ingegneria compiute in Italia nei primi dieci anni dall’unità del Paese (l’altra è il traforo del Moncenisio!) ed una delle due più grandi opere di ingegneria marittima del XIX secolo (l’altra è il Canale di Suez!).

Il suo parere fu richiesto anche per l'ammodernamento dell'arsenale di Venezia e la progettazione di quello di Taranto.

Se Vittorio Emanuele II, Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi furono i “Padri della Patria”, coloro che riuscirono a unificare il Paese e liberarlo dal giogo straniero, per gli spezzini deve avere un posto particolare nella memoria Domenico Chiodo, in quanto “Padre della città”.

Nell’immaginario collettivo di fine Ottocento, Spezia era diventata il simbolo del riscatto italiano dopo secoli di colonizzazione straniera, il primo risultato concreto dell'Unità d'Italia, un polo industriale tra i più avanzati d’Europa. Una realtà tanto esaltante da spingere Luigi Nascimbene a suggerirla come capitale del Regno d’Italia in attesa di conquistare Roma.

La fama di Domenico Chiodo aveva ormai superato tanto i confini nazionali che, in concomitanza con l’inaugurazione dell’arsenale, ricevette l'invito formale a partecipare alla inaugurazione del Canale di Suez nel novembre dello stesso anno 1869; fu durante la permanenza in Egitto che contrasse la malaria che interruppe prematuramente la sua vita.

E il caso ha voluto che la sua vita avesse fine proprio alla Spezia nel giorno della festa cittadina di San Giuseppe, il 19 marzo 1870. Sono passati 156 anni da allora.

Significativa anche l'iscrizione della medaglia commemorativa emessa dal Comune della Spezia in sua memoria: “aggiunse ai monumenti d'Italia l'arsenale di Spezia”.

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Silvano Benedetti

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