Il CAA ha sede presso una caserma (poi ospedale militare) austriaca di inizio Ottocento; rappresenta il museo archeologico di riferimento della pianura veronese e ospita nel suo allestimento permanente materiali databili dal Neolitico Antico (5000 a.C.) Sin dalla sua apertura si occupa di didattica, ricerca (in collaborazione con Soprintendenza e atenei universitari) e ambiente. Dal 2009 è entrato
a far parte della rete museale 'Legnago Musei', gestita dalla Fondazione Fioroni di Legnago. La sala 1 è testimoniato ospita Neolitico antico (reperti di S. Andrea di Cologna Veneta), il Neolitico recente e finale con la presenza della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (Pila Culà di Bovolone) e, in un secondo momento, l’affermarsi di gruppi portatori di una tradizione occidentale della Cultura Chassey-Lagozza. Nella bassa pianura veronese la maggior parte delle evidenze riferibili all’Età del rame è rappresentata da manufatti in selce scheggiata o in pietra levigata derivanti perlopiù da recuperi occasionali di superficie (abitato di Gazzo Veronese – loc. “Il Cristo”). Con l'inizio dell'età del Bronzo la pianura veronese vede l’occupazione sistematica del territorio con l’affermazione delle palafitte, abitati di ambiente umido in cui le case sono costruite su impalcati retti da pali, i siti diventano stabili e l’impatto sull’ambiente si fa sempre più consistente e distruttivo (Dossetto di Nogara). La sala 2: con la Media e Recente età del Bronzo si assiste alla nascita del nuovo modello insediativo delle terramare: grandi abitati quadrangolari con un imponente sistema di fortificazione composto da un terrapieno e da un fossato collegato a un corso d’acqua, che rappresentava sia una difesa sia uno strumento di gestione delle acque. Nel tempo si formano sistemi insediativi sempre più gerarchizzati e le comunità sono rette da élites guerriere, come indicato dalla necropoli di Olmo di Nogara: uno dei contesti più significativi del territorio ha restituito un totale di 500 tombe. Sono presenti anche reperti provenienti dalla necropoli di Scalvinetto di Legnago. Con l’apogeo delle terramare si realizza nella nascita di un sistema politico complesso o polity, il cui potere economico risiedeva nella sua posizione a controllo del sistema fluviale di collegamento tra Adige e Po, che controllava quindi l’afflusso in pianura del rame del Trentino e dell’ambra del Baltico e divenne così il terminal dei mercanti che, dalla Grecia micenea e dal Mediterraneo orientale, salivano in Alto Adriatico alla ricerca di queste materie prime. Il centro della polity delle Valli Grandi Veronesi era il grande sito arginato di Fondo Paviani, a cui si affiancano molti piccoli centri tra cui Lovara di Villa Bartolomea e Terranegra di Legnago. La sala 3: con l’età del Ferro si assiste allo sviluppo della civiltà dei Veneti, in particolare nella pianura veronese si assiste alla nascita dei nuovi poli di Oppeano e Gazzo Veronese. Esistevano anche altri insediamenti sparsi nel territorio, che probabilmente avevano un ruolo subalterno, come quello di Terranegra di Legnago. Il rituale funerario è testimoniato dalle numerose necropoli rinvenute nel territorio, in particolare quella della Colombara di Gazzo Veronese. La sala 4: nel corso del 5° secolo a.C., gli Etruschi occupano in maniera stabile l’area compresa tra il Mincio e il Tione, e quasi tutti gli abitati minori presenti tra Adige e Tione scompaiono, mentre il centro di Gazzo si ridimensiona e risulta fortemente permeato da influssi etruschi. In questo nuovo assetto, Oppeano sembra diventare, di fatto, il nuovo avamposto occidentale dei Veneti. Verso gli inizi del IV secolo a.C. alcune tribù celtiche che abitavano l’Europa centrale si stanziarono in Nord Italia; in particolare i Cenomani occuparono la pianura bresciana e la maggior parte di quella veronese. La loro presenza è nota da vari sepolcreti, mentre mancano significative testimonianze degli abitati; una concentrazione di testimonianze celtiche è attestata nel territorio di S. Maria di Zevio, dove sono state individuate quattro necropoli, fra cui quella di Lazisetta.