02/08/2024
Bologna non dimentica, 2 agosto 1980
"Dopo le consuete visite con una cadenza un po' più in là di sei mesi, ci piaceva gironzolare per i paesi attorno a Milano. Da quel girovagare, così senza meta, lei traeva spunti di svago, e io, assecondandola, di riflesso subivo gli stessi suoi stimoli. Quella volta, 30 luglio dell'80, andammo un po' fuori dell'ordinario. Lungo il viaggio di ritorno ci fermammo a Bologna, dove c'era sempre quell'amico di famiglia ad attenderci e a chiederci ogni volta, appena scesi dal treno: "Com'è andata la visita?" "Bene", rispondevamo, e lui di rimando: "Il peggio è passato." Andavamo per le strade deserte sotto una cappa d'afa, e poi sostavamo in quella trattoria sotto i portici che l'amico decantava come la migliore [...].
Qualche giorno sostavamo a Bologna, ma quella volta, non so dire come e perché, mia moglie non mostrò fretta. "Ancora qualche giorno", mi disse. "Vorrei andare a San Luca." Avrei voluto suggerirle di ripartire la mattina del 2 agosto, ma poiché non sono mai stato un vessatore, specie poi nei confronti di mia moglie, rimasi zitto. Alle dieci e venticinque precise l'orologio della stazione di Bologna si fermò. La furia devastatrice di due bombe simile all'Apocalisse di Giovanni, spazzò via gran parte della stazione. La strage rivendicata e poi smentita da "Ordine Nuovo" e "Ordine Nero", fu piena di morti, ma come le altre, vuota di colpevoli. Era quello il giorno e all'incirca l'ora in cui il destino ci avrebbe intrappolato se per mio carattere fossi stato un vessatore.
Da quel giorno l'orridezza d'una visione di morte in una stazione che momenti prima era un fervore di vita, mi s'iniettò nella mente e ne fui talmente intriso che non mi stancavo di domandarmi che parte teatrale avessero recitato per noi il caso, il destino e anche il Cielo; e chi dei tre attori avesse avuto una parte di primo piano tirata fuori da un misterioso copione".
dal diario "L'attesa" di Enrico D'Angelo.
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Foto di repertorio dalla stampa dell’epoca.