17/04/2026
Andrea Boyer | Sincronie dei possibili
In mostra alla Galleria Matria
In ogni immagine abita una soglia, il punto esatto in cui la visione tradisce il riconoscimento per farsi possibile.
La Torre Velasca non appare come un monolite di cemento, ma come una precipitazione fluida di stati coesistenti.
Attraverso la sovrimpressione, Andrea Boyer non documenta il reale, lo mette in tensione, trasformando un’icona milanese in una mappa del possibile. Le impalcature che fasciavano la struttura introducono un ulteriore livello di lettura: il cantiere diventa condizione di instabilità, uno spazio in cui l’edificio si scompone e lascia emergere la propria vibrazione interna.
La Torre Velasca si stratifica su sé stessa, si addensa, fino a diventare una presenza ambigua e vitale, quella “Madame Ombra” che Giovanni Testori individuava come cifra dell’artista. Le facciate frammentate, le finestre evanescenti, le linee dei tetti appena accennate suggeriscono che il familiare è instabile, stratificato.
Ciò che vediamo non è un’immagine unitaria, ma la coesistenza di possibilità simultanee, come se la forma emergesse — in senso quasi feynmaniano — dalla somma dei suoi percorsi possibili.
L’immagine di Boyer non registra un evento, ma costruisce una condizione percettiva.
Nulla dichiara esplicitamente il dramma, eppure tutto sembra attraversato da una tensione silenziosa. I bordi si dissolvono, creando una distanza sottile, abbastanza vicini da percepire l’intimità della struttura.
Il contrasto non è cromatico, ma materico, tra la densità quasi scultorea del centro e la leggerezza degli strati esterni, in un equilibrio continuo tra visibile e invisibile.
Nell’interpretazione di Boyer, la Torre diventa una superficie su cui memoria e percezione si depositano.
Un’immagine sobria e persistente, in cui anche la quiete vibra.