09/11/2024
📍The White Gallery Milano è lieta di presentare una serie di interviste ad artisti che meritano di essere approfonditi. The White Gallery Milano fin dal 2009 valorizza giovani talenti e artisti fuori dal classico mainstream da scoprire o da riscoprire per il loro impegno e il loro lavoro. Iniziamo questo nuovo ciclo con Lello Torchia che ha collaborato con The White Gallery Milano fin dagli esordi della galleria con mostre personali, bi-personali e collettive.
🫵 10 Domande a: Lello Torchia - Artista
✍️ A cura di Giovanni Policastro - THE WHITE GALLERY Milano
Il lavoro di Lello Torchia abbraccia figurazione e astrazione in un linguaggio in cui affiora la rinuncia e la sottrazione che divengono forza e pregnanza e dove l’assenza si fa emblema della fugacità dell’esistenza umana. L’artista predilige il segno a grafite su supporti cartacei che, assottigliati e lacerati dalle cancellazioni, diventano volti e figure; le opere plastiche sono realizzate con materiali semplici come l'argilla cruda o il gesso, raramente il bronzo. Le opere di Lello Torchia nascono da profonda ricerca interiore e non sono mai facilmente assimilabili; i lavori sono pervasi da un senso arcaico con un valore aggiunto, il saper porre domande inculcando in ogni opera una differente forma di dubbio.
1) Carissimo Lello iniziamo dal principio, come è nata la tua passione per l’arte, da dove viene la scintilla?
Ricordo che da bambino non facevo altro che disegnare, ma i ricordi non sempre sono attendibili. Mi emozionavo a guardare mio padre che per diletto dipingeva nel fine settimana, usava pennelli morbidi ed il pelo lungo si incurvava a contatto con la tela assumendo forme sinuose che mi sono rimaste negli occhi.
2) Raccontaci degli esordi, hai frequentato Accademia?
Ho completato il corso di Decorazione a Napoli, era l’unico ad orientare simultaneamente verso le discipline pittoriche e plastiche, ma non ho un buon ricordo dell’Accademia, che all’inizio degli anni ‘90 era un’istituzione abbastanza arcaica. Di positivo c’era il fatto che ci spingevano a frequentare gli artisti e le gallerie, così ho imparato a conoscere il lavoro di artisti che, in alcuni casi, sono diventati amici. Molti avevano lo studio a pochi passi da me, come Augusto Perez, Ernesto Tatafiore, Marisa Albanese, Riccardo Dalisi. Ricordo bene le mostre di artisti che a Napoli erano di casa, come Joseph Beuys, Hermann Nitsch, Jannis Kounellis. Successivamente sono diventato l’assistente di Nino Longobardi, che all’epoca era già un artista affermato. Con lui sono stato ovunque.
3) Hai degli artisti di riferimento che ti hanno ispirato? O quantomeno che ammiri? E c’è invece qualcuno che proprio detesti?
Non amo quelli che fanno la decorazione, ma ognuno fa quello che vuole, c’è spazio per tutti, quindi in certi casi mi limito a guardare altrove. Chi invece mi ipnotizza è Giotto: la sua naturalezza è disarmante, c’è una sacralità nella compostezza delle sue forme che trascende il soggetto religioso, un senso che credo si possa identificare con l’esistenza stessa. Tra gli artisti del ‘900 invece penso a Bacon, credo che finché ci saranno esseri umani sulla Terra, la sua pittura sarà attuale. Poi ci sono stati dei legami di “prossimità”, non solo geografica, prima col poeta Michele Sovente, scomparso nel 2011, che è stato determinante nell’orientare il mio sguardo verso l’essere umano, e poi col già citato Nino Longobardi, che, senza parole, mi ha fatto comprendere che bisogna sporcarsi le mani per “sentire” le cose.
4) Come vivi il tuo rapporto con l’AI e con le nuove tecnologie?
In modo sereno, mi aspettano educatamente fuori alla porta dello studio...
5) Vivi e lavori a Napoli, anche se hai esposto i tuoi lavori in tutta Italia e in Europa,
sembra che la tua città con la sua energia e il suo forte simbolismo abbia una grande influenza sul tuo lavoro, è una scelta? Ne sei consapevole?
Ne sono consapevole e non faccio nulla di particolare per cancellarne le “tracce”. Tuttavia, non è una scelta: il lavoro funziona quando è naturale, altrimenti rischia di diventare caricatura. Da questo punto di vista, Napoli è un’arma a doppio taglio, si fa presto ad inciampare nei cliché. Credo sia qualcosa che ha a che fare con la natura stessa, una coincidenza tra i luoghi e le persone. Potrei chiamarla identità.
6) I tuoi lavori appaiono in bilico e spesso in estrema sintesi tra la figurazione, la ricerca della memoria, il concettuale, la tradizione classica e la simbologia arcaica. Sei d’accordo?
Proprio non riesco a non “camminare sul confine”, scherzo! Le parole non sono mie, sto citando il testo della curatrice statunitense Krista Brugnara per la mia mostra del 2017, a Napoli nella cripta del Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Sono abbastanza convinto però del fatto che il margine, il confine, siano luoghi fertili, la certezza invece è piatta. Provvisorietà, fragilità e mutabilità sono connotati che mi appartengono, forse, per tornare alla domanda precedente, anche perché sono nato e vivo a Napoli, con un vulcano sotto i piedi e un altro davanti.
7) Ci puoi raccontare della genesi dei tuoi lavori?
Lavoro in modo regolare, seguendo dei “rituali” giornalieri, sono molto abitudinario.
Seguire lo stesso protocollo, fare i soliti gesti, mi porta lentamente al momento del fuori registro, quello in cui nascono le cose.
Uso molto spesso la carta, la preferisco alla tela o alla tavola, è leggera, duttile, posso manipolarla, inciderla, strapparla e poi ricomporla; in pratica, con la carta parlo in maniera familiare. Carta naturalmente significa disegno, grafite, cancellazioni, macchie, ditate e scalfitture, mi piace conservare ogni cosa del processo creativo e la carta, così come l’argilla, si presta perfettamente alla mia intenzione.
8) Un altro aspetto che almeno io, ho quasi sempre riscontrato nei tuoi lavori è un senso enigmatico di assenza e trascendenza come se per te sia prioritaria la ricerca della rappresentazione dell’aldilà. E’ solo una mia lettura oppure è proprio quello che senti e che vuoi comunicare?
L’assenza e il vuoto mi attraggono di più dei loro opposti. Lo spazio dell’opera, da quando, negli ultimi cento e passa anni, non è più organizzato dalla prospettiva, se non in rari casi, genera inevitabilmente una sensazione di incertezza, di spaesamento. Senza orientamento anche il peso degli elementi può svanire o moltiplicarsi, così come il suono che producono. Io cerco questa indefinitezza, esploro l’equilibrio instabile, e forse è proprio in questo che si può scorgere un riferimento all’aldilà.
9) Tra le tue opere entrate nella collezione permanente di The White Gallery Milano che ricordo in particolare c’è “Cronologia Universale”, un libro bianco di un certo spessore con un foro quadrato che lo attraversa. Quale è il suo significato?
Si tratta di un multiplo in 15 esemplari che realizzai nel 2012 per la mostra personale nel tuo spazio di via Felice Casati a Milano. Ho difficoltà a parlare di significato; preferisco parlare di percezione del tempo e della storia. Non uso a caso la parola “percezione”, perché considero il tempo e la storia come un “corpo massiccio”, con un peso, un odore, una materia viva... Non penso alla dimensione e agli avvenimenti. L’azione di forare un grosso libro, all’interno del quale è elencato anno per anno tutto ciò che è accaduto dalla nascita della Terra, è stata l’ennesima occasione per andare a sb****re contro quel “corpo massiccio”, cercando di non subirne il peso insopportabile.
10) Ci puoi dare un’anteprima dei tuoi prossimi progetti?
Proprio oggi... sabato 9 Novembre 2024, a Roma, si inaugura una piccolissima e insolita mostra nella quale verrà esposto un progetto realizzato “a quattro mani” col mio caro amico Pietro Lista. Conosco Pietro da 25 anni, è un artista inesauribile, ha esordito nel 1968 partecipando alla mostra "Arte Povera + Azioni Povere" curata da Germano Celant, successivamente ha attraversato di petto e senza dogmi, la complessità della pittura, gli incontri con lui sono una cura ricostituente. Il lavoro comune è stato divertente, entrambi cercavamo la leggerezza e abbiamo trovato una forma che pensiamo possa essere un buon antidoto alla solennità. Intanto è progress un progetto molto articolato che coinvolge diverse istituzioni, spero finalmente sia in via di definizione a breve.
Opere originali di Lello Torchia disponibili
📩 Mail: [email protected]
📞 WhatsApp: +39 346 021 5837