26/02/2026
Dep Art Gallery è lieta di presentare "Imi Knoebel. Dorme un canto in ogni cosa", a cura di Gianluca Ranzi
La mostra aprirà al pubblico martedì 3 marzo con un opening day dalle 12.00 alle 20.00, e sarà visitabile fino al 30 maggio 2026.
Il titolo della mostra riprende un verso del poeta romantico Joseph von Eichendorff, e suggerisce un’idea semplice e potente: esiste una “musica” silenziosa nelle cose, che può emergere quando si incontra la chiave giusta. In questo spirito, la mostra invita il pubblico a un’esperienza diretta e sensibile con l’opera di Imi Knoebel: tempo, sguardo e attenzione diventano strumenti per lasciarsi guidare da ritmo, equilibrio e intensità.
Imi Knoebel da sempre si muove sotto il segno di un’astrazione che spinge verso la più pura percezione: sono forme sensibili che l’artista sa “far cantare” attraverso il colore, la linea, lo spazio e i materiali. Il suo è un approccio multi-mediale, antigerarchico e anticonvenzionale che fin dalla fine degli anni Sessanta ha saputo oltrepassare i confini tra i generi artistici, facendo dialogare disegno, pittura, scultura, architettura, proiezione, fotografia e installazione.
Come evidenziato dalla cronologia delle opere in mostra, che parte da un Senza Titolo del 1983 fino ad alcune serie del 2025, il metodo seguito dall’artista è aperto e composito, consta di frequenti richiami e spesso si basa sulla riconsiderazione dei cicli precedenti, che diventano così il punto di partenza per quelli successivi, finestre che aprono altre finestre.
La bellezza insita nelle opere di Knoebel, ovvero il canto che egli sa far scaturire dalle cose, non nasce dalla logica o dall’espressione di contenuti esistenziali, così come non richiede spiegazioni spiritualiste o metafisiche, ma si appoggia alla pura percezione estetica sensoriale ed alle relazioni che l’artista fa scaturire dagli elementi compositivi. La mostra ricorda questo concetto abbinando una serie degli inizi degli anni Novanta (Portrait, 1991-92) e una dei primi anni duemila (Düsseldorf-Paris, 2001 e Dusseldorf-Reykjavik IV, 2000) con i lavori del 2016 (Tafel) e quelli del 2025, quali Zeichen, Ligatur ed Etcetera. Da questi accostamenti risalta con forza un vocabolario di forme che spazia dal rigore analitico alla gestualità, dalla linearità euclidea all’irregolarità dei contorni, dalla visibilità alla smaterializzazione, dal contrasto simultaneo alla fusione poetica di forme, colori e superfici.