IN UN PARCO A TEMA DON GIANNI GILLI HA REALIZZATO 70 STATUE A GRANDEZZA NATURALE CON SCENE DELLA NATIVITA , ORTO ULIVI, VIA CRUCIS, PILATO, PIE DONNE ,VERONICA,CIRENEO,CROCIFISSIONE,RESURREZIONE DISCESA AGLI INFERI, PENTECOSTE... Esistono nel cammino spirituale di ogni persona, dei luoghi dove si “vive” in contatto con il Signore. A Rubbiara, una piccola località vicino a Nonantola di Modena, ne e
siste uno, creato da un’infaticabile Suo strumento e da tanti fratelli che lo hanno aiutato e che tuttora lo aiutano. La proposta di fede per l’uomo di ieri si ripete in un percorso di fede per l’uomo di oggi e di domani. Questi brevi appunti vogliono essere un semplice e sincero ringraziamento a tutti coloro che ci hanno dato la possibilità di fare crescere il nostro spirito verso quella meta che è la Casa del Padre.
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Vedi quella vigna?- mi disse Don Gianni – al suo posto, sento di dover realizzare un cammino di fede per l’uomo d’oggi;, guarda là a sinistra vedo la grotta della Natività,, dietro il Tempio,,di lato il Cenacolo,, poi a destra il Processo,, il Calvario,, la grotta del Sepolcro e in alto la Resurrezione. Al centro un grande campo che può essere da gioco,, da riunione,, da meditazione,e all’entrata una piccola casa che ospiterà i gruppi che vogliono percorrere il cammino.”
Avevo capito, ma non riuscivo ad immaginare. Ero abituato alle sue iniziative, non si dovevano chiedere spiegazioni, occorreva solo seguirlo; lui aveva già chiaro tutto, tranne i problemi pratici, ma a quelli ha sempre pensato la Provvidenza. Aveva ricevuto il dono di saper modellare l’argilla , ma non lo sapeva e solo “per caso” lo scoprì e, privandosi di tante ore di sonno, riuscì a realizzare opere con
espressioni di una umanità incredibile. Capii che il Don aveva scoperto quella sua capacità perchè doveva realizzare questo
messaggio di vita eterna: il Signore aveva scelto il suo operaio . Questa sua attività era però secondaria, al primo posto poneva sempre la sua missione di sacerdote e in ogni sua azione o opera riusciva ad esprimere pienamente l’amore che portava al Signore. Nei pochi momenti liberi del giorno, ma specialmente di notte, costruiva statue, infaticabilmente, e creò la statua dell’Arcangelo Gabriele e di Maria che riceve
l’Annunzio, le statue della Natività, un Re Magio su un cammello, Maria con il Bambino in fuga su un somarello verso l’Egitto. Nel frattempo aveva lanciato una iniziativa “ Il Presepio nella città”, che portava la Buona Novella nei negozi, nelle strade, nelle case e permetteva di esporre le sue statue nelle piazze principali della città. Veniva aiutato dai giovani dei gruppi che aveva creato, da volontari e da tanta e infinita Provvidenza, che gli dava la forza di superare le difficoltà e le prove quotidiane. Regolarmente le statue esposte nelle piazze ritornavano danneggiate da ignoti vandali, ma lui, rispondendo alle nostre esclamazioni…poco cristiane, sorrideva e le riparava, facendole diventare anche più belle di prima. Finalmente poté cominciare i lavori per la realizzazione del suo sogno, preparò il
terreno, fece fare i terrapieni per realizzare le scene e iniziò la realizzazione della grotta; la base venne costruita in cemento armato con l’interno rivestito di sassi marini. Poi, terminata la struttura, pose all’interno le statue della Natività. Maria, supina, ha in braccio Gesù Bambino, mentre Giuseppe sorride loro con amore, sembra sorridano anche il bue e l’asinello. In piedi, una donna guarda la scena e pare voglia consegnare loro il bambino che tiene fra le mani, mentre una ragazza in carrozzina porge un mazzo di fiori al Bambin Gesù. L’evento che si ripete da centinaia di anni assume una felice realtà inimmaginabile. In un angolo si nota la statua di una suora, chinata, che apre una valigia dentro la quale trova un bambino: è Madre Teresa di Calcutta che raccoglie amorevolmente il Bambin Gesù, rifiutato dagli uomini. Sopra la grotta venne posizionata la statua di Maria in fuga verso l’Egitto
e lateralmente,seduto su un cammello, a grandezza naturale, un Re Magio, che puntando il braccio verso il cielo, indica la stella che lo dirige alla grotta. Fece costruire la collina per la scena della crocifissione e sul calvario mise le tre croci: sulla prima il ladrone pentito riceve il perdono da Gesù, sulla seconda croce Gesù è dissetato con l’aceto da un soldato romano, mentre ai suoi piedi Maria Santissima accoglie Giovanni come figlio; la terza croce è vuota e il corpo di Gesù, con dolcezza, viene calato nelle braccia della Madre, che abbraccia il corpo inerte del Figlio; osservando le due figure si nota che in realtà sono unite in una composizione che permette di intravedere un calice, un calice di dolore, di perdono e di salvezza. Poi fece costruire una casa bianca, sormontata da una cupola argentata, per ospitare la scena dell’ultima cena: il Cenacolo. Al centro una grande tavola, mentre ai lati, sdraiati come era l’usanza del tempo, gli Apostoli cenano guardando estasiati Gesù seduto a capotavola che, in atteggiamento di spezzare il pane, istituisce la Santissima Eucarestia; un unico discepolo è in piedi, con il viso corrucciato e un sacchetto in mano, sembra si allontani furtivamente: è Giuda. Un ponticello permette di accedere a una costruzione in ferro, stilizzata, rappresentante il Tempio, dove Gesù Bambino viene presentato dalla sua famiglia e dove Gesù fanciullo discute con i Dottori. Un accesso nella montagna, con un grande masso circolare per chiuderlo, e due scalini per scendere in una grotta di tufo permettono di accedere al Sepolcro: al centro il corpo di Gesù, avvolto nella Sacra Sindone; intorno Maria e gli Apostoli, piangenti. Ma al di sopra del cumulo appare un arco immenso multicolore che sorregge la figura di Gesù Risorto. Di sera una luce surreale illumina la scena che invita ad una spontanea preghiera di ringraziamento. Per rappresentare la Flagellazione e il Processo creò un piccolo anfiteatro e ai suoi estremi due costruzioni con la copertura in legno: in una Gesù, legato alla colonna, viene flagellato; nell’altra Gesù viene giudicato da Pilato, in atto di lavarsi le mani. Lungo il cammino, tante scene: la visita di Maria a Elisabetta, l’Annunciazione, la Passione nell’orto degli ulivi, la caduta sotto la croce, la Veronica, le pie donne, l’inchiodatura alla croce, il Buon Pastore. Solo il Signore lo sa; io spero che la Santa Provvidenza, che ti ha sempre aiutato, ti permetta di esaudire un altro tuo grande desiderio, sostituire le opere in creta con opere in bronzo, per rendere il Percorso della Salvezza meno soggetto alle intemperie e alle cattiverie degli uomini. Tante volte ci siamo domandati come Don Gianni riuscisse a seguire i fedeli, i gruppi, i campeggi, la scuola, le famiglie, i bisognosi, le sue statue, le innumerevoli iniziative e attività benefiche: umanamente era impossibile. Quante volte, mentre gli parlavamo, si addormentava, a volte anche in piedi, ma era la Forza della Fede che lo sorreggeva. La risposta me la diede il fatto che il Percorso della Salvezza fu costruito su un vigneto; all’inizio non vi feci caso, ma poi pensai alle parole di Gesù:
“ Voi siete i tralci e Io la Vite “ e ciascuno di noi ha la possibilità di scoprirlo, rivivendo in silenzio e raccoglimento tutta la vita e il mistero di Gesù. Ogni volta che vengo in questo luogo di preghiera mi soffermo ad osservare a distanza il Percorso e penso che la mia vita e quella di ciascun essere umano è così: nascita, crescita, felicità, sofferenza, morte e, per il cristiano, resurrezione, e mi viene spontanea una preghiera: