Il Museo della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi documenta visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa locale nella liturgia, nella catechesi e nella cultura. La storia
Il Museo è allestito all’interno degli eleganti ambienti dell’attuale Seminario Vescovile già collegio molfettese della Compagnia di Gesù, a partire dal 1610. Già negli anni ‘30 del 1800 sull'impulso del
l'arciprete Giuseppe Maria Giovene (1753-1837), eclettica figura di ecclesiastico e scienziato locale, e il vescovo Mons. Filippo Giudice Caracciolo nasce il primo allestimento di alcune sale museali con una prima raccolta di materiale archeologico proveniente dal Pulo di Molfetta. Dopo una fase di stasi e successive riaperture risalenti alla seconda metà del Novecento, in seguito all'accrescimento del patrimonio custodito, il Museo Diocesano ha avuto diverse ristrutturazioni fino all’attuale riordino voluto dal Vescovo Mons. L’esposizione
Il percorso museale si sviluppa a partire dalla sezione archeologica, che raccoglie materiale di età neolitica e preromana in buona parte proveniente dall'insediamento preistorico del Pulo di Molfetta, dolina carsica di grande interesse. Segue la galleria dei paramenti liturgici che rivelano l'evolversi della manifattura tessile dal XVII alla fine del XIX secolo; il lapidarium, che custodisce frammenti provenienti dall'antico Duomo romanico; due sale della statuaria che ospitano gli antichi simulacri della Settimana Santa molfettese ed una raccolta di busti reliquiari del Seicento. Al primo piano s'impone la monumentale Biblioteca del Seminario Vescovile che custodisce nelle sue eleganti scaffalature oltre 60 mila volumi, tra manoscritti, incunaboli, cinquecentine ed alcuni testi a stampa risalenti al Seicento e Settecento. La sala risulta impreziosita dalle decorazioni a tempera della volta, realizzate sul finire del XIX secolo che illustrano le epoche storiche della civiltà occidentale ed i loro principali protagonisti, tra le raffigurazioni della Fede e della Scienza. A completare il percorso è la Pinacoteca nella quale sono esposte opere comprese tra il XVI sec. Partendo dalle antiche opere del XVI secolo, come la pala d'altare della "Dormitio Virginis" attribuita al Cardisco e la raffinata "Immacolata" di Juan de Roelas, si prosegue tra le influenze napoletane sino alla produzione artistica locale, con particolare riferimento alla lezione caravaggesca, rappresentata da artisti raffinatissimi quali Bernardo Cavallino e Antonio de Bellis, per giungere alle opere dell'autorevole e grandioso esponente del barocco internazionale, Corrado Giaquinto. Sempre al secondo piano è situata la Sala del Tesoro che raccoglie arredi sacri e l'ultima sezione, dedicata all'arte contemporanea, che raccoglie opere di artisti locali e nazionali.