Gallerylady.it

Gallerylady.it GalleryLady.it di Anna Rosa Callegari GalleryLady.it è il luogo d'incontro virtuale per appassionati d'arte organizzato e gestito da Anna Rosa Callegari.

Con GalleryLady.it è possibile visionare le opere attraverso un contatto diretto. Nel sito www.gallerylady.it viene presentata una rassegna delle opere disponibili, suddivisa per artista e per tipologia, al fine di facilitare la vostra ricerca. GalleryLady.it si propone per l'ideazione e l'organizzazione di eventi artistici, culturali e mostre d'arte curati nei minimi dettagli, con un'attenta stra

tegia organizzativa. GalleryLady.it si pone a fianco dei committenti per consigliarli e supportarli in ogni fase, dalla progettazione alla realizzazione operativa, concretizzando i singoli desideri e traducendoli in eventi ed esperienze che sappiano lasciare il segno.

✍️ Stefano W. Pasquini e il progetto The Book of PeopleDal 2020 l’artista porta avanti The Book of People, un progetto c...
16/05/2026

✍️ Stefano W. Pasquini e il progetto The Book of People
Dal 2020 l’artista porta avanti The Book of People, un progetto che nasce dal ricordo delle persone care e trasforma pensieri, fotografie e memorie personali in ritratti concettuali.
Una ricerca sul volto, sull’identità e su ciò che resta quando il tempo passa.
🥂 Opening mostra: giovedì 21 maggio, ore 21:00
📍 Via San Felice 6, int. 5 | Bologna
Ingresso libero
Ti aspettiamo all’opening. •


14/05/2026

Ci sono ricordi che rischiano di scomparire se nessuno li custodisce.
The Book of People nasce proprio da qui: da pensieri, fotografie e memorie legate alle persone care che Stefano W. Pasquini trasforma in ritratti concettuali.
La mostra inaugura giovedì 21 maggio alle 21.00 a Bologna, in Via San Felice 6, int. 5.
Ingresso libero.
Scopri tutti i dettagli nell’evento Facebook e segnati la data.

20/02/2026

Intervista all’artista bolognese che, fino all’8 marzo, sarà in mostra a Palazzo Pepoli

06/02/2026

: When Giada Damen, an expert in Christie’s Old Master drawings department, received an unsolicited photograph via the auction house’s “Request an Auction Estimate” online service, she could never have imagined what had just rolled into her inbox.

The curious but unsuspecting owner had just submitted a major discovery: a previously unknown study by Michelangelo for his world-famous frescoes in the Sistine Chapel. Damen identified the work in red chalk as a preparation for the right foot of the monumental figure of the “Libyan Sibyl,” which is located at the far east end of the Sistine ceiling. According to Christie’s, Michelangelo created the study around 1511–12 just before he embarked on the second half of the massive mural.

Now, that work has set a new record as the most expensive drawing by the Renaissance artist, clobbering expectations when it sold for $27.2 million with premium on Thursday afternoon. Estimated at $1.5 to $2 million, a heated bidding war lasted for about 45 minutes, starting at $1.4 million and climbing steadily upwards.

Read more: https://bit.ly/4kihlSu

Article by Eileen Kinsella

________
Pictured: Michelangelo Buonaratti, Red-chalk study for foot of the Libyan Sibyl. Image courtesy Christie's.

10/09/2025

Vi aspettiamo alla Blu Gallery di Via Don Minzoni 9 a Bologna Sabato 27 settembre alle ore 18. Girate la voce grazie!

26/03/2025

LA RISCOSSA DI CARAVAGGIO

Caravaggio cent'anni fa non era per niente amato. Era considerato volgare, grossolano, inelegante, in una
caricatura di quel pensiero che già su di lui, secondo Ferdinando Bologna, aveva espresso l'elegante cardinale Federico Borromeo quando gli comprò la famosa Canestra di frutta. Non si sa se le note conservate all'Ambrosiana corrispondano al pittore lombardo o ad altro, ma, come sostiene Marc Bloch, anche la disinformazione è informativa e nello specifico permette di percepire un dibattito che per tutta la prima metà del XX secolo si accentrò sulla figura di Caravaggio.

Lui nel frattempo è diventato mito popolare. Su di lui si organizzano mostre, riletture, esposizioni addirittura di un quadro solo; si sono realizzati film sperimentali o per televisioni di vasta diffusione.
La sua consacrazione è stata il frutto d'un percorso lungo.

Caduto fuori moda quando il Neuclassicismo settecentesco gettò l'ostracismo sull'estetica precedente inventando il termine dispregiativo di "Barocco", per tutto l'Ottocento rimase confinato nella propria oscurità.
Il piccolo manuale Hoepli, pubblicato nel 1905 per formare il sapere del collezionista, considerava Guido Reni l'apice del gusto possibile e Caravaggio il punto più basso.

La stessa storia della sua breve esistenza, afflitta da avventure che oggi non si esiterebbe a chiamare poliziesche, conclusasi con la morte sulle spiagge di Maremma nel 1610, forse per malaria, forse per le botte ricevute, ne fa un personaggio che si potrebbe ritrovare in un giallo californiano.

Michelangelo Merisi da Caravaggio, è diventato un mito noir, uno degli eroi necessari all'Olimpo dei maledetti, come il maudit-Modi-Modigliani o come i poeti della Beat generation americana.
E nella storia ci sono tutte le componenti necessarie. Una nascita ambigua perché da poco si sa che non è nato a Caravaggio bensì in una parrocchia milanese, forse figlio bastardo d'un genitore illustre e per questo protetto tutta la vita da alcuni cognomi importanti dell'Italia seicentesca, gli Sforza e i Colonna e successivamente la crema intellettuale dei cardinali fra Milano, Roma, Napoli e Malta.
Un carattere sanguigno, provocatore e incontrollato che lo portava dalle bettole alle risse e dalle risse all'assassinio. Una sessualità equivoca e polidirezionale, all'epoca per davvero non rarissima, che gli permise di rompere gli schemi della pittura e di mettere fra i suoi personaggi mitici o religiosi pr******te, efebi ammiccanti, e mendicanti zozzi.
Poi la coscienza costante di non appartenere al mondo artigianale dei pittori ma alla classe eletta dei gentiluomini della quale portava il segno distintivo assoluto, lo spadino mortale. Infine questo barocco disordine coltivato nel caldo d'una fede cristiana sostanzialmente convinta.

Tutto ciò, tutta questa complessa contraddizione, ha generato il cosmo della sua pittura e l'energia rivoluzionaria che rinnovò le arti italiane nei primi trent'anni del Seicento.
Prima di lui la pittura era stanca, si arrovellava nelle eleganze inutili del manierismo oppure tentava, non ancora affermata, la strada d'una Controriforma dolce che avrebbe portato la scuola bolognese dei Carracci ad aprire Roma alla conquista di Guido Reni.
Lui era il lombardo crudo, reso abissale dalla poesia crepuscolare che gli spagnoli avevano inoculato nelle terre sotto controllo. Questa Spagna la ritrovò nei vicoli di Napoli, nella densità d'una vita popolare dove la morte, l'amore, la passione costantemente coesistevano. Il turbinio della sua anima prendeva la forma nello svolazzo dei suoi angeli. La tradizione sommessa dei lombardi si ritrovava nell'atmosfera parca delle
sue cene di Emmaus. La perversione del suo sguardo esaltava i vari Bacco giovani, fra uve, bicchieri e ramarri. Ma soprattutto divenne lui, certo più per istinto che per consapevolezza, l'interprete della severa riforma che san Carlo aveva plasmato durante il Concilio di Trento come dettame per il rinnovamento della Chiesa. Ne derivò un'attenta applicazione del dogma esatto nella stesura dei contenuti e un senso profondo della realtà nella scelta dei personaggi che questi contenuti raccontavano e che li dovevano rapportare a una comprensione popolare.

L'affermazione ideologica d'un potentissimo rinnovamento in corso richiedeva il superamento d'ogni traccia d'estetica aulica e la riscoperta delle radici domestiche, dei misteri di Foppa che avevano contaminato le brume di Leonardo.
È questo il segreto del suo successo d'allora. Ed è questo anche il motivo per il quale non poteva piacere affatto all'Italietta giolittiana" di cent'anni fa. Gli si preferiva ovviamente Guido Reni che valeva dieci volte di più. Ma le nubi già si addensavano allora sulle feste in villa; chi sentiva la storia sapeva che il XX secolo
sarebbe stato drammatico e andava a cercare la tensione di questo dramma nella formidabile eredità del passato. In Caravaggio si trovò l'ombra e il grigio esaltati dallo squarcio della luce, quella medesima che i futuristi piazzavano nella Città che sale.

Caravaggio divenne riferimento per i più colti, modello per chi stava sperimentando la pittura del Novecento e da lui si passò a esaltare tutti i seguaci, i caravaggeschi d'Italia e di Francia. In lui si ritrovavano le
radici esistenziali e cromatiche d'una Lombardia fattasi internazionale che aveva indicato al mondo il sapore misto dell'esaltazione e dell'understatement. In lui, per un percorso inconsapevole pescarono tutti, dai pittori di Corrente ai creativi del design e della moda.
Oggi un Caravaggio vale dieci Guido Reni.

✒️Philippe Daverio. Simboli e segreti di Caravaggio
📸Ottavio Leoni, Ritratto di Caravaggio

24/03/2025

Tutti conoscono la Venere del Botticelli... ma forse non tutti conoscono la sua storia.

La modella ritratta è 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗖𝗮𝘁𝘁𝗮𝗻𝗲𝗼 𝗩𝗲𝘀𝗽𝘂𝗰𝗰𝗶, nobildonna originaria di Genova o forse di Porto Venere, come a molti è piaciuto credere per sottolineare la coincidenza di nomi.

Simonetta arrivò a Firenze, appena quindicenne, con il suo sposo, un lontano cugino di Amerigo Vespucci, proprio quando il potere passava nelle mani di Lorenzo il Magnifico e di suo fratello Giuliano, della famiglia dei Medici. La coppia prese subito parte alla vita di corte, e a Firenze la bellezza della giovane donna divenne presto leggendaria.

Simonetta era definita «senza uguali» per le sue fattezze e la sua grazia e incantò artisti famosi e uomini di potere, tra cui Alfonso di Aragona, il futuro re di Napoli, che si narra fosse rimasto colpito da lei quando soggiornò a Firenze nel 1473. A questi si aggiunsero Lorenzo de’ Medici, ma soprattutto il fratello di questo, il giovane e affascinante Giuliano, che di lei sembra essere stato «amante riamato».

Giuliano dedicò a Simonetta la vittoria ottenuta nel torneo che si svolse il 28 gennaio del 1475 in piazza Santa Croce, dichiarando così pubblicamente la sua ammirazione e la sua passione per lei. In questa occasione il giovane Medici combatté con uno stendardo su cui c'era un ritratto di Simonetta dipinto dal Botticelli, con l’iscrizione «sans par», la donna che non ha paragoni.
Il premio per il vincitore, un elmo, fu consegnato a Giuliano dalla stessa Simonetta e l’avvenimento fu poi cantato poeticamente dal Poliziano nella sue Stanze per la giostra.

L’esistenza di Simonetta, però, fu una vera e propria meteora fugace.
Un anno dopo, il 26 aprile 1476, morì di tisi a ventitré anni. L’intera Firenze la pianse: fu portata attraverso la città vestita di bianco come una sposa, a volto scoperto, per essere sepolta nella ca****la Vespucci della chiesa di Ognissanti.
Lorenzo il Magnifico, evidentemente commosso, ne descrisse le esequie, così come fecero altri scrittori del tempo.
Giuliano fu distrutto dalla prematura scomparsa dell’amata. La sua sofferenza ci viene confermata da una lettera del 1479 scritta da Piero Vespucci, suocero di Simonetta, in cui si racconta che il ragazzo si era recato presso palazzo Vespucci per chiedere in dono degli abiti appartenenti a Simonetta assieme ad altri suoi oggetti e a un suo ritratto. Nelle esequie a Simonetta, Giuliano espresse il desiderio di poterla seguire nella morte: «spero impetrare che concesso mi sia iacere con lei a sentinella immortale».

E così fu. Un destino crudele, che aveva legato i giovani in vita, li unì anche nella morte: due anni dopo, durante la messa nella Cattedrale di Santa Maria del fiore, Giuliano fu pugnalato da alcuni membri della famiglia Pazzi che, assieme ad altri complici, si erano avventati contro la famiglia famiglia Medici. Mentre Lorenzo riuscì a salvarsi, Giuliano morì, a soli 24 anni, cadendo a terra riverso nel suo stesso sangue.
Era 26 aprile 1478: il medesimo giorno in cui era morta Simonetta.

Se i capelli dorati e il viso angelico di Simonetta ispirarono molti artisti, fu soprattutto l’opera di 𝗦𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗕𝗼𝘁𝘁𝗶𝗰𝗲𝗹𝗹𝗶 a renderne il ricordo immortale.
A Firenze il maestro aveva bottega in una casa adiacente al palazzo Vespucci, e di conseguenza gli era capitato di vedere spesso la ragazza. La morte non impedì di continuare a ispirarsi a lei: la Venere e la Primavera, i due capolavori degli Uffizi, furono realizzati quasi dieci dopo la scomparsa di Simonetta, ma il suo aspetto rimase impresso nella mente del pittore, che la ritraeva “a memoria”.

01/03/2025

6 Uffizi Secrets Most Visitors Completely Miss

The Uffizi Gallery is so much more than just Botticelli and Leonardo. Don’t get me wrong—The Birth of Venus is iconic, and Annunciation is mesmerizing, but most visitors rush through, barely scratching the surface.

1. The Vasari Corridor Is Finally Open (and Most People Still Don’t Realize It)

For years, the Vasari Corridor—the hidden passageway that the Medici used to move through Florence unseen—was closed to the public. But guess what? It’s open again! And yet, tons of visitors still have no idea it even exists.

This elevated walkway runs above the Ponte Vecchio, connecting the Uffizi to the Pitti Palace. It was designed by Vasari in 1565 so Cosimo I de’ Medici could go from his palace to government offices without dealing with the public (because, you know, power moves). Today, you can book a tour to walk through it, and honestly, it’s one of the unique ways to experience Florence’s history.

2. The Best View in the Uffizi Is at the Cafeteria (Seriously, Don’t Skip It)

Everyone’s so busy running from one masterpiece to the next that they completely miss one of the best panoramic views in Florence—and it’s in the Uffizi’s cafeteria.

Yes, I’m telling you to stop for a coffee.

Head to the Uffizi Terrace Café, grab an espresso (or, let’s be real, a glass of wine), and soak in the stunning view of Palazzo Vecchio’s tower and Florence’s rooftops. It’s one of the few spots where you can escape the museum crowds and just breathe in the beauty of the city.

I remember the first time I stumbled upon it—I had sore feet, zero expectations, and just wanted a quick break. Five minutes later, I was sitting there thinking, "How is no one talking about this?"

3 The Painting That Made Michelangelo Jealous

It’s easy to get caught up in the works of Leonardo, Botticelli, and Raphael—but did you know that Michelangelo once got jealous of a painting here?

In Room 25, you’ll find Luca Signorelli’s Madonna and Child with Saints (1490s). The story goes that when Michelangelo saw how incredibly well Signorelli painted the human body, he realized he needed to step up his game. This painting, with its hyper-detailed muscles and dynamic poses, actually helped push Michelangelo toward his legendary mastery of anatomy.

4 The Hidden "X-Ray" That Exposes a 500-Year-Old Secret

Okay, this one blew my mind when I first saw it. Everyone knows Leonardo da Vinci’s Annunciation—it’s one of the most famous paintings in the Uffizi. But what most people don’t know is that Leonardo completely changed his mind mid-painting—and modern technology exposed it.

Using infrared scans, researchers discovered that Leonardo originally painted the angel’s wings in a totally different position. At first, they were shorter and more realistic, but at some point, he went, "Nah, I need something more angelic," and stretched them out dramatically.

5 The Room Where the Medici Kept Their Most Dangerous Obsession

The Tribune, This octagonal room was built in 1584 to house the Medici family’s most treasured (and sometimes terrifying) collection.
Priceless sculptures
Exotic treasures
A collection of poisonous stones (yes, really)

The Medici were obsessed with alchemy and mysticism, and they actually believed certain stones could either heal you—or kill you.
Some were even rumored to be used in secret poisonings.

But here’s the part that always gives me chills: The Tribune’s red walls? They were dyed with crushed insects. Yep, the intense red color came from cochineal bugs—thousands of them, ground into powder. It was the ultimate symbol of wealth… and a little gruesome if you think about it.

6 The Most Intense Portrait You’ll Ever See (And It’s Not Who You Think)

Most people rush past Antonello da Messina’s Portrait of a Man (1465)—which is a shame, because it’s one of the most hauntingly real faces in Renaissance art.

You’ll find it in Room 21, and trust me, once you lock eyes with this guy, you won’t forget him. He has this piercing stare, half-smirk, and this unnerving sense that he knows something you don’t. It’s like he’s about to say something but never does.

Art historians still debate who he was—a nobleman? A merchant? Someone Antonello just made up? Either way, it’s one of the most strikingly modern portraits of the 15th century.

And if you get a weird feeling in certain rooms? Well… let’s just say the Medici’s ghosts are probably still watching.

Happy exploring!

Indirizzo

Molinella
40064

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Gallerylady.it pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Museo

Invia un messaggio a Gallerylady.it:

Condividi