26/06/2025
MONGRANDO E L'UNITA' D'ITALIA
di Aldo Rocchetti
La storia nasconde tra le sue pagine avvenimenti accaduti in piccole realtà locali: ecco un esempio che ha Mongrando come protagonista e che spero possano suscitare interesse e stupore in chi vive e ama il nostro territorio.
Leggendo per curiosità alcune pagine dei giornali del1860, mi ha colpito quanto i cittadini di Mongrando e l'amministrazione comunale si fossero impegnati attivamente, con iniziative sia pubbliche che private, a sostegno della spedizione di Giuseppe Garibaldi.
L'affetto per Garibaldi e l'idea dell'Italia unita erano infatti forti e autentici: solamente un anno prima dell'impresa dei Mille, il Biellese era stato invaso dagli austriaci, che si erano poi ritirati dopo qualche giorno, in tutta fretta, per il previsto arrivo di Garibaldi coi suoi volontari, i “Cacciatori delle Alpi”, che vennero accolti con grandi onori come liberatori.
In quell'occasione, ringraziando i biellesi, Garibaldi, fece un discorso che anticipava la sua impresa: "Biellesi! I Cacciatori delle Alpi vi devono una parola d'affetto e di gratitudine, accoglietela, generose popolazioni, e sia essa il pegno dell'indissolubile nodo che presto riunirà gli Italiani dalla patria di Archimede a quella di Pietro Micca."
L'undici maggio 1860, i Mille erano sbarcati a Marsala e stavano procedendo verso l'interno: le notizie che arrivavano in paese erano contrastanti, riportando vittorie o sconfitte a seconda che le fonti fossero i Borboni o i Garibaldini.
Durante i giorni dello sbarco, era attiva una sottoscrizione denominata “Denaro per l'Italia”, organizzata dalla “Società Nazionale Italiana”, nata a Torino, una società legale da noi ma clandestina nella maggior parte degli stati preunitari, Di questa società facevano parte Garibaldi, il patriota Manin e il siciliano La Farina.
Servivano soldi: perché la spedizione avesse successo era necessario comprare pallottole, altre armi e viveri.
A Mongrando si decise di raccogliere fondi il 13 maggio, in occasione della “XII Festa dello Statuto”, una ricorrenza importante che celebrava le libertà concesse dallo “Statuto Albertino”.
La giornata vide lo svolgimento di una funzione religiosa nella Chiesa parrocchiale di S. Rocco, che fu definita “splendida” perché era la prima volta che le tre parrocchie di Mongrando la celebravano insieme.
Alla festa parteciparono:
Le Autorità e il Municipio.
La Guardia Nazionale.
Il parroco di S. Maria e un rappresentante del parroco di S. Lorenzo.
Gli insegnanti e una delegazione delle scuole elementari maschili e femminili del Comune.
A mezzogiorno fu imbandito un "banchetto patriottico", durante il quale, dopo i consueti brindisi al re, allo Statuto e all'Italia, i partecipanti presero parte alla sottoscrizione per “sostenere l'indipendenza e l'unificazione d'Italia".
Tutti i nostri trisnonni donarono qualche cosa, da pochi centesimi a parecchie lire, a partire dal sindaco Eusebio Vineis che donò 2 lire.
Oltre a molti Vineis sono elencati i Roberto, i De Rossi, i Catto, i Pistono, i Serra, i Toso, i Rosso, i Peretti, i Simonetti, i Pianfetti, i Demarchi, i Cerutti, i Fasoletto, i Cimonetti, gli Zanotto, i Bianchino, i Pirlo, i Manfredi, gli Zanotti, i Bertagnolio e i Baronio.
Il più generoso e attivo fu l'esattore De Rossi Giovanni Bernardo, che non solo donò 10 lire, ma si impegnò a raccogliere fondi anche i giorni successivi.
Da questa iniziativa venne raccolta una somma di 53,35 lire, definita "per il denaro d Italia" .
I combattimenti intanto si inasprivano e, qualche giorno dopo, anche il Consiglio comunale di Mongrando, durante la sua sessione primaverile, deliberò all'unanimità uno stanziamento di 50 lire, destinato a "...soccorrere la più santa delle cause che si combatte in Sicilia dall'eroe di Varese e di Como...”
Il Consiglio comunale si rammaricava di non poter donare di più, viste le “strettezze dell'erario comunale”, ma si augurava una vittoria per “i tanti prodi che spargevano il loro sangue in quelle contrade per il trionfo e l'unità d'Italia”.
L'impegno di Mongrando venne lodato sui giornali dell'epoca, che lo citarono come esempio per spronare altre amministrazioni comunali e singoli patrioti a donare, in quanto Mongrando aveva ben compreso “ il dovere che incombe al fratello di soccorrere il fratello”.
Molti privati e amministrazioni comunali sostennero in quei giorni e nei giorni successivi l'iniziativa, che fu fondamentale per il compimento dell'impresa di Garibaldi e dunque dell'unità d'Italia.
Bibliografia:
Eco del Mucrone del 6/6/1860
Eco del Mucrone del 24/05/1860
Eco del Mucrone del 16/5/1860
Gazzetta del Popolo del 18/06/1860
“La spedizione dei mille l'idea ispiratrice” di Donaver Federico, 1910