13/06/2026
Nuovo evento!!!! (13-06-2026)
IL BARONE GIROLAMO MONTI (1783-1872) E LE DONAZIONI DA MONTICHIARI AI MUSEI DI BRESCIA
LA VITA
Tra i personaggi che più onorarono la famiglia nel secolo scorso, va annoverato il Barone Girolamo, sposato con Elena Taccagni. Uomo di grande cultura ebbe stretti rapporti di amicizia col Foscolo, il poeta Monti, l’Arici, Camillo Ugoni, Giuseppe Nicolini e altri.
Unì all’amore delle lettere, di cui la sua casa fu un cenacolo, quello verso la patria, essendo uno dei fautori dell’unione con il Piemonte. Altro suo merito fu la Presidenza dell’Ateneo di Brescia per molti anni, nei cui Annali si trovano anche molti dei suoi discorsi.
Alla sua morte lasciò i suoi beni ai due figli: il palazzo di Brescia al secondogenito Flaminio, padre di Alessandro e Camillo, che frequentemente venivano a Montichiari.
(tratto da La “Vita Monteclarense” – febbr. 1980 – “I Baroni di Montechiaro” di D. Renzo Begni)
LE DONAZIONI
A distanza di secoli dalla realizzazione del Museo lapidario all'aperto di piazza Loggia e sull'onda del risveglio per le antichità verificatosi nel '700, la municipalità di Brescia affidava nel 1798 a Paolo Brognoli e a Rodolfo Vantini il compito di raccogliere lapidi, statue, ecc. disperse in molti luoghi del Comune e di sistemarli in un museo di patrie antichità in un locale dell'ex convento di S. Domenico. L'idea non realizzata che in minima parte a causa soprattutto degli avvenimenti politici, venne ripresa in seguito all'invito, da parte della Congregazione municipale il 17 dicembre 1822, all'Ateneo di Brescia a farsi promotore di una storia di Brescia «depurata con le regole della sana critica...» utilizzando «le scoperte fattesi in progresso d'indizi o rimasugli di fabbriche antiche, di lapidi con interessanti iscrizioni ecc.». L'11 gennaio 1823, per dare seguito all'impresa, veniva creata un'apposita commissione della quale oltre il Brognoli e il Vantini venivano chiamati a far parte anche Luigi Lechi, Gaetano Maggi, GIROLAMO MONTI, G. Battista Soncini, Paolo Tosio e Luigi Basiletti, con l'incarico di esaminare la possibilità di allestimento di un museo contenente le antichità romane già rinvenute e che si continuano a scavare.
(tratto da “Museo Romano di Brescia” – Enciclopedia Bresciana di Antonio Fappani)
1 - CAPITELLO CORINZIO ( secolo I d.C., prima metà)
Brescia, museo di S. Giulia – Dono di Geronimo Monti, Montichiari
alt. 50 cm, largh. 62 cm, prof. 33 cm – materiale: botticino
L'acanto presenta costolatura piatta, solcata da incisioni profonde che si divaricano leggermente
procedendo verso la base, e lobi con cinque fogliette disposte a ventaglio, con profilo arrotondato e
scandite da sottili incisioni. I cauli, sottili e ben rilevati, dal kalathos, sono quasi verticali, con superficie articolata in baccellature piatte e coroncina di fogliette lisce. I caulicoli accompagnano elici e volute sottili con superficie concava. Sopra al bordo piuttosto rilevato del kalathos poggia l'abaco con lati inflessi, articolato in cavetto ed ovolo a superficie liscia. La superficie del piano d'appoggio superiore conserva delle sottili incisioni tracciate come guida al momento della realizzazione del lavoro (un rettangolo che segue l'andamento del profilo, diviso in due metà, ed una linea più avanzata e parallela alla fronte) ed un foro centrale. (Nibbi S. e Bergomi G.)
2 - PILASTRO CON INSEGNE LEGIONARIE (secolo II d.C., seconda metà)
Brescia, Museo S. Giulia – Dono di Geronimo Monti, Montichiari.
alt. 96 cm, largh. 35 cm, prof. 29,5 cm – Materiale: botticino
Monumento costituito da pilastro e capitello corinzio. Il pilastro presenta una composizione decorativa marginata lateralmente e superiormente da due listelli a superficie liscia. Il pilastro sostiene un capitello corinzio con un solo ordine di foglie d’acanto piuttosto piatte, scandite da leggere incisioni ed a profilo frastagliato. I cauli, piuttosto tozzi, ed ornati dai due sepai, si concludono in una coroncina liscia. I caulicoli accompagnano elici e volute a canale piatto e schiacciate sotto l’abaco che presenta cavetto, filetto e pesante ovolo. Illeggibile il fiore dell’abaco ed il calice centrale da cui nasce lo stelo. Fra capitello e pilastro si trova un tondino a superficie liscia sovrapposta ad un sottile listello. (Nibbi S. e Bergomi G.)
3 - STELE FUNERARIA ROMANA ( I-II secolo d.C.)
M (arcus) Aemilius \ (Gnaei) f (ilius) Pob (lilia tribu)
alt. 1,40 mt. , larg. 0,55 mt. – Materiale: botticino
Brescia, Lapidario del Capitolium - Dono di Geronimo Monti, Montichiari.
L’iscrizione menziona l’appartenenza del personaggio alla tribus Poblilia, cui appartenevano i cittadini del municipium romano di Verona. Altre epigrafi di Montichiari che recano la medesima intitolazione suggeriscono che il territorio veronese si estendesse anche sulla parte della pianura bresciana orientale. (A. Breda)
“Nella contrata del Dugale al luogo colonico delli nobili de Monte quattordici anni e più da sottoterra scavato” TRECANI c. 1760
“in Montechiaro sul fianco occidentale del muro della casa de Nob. Sig.ri Monti” GNOCCHI.
(Inscriptiones Italiae)
Il Gruppo Archeologico Monteclarense ha promosso nel passato ricerche e scavi archeologici sui terreni che erano di proprietà della famiglia Monti scoprendo copiosi resti di ville rustiche e necropoli
di età romana.
(Paolo Chiarini dir. PAST e pres. GAM)