27/05/2026
Giuseppe Pirozzi – SE TI OFFRO DI SFOGLIARE LA MIA TERRA
PIMAC – Pinacoteca d’Arte Contemporanea
Via M. Citro, S. Bartolomeo di Montoro (AV)
Fino al 25 luglio
La mostra è curata da Andrea B. Del Guercio, con la direzione organizzativa di Gerardo Fiore e dell’Associazione culturale ‘Contemporaneamente’ APS, e con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee (Napoli).
In mostra per la prima volta in territorio irpino, una ricca esposizione di sculture, bronzi e terrecotte policrome del Maestro campano, grande protagonista di una scultura di ricerca che, coniugando la figurazione classica all’informale, ha saputo creare nel tempo una cifra stilistica segnata da una intensa tensione poetica.
Scrive Andrea B. Del Guercio:
‘Evitando le trasparenze e le raffinatezze proprie di un utilizzo degli ossidi, Pirozzi ci fornisce intatta tutta la consistenza della propria scultura, e con essa il valore di testimonianza del suo pensiero visivo. La modalità di gestione del colore fornisce tangibilità alle superfici ed ai frammenti che vi si inscrivono, produce concretezza arcaica al corpo plastico, determina l’indipendenza della lettera attraverso la ‘sottolineatura’ espressionista, si incunea tra gli spessori e mette in evidenza grumi ‘dimenticati’ di materia, opera a tratti la stessa cancellazione, pur permettendo l’affiorare della natura ancestrale della stessa terra su cui tutto si distribuisce e si trascrive. (…) Al momento in cui Pirozzi decide di ‘scrivere’ un libro di terra, testimonianza operativa di tutto un vissuto dentro la storia della sua nobile terra di grandi culture, e poi permette a noi di ‘sfogliare’ le sue ‘pagine di scultura dipinta’, prende corpo la necessità di fornirsi di un piano di appoggio (di un tavolo basso/la struttura di un letto) con valore di espositore dilatato, al cui interno lo sguardo si possa immergere, soffermarsi su quei particolari sempre diversi che contrassegnano a sbalzo la fisicità instabile dei piani, mentre il Nero, frutto tangibile di una carbonizzazione della materia, riquadra le fisiche variabili policrome dei Bianchi e degli Aranci, degli Azzurri e dei Blu. (…) L’osservazione perde le comodità della stabilità, obbligata a circumnavigare lo sviluppo quadrilatero dell’opera installata, seguendo - dal sepolcro all’altare - ciò che è proprio della scultura monumentale, lungo la sua antica storia. È su questa linea storica che si inserisce e si pone la dimensione progettuale di “Respiro”, esemplarmente sottolinea dall’incidenza di una ‘catasta’ centrale, frutto emozionalmente trasgressivo di una orchestrata stratificazione, malferma archiviazione di tante ‘pagine di terra ’: ‘confidenziale’ testimonianza di una maturità espressiva che ha beneficiato, senza autoreferenzialità e priva di retorica, della trasmissione del mestiere dell’arte: “Ce qui sépare l’art contemporain de l’art au sens historique du terme est que ce dernier relève d’une économie du don et non pas d’une économie spculative et marchand”. (Francois Dérivery).’
Foto: Foto: Archivio dell’Arte / Luciano
e Marco Pedicini