Se si assume la logica secondo la quale ciò che è socialmente necessario alla riqualificazione della nostra città è ciò che resta alla città stessa, allora l’individuazione e l’occupazione di uno spazio sociale di pubblica proprietà da autogestire, sottraendolo così alla cartolarizzazione coatta e facendone vero e proprio laboratorio di sperimentazione artistica ed espressiva che integri, in una p
rogrammazione in chiaro, capacità, competenze, razionalità gestionale è “idea-forza” di uno sguardo ed un lavoro di prospettiva. Un criterio e, insieme, un punto segnato a favore di quell’investimento culturale cui si deve puntare per il rilancio ed uno sviluppo nuovo, altro e alto, della città, fuori da logiche speculative meramente spettacolose di eventi una tantum che, tutt’al più, si limitano a smaltarne la targa d’ottone. Costituire e costruire, invece, un luogo di autorganizzazione di esperienze espressive dove sviluppare, oltre la socializzazione, impresa collettiva quale società di edizioni delle espressioni culturali della città, uno spazio condiviso e regolamentato che sia fucina di elaborazioni, intelligenze e capacità individuali e collettive che si determini come elemento praticato della riqualificazione del territorio è, al tempo stesso, la condizione di possibilità tanto della realizzazione di un prodotto culturale spendibile, ma non asservito alle mediocrità imposte dal mercato, tanto un elemento di pubblica utilità sociale. L’iniziativa di progettazione consorziata di artisti, artigiani, operatori culturali e lavoratori della cultura della città, l’impresa collettiva detta sopra e cui guadagnarsi, l’autogestione di uno spazio culturale con finalità sociali sono, in conclusione, la punta di spinta in base alla quale chiamare a raccolta i segmenti di attivismo culturale già presenti in città, favorirne la nascita di nuovi, organizzarsi in un coordinamento superiore di forze materiali ed intellettuali. Sperimentare, così, nuove forme di democrazia reale, inverando quelle pratiche cardine della partecipazione attiva e consapevole che, in quanto tale, presuppone e postula trasparenza amministrativa e gestionale della cosa pubblica, chiarezza di bilanci preventivi e consuntivi, riconoscimento del lavoro (materiale, artistico, intellettuale) quale elemento di (ri)qualificazione caratterizzante delle specificità locali, riappropriazione di spazi di agibilità collettiva, progettazione integrata ed organizzazione razionale. Tale progetto, per sua stessa natura e finalità, nodo e parte integrante del coordinamento delle reti di movimento che va costituendosi in città, impegnerà artisti (e, più in generale, operatori culturali e lavoratori della cultura) nella gestione diretta della Galleria Principe di Napoli (spazi n° 28-31) da troppi anni abbandonata al nulla e sulla quale, ancora oggi, si millanta una progettualità istituzionale a da venire che, allo stato, non ha alcuna soluzione di continuità. Lo SpaZio31 di Galleri Art è una galleria d'arte contemporanea, popolare, autorganizzata ed autofinanziata, aperta agli artisti in cerca di uno spazio aperto dove esporre le proprie opere, dalla fotografia alla pittura, dalla scultura ad ogni tipo di arti visive fino ad arrivare all'artigianato. Gli artisti sono chiamati non solo ad allestire mostre ma a gestire loro stessi questo spazio, affinché lo SpaZio31 riviva grazie all'arte e per una volta non sarà l'artista a doversi sottomettere alle dure leggi di mercato.