03/09/2026
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐯𝐚 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 “𝐢𝐥 𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐨” 𝐢𝐧 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀?
Prima dei moderni sistemi di refrigerazione, il freddo per gli usi medici e alimentari (𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑝𝑎𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑜𝑟𝑏𝑒𝑡𝑡𝑖!) dipendeva dalla 𝐧𝐞𝐯𝐞, 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐢𝐯𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐮𝐭𝐚.
L’approvvigionamento avveniva nelle zone montane dove era conservata nelle “neviere”, anfratti naturali come grotte oppure ampie fosse. Per la Campania tra le principali aree di provenienza vi erano 𝐢𝐥 𝐌𝐚𝐭𝐞𝐬𝐞 𝐞 𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐋𝐚𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢; da qui il ghiaccio veniva poi trasportato verso i centri urbani.
Quello della neve era un commercio regolato, tassato e remunerativo. Un vero e proprio business durato secoli.
Nelle scritture dell’𝐀𝐫𝐜𝐡𝐢𝐯𝐢𝐨 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢 ne troviamo traccia, ad esempio, in una spesa del Duca di Termoli nel 𝟏𝟓𝟗𝟓; la disponibilità del freddo, del resto, rappresentava anche un segno di distinzione per le residenze aristocratiche.
📜𝐵𝑎𝑛𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝑆𝑎𝑛𝑡’𝐸𝑙𝑖𝑔𝑖𝑜, 28 𝑔𝑒𝑛𝑛𝑎𝑖𝑜 1595 “𝐴𝑙𝑙’𝐼𝑙𝑙𝑢𝑠𝑡𝑟𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟 𝐷𝑢𝑐𝑎 𝑑𝑒 𝑇𝑒𝑟𝑚𝑜𝑙𝑗 𝑑𝑢𝑐𝑎𝑡𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑎𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜: 𝐸𝑡 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑢𝑖 𝑎 𝐷𝑒𝑡𝑖𝑜 𝑀𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑀𝑖𝑒𝑙𝑒 𝐶ℎ𝑖𝑢𝑚𝑏𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑎𝑙𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑣𝑒𝑛 ℎ𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑣𝑒 𝑙𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑢𝑡𝑎 𝑒𝑡 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑖 […]”
Oltre due secoli dopo continuava a essere una risorsa preziosa: nel 𝟏𝟖𝟎𝟖 si registrava il pagamento per la consegna di neve dai Monti Lattari per gli usi e i consumi dei casali di Napoli secondo una precisa regolamentazione.
📜“𝐵𝑎𝑛𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑝𝑎𝑔𝑎𝑡𝑒 [...] 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑎 𝐶𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑢𝑐𝑎𝑡𝑖 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑜𝑐𝑖𝑛𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑎 𝑎 𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 𝐹𝑎𝑟𝑟𝑖𝑐𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑖𝑡𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝐺𝑟𝑎𝑔𝑛𝑎𝑛𝑜, 𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑚𝑒 𝑚𝑖𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑖𝑛𝑞𝑢𝑒𝑐𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑣𝑒 𝑑𝑎 𝑒𝑠𝑠𝑜 𝐹𝑎𝑟𝑟𝑖𝑐𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑠𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑔𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑠𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎𝑚𝑚𝑎𝑟𝑒 […] 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑟 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑠𝑜, 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑚𝑜 𝑑𝑒 𝐶𝑎𝑠𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝐶𝑖𝑡𝑡𝑎̀, 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝐺𝑟𝑎𝑔𝑛𝑎𝑛𝑜, 𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑒𝑛𝑠𝑒 𝑑𝑖 𝑅𝑒𝑠𝑖𝑛𝑎, 𝑒 𝑇𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝐴𝑛𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑎 𝑟𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑎 10 […]”