11/03/2026
NUOVO STUDIO SUI TEMI FIGURATIVI DI GROTTA ROMANELLI
Il progetto di ricerca su Grotta Romanelli (Castro, LE), avviato nel 2015 sotto la direzione del Prof. Raffaele Sardella della Sapienza Università di Roma su concessione ministeriale tramite la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Brindisi Lecce e Taranto, ha dato vita a un gruppo di ricerca interdisciplinare composto da studiose e studiosi appartenenti a enti di ricerca e università italiani e stranieri, nonché a istituzioni museali.
Le indagini condotte negli ultimi anni hanno prodotto risultati significativi, contribuendo ad ampliare e in parte ridefinire il quadro delle conoscenze sulla grotta.
Tra i contributi più recenti si segnala lo studio del dott. Dario Sigari dell’Università degli Studi di Milano, pubblicato sulla rivista Journal of Archaeological Science: Reports. La ricerca aggiorna il quadro complessivo delle figure incise note a Grotta Romanelli, rinvenute nel corso di diverse campagne archeologiche svolte tra il 1900 e il 1960. L’analisi mostra che, all’interno di una produzione grafica in cui prevalgono segni e motivi non figurativi, le pietre incise con rappresentazioni figurative sono nove e le unità grafiche complessivamente identificate sono sedici: quattro pesci, tre bovini, due asini selvatici, una cerva, un cervo, un canide, un cinghiale, un leone delle caverne, un animale non identificabile e un raro soggetto antropomorfo, interpretabile come rappresentazione fallica. Quest’ultimo elemento riveste particolare interesse poiché documenta, accanto ai più comuni soggetti zoomorfi, la presenza anche di raffigurazioni antropomorfe nel repertorio figurativo della grotta.
Dal punto di vista interpretativo, i temi e le caratteristiche stilistiche delle incisioni confermano la diffusione, su scala europea, di una tradizione visiva condivisa, probabilmente legata ai processi di espansione demografica e allo sviluppo di reti di contatto tra gruppi umani. Al tempo stesso, la presenza di alcune specie animali — come pesci, cinghiale, canide o leone delle caverne — suggerisce un forte legame tra le rappresentazioni figurative e il paesaggio circostante, indicando che le condizioni ambientali locali ebbero un ruolo significativo nella formazione dell’immaginario simbolico delle comunità preistoriche.
Nel loro insieme, gli studi coordinati dal prof. Sardella hanno consentito di proporre un nuovo inquadramento stratigrafico e cronologico del sito. In particolare, le ricerche suggeriscono che le nove pietre incise possano essere collocate in una fase più antica rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, tra circa 13.400 e 10.400 anni fa, nella fase finale dell’Epigravettiano.
La pubblicazione dei risultati delle analisi ancora in corso e dello studio di ulteriori classi di reperti provenienti dalla Grotta, contribuirà ad arricchire ulteriormente il quadro delle conoscenze. In questo contesto, il Museo della Preistoria di Nardò partecipa alle attività di ricerca coordinate dal prof. Sardella attraverso lo studio dei manufatti litici provenienti dalle cosiddette “terre brune”, strati che cronologicamente si inseriscono nelle fasi finali del Pleistocene, coevi delle raffigurazioni appena pubblicate.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352409X26000659
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