14/02/2025
I candelieri: una promessa, la fede e l'arroganza.
Nella storia nulvese mai si è discusso sulla proprietà dei tre Candelieri. Accade, invece, in questi anni, ancora di più dopo i fatti del 18 Gennaio 2025.
In sintesi: chiusura volontaria dell'ex museo, destituzione della figura spirituale dal ruolo presidenziale, gesto avventato cambio serratura locali.
I Candelieri, risparmiamo le cose note, sono e rappresentano l'identità della cultura nulvese; simboli di appartenenza, cuore, amore e devozione.
Sono offerti alla Dormiente, da sempre, dalle tre corporazioni (messajos, pastores e mastros) le quali rappresentano Nulvi. Sì, proprio Nulvi e i nulvesi. Sos brigadores de unu tempus!
Toccare i candelieri significa intaccare quell' orgoglioso animo di quel vecchio "detto" al quale un po' siamo ancora affezionati e diciamola tutta "rappresentano un momento massimo della vita comunitaria".
Parliamo, però, dei candelieri, tralasciando l'importante contesto religioso annesso.
Nella storia ci sono state diverse diatribe, le citeremo magari dopo, ma mai nessuno ha osato discutere della loro proprietà. Si fa per dire!
Nel 1844-48 una lite tra il Gremio dei pastori e artigiani infiamma la popolazione, chiudendosi con un nulla di fatto e condannando la popolazione, ripetiamo la popolazione, al pagamento di spese processuali.
Seguono piccole diatribe tra i vari gremi per cosucce, ma mai nessuno osa intaccare la parola proprietà.
Passano i secoli, ne sono passati tanti, la comunità paga annualmente i maestri per il rifacimento, in quanto all'ottava i Candelieri si tagliavano a pezzi e venivano conservati gelosamente dai nulvesi. Finisce parte di questa arcaica tradizione per mancanza di soldi e maestri e si arriva al 1978 (ricostruzione caldeggiata dal comitato de sos messajos e finanziata attraverso questua paesana) ed infine al 2005, con l'ultimo rifacimento finanziato dal Comune di Nulvi.
In tutta questa storia sintetica mai nessuno ha osato discutere sulla proprietà dei Candelieri in quanto sono i nulvesi che pagano, restaurano, pensano alle spese di routine ecc ecc.
Ribadiamo: tagliare a pezzi i pannelli frontali dei candelieri e portarli a casa, rifarli nuovi, restaurarli, assicurazioni varie, sopperimento a tutte le spese per il 14 ed eventualmente per il 23 agosto. In tutto questo è sempre stata presente la comunità. Presente con la mente, con il cuore e con la "mano in tasca".
Comunità, comunità e comunità nulvese.
Passa del tempo e qualcuno, invece, inizia a sostenere che siano della comunità parrocchiale...Quindi? Beni di proprietà della parrocchia/Chiesa in generale oppure chiesa locale? E se fosse così, i nulvesi che diritti hanno? Dato che per la prima volta qualcuno mette in discussione la proprietà dei nulvesi di questa affascinante tradizione...
Ma che cos'è la comunità parrocchiale?
Proviamo a darci una spiegazione.
"...è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di una Chiesa particolare, e la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore".
Quindi ricapitoliamo...
La comunità nulvese siamo tutti noi, praticanti e non.
Stando a qualcuno i candelieri sono della sola comunità parrocchiale, cioè di tutti i fedeli, guidati da un buon pastore che dovrebbe evitare, tra l'altro, le fratture, non provocarle.
E quella parte di persone che non sono praticanti invece? Diciamo così...ma che hanno comunque a cuore i tre giganti? Non sono comunità nulvese? E che anche a loro sta a cuore la tradizione e che negli anni hanno contribuito con offerte varie al mantenimento in vita de sa Essida?
La mettiamo in questi termini...
La nostra tradizione è sempre stata libera da vincoli "Alti", e come si è sempre detto sono della comunità locale, senza mettere in discussione il voto che mai ci si è permessi, e teniamola così altrimenti tra qualche anno non potremmo più rifare neanche le stanghe o sostituire una bandierina poiché non sono i nostri.
A tutti i nulvesi buona riflessione affinché i nostri candelieri rimangano sempre nelle nostre mani.