Zwischen Mythos und Realität - 1915-1918 Standschützen und I. Weltkrieg

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Zwischen Mythos und Realität -   1915-1918 Standschützen und I. Weltkrieg Sonderausstellung über die Tiroler Standschützen und den I. Weltkrieg von Mai bis November 2015
Mostra Mito e Realta' Standschützen nella Grande Guerra

Weshalb eine Ausstellung über die Standschützen?
100 Jahre nach dem Ausbruch des Ersten Weltkriegs mag es manchen unlogisch erscheinen, sich mit einem so kleinen Militärkorps zu beschäftigen, wo doch Millionen von Soldaten in effizienten und gut ausgerüsteten Einheiten der Alpini-Truppen, Infanterie, Sturmtruppen und Luftwaffe gekämpft haben. Tatsächlich ist es dies jedoch nicht! Die Geschichte d

ieser wenig bekannten Truppe ist eine sehr besondere Geschichte, die es wert ist, bewahrt und weitergegeben zu werden. Die Standschützen des Jahres 1915 sind - obwohl sie Soldatenuniformen tragen - der Beweis dafür, wie ein Volk fast spontan zu den Waffen greifen kann, wenn es seine Familien und sein Land bedroht sieht. Die Tiroler Soldaten, die 1914 eingezogen wurden, hatten schon in Galizien ihren großen und dramatischen Beitrag geleistet; 10% der Bevölkerung befanden sich an der Front und ein Drittel war bereits gefallen. Es waren die Alten und die ganz Jungen, welche 2/3 der Truppen an der italienischen Front stellten und welche den Schutzwall bildeten, der das weitere Vordringen des anfangs zu vorsichtigen Feindes verlangsamte. Gekleidet in zu große oder zu kleine Uniformen und Hüte, schlecht bewaffnet und mit nur wenigen Vorräten auf ihren Karren verließen sie ihre Dörfer und Felder - leise und traurig, ohne die Musik- und Fahnenbegleitung des ersten Kriegsjahres. Es war ein einzigartiges Opfer in der Geschichte; die letzten Tropfen Tiroler Blutes, die noch für die Verteidigung der Heimat vergossen werden konnten.
30.000 Freiwillige deutscher, italienischer und ladinischer Muttersprache, die an der hart umkämpften Hochgebirgsfront geopfert wurden! Ihr Einsatz verschaffte der regulären Armee die nötige Zeit, um ihre Truppen an diesem Frontabschnitt zu schicken, der vormals ungeschützt war und nach wenigen Monaten verstärkt wurde. Die Erinnerung an all das muss bewahrt werden: Ein Südtiroler zu sein ist in der heutigen Zeit untrennbar mit dem Wissen um die außergewöhnliche Geschichte der Vorfahren und mit der Erinnerung daran verbunden. Es ist eine Erinnerung, auf die man zu Recht stolz sein kann - eine einzigartige soziopolitische Situation in diesem Meer an Völkern, die im Ersten Weltkrieg gegen ihren Willen und aufgrund der Entscheidungen von Herrschern und Politikern, zu denen sie sich nicht zugehörig fühlten, geopfert wurden. Die Standschützen zogen nicht freudig in den Krieg! Die Standschützen akzeptierten ihr Los und opferten sich, unabhängig von ihrem Alter und ihren Kräften, für den Kampf und die brutale Notwendigkeit, ohne Wenn und Aber alles zu verteidigen, was verteidigt werden konnte. Ihr Zweck bestand darin, an der Seite des Heeres bis zum Kriegsende niemanden nach Südtirol eindringen zu lassen. All dies kann und darf nicht vergessen werden.

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Perché una mostra sugli Standschützen ? A 100 anni dallo scoppio della Grande Guerra sembrerà a qualcuno che occuparsi, di una piccolo corpo militare, nel mare dei milioni di combattenti arruolati in efficienti e agguerrite unita di truppe alpine, fanteria, Sturm truppe, aviazione sia uno sforzo poco logico. In realtà ciò non è per nulla vero! La Storia di questo corpo, poco conosciuto, è una storia speciale, che merita di essere ricordata, perché, seppur vestiti da militari gli Standschütze furono, la vera incarnazione di come un popolo, possa prendere le armi, quasi spontaneamente, quando sente minacciata la propria famiglia e la propria terra. I soldati arruolati nel 1914 avevano già dato un enorme e drammatico tributo di sangue in Galizia. Il 10 % della popolazione era già stato arruolato e un terzo era già caduto. I vecchi e i ragazzini con il loro contributo, costituendo i 2/3 delle truppe presenti sul fronte italiano, furono realmente il baluardo di difesa che rallentò le operazioni di un nemico inizialmente troppo prudente. Vestiti con cappelli e uniformi troppo grandi o troppo piccole, armati male, partiti con poche risorse usando i carri agricoli, lasciarono i paesi e i loro campi in modo silenzioso, triste, senza la musica e le bandiere del primo anno di guerra. Un sacrificio unico nella storia, l’ultima goccia di sangue Tirolese che si poteva ancora dare per la difesa della Patria.
30.000 uomini volontari che parlavano tedesco, italiano e ladino sacrificati su un fronte durissimo di alta montagna! Il loro intervento permise all’esercito regolare di avere il tempo di trasportare truppe su questo fronte rimasto in precedenza sguarnito e dopo qualche mese di rafforzarlo. La memoria di tutto ciò deve essere mantenuta, perché ci sia una profonda conoscenza da parte della gente di questa terra di quale storia eccezionale abbiano vissuto i nostri antenati. Una memoria di cui essere giustamente orgogliosi, un caso socio politico unico, in un panorama di popoli, che nel primo conflitto mondiale vennero sacrificati contro la loro volontà, e per decisioni di sovrani e politici, che a loro non appartenevano. Gli Standschütze non partirono contenti di andare in guerra! Gli Standschütze accettarono e si sacrificarono con età e forze inadeguate al combattimento alla crudele necessità di difendere senza mezzi termini ciò che era difendibile e ottennero il loro scopo di non lasciare entrare nessuno in Sud Tirolo fino alla fine del conflitto. Tutto questo non può e non deve essere dimenticato. Il curatore
Michele Simonetti “Federspiel”

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