Quel che resta dei Gattopardi

Quel che resta dei Gattopardi Nostalgie dell’epoca dei Gattopardi e dei leoni al tempo nostro di sciacalli e iene

01/06/2026

202 anni fa, l'1 giugno 1824 moriva a Palermo don Salvatore Palazzotto (1751-1824), Capomaestro della Regia Corte, padre di numerosa prole tra i quali erano il primogenito Baldassare (1777-1858) - futuro canonico della Cattedrale di Palermo e Direttore della Biblioteca Senatoria - e l'ultimogenito architetto Emmanuele (1798-1872), autore del campanile neogotico della Cattedrale di Palermo.

Il Capomastro, che aveva creato un cospicuo patrimonio e le premesse per l'ascesa culturale e sociale dei figli, nonostante fosse rimasto orfano a 8 anni per la morte prematura del padre Baldassare nel 1760 a soli 43 anni, dettò al Notaio le sue ultime volontà nella casa di famiglia fuori Porta Carini:
«giacente nel letto situato in un’arcova doppia nella stanza che prende lume da un balcone che dona dirimpetto la detta Vista del Monastero».

Si trattava dell'attuale via Volturno, che si vede come doveva presentarsi all'epoca in questa fotografia di Giuseppe Incorpora del 1860: con la presenza del baluardo e la loggia delle monache di San Vito.

Ingrandimento con dettaglio di Piero Genova su FB.

30/05/2026
13/05/2026
«La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori ...
01/05/2026

«La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo, tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d’oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore. Il primo eletto col suffragio quasi universale, non è nè un popolano, nè un borghese, nè un democratico: sono io, perchè mi chiamo principe di Francalanza».

Federico de Roberto, I Viceré

22/04/2026

Donna Corrada Moncada e Notarbartolo dei Principi di Monforte e Soria con il tenente Domenico Zanasi nel giorno del loro matrimonio.

Il matrimonio, di cui parlò anche la stampa locale con tanto di dettagliato elenco dei doni di nozze, si celebrò all’Oratorio di Santa Cita e testimone della sposa fu il cavalier Vincenzo Florio, che agiva per procura di Don Ignazio Florio.

Tra gli invitati, i Baroni Piccolo, zii della sposa, che donarono un prezioso ventaglio, mentre Donna Franca Florio, cugina della sposa, donò un anello con perle e brillanti, un anello di zaffiri, due ombrelli montati in oro e argento e ben tre ventagli.

Il ricevimento di nozze venne organizzato a casa di Donna Franca Florio, nel palazzo dell’Olivuzza.




La foto fa parte dell’archivio di Donna Lucia Moncada dei Principi di Monforte.

(…) un attimo ed ecco mutatesplendon le forme, ondeggian millenni.E l’arco della porta bassa e il gradino lisodi troppi ...
28/03/2026

(…) un attimo ed ecco mutate
splendon le forme, ondeggian millenni.
E l’arco della porta bassa e il gradino liso
di troppi inverni, favola sono nell’improvviso
raggiare del sole di marzo.

Lucio Piccolo di Calanovella

L’intervento di ampliamento sullo storico chiosco progettato dal Basile solleva diverse perplessità.L’attuale configuraz...
22/02/2026

L’intervento di ampliamento sullo storico chiosco progettato dal Basile solleva diverse perplessità.

L’attuale configurazione appare poco coerente con la volumetria originaria e la scelta di materiali e cromie sembra alterare l’equilibrio architettonico dell’opera.

Considerato il valore simbolico del manufatto per il centro di Palermo, sarebbe opportuno conoscere nel dettaglio l’iter autorizzativo e i criteri che hanno guidato questo intervento.

Un bene identitario merita interventi improntati alla massima tutela e coerenza storica.

Voi che ne pensate?

𝓡𝓲𝓽𝓻𝓸𝓿𝓪𝓽𝓸 𝓪 𝓟𝓪𝓵𝓮𝓻𝓶𝓸 𝓾𝓷 𝓻𝓲𝓽𝓻𝓪𝓽𝓽𝓸 𝓲𝓷𝓮𝓭𝓲𝓽𝓸 𝓭𝓲 𝓕𝓻𝓪𝓷𝓬𝓪 𝓕𝓵𝓸𝓻𝓲𝓸. 𝒪𝓅𝓅𝓊𝓇𝑒 𝓃𝑜.. ?Un ritratto a lungo dimenticato riemerge dal temp...
15/02/2026

𝓡𝓲𝓽𝓻𝓸𝓿𝓪𝓽𝓸 𝓪 𝓟𝓪𝓵𝓮𝓻𝓶𝓸 𝓾𝓷 𝓻𝓲𝓽𝓻𝓪𝓽𝓽𝓸 𝓲𝓷𝓮𝓭𝓲𝓽𝓸 𝓭𝓲 𝓕𝓻𝓪𝓷𝓬𝓪 𝓕𝓵𝓸𝓻𝓲𝓸.
𝒪𝓅𝓅𝓊𝓇𝑒 𝓃𝑜.. ?

Un ritratto a lungo dimenticato riemerge dal tempo. Fondo chiaro, una donna in abito bianco, la firma di un ignoto pittore, G. Rappa, una data, 1895.

C’è chi suggerisce che possa essere la giovane Franca Florio con indosso il celebre collier de chien di Cartier. La suggestione non è arbitraria. Nel 1895 Donna Franca aveva ventidue anni: l’età coincide. Il profilo elegante, il collo slanciato, la compostezza aristocratica sembrano dialogare con quell’immaginario fin de siècle che l’avrebbe resa un’icona internazionale.

Tuttavia, c’è anche chi muove alcune riserve: il mento appare più pieno rispetto alle fotografie certe, il naso meno affilato, e soprattutto non risultano — allo stato attuale — legami documentati tra lo sconosciuto pittore e l’ambiente dei Florio, né risulterebbero tracce archivistiche di un suo ritratto ufficiale o privato della celebre nobildonna. Un ritratto di tale importanza avrebbe molto probabilmente lasciato tracce negli archivi o nelle cronache mondane dell’epoca, senza contare che, considerando l’ambiente frequentato dai Florio, è verosimile che si rivolgessero a ritrattisti di maggiore notorietà, piuttosto che a un pittore di oscura fama.

Un elemento che ha alimentato l’identificazione è il collier de chien, il girocollo aderente che nel dipinto incornicia il collo della giovane, che sarebbe quello che Cartier realizzò per la nobildonna. Tuttavia, questo dettaglio va contestualizzato con rigore: il collier era un accessorio estremamente diffuso tra il 1890 e il 1910 nelle corti e nei salotti europei. Non rappresenta un unicum legato a Donna Franca, ma un codice estetico tipico della Belle Époque. Il celebre collier attribuito a Franca Florio è documentato soprattutto nei primi anni del Novecento e in contesti iconografici ben precisi. In assenza di elementi che consentano di identificare con certezza il gioiello raffigurato come quello specifico esemplare, il dettaglio rimane suggestivo ma non probante.

Eppure i fortunati autori della scoperta, importanti collezionisti e studiosi seri delle ceramiche Florio, ne sono più che certi, si tratta proprio di Donna Franca e assicurano di essere in possesso della documentazione fotografica autografa che fugherebbe ogni dubbio e che sarà esposta insieme al quadro dall’8 marzo al 12 aprile 2026 presso il Museo della Ceramica Florio e delle Arti Decorative, a Palermo, in Piazza Vittorio Emanuele Orlando 36.

Il quadro, infatti, sembra essere speculare al ben più noto ritratto commissionato nel 1893 a Ettore de Maria Bergler (vedi immagine nei commenti), tanto che potrebbe essere una commissione parallela o un’opera ricavata su un bozzetto o uno studio del Bergler, o addirittura da una fotografia. Insomma, se confermato, si tratterebbe di un ritrovamento importante, che aggiunge lustro alla storia dei Florio e ulteriore merito al lavoro del Museo della Ceramica Florio.

Il mistero si infittisce e a questo punto, non resta che andare e vedere con i propri occhi e ascoltare le spiegazioni dei curatori della mostra.

E voi che ne pensate, è veramente la Regina di Palermo oppure è il fascino intramontabile dei Florio che ci fa vedere Donna Franca ovunque?

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Per chi fosse interessato:

𝐀𝐦𝐚𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐚. 𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐩𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐚 𝐅𝐥𝐨𝐫𝐢𝐨

Mostra a cura di Vincenzo Profetto e Antonino Lo Cascio

Orari di apertura
• Venerdì: 15:00–19:00
• Sabato e Domenica: 10:00–18:00
• Lunedì–Venerdì: solo su prenotazione per gruppi (minimo 10 persone)

Contatti

📞 350 1264006
📧 [email protected]
🌐 www.museoceramicaflorio.com

08/02/2026

La Principessa di Partanna
moglie siciliana del Re Ferdinando

Donna Lucia Migliaccio dei duchi di Floridia nacque a Siracusa il 18 Gennaio 1770 a 11 anni era già promessa sposa a Benedetto Grifeo principe di Partanna, matrimonio che venne consumato qualche anno più tardi.
Lucia ebbe sette figli, quattro maschi e tre femmine, tre dei quali morirono.
La sua bellezza rimase sempre leggendaria, tanto che, rimasta vedova all’età di quarantadue anni, il re Ferdinando di Borbone, decise di sposarla -ottanta giorni dopo la morte della Regina Maria Carolina…-
il 27 Novembre 1814 a Palermo.
Dopo la morte dell'augusto consorte visse a Palazzo Partanna a piazza dei Martiri, regalatole dal re, l'altra sua villa del Vomero, "La Floridiana", è diventata museo.

Una storia scabrosa nella Palermo del Cinquecento
06/02/2026

Una storia scabrosa nella Palermo del Cinquecento

Sesso, scandali e arte nella Palermo del Cinquecento

È storia nota che la fontana di piazza Pretoria, eretta di fronte a Palazzo delle Aquile nel 1581, abbia destato tra i palermitani grande scandalo, disabituati come erano alla marmorea impudicizia di quelle statue che che esibivano seni e deretani tra due conventi, quello di Santa Caterina e quello di San Giuseppe dei Teatini. È per questo che venne presto soprannominata piazza della Vergogna, e così è ancora conosciuta.
Per farvi meglio capire lo sconvolgimento di sensi che destò in città, vogliamo raccontarvi una storia poco nota tra il bizzarro e l’ardito.
Protagonista è don Carlo d’Avalos, Principe di Montesarchio, Generale delle Cavallerie del Regno e coraggioso condottiero nella guerra contro gli Ottomani, uno degli uomini più potenti del suo tempo. Lui che aveva resistito indenne alle schiere e alle bombarde del Sultano, non seppe resistere ai seni candidi e ben torniti di una delle statue della fontana. Innamoratosi di quelle fattezze, fece rapire nottetempo la statua e fattola portare nel proprio palazzo dai bravi- racconta un cronista dell’epoca- «la volle in suo letto». L’indomani il Senato, con imbarazzo ma con decisione, lo obbligò a riporla al suo posto, non senza avere prima constatato che questa «non ne avea subito alcun danno».
Salva nell’integrità e nell’onore, la statua è ancora lì da quasi cinque secoli a mostrare a passanti e turisti le sue scultoree nudità

Indirizzo

Palermo

Sito Web

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