Bunkerino di Giovanni Paparcuri

Bunkerino di Giovanni Paparcuri Il Bunkerino, dove hanno lavorato i Giudici Falcone, Borsellino, Guarnotta e Giovanni Paparcuri

La Giunta distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo ha realizzato nel Palazzo di Giustizia di Palermo il “Museo Falcone-Borsellino” dedicato alla memoria di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. L’opera si propone l’obiettivo di realizzare un luogo di memoria permanente indirizzato non solo agli addetti ai lavori, ma all’intera collettività ed in particolare alle giovani gen

erazioni. Determinante per la sua realizzazione è stato il contributo di Giovanni Paparcuri, straordinario collaboratore dei due Magistrati ed "inventore" della informatizzazione, all'epoca rivoluzionaria, del maxiprocesso, scampato miracolosamente all’attentato del 29 luglio 1983 in Via Pipitone Federico a Palermo, nel quale persero la vita il Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, il Maresciallo Trapassi e l’appuntato Bartolotta dei Carabinieri, nonché il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Proprio dopo la “strage Chinnici” maturò la consapevolezza dell’estrema esposizione a pericolo di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino i quali già da alcuni anni si occupavano di delicatissimi processi a carico di appartenenti a Cosa Nostra, espletando le loro funzioni in uffici ubicati al piano terra del Palazzo di Giustizia facilmente accessibili a chiunque. Per tale ragione venne deciso il loro trasferimento in un’area più riservata del Palazzo e vennero individuati, a tal fine, i locali del c.d. bunkerino (in cui oggi si trova il Museo), ove continuarono per alcuni anni il loro lavoro, potendo fruire di una maggiore riservatezza e di qualche misura di protezione, come la porta blindata e le telecamere che consentivano di vedere dalla stanza di Giovanni chi intendeva accedere ai locali. Abbiamo cercato di ricostituire quelle tre stanze così come erano in quel periodo, ricollocandovi i mobili e gli arredi del tempo, recuperati non senza difficoltà, corredandoli di diversi oggetti personali che Giovanni e Paolo utilizzavano nelle loro interminabili giornate trascorse al lavoro, nelle quali la complessità e la delicatezza delle indagini, condotte con eccezionale professionalità, si coniugava a momenti di autentica goliardia, scanditi dalla sottile ironia di Giovanni e dagli scherzi sagaci di Paolo. Entrando in quelle stanze si avverte una forte emozione, é netta la sensazione che siano ancora tra noi e che in quegli uffici debbano tornare da un momento all’altro, per continuare a scrivere altre pagine straordinarie della storia giudiziaria di questo Paese. Siamo certi che questo gesto di testimonianza servirà non solo a rendere onore alla memoria di due grandi Uomini e Magistrati, ma anche a contribuire a rafforzare nelle giovani generazioni la consapevolezza della necessità di un’azione determinata nel contrasto a Cosa Nostra e di un fermo impegno contro ogni forma di illegalità. L'insegnamento di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino deve costituire in questo percorso incessante di riscatto civile il punto di riferimento cui dare quotidiana continuità. La loro preziosissima eredità non deve essere dispersa se vogliamo davvero che le loro idee restino e continuino a camminare sulle gambe di altri uomini. Matteo Frasca

Alla realizzazione del Museo hanno collaborato Giovanni Perna e Federica Colletta.

"𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝘃𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼"L'altra volta uno degli studenti di Acate mi ha chiesto a che serviva il c...
29/05/2026

"𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝘃𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼"
L'altra volta uno degli studenti di Acate mi ha chiesto a che serviva il citofono situato proprio accanto l'ingresso del bunkerino.
Prima che il giudice Falcone venisse trasferito al bunkerino, stanza 64, il suo ufficio era a piano terra, stanza 46, non c'erano controlli, non c'erano porte blindate, e spesso e volentieri si trovava di fronte persone a lui sgradite.
Invece, quando fu trasferito al bunkerino, da direttore dei lavori assieme al Giudice Borsellino, per sicurezza fece installare a piano terra un varco con vetri blindati e anche nel corridoio dell'ammezzato prima di arrivare al bunkerino, cosicché nessuno poteva arrivare improvvisamente, a meno che non era convocato o che aveva un appuntamento. Accanto al varco del piano terra fece installare anche una pulsantiera per citofoni per ognuno dei giudici istruttori. Però non si risolse il problema per quelle persone che non voleva ricevere, perché se lui rispondeva al citofono non poteva dire: No! Non ci sono. Né potevano scendere i ragazzi della scorta a dire che il giudice Falcone non c'è, perché ovviamente dovevano essere al seguito del giudice. Per cui suggerii al giudice Falcone di fare installare dove stavano seduti i ragazzi della scorta, un citofono collegato alla pulsantiera di giù, così si potevano filtrare le visite indesiderate. Infatti quando arrivava tizi/a e suonava il citofono, uno dei ragazzi rispondeva e poi lo andava a riferire al giudice e lui decideva se riceverlo o no, e più di una volta il dr. Falcone mi fece scendere per dire all'ospite indesiderato che non c'era, testualmente mi diceva: "𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝘃𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼", certe volte rimanevo di stucco.
Ricordo anche che spesse volte il dr. Falcone accompagnava alla porta blindata alcune persone che lo venivano a trovare, e dall'espressione del suo volto e da come richiudeva la porta capivo se lo aveva fatto per galanteria oppure perché lo aveva mandato a fare in c**o.
Una buona serata.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗶 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶.Finalmente sono riuscito riparare il visore dei microfilm, si era guastato da parecchio e questo mi...
29/05/2026

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗶 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶.
Finalmente sono riuscito riparare il visore dei microfilm, si era guastato da parecchio e questo mi dispiaceva, ieri prima delle visite ci sono riuscito, ho sostituito pure la pellicola da fare vedere ai visitatori, in quanto la precedente era ormai sbiadita.
Perché come ai vecchi tempi? Perché spesso le apparecchiature me li riparavo da solo. Mi ricordo che in occasione del deposito dell'ordinanza del maxi processo ter (17 luglio 1987), il giorno del festino, ossia il 15 luglio, mentre Palermo festeggiava la Santuzza, noi eravamo in ufficio a lavorare e proprio quel giorno si ruppe la cinghia dell'apparecchiatura che serviva a sviluppare le pellicole, non potevo chiamare nessun tecnico il giorno del festino, in ogni caso sarebbero venuti dopo un paio di giorni, per cui senza perdermi d'animo tagliali gli slip e usai come cinghia l'elastico delle mutande, così riuscii a sviluppare le pellicole in tempo che andavano depositate assieme all'ordinanza.
𝗠𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲 𝘀𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗶.

A me i picciriddi mi fanno impazzire, foto con loro ne ho tantissime, e appena li vedo arrivare non vedo l'ora di prende...
28/05/2026

A me i picciriddi mi fanno impazzire, foto con loro ne ho tantissime, e appena li vedo arrivare non vedo l'ora di prenderli in braccio, con me stanno bene, non hanno paura, si fidano, e il commento di uno degli amici di Mario spiega benissimo il senso delle foto con i bimbi.
"𝙌𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙗𝙚𝙡𝙡𝙞𝙨𝙨𝙞𝙢𝙖 𝙛𝙤𝙩𝙤 𝙥𝙤𝙩𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚 𝙨𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙖 𝙨𝙪𝙜𝙜𝙚𝙡𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙜𝙣𝙚 𝙛𝙧𝙖 𝙪𝙣 𝙚𝙧𝙤𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤 𝙚 𝙡𝙚 𝙜𝙚𝙣𝙚𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙛𝙪𝙩𝙪𝙧𝙚".
Grazie Mario, Grazie ai genitori di Sara e Grazie all'autore del commento.

𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼Quando stamattina mi hanno detto che non sono coraggioso ci sono rimasto veramente male, direi di m***a, non ...
28/05/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼
Quando stamattina mi hanno detto che non sono coraggioso ci sono rimasto veramente male, direi di m***a, non tanto per quello che mi hanno detto, ma chi l'ha detto.
E vabbè, questa con le altre, però, c'è un però, lasciamo stare che il consigliere Chinnici due giorni prima ci mise in guardia che era diventato pericoloso stare con lui, vedi gli avvertimenti sottovalutate del libanese Bou Chebel Ghassan che preannunciava la strage e che puntualmente avvenne,
io con 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 sono rimasto al mio posto, certificato dal Ministero dell'Interno scrivendo: 𝗽𝘂𝗿 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗻𝗲𝘀𝘀𝗶.
Io con 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 dopo 318 giorni di convalescenza sono tornato in prima linea.
Io con 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 ho preso carta e penna e ho scritto una lettera al Csm per difendere il Giudice Falcone.
Io con 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 sono rimasto al mio posto nonostante il giudice Falcone in un'intervista disse che il posto che occupavo era rischioso (vedi foto).
Io con 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 ho continuato nonostante nel periodo di Caselli abbia ricevuto minacce telefoniche, di questo non ne ho mai parlato, ma basta andare a consultare il registro generale della Procura se dico minchiate.
Io non so quali sono i suoi parametri di valutazione del 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, ma, e i fatti lo dimostrano credo di essere 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝘀𝗼, poi se il mio 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 di dire le cose in faccia e di dissentire su certe cose vi dà fastidio, è un problema vostro.

Ora un pensiero sulla Signora Geraldina Piazza, che anche lei oggi pomeriggio è venuta al Bunkerino.All'indomani dell'uc...
28/05/2026

Ora un pensiero sulla Signora Geraldina Piazza, che anche lei oggi pomeriggio è venuta al Bunkerino.
All'indomani dell'uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, una signora sconfortata come una buona parte dei palermitani, prese carta e penna e scrisse al giudice Falcone. Lettera che esponiamo proprio nella stanza del Giudice Falcone.
La signora, appunto, si chiama Geraldina Piazza, nipote del giudice Cesare Terranova (ucciso il 25 settembre 1979 assieme al suo collaboratore Lenin Mancuso)
Il dr. Falcone, quando le parole lo colpivano, preferiva rispondere di proprio pugno, così fece esattamente 43 anni fa, l'11 febbraio del 1983, ed era venerdì.
In primis da galantuomo si scusò: "𝑳𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒈𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒄𝒖𝒔𝒂𝒓𝒎𝒊 𝒔𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒓𝒊𝒕𝒂𝒓𝒅𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑺𝒖𝒂 𝒈𝒓𝒂𝒅𝒊𝒕𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒂 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂..."
Poi continuando:"𝒍𝒆 𝒔𝒖𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒎𝒊 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒎𝒐𝒔𝒔𝒐", e se l'ha scritto lo era veramente.
Fu anche profetico: "𝑵𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒏𝒐𝒏 𝒄𝒊 𝒔𝒊 𝒅𝒆𝒗𝒆 𝒊𝒍𝒍𝒖𝒅𝒆𝒓𝒆: 𝒍𝒂 𝒍𝒐𝒕𝒕𝒂 𝒔𝒂𝒓𝒂̀ 𝒍𝒖𝒏𝒈𝒂 𝒆 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒍𝒆 𝒆𝒅 𝒆̀ 𝒑𝒓𝒆𝒗𝒆𝒅𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒂𝒓𝒂̀ 𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒍 𝒔𝒂𝒏𝒈𝒖𝒆 𝒅𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 𝒇𝒆𝒅𝒆𝒍𝒊 𝒔𝒆𝒓𝒗𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒐 𝑺𝒕𝒂𝒕𝒐, 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒆𝒗𝒐𝒍𝒊 𝒅𝒊 𝒂𝒗𝒆𝒓 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒅𝒐𝒗𝒆𝒓𝒆, 𝒊𝒏 𝒖𝒏 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒔𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒎𝒐𝒅𝒐". Infatti dopo mesi uccisero il capitano D'Aleo, a seguire il consigliere Chinnici e nel maggio del '92 toccò proprio a lui.
Ma le rivolse anche parole di ottimismo: "𝑰𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒍𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒂 𝒔𝒊𝒕𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒍𝒆 𝒆𝒔𝒑𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒔𝒐𝒍𝒊𝒅𝒂𝒓𝒊𝒆𝒕𝒂̀ 𝒆 𝒅𝒊 𝒂𝒅𝒆𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝑳𝒆𝒊 𝒉𝒂 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒗𝒐𝒍𝒈𝒆𝒓𝒎𝒊, 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒍𝒕𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒊𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒖𝒏 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒆 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒕𝒊𝒎𝒐𝒍𝒐, 𝒎𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒊𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒔𝒂𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒐𝒄𝒊𝒆𝒕𝒂̀, 𝒄𝒉𝒆 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒊𝒏𝒈𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒔𝒅𝒆𝒈𝒏𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒔𝒊𝒂𝒔𝒊 𝒕𝒊𝒑𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒏𝒊𝒗𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒇𝒊𝒂, 𝒂𝒖𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒈𝒐𝒈𝒏𝒂 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆".
𝒢𝒾ℴ𝓋𝒶𝓃𝓃𝒾 ℱ𝒶𝓁𝒸ℴ𝓃ℯ.

Gli amici del mio amico, Giudice Mario Conte sono miei amici, e i miei nuovi amici che ho presentato ai Giudici Chinnici...
28/05/2026

Gli amici del mio amico, Giudice Mario Conte sono miei amici, e i miei nuovi amici che ho presentato ai Giudici Chinnici, Falcone e Borsellino sono diventati anche i loro amici.
Scusandomi per il gioco di parole oggi pomeriggio al bunkerino, dal 2016 Museo Falcone Borsellino, il tempo è trascorso velocemente e nel migliore dei modi, la visita è stata arricchita dalla presenza di Geraldina Piazza, che, senza mancare di rispetto agli altri, scriverò un post a parte.
Li ringrazio davvero uno per uno, anche perchè la loro presenza mi ha fatto dimenticare per un po' l'amarezza di stamattina.
Ringrazio di nuovo Mario per le parole e per avermi voluto che incontrassi i suoi amici per raccontare loro non favole, ma la storia.

La signora Maria Vittoria.Oggi ricorre l'anniversario della strage di via Georgofili.Alle ore 1,04 del 27 maggio 1993, i...
27/05/2026

La signora Maria Vittoria.
Oggi ricorre l'anniversario della strage di via Georgofili.
Alle ore 1,04 del 27 maggio 1993, in via dei Georgofili dove ha sede la celebre Accademia tra gli Uffizi e l’Arno, per un attentato terroristico mafioso compiuto da Cosa nostra, esplose un Fiat Fiorino, e morirono quattro componenti di una famiglia che vi abitava. Nell’incendio di un palazzo vicino morì uno studente di architettura di 22 anni, ci furono anche dei feriti.
E dal 2022 quando ricorre questo triste anniversario il mio pensiero va sempre alla signora Maria Vittoria, che venne al bunkerino, assieme alla figlia Alice. Il mio pensiero va a lei perché compreso la figlia rimase coinvolta in quella esplosione che distrusse, tra l'altro, la loro abitazione, va a lei perché poco prima della foto ricordo avendo appreso chi ero e della mia esperienza, mi strinse forte la mano, né mi diede fastidio che lo facesse, l'unica cosa che feci fu quella di ricambiare la stretta.
La signora Maria Vittoria.

Buongiorno signori, grazie per essere venuti, se volete potete fare domande, chiedere curiosità, insomma tutto.Silvia, u...
27/05/2026

Buongiorno signori, grazie per essere venuti, se volete potete fare domande, chiedere curiosità, insomma tutto.
Silvia, una ragazza di Carpi: "Io ho solo una richiesta da farle, mi parli della dottoressa Francesca Morvillo, sa, in questi giorni ne ho sentito parlare molto poco".
Così stamattina abbiamo iniziato la visita al bunkerino con queste persone venute da tutte le parti d'Italia.
E' inutile dire che l'ho accontentata e lei commossa era felice, è chiaro che poi abbiamo parlato anche di altro. Ma pure i restanti visitatori sono rimasti soddisfatti compreso mio compare Ludovico che viene da Longarone, con la morosa e i genitori di quest'ultima.

Nello scatolo dei ricordi di mia madre, che ci ha lasciati tre mesi fa, ho trovato queste due foto che avevo completamen...
27/05/2026

Nello scatolo dei ricordi di mia madre, che ci ha lasciati tre mesi fa, ho trovato queste due foto che avevo completamente dimenticato l'esistenza e che mi hanno riportato indietro nel tempo.
Sembra fesseria, ma sono storiche (almeno per me), immortalano i miei primi anni al bunkerino, la mia stanza, la mia casa.
Grazie mamma

"𝗘' 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗶, 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗮𝗿𝗰𝗶 𝘂𝗻 𝗯𝗲𝗹 𝗳𝘂...
26/05/2026

"𝗘' 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗶, 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗮𝗿𝗰𝗶 𝘂𝗻 𝗯𝗲𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼"
Firmato: 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲, alunno di quinta elementare di Acate.

E' stato più bello l'incontro al bunkerino con i ragazzi di "Giovani senza Frontiere" o quello con i più piccoli provenienti da Acate?
In maniera differente tutti e due sono stati bellissimi, direi stupendi entrambi.
I primi erano stranieri, ma per fortuna c'erano dei ragazzi che hanno fatto da interprete e con i quali ho fatto amicizia, tra l'altro è stato bello perché mi hanno riconosciuto e sapevano del mio trascorso.
I secondi erano una quinta elementare, e nonostante un pochino stanchi per avere affrontato un viaggio di 4 ore, erano molto determinati e preparatissimi, in più, hanno anche un podcast tutto loro, per cui sono venuti armati di microfonini e telecamera per intervistarmi, io li ho fatti contenti, loro a me e sono sicuro al 1000% che da lassù i giudici che hanno calcato questi uffici saranno contenti anche loro.
Grazie Barbara e Louis, ahimè gli unici nomi che ricordo dei Giovani Senza Frontiere, e grazie ai bimbi, grazie agli insegnanti tutti, in particolare a Imma Licitra e grazie a Federica Rosi. Grazie per essere venuti.
Anche oggi il mio dovere l'ho fatto.

Indirizzo

Piazza Vittorio Emanuele Orlando
Palermo
90138

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