16/05/2026
AGRICOLTURA URBANA: FRA RETORICA E REALTÀ
(inedito)
Negli ultimi anni, il lessico della sostenibilità ha colonizzato il discorso pubblico urbano. La natura in città è diventata parola d’ordine: tetti verdi, orti condivisi, corridoi ecologici, biodiversità. Un immaginario potente, capace di intercettare sensibilità diffuse e di offrire alle amministrazioni un linguaggio immediatamente spendibile sul piano politico e comunicativo. Tuttavia, tra narrazione e pratica si apre spesso uno scarto significativo.
L’agricoltura urbana rappresenta un caso emblematico. Evocata come soluzione multifunzionale – ambientale, sociale, persino economica – viene frequentemente ridotta a elemento simbolico, più utile a costruire consenso che a trasformare realmente i sistemi urbani. Orti urbani inaugurati con enfasi mediatica, ma privi di continuità gestionale; progetti pilota che non superano la fase sperimentale; iniziative frammentate, scollegate da una pianificazione territoriale coerente.
Il nodo centrale riguarda la scala e l’integrazione. Senza un inserimento strutturale nelle politiche urbane – uso del suolo, pianificazione alimentare, gestione delle risorse idriche, inclusione sociale – l’agricoltura urbana resta marginale. Non incide sui flussi alimentari, non modifica in modo sostanziale il metabolismo urbano, non contribuisce in maniera significativa alla resilienza delle città. Diventa, piuttosto, un dispositivo estetico o educativo, certamente utile, ma insufficiente rispetto alle ambizioni dichiarate.
A ciò si aggiunge una contraddizione ricorrente: mentre si promuove il “verde”, si continua a consumare suolo, a impermeabilizzare superfici, a privilegiare modelli di sviluppo incompatibili con gli obiettivi ambientali proclamati. La natura urbana viene così selezionata, controllata, resa compatibile con esigenze di marketing territoriale più che con reali processi ecologici.
Questo non significa negare il valore dell’agricoltura urbana, ma richiamarne le condizioni di efficacia. Servono politiche stabili, strumenti normativi adeguati, investimenti e, soprattutto, una visione sistemica. Senza questi elementi, il rischio è che la retorica verde continui a prosperare, mentre la trasformazione ecologica delle città resta, ancora una volta, incompiuta.